ANNA SEGRE

NARRAZIONI – Letture di versi – “Dal cielo” di Anna Segre

Uno spazio dedicato alle letture di versi, pensieri, racconti e riflessioni. Se volete ascoltare un brano o una poesia, scriveteci a: direttore@thewomensentinel.net

La poesia di oggi è “Dal cielo” di Anna Segre, tratta dal libro “La distruzione dell’amore” (2022, Interno Poesia).

Dal cielo

Mehashamaim

Non c’é un perché.

Intendo uno vero:

meriti, bravure, eroismi possibili.

Macché.

L’amore nella sua gratuità

è peggio della morte,

peggio delle peggiori dittature.

Non c’é diritto

nell’amore,

perché l’ingiustizia ha

la sua più luminosa

sovranità

nella delirante considerazione

di un odore o

di un accenno al sorriso

o di chissà che.

L’ineffabile pazzia di amare,

che sfugge a ogni definizione,

si rifugia in un nido di fiato

in alfabeti paralleli

da cui il resto è escluso.

L’amore,

come la nobiltà

o l’investitura ecclesiastica,

viene dal cielo,

è indiscutibile

e ha una divina prepotenza.

Sarà per questo che

il vero opposto

dell’amore

è il potere?

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“LA DISTRUZIONE DELL’AMORE” DI ANNA SEGRE – Quando l’amore diventa guerra

Il male tira i fili, mentre il bene continua a tessere”. In questi versi l’essenza dell’opera di Segre: un viaggio nell’amore e nel conflitto tra donne.

“Ho sempre scritto poesie, e nel raccoglierle mi sono accorta che ce ne erano molte sul conflitto; quindi, ho deciso di tracciare una linea rossa e di parlare di ciò che succede all’interno di una relazione d’amore, nel mio caso relazione d’amore tra donne, quindi del conflitto nella relazione tra donne”, ha dichiarato Anna Segre durante la nostra intervista. Minuta, energica, sensibile, vivacissima: parlare con lei significa dialogare con una donna di grande intelligenza e cultura. “La distuzione dell’amore” (2022, Interno Poesia Editore), è il suo ultimo libro, che sta portando in giro per l’Italia. E’ anche un libro politico, perché rappresenta, in questo preciso momento storico e a qualche settimana dalle elezioni, un elemento di riflessione sul mondo LGBTQ+ e in generale sulla precarietà delle conquiste acquisite, che potrebbero essere messe in discussione in caso di elezione di un governo conservatore.

Anna Segre, psicoterapeuta e poeta. Come nasce questo connubio, se di connubio possiamo parlare?

“Voglio anzitutto specificare che in questa intervista userò il femminile generico, cioè: genericamente intenderemo con LA psicoterapeuta/LA paziente sia il femminile che il maschile.

Esiste di sicuro un connubio tra psicoterapia e poesia, per come la psiche si esprime, per come l’inconscio manda messaggi tramite i sogni, per come si sviluppa il dialogo tra due persone: la psicoterapeuta e la paziente. Perché la nevrosi, la psicosi, il delirio, il sogno non hanno una narrativa lineare, diciamo ‘prosaica’, bensì poetica, spezzata, metaforica, anaforica, interrotta, suggestiva. Quindi è come se il linguaggio poetico consentisse una decodifica e una vera comunicazione tra le due, paziente e terapeuta. Questo aspetto della terapia ben si adatta al mio uso della poesia (per non dire all’arte di essere poeta), anzi, mi ispira, mi consente di proporre nuove interpretazioni, è uno strumento in più”.

La poesia e la scrittura in genere sono terapeutiche?

