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POETRY SPECIAL WINTER EDITION – L’ANIMA ESPOSTA, DI ALESSANDRO DE CERCHIO

ASCOLTA LA POESIA LETTA DA ALESSIO PAPALINI

L’anima esposta

L’ anima esposta,

perché il suo tempio regga

le macerie, in spargimento,

del mio corpo in estinzione.

Il dado lancia numeri,

ma non soltanto a sorte;

non sono il mio piazzista.

Di pochi conti, vivo.

Tratto da “Le Macerie e il Tempio” di Alessandro De Cerchio, 2022 Masciulli Edizioni

Title: Sofia 30
Author: Nuno Adelaida
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Nuno_Adelaida/none_given_1662/Nuno_Adelaida_09_Sofia_30/)
License: Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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BELLEZZA -PROFUMI D’ORIENTE

Un viaggio in Oriente in due gocce di profumo: si può riassumere così l’esperienza olfattiva delle essenze arabe. Entrati di recente nelle cosiddette fragranze di nicchia, ossia quelle al di fuori dei grandi giri commerciali, i profumi arabi sono una scoperta relativamente recente. Che il mondo arabo avesse una sua tradizione profumiera molto antica è noto ai più, e i suoi prodotti sono molti; tuttavia, soltanto una decina di Case sono conosciute anche da noi.

Iniziamo col dire che i profumi arabi sono molto diversi da quelli che conosciamo, e la prima sostanziale differenza sta nel loro peso olfattivo, al quale forse non siamo abituati e che potremmo ritenere troppo intenso. L’opulenza di queste fragranze deriva dall’uso di essenze particolari, come la mirra, l’incenso, o di legni esotici come l’oud, o di fiori preziosi come la rosa damascena. D’altronde, le loro piramidi olfattive, ossia l’architettura di questi profumi, viene creata in luoghi lontani da noi, e diversi per clima, cultura e tradizioni. Come per la moda, anche la profumeria è espressione di una specifica civiltà: di qui la differenza tra le fragranze occidentali e quelle orientali.

Rosa Damascena

Prendiamo ad esempio, l’uso della rosa damascena. Si tratta di un fiore che viene dalla valle di Ta’if, in Arabia Saudita, e che si coltiva anche in Bulgaria e in Marocco, nella Valle della Rosa. L’uso di questo fiore nei profumi arabi è quasi sempre declinato al maschile, mentre in Occidente accade il contrario. Inoltre, la maggior parte dei profumi arabi sono no gender, indossabili indifferentemente da donne e uomini. Una curiosità riguarda la personalizzazione. E’ uso che ognuno abbia il suo profumo personale, unico e di nessun altro, e lo si può creare mischiando da quattro a sette fragranze diverse. Profumarsi, in Oriente, diventa anche un’esperienza mistica: il muschio, al quale venivano attribuite proprietà mistiche, veniva triturato e mischiato all’intonaco per le pareti delle moschee, accompagnando così la preghiera.

L’alta profumeria orientale è arrivata anche in Italia, soprattutto con il brand Nabeel e il suo prodotto principe: The Spirit of Dubai, una collezione di fragranze di lusso prodotte con ingredienti esclusivi, che intendono rappresentare l’essenza della città saudita attraverso un accordo di cuoio, spezie e legni orientali. Le boccette, particolarissime, sono delle piccole opere d’arte, che rendono la preziosità delle essenze. Il naso di Nabeel, Asghar Adam Ali (Al Attar), ha creato decine di fragranze, spesso premiate a livello internazionale. Il suo motto: “Sii audace, sii il primo, sii diverso”, ha portato Nabeel ai primi posti dell’alta profumeria araba e non solo, presagendo una futura forte espansione anche in Occidente. Provare per credere.

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AFGHANISTAN, LA SITUAZIONE AL CENTRO MATERNITÀ EMERGENCY DI ANABAH

“Passare il tempo a costruire arsenali anziché diffondere libri è deleterio, forse letale, per la nostra specie”. Gino Strada fondatore Emergency.

