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FESTIVAL DELLA VAGINA FELICE. CONOSCERSI, SCOPRIRSI, SENTIRSI LIBERE

Non è possibile non vederlo, anche se sbiadito dal tempo: il manifesto del Festival della Vagina Felice spicca su un muro di piazza dei Mirti, quartiere Centocelle di Roma. E’ ormai passato, perché le date sono di fine settembre, però vale la pena approfondire. Anche solo per curiosità.

Il Festival, ideato e organizzato da Giulia Manno, si è svolto a Roma, con un programma di tutto rispetto: dai laboratori ai workshop, agli incontri con psicoterapeute, sex counselors, ai gruppi. Sembra strano che tutto questo accada nel 2022, quando il rapporto della donna col proprio corpo sembra una cosa consolidata. Diversa era l’epoca dell’autocoscienza e dei suoi gruppi: negli anni ’70 proprio questi ultimi furono tra le prime esperienze del femminismo.

Gli incontri del Festival

Molto interessante “Piacere, menopausa!”, workshop per la riscoperta piacevole della menopausa, seminario con Francesca D’Onofrio (Sex Counselor e Psicoterapeuta). E’ sicuramente un segno positivo, indicativo del fatto che le donne si stanno liberando di un peso non indifferente: quello legato all’età. Considerando che fino a un passato non molto remoto, l’arrivo della menopausa sanciva l’inizio della terza età, e collocava la donna in una posizione disagiata perché senza più ciclo, quindi non più desiderabile, oggi parlarne significa aver demolito un tabù e tutta una serie di effetti collaterali. Pensiamo ad esempio, al “vezzo” di alcune donne di abbassarsi l’età o di non dirla. Il motivo? Essere considerata ancora giovane e fertile, quindi papabile. Il binomio giovinezza=desiderabilità è forse quello che ha fatto più danni a quante lo hanno, volontariamente o meno, introiettato dando slancio a un maschilismo riassumibile nella frase “piaccio dunque sono”. Quindi, vivvaddio il Festival della Vagina Felice.

Sono molto interessanti anche altri panel, dedicati al piacere femminile che per molte è ancora una cosa sconosciuta. Per questo, è importante parlarne, confrontarsi e creare rete. Anche qui è necessario abbattere un muro di reticenza che purtroppo imprigiona molte donne, che non riescono a parlarne e vivono la loro sessualità in maniera passiva e non soddisfacente, arrivando addirittura a “interpretare” un orgasmo che non c’é. Si è mai visto, invece, un uomo fingere di averne uno? (https://www.ipsico.it/news/orgasmo-femminile/).

E adesso?

Adesso aspettiamo l’edizione del prossimo anno. Tuttavia, appare chiaro che l’intento del Festival non è solo quello di incontrarsi, ma anche di gettare le basi per una cultura del corpo, intesa come spunto alla conoscenza, letteraria o fisica, di come siamo, di quello che vogliamo e che intendiamo essere, senza giudizi o pregiudizi. Libere, finalmente.

https://www.facebook.com/festivaldellavgnfelice

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POETRY SPECIAL WINTER EDITION – L’ANIMA ESPOSTA, DI ALESSANDRO DE CERCHIO

ASCOLTA LA POESIA LETTA DA ALESSIO PAPALINI

L’anima esposta

L’ anima esposta,

perché il suo tempio regga

le macerie, in spargimento,

del mio corpo in estinzione.

Il dado lancia numeri,

ma non soltanto a sorte;

non sono il mio piazzista.

Di pochi conti, vivo.

Tratto da “Le Macerie e il Tempio” di Alessandro De Cerchio, 2022 Masciulli Edizioni

Title: Sofia 30
Author: Nuno Adelaida
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Nuno_Adelaida/none_given_1662/Nuno_Adelaida_09_Sofia_30/)
License: Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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BELLEZZA -PROFUMI D’ORIENTE

Un viaggio in Oriente in due gocce di profumo: si può riassumere così l’esperienza olfattiva delle essenze arabe. Entrati di recente nelle cosiddette fragranze di nicchia, ossia quelle al di fuori dei grandi giri commerciali, i profumi arabi sono una scoperta relativamente recente. Che il mondo arabo avesse una sua tradizione profumiera molto antica è noto ai più, e i suoi prodotti sono molti; tuttavia, soltanto una decina di Case sono conosciute anche da noi.