“In psicoterapia raccontare è il centro della relazione: tutto ruota attorno a ciò che viene raccontato. Non c’è altro che la narrativa, visto che ci si incontra per capire cosa fa soffrire la paziente e lo si fa tramite il dialogo e non tramite un fare altro, che so, camminare o andare al cinema o mangiare un gelato. Quindi poesia e scrittura sono strumenti strettamente collegati all’intervento terapeutico. Quando si ha un testo scritto, tra l’altro, si può usarlo più volte:

– come metro di confronto rispetto ai cambiamenti nel tempo;

– si può lavorare sull’interpretazione delle parole che la paziente ha scelto per spiegare una situazione;

– si ha nella scrittura un punto fermo cui riferirsi nei momenti di eventuale sfocatezza della paziente. Quando la paziente non ce la fa a esprimersi, quando ci sono sentimenti di disperazione e senso di inutilità, quando il dialogo si impantana, lo scritto diventa un faro perché testimonia la funzionalità della paziente. Scripta manent, permettono stabilità, sono punti fermi.

La scrittura è un canale di drenaggio importante e un ponte tra sé e gli altri e tra sé e sé. Serve a sfogarsi, a vendicarsi, a testimoniare un abuso, un’ingiustizia, un segreto, tutti elementi ‘patogeni’, cioè che creano disagio/malattia.

La scrittura rivela nero su bianco i nessi associativi e il modus ragionandi della paziente.

Quindi non solo scrittura e poesia sono terapeutiche, ma rappresentano le scorte per l’inverno della psiche”.

La distruzione dell’amore” è la sua ultima raccolta di versi. Qual è la genesi del libro?

“Potrei dire che è nato dalla fine di una relazione, potrei dire che avevo un file chiamato ‘La distruzione dell’amore’ (e questo è vero) in cui mettevo tutte le invettive verso una specifica donna amore mio odiato, ma sarebbe vero solo in parte. Il libro è frutto di molte relazioni d’amore e di altrettante separazioni, include la madre, il padre, l’infanzia e le mie nevrosi… La genesi è sempre più complessa di quello che appare. L’importante è che il disegno d’insieme sia immediato, e in questo caso lo è. Il conflitto nelle relazioni d’amore. Più che distruzione dell’amore, avrebbe dovuto chiamarsi ‘La distruzione del dolore’, che è l’obbiettivo mio intimo più incofessabile”.

Dopo una distruzione in genere arriva la ricostruzione. Secondo lei è possibile?

“E’ innegabile che la morte si porta sempre dietro molta vita. Dopo la distruzione viene il rigoglio della spinta ricostruttiva. Se non pensassi questo con molta convinzione, come potrei fare la psicoterapeuta? Il mio lavoro spesso consiste nel far notare i palazzi ancora in piedi tra le macerie delle pazienti, ciò che può ancora o di nuovo funzionare nel blackout di un trauma o di una perdita. Dopo la distruzione (e anche durante) arriva la ricostruzione. Sì”.

In questi giorni di incertezza politica pensa che i diritti LGBTQ+ finora acquisiti possano essere in pericolo?

“In questi giorni apocalittici (usiamo le parole pertinenti) sono in pericolo i diritti LGBTQ+, quelli delle donne, quelli dei minori, quelli di ogni cittadino bypassato dalle isitituzioni, soverchiato dallo stato d’emergenza che tutto giustifica. Ogni libertà acquisita negli ultimi 200 anni vacilla. Finché abbiamo quella di parola, usiamola bene, con parsimonia dovizia e esattezza. Mi aspetto proposte iperboliche, nuove discriminazioni e esclusioni omicide per l’accesso alle risorse. Altroché ‘possano essere in pericolo’: i diritti in quanto tali sono assediati e minacciati. Dovremo trovare nuovi modi di lavorare insieme e di cercare il dialogo con chi governa. E se il dialogo naufraga, nuovi modi di lottare per la ragionevolezza”.

Progetti attuali e futuri

“Solo pronunciare le parole ‘progetti’ e ‘futuri’ è una boccata di ossigeno… Mi piacerebbe collaborare per testi e lavori teatrali, per esempio. Mi piacerebbe fare un podcast. Ho quasi finito di scrivere un testo sulla psicoterapeuticità. Vedremo cosa va in porto. Ma per me già il fatto di sentire una prospettiva creativa è liberatorio e fonte di speranza. Io, sa, sono una speratrice fortissima. C’è chi mi considera naive per questo. Ma io non me ne accorgo, capisce? Sarò allegra fino alla fine”.

Stefania Catallo

  • Direttore
Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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