Afghanistan: anno uno della nuova era talebana. Qual è la situazione nel Paese? Quali sono le criticità, e quali i bisogni della popolazione? E la situazione femminile è davvero così difficile come viene descritta dalla stampa mainstream? Abbiamo chiesto alla dottoressa Raffaela Baiocchi, ginecologa presso il Centro Maternità Emergency di Anabah, di raccontarci i cambiamenti avvenuti nello Stato asiatico.

Dottoressa Baiocchi, qual è la situazione attuale in Afghanistan?

“La situazione che posso descrivere è quella che vedo e che mi viene raccontata dalle nostre specializzande: le future dottoresse che si formano da noi, vengono soprattutto da Kabul. In questo momento, in Afghanistan la situazione è instabile, anche per la presenza di una resistenza che, seppur con numeri e armamenti ridotti, è comunque attiva. La crisi economica è senza precedenti, e il problema principale della popolazione è quello di avere anche un solo pasto al giorno. La questione politica poi, è meno semplice di come viene raccontata: il potere non è solo nelle mani dei Talebani, bensì è condiviso con una federazione di forze diverse, spesso con visioni divergenti, tra le quali la rete Haqqani, della quale è leader il Ministro degli Interni. Questa rete Haqqani non è definita per identità religiosa, ma è un gruppo militare a tutti gli effetti. Non sono certo più democratici degli altri, anzi… Il loro conservatorismo non è di stampo norvegese, tanto per fare un esempio. Quindi, si vive in un clima di forte instabilità”.

Qual è la situazione delle donne afghane?

“Con il ritorno dei Talebani si è tornati indietro. il problema principale consiste nel fatto che le scuole secondarie non ammettono più le ragazze: nonostante siano stati fatti diversi annunci di riapertura, siamo ancora al nulla di fatto. Tuttavia, ci sono delle province del Paese, come ad esempio Mazar-i Sharif, dove le scuole per loro sono aperte. A Kabul, le donne possono frequentare l’università, ma è chiaro che stiamo parlando della capitale del Paese, quindi della città che rappresenta la sua parte più culturale. Il governo non ha chiuso l’università, ma adesso si fa lezione separatamente – le donne da una parte e gli uomini dall’altra -, e le docenti continuano ad insegnare. Nel settore sanitario, le donne lavorano: negli ospedali i reparti di maternità hanno sempre operato, con il personale femminile operativo. Tuttavia, sembra che il in alcuni ministeri e luoghi pubblici, le impiegate siano state lasciate a casa, ma non si hanno certezze. Le giornaliste televisive invece, possono andare in onda ma devono però indossare la mascherina per coprire la metà inferiore del viso, come accadeva in tempo di Covid.

Fermo restando che le decisioni sono prese dagli amministratori locali, a Kabul non esiste l’imposizione di indossare il burqa: si può scegliere liberamente di farlo oppure no; possono però scattare delle sanzioni se non si è coperte abbastanza. Le donne inoltre si spostano, almeno in città, da sole e senza problemi.

Ovviamente, la situazione non è la stessa nelle parti più remote dell’Afghanistan. Nei luoghi dove Emergency ha effettuato l’intervento per il terremoto, la situazione di povertà e arretratezza non è nuova e le cose, per le donne, sono molto diverse”.

Dottoressa Raffaela Baiocchi

Lei è ginecologa presso il Centro Maternità di Anabah. Come si vive la maternità nel Paese rispetto a prima dei Talebani? Quali sono le difficoltà maggiori?