Iniziamo col dire che i profumi arabi sono molto diversi da quelli che conosciamo, e la prima sostanziale differenza sta nel loro peso olfattivo, al quale forse non siamo abituati e che potremmo ritenere troppo intenso. L’opulenza di queste fragranze deriva dall’uso di essenze particolari, come la mirra, l’incenso, o di legni esotici come l’oud, o di fiori preziosi come la rosa damascena. D’altronde, le loro piramidi olfattive, ossia l’architettura di questi profumi, viene creata in luoghi lontani da noi, e diversi per clima, cultura e tradizioni. Come per la moda, anche la profumeria è espressione di una specifica civiltà: di qui la differenza tra le fragranze occidentali e quelle orientali.

Rosa Damascena

Prendiamo ad esempio, l’uso della rosa damascena. Si tratta di un fiore che viene dalla valle di Ta’if, in Arabia Saudita, e che si coltiva anche in Bulgaria e in Marocco, nella Valle della Rosa. L’uso di questo fiore nei profumi arabi è quasi sempre declinato al maschile, mentre in Occidente accade il contrario. Inoltre, la maggior parte dei profumi arabi sono no gender, indossabili indifferentemente da donne e uomini. Una curiosità riguarda la personalizzazione. E’ uso che ognuno abbia il suo profumo personale, unico e di nessun altro, e lo si può creare mischiando da quattro a sette fragranze diverse. Profumarsi, in Oriente, diventa anche un’esperienza mistica: il muschio, al quale venivano attribuite proprietà mistiche, veniva triturato e mischiato all’intonaco per le pareti delle moschee, accompagnando così la preghiera.

L’alta profumeria orientale è arrivata anche in Italia, soprattutto con il brand Nabeel e il suo prodotto principe: The Spirit of Dubai, una collezione di fragranze di lusso prodotte con ingredienti esclusivi, che intendono rappresentare l’essenza della città saudita attraverso un accordo di cuoio, spezie e legni orientali. Le boccette, particolarissime, sono delle piccole opere d’arte, che rendono la preziosità delle essenze. Il naso di Nabeel, Asghar Adam Ali (Al Attar), ha creato decine di fragranze, spesso premiate a livello internazionale. Il suo motto: “Sii audace, sii il primo, sii diverso”, ha portato Nabeel ai primi posti dell’alta profumeria araba e non solo, presagendo una futura forte espansione anche in Occidente. Provare per credere.

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AFGHANISTAN, LA SITUAZIONE AL CENTRO MATERNITÀ EMERGENCY DI ANABAH

“Passare il tempo a costruire arsenali anziché diffondere libri è deleterio, forse letale, per la nostra specie”. Gino Strada fondatore Emergency.

Afghanistan: anno uno della nuova era talebana. Qual è la situazione nel Paese? Quali sono le criticità, e quali i bisogni della popolazione? E la situazione femminile è davvero così difficile come viene descritta dalla stampa mainstream? Abbiamo chiesto alla dottoressa Raffaela Baiocchi, ginecologa presso il Centro Maternità Emergency di Anabah, di raccontarci i cambiamenti avvenuti nello Stato asiatico.

Dottoressa Baiocchi, qual è la situazione attuale in Afghanistan?

“La situazione che posso descrivere è quella che vedo e che mi viene raccontata dalle nostre specializzande: le future dottoresse che si formano da noi, vengono soprattutto da Kabul. In questo momento, in Afghanistan la situazione è instabile, anche per la presenza di una resistenza che, seppur con numeri e armamenti ridotti, è comunque attiva. La crisi economica è senza precedenti, e il problema principale della popolazione è quello di avere anche un solo pasto al giorno. La questione politica poi, è meno semplice di come viene raccontata: il potere non è solo nelle mani dei Talebani, bensì è condiviso con una federazione di forze diverse, spesso con visioni divergenti, tra le quali la rete Haqqani, della quale è leader il Ministro degli Interni. Questa rete Haqqani non è definita per identità religiosa, ma è un gruppo militare a tutti gli effetti. Non sono certo più democratici degli altri, anzi… Il loro conservatorismo non è di stampo norvegese, tanto per fare un esempio. Quindi, si vive in un clima di forte instabilità”.

Qual è la situazione delle donne afghane?