“C’è da dire che adesso, di notte, vengono molte meno donne rispetto a prima, perchè la provincia è insicura: hanno paura a spostarsi con il buio, e anche i tassisti si rifiutano di venire qui nelle ore notturne. Ovviamente, questo ha un impatto negativo sulla salute in generale. Il nostro Centro è ad accesso gratuito, cosa non scontata, e accogliamo anche i casi gravi: spesso, chi sta molto male viene qui da noi per essere curato. Tuttavia, a causa delle tensioni, abbiamo registrato un calo degli accessi, in quanto il 70% dei pazienti veniva da fuori e non dalla provincia, e come dicevo prima, adesso si ha paura di viaggiare fin qui. Assistiamo a tanti parti, con oscillazioni significative nei periodi di instabilità politica, nei quali le donne si recano altrove. Tuttavia, restiamo un presidio completamente gratuito in un Paese in cui l’assistenza sanitaria è a pagamento”.

La presenza di Emergency nel Paese può fare la differenza?

“Si, e fa la differenza sotto tanti aspetti. Prima di tutto, perché continua ad essere un posto in cui si accede alle cure gratuitamente, cosa che invece non accade nelle altre strutture. Poi, i servizi medici offerti sono di alta qualità; a questo proposito, specifico che Emergency si occupa della formazione del personale sanitario afghano, ed è riconosciuto come scuola di specializzazione in ginecologia e ostetricia, pediatria, e chirurgia traumatologica. Contemporaneamente all’avvento dei Talebani, si è assistito a una diaspora dal Paese da parte delle persone di classe medio alta, tra le quali molti professionisti e personale sanitario con ruolo di formazione dei medici. Emergency continua il lavoro di formazione del personale nel momento in cui il Paese ha un deficit formativo, contribuendo così al mantenimento e alla crescita dell’offerta di salute, anche su altre strutture. Infatti, il personale che formiamo porterà le conoscenze acquisite nei suoi futuri spostamenti lavorativi, aumentando la qualità delle cure in altre parti dell’Afghanistan. Inoltre, Emergency dà lavoro a circa 1500 dipendenti, garantendo uno stipendio a tantissime persone, tra le quali un’alta percentuale di donne, senza peraltro considerare l’indotto, che è anch’esso molto importante”.

L’eredità morale di Gino Strada ha un futuro, in Afghanistan?

“Non posso che dire di si. L’eredità di Gino Strada è anche quella di aver dato voce a delle istanze universali di pace, che non erano certo originali ma che vennero ribadite con forza e che, soprattutto, lui tradusse in fatti. Le faccio un esempio. In 20 anni di guerra, in Afghanistan sono entrate tantissime armi, e quando sono tornati i Talebani, sono iniziate anche le liti tra vicini e parenti, dispute di carattere politico, combattute con le armi, che hanno provocato morti e feriti da arma da fuoco. Spesso abbiamo curato queste persone. Ma, proprio per la nostra cultura di pace, non ci sono nè armi nè guardie armate da Emergency. E l’eredità di Strada è anche coltivare la cultura dei diritti e continuare a lavorare per garantire l’accesso gratuito per tutti a cure che siano mirate e di alto livello”.

Stefania Catallo

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ROBERTO FERRI: LE SUGGESTIONI CARAVAGGESCHE DEL PITTORE IN MOSTRA A BOLOGNA

ROBERTO FERRI – Palazzo Pallavicini – Bologna

Palazzo Pallavicini, Bologna
Dal 20 Ottobre 2022 al 12 Marzo 2023

Palazzo Pallavicini ospita Roberto Ferri. Affascinanti suggestioni barocche incanteranno i visitatori che, dal 20 ottobre 2022 al 12 marzo 2023, attraverseranno le sale del Palazzo per ammirare i capolavori del massimo esponente di una raffinata figurazione di suggestione caravaggesca.

La mostra è curata da Francesca Bogliolo e prodotta e organizzata da Pallavicini Srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci con il contributo di Liquid art system di Franco Senesi.
Sessanta opere uniche – quaranta oli su tela e venti disegni – rappresentative della poetica visiva dell’artista Roberto Ferri, trovano spazio all’interno di prestigiose sale di Palazzo Pallavicini, aperte al pubblico in rare occasioni.

@Roberto Ferri

La vita e le mostre

Roberto Ferri nasce a Taranto nel 1978. Nel 1996, si diploma al Liceo artistico “Lisippo” di Taranto. Inizia a studiare pittura come autodidatta e, trasferitosi a Roma nel 1999, approfondisce la ricerca sulla pittura antica, dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento; in particolare, si dedica alla pittura caravaggesca e a quella accademica (David, Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre, Bouguereau, ecc.)

Nel 2006, si laurea con 110 e lode all’Accademia di Belle arti di Roma, corso di scenografia.

@Roberto Ferri

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WILMA GOICH come HAROLD E MAUDE @ LA POSTA del CUORE di MAVA FANKU’

Se qualcuno di voi si ricorda di ”Harold e Maude”, per averlo visto al cinema, film culto degli anni d’oro (e non diciamo quali), allora siamo coetanei e sappiamo che i sentimenti non cambiano con l’eta’, cambia solo la forma e il modo di vivere un amore.

Certo, paragonare l’amore spirituale del tormentato adolescente Harold per l’ottuagenaria iperattiva, saggia e poetica Maude, all’amor profano da ”Grande Fardello” tra una ex cantante popolare quasi ottantenne e un ragazzo trentenne che ne dimostra venti, con un passato di tossico-dipendenza, e’ quasi blasfemo.

Ma i loro baci alla francese, che non ricordano propriamente le effusioni affettive tra nonna e nipote, riportano a galla pregiudizi sopiti…

Perche’, mentre un uomo anziano e potente come il nostro empatico Cavaliere, puo’ esibire con orgoglio compagne che potrebbero avere l’eta’ di una figlia o una nipote, al contrario per una donna anziana e’ deplorevole e indecente gia’ che abbia una sessualita’ senile anche con un compagno coetaneo, figuriamoci un legame amoroso con un ragazzo, seppur momentaneamente asessuato, dichiarato televisivamente a milioni di italiani, molti dei quali seguaci del ”si fa ma non si dice”,ma in questo caso del ”non si fa e basta”

L’onesta’ intellettuale mi impone di ammettere che il bacio di copertina tra Wilma e il garcon, puo’ suscitare reazioni che sto censurando, nell’attesa di elaborare un sacrosanto concetto intellettuale femminista ed egalitario che pero’ rimane sempre teorico…

Perche’ nella pratica, con tutto il sostegno che si puo’ dare all’emancipazione della donna di ogni eta’, contro ogni moralismo da conservazione in naftalina, questa situazione appare troppo tirata per i capelli e studiata a tavolino da un programma trash per provocare i telespettatori piu’ pruriginosi…. E poco c’entra con l’evoluzione della donna o della nonna.

Amore, ritorna
Le colline sono sfiorite
ops… sono in fiore :*

Sempre piu’ prima mia e poi vostra Mava Fanku’

Mava Emyliu’ Fanku’ canticchia ”Quando Dico che Ti Amo”

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SFIORAMI DI RITA IRIS MARRA – LA LETTURA DEL SABATO

ASCOLTA DALLA VOCE DI ALESSIO PAPALINI

SFIORAMI

Sfiorami con lo sguardo,
accarezza i miei
fianchi, e sciogli i miei
i capelli con i denti
fammi sentire il tuo alito caldo sul collo
mentre un brivido sale
serpeggiando sulla schiena
dove posasti le tue labbra avide e carnose.

Fa’ che mi senta sconvolta e confusa,
nelle tue braccia possenti e mentre anche l’ultimo velo
cade ai tuoi piedi.
mi perda nel limbo dei tuoi baci
fino a desiderare…il tuo inferno.
che mi divora a poco a poco
con lingue di fuoco
l’anima
prima tersa e poi persa,
e chiedimi sussurrando in un orecchio se…ti sento
e io con un lamento
rispondero’ si e poi ancora si.