“Con il ritorno dei Talebani si è tornati indietro. il problema principale consiste nel fatto che le scuole secondarie non ammettono più le ragazze: nonostante siano stati fatti diversi annunci di riapertura, siamo ancora al nulla di fatto. Tuttavia, ci sono delle province del Paese, come ad esempio Mazar-i Sharif, dove le scuole per loro sono aperte. A Kabul, le donne possono frequentare l’università, ma è chiaro che stiamo parlando della capitale del Paese, quindi della città che rappresenta la sua parte più culturale. Il governo non ha chiuso l’università, ma adesso si fa lezione separatamente – le donne da una parte e gli uomini dall’altra -, e le docenti continuano ad insegnare. Nel settore sanitario, le donne lavorano: negli ospedali i reparti di maternità hanno sempre operato, con il personale femminile operativo. Tuttavia, sembra che il in alcuni ministeri e luoghi pubblici, le impiegate siano state lasciate a casa, ma non si hanno certezze. Le giornaliste televisive invece, possono andare in onda ma devono però indossare la mascherina per coprire la metà inferiore del viso, come accadeva in tempo di Covid.

Fermo restando che le decisioni sono prese dagli amministratori locali, a Kabul non esiste l’imposizione di indossare il burqa: si può scegliere liberamente di farlo oppure no; possono però scattare delle sanzioni se non si è coperte abbastanza. Le donne inoltre si spostano, almeno in città, da sole e senza problemi.

Ovviamente, la situazione non è la stessa nelle parti più remote dell’Afghanistan. Nei luoghi dove Emergency ha effettuato l’intervento per il terremoto, la situazione di povertà e arretratezza non è nuova e le cose, per le donne, sono molto diverse”.

Dottoressa Raffaela Baiocchi

Lei è ginecologa presso il Centro Maternità di Anabah. Come si vive la maternità nel Paese rispetto a prima dei Talebani? Quali sono le difficoltà maggiori?

“C’è da dire che adesso, di notte, vengono molte meno donne rispetto a prima, perchè la provincia è insicura: hanno paura a spostarsi con il buio, e anche i tassisti si rifiutano di venire qui nelle ore notturne. Ovviamente, questo ha un impatto negativo sulla salute in generale. Il nostro Centro è ad accesso gratuito, cosa non scontata, e accogliamo anche i casi gravi: spesso, chi sta molto male viene qui da noi per essere curato. Tuttavia, a causa delle tensioni, abbiamo registrato un calo degli accessi, in quanto il 70% dei pazienti veniva da fuori e non dalla provincia, e come dicevo prima, adesso si ha paura di viaggiare fin qui. Assistiamo a tanti parti, con oscillazioni significative nei periodi di instabilità politica, nei quali le donne si recano altrove. Tuttavia, restiamo un presidio completamente gratuito in un Paese in cui l’assistenza sanitaria è a pagamento”.

La presenza di Emergency nel Paese può fare la differenza?

“Si, e fa la differenza sotto tanti aspetti. Prima di tutto, perché continua ad essere un posto in cui si accede alle cure gratuitamente, cosa che invece non accade nelle altre strutture. Poi, i servizi medici offerti sono di alta qualità; a questo proposito, specifico che Emergency si occupa della formazione del personale sanitario afghano, ed è riconosciuto come scuola di specializzazione in ginecologia e ostetricia, pediatria, e chirurgia traumatologica. Contemporaneamente all’avvento dei Talebani, si è assistito a una diaspora dal Paese da parte delle persone di classe medio alta, tra le quali molti professionisti e personale sanitario con ruolo di formazione dei medici. Emergency continua il lavoro di formazione del personale nel momento in cui il Paese ha un deficit formativo, contribuendo così al mantenimento e alla crescita dell’offerta di salute, anche su altre strutture. Infatti, il personale che formiamo porterà le conoscenze acquisite nei suoi futuri spostamenti lavorativi, aumentando la qualità delle cure in altre parti dell’Afghanistan. Inoltre, Emergency dà lavoro a circa 1500 dipendenti, garantendo uno stipendio a tantissime persone, tra le quali un’alta percentuale di donne, senza peraltro considerare l’indotto, che è anch’esso molto importante”.

L’eredità morale di Gino Strada ha un futuro, in Afghanistan?