Rita Iris Marra

Title: Juillet
Author: Monplaisir
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Monplaisir/Bonjour_from_Paris_Nantes_and_Montreal/Monplaisir_-Bonjour_from_Paris_Nantes_and_Montreal-_06_Juillet/)
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INTIMA VOX. LA VOCE UMANA. A proposito di DONNE (di ogni genere) VIDEO TEATRO

Emyliu’ Spataro in ”Intima Vox” da ”La voce umana” di Jean Cocteau

Video auto-girato e auto-prodotto * Libero adattamento domestico da “La voce umana” di Jean Cocteau. VERSIONE INTEGRALE COMPLETA (45′) Emilio Spataro (Emyliu’) mette in scena nella propria casa la celebre piece di Cocteau, interpretata negli anni 60 da Anna Magnani. L’ispirazione di questo esperimento di video-teatro domestico e’ proprio una videocassetta del cortometraggio “L’amore” di Roberto Rossellini con l’amata Anna Magnani, custodita gelosamente da tempo, con l’idea larvata di realizzarne un video-monologo. Adattando l’atto unico di Cocteau nel quotidiano contemporaneo: l’antico telefono con filo diventa un tecnologico cellulare, il racconto di un incontro nell’atelier della modista cambia locazione in una cibernetica conversazione in chat, il cane “Micia” assume le sembianze del gatto “Bijoux”; mentre la sofferente protagonista del dramma si tramuta in una postmoderna donna transgender che attende l’ultima telefonata dall’amato, prima del doloroso distacco… Tutto nel rispetto della drammaturgia del testo, dando umana voce, anima e corpo alla claustrofobica sofferenza del disamore…

PORA NONNA SPECIAL WINTER EDITION – LA FATTUCCHIERA DI STEFANIA CATALLO

Foto di copertina: Stefania Catallo in braccio alla nonna. Foto risalente al Pleistocene.

ASCOLTA IL RACCONTO LETTO DA ALESSIO PAPALINI

“Insomma, quando lui è andato a farsi la doccia io gli ho preso il telefono e…..STO MORAMMAZZATO FIJO UNICO DE MADRE VEDOVA C’AVEVA NARTRA CAPITO? N’ARTRAAAAAA???”

Oddio, e mo a questa che je dico? Niente. Mica je posso di: a signò, ma nun te lo immaginavi quando te sei messa con uno che c’ha 18 anni meno de te? Così faccio la faccia brutta e je rispondo: “Ma alla fine che te frega? Tanto vedo che ne devi incontrà un altro, uno mejo de lui”, e appena glielo dico vedo che gli occhi je iniziano a sbrilluccicà. Ma nun aveva detto che senza di lui sarebbe morta? Boh!

Mi presento: sono Serena in arte Luna. Leggo i tarocchi e sono anche brava. Ho iniziato che avevo 18 anni e di tempo ne è passato. Che bello, mi sono detta quando ho scoperto che avevo il dono. Il dono?!?! Ma quale dono?!?!

E’ iniziata così. Il pallino delle carte ce l’avevo da sempre ma pora nonna, che era tanto religiosa, me diceva che era peccato. “Gesù non vuole!”, tuonava quando mi beccava a leggere qualche libro sui Tarocchi. “Chiamo il prete a fatte benedì che sennò me diventi na strega!”. Si va bè nonnina, mandame l’Inquisizione no? Quindi, sono diventata una clandestina dell’occulto, c’avevo tutta la mia biblioteca tarocchesca nascosta bene dentro l’armadio. Di comprarmi le carte non se ne parlava, non c’avevo soldi e poi se me beccava nonna capace che je veniva l’infarto, così mi sono comprata un bel cartoncino bianco, sapete quello per fare i cartelloni a scuola, me lo sono ritagliato e mi sono creata i miei Arcani Maggiori. Che so gli arcani maggiori? Sono le 22 carte principalei dei tarocchi. E ho iniziato a fare pratica. Le amiche mi telefonavano e mi dicevano: “Serè mi puoi vedere se Tizio è innamorato di me?”. “Serena, mi vedi se quella tirchia de mi socera me lascia l’eredità?”. E io leggevo, leggevo, però certe volte le risposte alle amiche non je piacevano mica. E che ci posso fare, rispondevo io? Mica ce sto io dentro alle carte no? Se ti dicono nisba è nisba.

Ma sapete com’è, la verità non piace. Così, quando io dicevo che le cose andavano male – e poi andavano VERAMENTE male -, ste miscredenti andavano dalle altre cartomanti che je dicevano tutto il contrario e gli ripulivano il portafoglio. Poi, quando quello che IO avevo detto si avverava, tornavano col capo cosparso di cenere: “Serena bella, tu sei la mejo! Quell’altra m’ha detto solo bugie e m’ha pure fregato un sacco di soldi! Mica te offendi se non te pago? Quella m’ha ripulito, così guarda, n’è rimasto un euro…”.

Ecco, siamo arrivati al punto dolente. Ve lo dico da esperta: non credete a chi vi chiede cifre a due zeri, perché quando vi vedono disperati se ne approfittano. E voglio chiarire un punto: state pagando le carte, non il cartomante. Perché una cosa è vera, che è un dono e se il Padreterno me l’ha dato, non è per specularci sopra no?

Ma torniamo alla signora cornuta di cui sopra.

“Senti tesoro mio questo non era innamorato di te diciamo che…era venale, ecco”.

La signora cornuta c’ha un sacco de soldi e lui, il cornificatore, non c’ha manco l’anima pe piagne.

“Che vuol dire venale scusa?”

E adesso come je lo dico?

“Vuol dire che SICURAMENTE je piacevi fisicamente, perché vedo tanto sesso (e qua la signora inizia a ringalluzzirsi) però…come dire…ti aveva scelta pure per i soldi…”

“Nooooo ma che dici?! Ernesto mio lavora, i soldi sua ce l’ha”

“Si ma non quanto te”.

“Noooo ma lui non è così. Lui SICURAMENTE ha preso una sbandata, sai ste ragazzine che vanno tutte col cu.. de fori…e si sa che l’omo è omo…”

“Ma ceeeerto che l’omo è omo, però tesoro mio se ti voleva veramente bene non sarebbe andato con un’altra no?”.

“E’ stata una sbandata ti dico. Sai che faccio? Io lo perdono. Si, lo perdono Ernesto mio. E mi sa tanto che tu le carte non le sai mica fare”.

Eh, che pazienza. Così la signora se ne va via cornuta e contenta, e mi guarda pure brutto. Lo dico tutte le volte: IO LE CARTE NON LE FACCIO PIU’.

**************************************************

Adesso ho cambiato registro. Mi sono ispirata a Jodorovski, sapete quello famosissimo che non legge le carte, ma indica il cammino di crescita spirituale. Mi piace di più, non mi stresso con corna, lamenti, pianti e insulti, e ho iniziato a insegnare i Tarocchi a un gruppetto di allievi belli gagliardi.

Poi un giorno è suonato il telefono: era la signora cornuta. Mi ha lasciato un messaggio in segreteria: “Serena scusami avevi ragione tu è solo un cacciatore di dote sto zozzone MICA CE N’AVEVA UNA!!! CE N’AVEVA DUE !!!! HO BECCATO LE FOTO CHE STAVA A MAGNA’ AL RISTORANTE E HA PAGATO PURE LUI, QUANDO CON ME NUN TIRAVA FORI MANCO UN CENTESIMO!!! STO TIRCHIO! STO PULCIARO! Senti, posso venire a farmi le carte da te? Brava come sei tu ce ne sono poche”.

Fateme sta zitta che è meglio.