“Non posso che dire di si. L’eredità di Gino Strada è anche quella di aver dato voce a delle istanze universali di pace, che non erano certo originali ma che vennero ribadite con forza e che, soprattutto, lui tradusse in fatti. Le faccio un esempio. In 20 anni di guerra, in Afghanistan sono entrate tantissime armi, e quando sono tornati i Talebani, sono iniziate anche le liti tra vicini e parenti, dispute di carattere politico, combattute con le armi, che hanno provocato morti e feriti da arma da fuoco. Spesso abbiamo curato queste persone. Ma, proprio per la nostra cultura di pace, non ci sono nè armi nè guardie armate da Emergency. E l’eredità di Strada è anche coltivare la cultura dei diritti e continuare a lavorare per garantire l’accesso gratuito per tutti a cure che siano mirate e di alto livello”.

Stefania Catallo

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ROBERTO FERRI: LE SUGGESTIONI CARAVAGGESCHE DEL PITTORE IN MOSTRA A BOLOGNA

ROBERTO FERRI – Palazzo Pallavicini – Bologna

Palazzo Pallavicini, Bologna
Dal 20 Ottobre 2022 al 12 Marzo 2023

Palazzo Pallavicini ospita Roberto Ferri. Affascinanti suggestioni barocche incanteranno i visitatori che, dal 20 ottobre 2022 al 12 marzo 2023, attraverseranno le sale del Palazzo per ammirare i capolavori del massimo esponente di una raffinata figurazione di suggestione caravaggesca.

La mostra è curata da Francesca Bogliolo e prodotta e organizzata da Pallavicini Srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci con il contributo di Liquid art system di Franco Senesi.
Sessanta opere uniche – quaranta oli su tela e venti disegni – rappresentative della poetica visiva dell’artista Roberto Ferri, trovano spazio all’interno di prestigiose sale di Palazzo Pallavicini, aperte al pubblico in rare occasioni.

@Roberto Ferri

La vita e le mostre

Roberto Ferri nasce a Taranto nel 1978. Nel 1996, si diploma al Liceo artistico “Lisippo” di Taranto. Inizia a studiare pittura come autodidatta e, trasferitosi a Roma nel 1999, approfondisce la ricerca sulla pittura antica, dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento; in particolare, si dedica alla pittura caravaggesca e a quella accademica (David, Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre, Bouguereau, ecc.)

Nel 2006, si laurea con 110 e lode all’Accademia di Belle arti di Roma, corso di scenografia.

@Roberto Ferri

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WILMA GOICH come HAROLD E MAUDE @ LA POSTA del CUORE di MAVA FANKU’

Se qualcuno di voi si ricorda di ”Harold e Maude”, per averlo visto al cinema, film culto degli anni d’oro (e non diciamo quali), allora siamo coetanei e sappiamo che i sentimenti non cambiano con l’eta’, cambia solo la forma e il modo di vivere un amore.

Certo, paragonare l’amore spirituale del tormentato adolescente Harold per l’ottuagenaria iperattiva, saggia e poetica Maude, all’amor profano da ”Grande Fardello” tra una ex cantante popolare quasi ottantenne e un ragazzo trentenne che ne dimostra venti, con un passato di tossico-dipendenza, e’ quasi blasfemo.

Ma i loro baci alla francese, che non ricordano propriamente le effusioni affettive tra nonna e nipote, riportano a galla pregiudizi sopiti…

Perche’, mentre un uomo anziano e potente come il nostro empatico Cavaliere, puo’ esibire con orgoglio compagne che potrebbero avere l’eta’ di una figlia o una nipote, al contrario per una donna anziana e’ deplorevole e indecente gia’ che abbia una sessualita’ senile anche con un compagno coetaneo, figuriamoci un legame amoroso con un ragazzo, seppur momentaneamente asessuato, dichiarato televisivamente a milioni di italiani, molti dei quali seguaci del ”si fa ma non si dice”,ma in questo caso del ”non si fa e basta”

L’onesta’ intellettuale mi impone di ammettere che il bacio di copertina tra Wilma e il garcon, puo’ suscitare reazioni che sto censurando, nell’attesa di elaborare un sacrosanto concetto intellettuale femminista ed egalitario che pero’ rimane sempre teorico…

Perche’ nella pratica, con tutto il sostegno che si puo’ dare all’emancipazione della donna di ogni eta’, contro ogni moralismo da conservazione in naftalina, questa situazione appare troppo tirata per i capelli e studiata a tavolino da un programma trash per provocare i telespettatori piu’ pruriginosi…. E poco c’entra con l’evoluzione della donna o della nonna.