FINE.

Title: Debora
Author: Dilating Times (/https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/single/debora/)
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/)
License: CC BY Attribution 4.0 International License

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UNA NUOVA ROBIN HOOD RIBALTATA @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKU’

🌜 C’era una volta un personaggio assai bizzarro e pittoresco della politique italienne che, come una Robin Hood capovolta rubava ai poveri per dare una ricompensa a chi l’aveva votata.


🌜 Che la card del Reddito di Cittadinanza sia usata da qualche finto povero occupabile come argent de poche, non giustifica che venga tolta ai tanti veri poveri non occupabili che ne stanno traendo beneficio. Basterebbe toglierlo agli ingiusti.


🌜 Ma non sia mai che facendo le cose buone e giuste si diventi troppo cristiani. Meglio continuare da miscredenti coltivando vizi privati e decantado pubbliche virtu’.

🌜E non lo dico per partito preso, non avendo mai votato quell’avvocato col nasino all’insu’, ma lo dico semmai per partito lasciato perche’ mi son pentita di aver dato un voto utile infilando una scheda nel piu’ grande contenitore di sinistra, dal quale e’ uscito un ridicolo Pinocchio nero ebano con gli stivali sporchi che anziche’ difendere i diritti degli ultimi, ha offerto l’ennesimo facile pretesto ai finti salvatori della patria a fare i casti e puri. Con tutti gli indagati che hanno avuto tra le loro fila.


🌜Che siano piu’ obnubilati che in malafede potrebbe essere l’unica giustificazione per il partito della mammo.Letta, altrimenti ci sarebbe da pensare solo alla sindrome sinistra da karakiri.

🌜Sayonara Mava Fanku’

Mava Emyliu’ Fanku’ dedica alla bisogna la giusta chanson

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QATAR MONDIALI 2022: TRA REALTÀ E MAINSTREAM – GEOGRAFIE DELL’IDENTITÀ DI LORENZO SANCHEZ

La più grande delusione che ho dato a mio nonno è stata quella di aver dimostrato un livello di passione per il calcio pari a quello che ho per le moto trebbiatrici: praticamente nulla. Zero. Rien.


È quindi stata una grande sorpresa quando ho annunciato che sarei partito alla volta di Doha, Qatar, in occasione dei mondiali. Il calcio ovviamente non c’entrava nulla: intendevo visitare in prima persona un Paese del quale non sapevo poi molto, durante uno dei mondiali più discussi di sempre. Sono partito con una valigia piena di vestiti e – mi costa ammetterlo – di pregiudizi: serbavo già una certa idea di quel che avrei visto, delle parole che avrei sentito, delle idee che mi sarei fatto.

Diamine, non dico di essere partito pensando già di scrivere un articolo per il 25 novembre, ma poco ci è mancato.

Mentre su internet leggevo, più o meno ovunque, del clima di terrore su tifosi e giocatori in tutta Doha, le mie certezze hanno iniziato a vacillare. Hanno vacillato con intensità crescente a mano a mano che ci avvicinavamo alla data di oggi, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, mentre leggevo o ascoltavo tantissimi articoli e reportage sulla condizione delle donne in Qatar, vis-a-vis con quella delle donne nel nostro Paese.

Chiariamoci, non è mio intento qui difendere in alcun modo le condizioni e la qualità della vita delle donne in Qatar. I dati parlano chiaro: secondo le Nazioni Unite l’Italia è al 13esimo posto nell’indice sulle disuguaglianze di genere, il Qatar al 54esimo. Nello Stato in cui mi trovo, la gerarchia fortemente patriarcale – che si configura nell’esistenza della figura, come in gran parte del mondo arabo, del ‘tutore’ maschile – rappresenta il principale ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, ed è la principale radice della violenza sistemica sul genere femminile. Una donna qatariana non può, prima di una certa età, lasciare il Paese se non con un permesso scritto; non può sposarsi o ricevere cure riproduttive complete; non può intraprendere studi avanzati e non le viene garantita la custodia dei figli in caso di divorzio. È terribile, e per questo è giusto esprimere una ferma condanna a livello internazionale.

Quel che è ingiusto, invece, è mistificare e esagerare una situazione già di per sé grave.


Stando a molto di quel che si legge sui social e attraverso gli organi di stampa, in Qatar in questi giorni si respirerebbe una feroce aria repressiva. Posso dire, dalla mia esperienza limitata, che non è esattamente così – anzi. Potrei fare diversi esempi, dalle persone mezze nude e con body painting dei colori delle proprie squadre, alle centinaia di ragazze locali – vestite in maniera non dissimile da quella di ragazze che potrebbero trovarsi a Milano, o Parigi- che lavorano, vivono e passeggiano tra le strade di Doha; potrei parlare del caotico tifo messicano, delle feste e dei cori improvvisati agli angoli delle strade, di quell’aria ‘da mondiale’ che si respira nel Paese.

Viene da chiedersi, esattamente, a chi faccia comodo esagerare e mistificare i contorni della violenza di genere in Qatar – a chi faccia comodo presentare una situazione che, per quanto radicata nella realtà, è nettamente diversa da quella presente nel Paese.

Non fa di certo comodo alle donne qatariane, che dopo decine di anni passate a lottare per i propri diritti, senza alcun tipo di riconoscimento internazionale, temono che le polemiche internazionali e la disinformazione possano causare una regressione, o la perdita dei diritti acquisiti, in un’onda reazionaria post-mondiali.


Non fa comodo nemmeno alle donne italiane: agitare e sbandierare il fatto che «alcune donne stanno peggio» è un ottimo modo per sminuire le rivendicazioni di genere e la disuguaglianza presente in Italia; è un modo per dire, tra le righe ‘ringrazia che non sei nata in Qatar, ora basta’. È un modo per evitare di riflettere sugli allarmanti numeri della violenza domestica, sulla difficoltà nel raggiungere la parità salariale, ricevere un’educazione di qualità e inserirsi nel mondo del lavoro. Curiosamente, in Qatar le donne ricevono mediamente un’educazione migliore di quella delle donne italiane, e si inseriscono più facilmente nel mondo del lavoro: al 2021, la quota di popolazione femminile sopra ai 15 anni era del 57,2%, contro il 39,9% nostrano.

Le uniche persone a cui fa comodo diffondere narrazioni mistificate e pregiudiziali sono, manco a dirlo, gli uomini (bianchi, etero, cis), che possono raccontarsi di non essere a Doha per una qualche superiorità morale intrisa di malcelata xenofobia, e non perché la nazionale di calcio, semplicemente, ha perso.

Scrivo, con più convinzione quest’oggi che mai, che per promuovere un autentico cambiamento e per permettere di uscire dalle dinamiche di oppressione che ci circondano, dalla violenza a cui ci hanno abituate e abituati, dobbiamo ritrovare modi di raccontare la complessità. Senza incedere in facili pregiudizi, senza rischiare che, pure quando animati da buone intenzioni, le nostre parole possano contribuire ad ancora più violenza, ancora più intolleranza, ancora più xenofobia. I diritti delle donne non sono armi con le quali poter colpire un Paese straniero; i diritti delle donne non sono una merce diplomatica, non sono un contenuto per i social. I diritti delle donne non dovrebbero diventare legna da bruciare sulla pira dell’islamofobia.​

  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

Emyliù Spataro

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

Saverio Giangregorio

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

Mava Fankù

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù risponderà ai lettori del nostro magazine nella sua rubrica settimanale "La posta del cuore".  Niente sfuggirà al suo giudizio, tagliente ma mai cattivo, e a chi scriverà elargirà i suoi consigli per cuori feriti, timidi, birichini , tachicardici e brachicardici.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

Alessio Papalini

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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