Amore, ritorna
Le colline sono sfiorite
ops… sono in fiore :*

Sempre piu’ prima mia e poi vostra Mava Fanku’

Mava Emyliu’ Fanku’ canticchia ”Quando Dico che Ti Amo”

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I TAROCCHI – ARCANO XIII LA MORTE

Impossibile non riconoscere la figura dell’Arcano XIII: La Morte è stata talmente tante volte scolpita, dipinta, descritta che non è possibile non ravvisarla in questa Carta. Sebbene venga simboleggiata differentemente su ogni mazzo, a volte come scheletro, a volte come figura vestita di nero, a volte come un cadavere a cavallo, la Morte ricopre sempre lo stesso ruolo: quello cioè, della Mietitrice, di colei che non bada alla ricchezza o al ceto di coloro che viene a prendere, facendo il suo lavoro con equità, senza distinzione tra ricchi e poveri, vecchi e giovani, re e servi.

In tempi più moderni Totò scrisse ‘A livella, poesia dedicata all’uguaglianza di fronte alla morte, dove il marchese e il netturbino valgono lo stesso, e non esiste denaro o ricchezza in grado di distinguere tra i defunti, o addirittura dissuadere la Morte dal suo passaggio. Davanti a lei, siamo tutti uguali.

Per comprendere il profondo significato di trasformazione simboleggiato da questa Carta, basta fare solo una considerazione: tra qualche settimana ci sarà il Solstizio d’Inverno, col quale le giornate inizieranno a riallungarsi. Tuttavia, ora siamo nel periodo più buio dell’anno, e c’è bisogno che l’oscurità sia ancora più profonda, le notti ancora più lunghe affinché si arrivi al punto di trasformazione, quello da cui ricomincerà la marcia del sole verso la primavera.

In realtà, La Morte dei Tarocchi non vuole significare la dipartita fisica, bensì la trasformazione, il passaggio, laddove per rinascere a nuova vita bisogna prima morire, abbandonando l’esistenza precedente e le sue certezze. Nei Tarocchi di Marsiglia, la Morte è raffigurata come uno scheletro dove si notano il cranio bendato (le bende impedivano l’apertura della bocca del cadavere), le articolazioni in rosso e la spina dorsale, il braccio sinistro e la tibia destra in azzurro. Colori che si ritrovano nella lama della falce, che come da tradizione, la Morte adopera per tagliare, tanto che ai suoi piedi si trovano arti mozzati e anche una testa coronata. Ed è proprio questo verbo – tagliare – uno dei principali significati della Carta. Tagliare, trasformare, lasciar morire qualcosa per rinascere a nuova vita; cambiare, dare un taglio netto; significa anche un radicale cambio di stato.

La Carta ha un significato forte e, se ben aspettata, indica un cambiamento positivo. Se invece le Carte successive saranno critiche,oppure se uscirà rovesciata, allora il suo valore dovrà essere ben ponderato: potrebbero accadere separazioni, episodi molto dolorosi, crisi, rimozioni nel senso psicologico, e in alcuni casi anche episodi di violenza.

PER INFORMAZIONI SU CORSI E SEMINARI INVIARE UNA MAIL A:

IMUMCOELI@LIBERO.IT

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SFIORAMI DI RITA IRIS MARRA – LA LETTURA DEL SABATO

ASCOLTA DALLA VOCE DI ALESSIO PAPALINI

SFIORAMI

Sfiorami con lo sguardo,
accarezza i miei
fianchi, e sciogli i miei
i capelli con i denti
fammi sentire il tuo alito caldo sul collo
mentre un brivido sale
serpeggiando sulla schiena
dove posasti le tue labbra avide e carnose.

Fa’ che mi senta sconvolta e confusa,
nelle tue braccia possenti e mentre anche l’ultimo velo
cade ai tuoi piedi.
mi perda nel limbo dei tuoi baci
fino a desiderare…il tuo inferno.
che mi divora a poco a poco
con lingue di fuoco
l’anima
prima tersa e poi persa,
e chiedimi sussurrando in un orecchio se…ti sento
e io con un lamento
rispondero’ si e poi ancora si.

Rita Iris Marra

Title: Juillet
Author: Monplaisir
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Monplaisir/Bonjour_from_Paris_Nantes_and_Montreal/Monplaisir_-Bonjour_from_Paris_Nantes_and_Montreal-_06_Juillet/)
License: CC0 1.0 Universal License
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INTIMA VOX. LA VOCE UMANA. A proposito di DONNE (di ogni genere) VIDEO TEATRO

Emyliu’ Spataro in ”Intima Vox” da ”La voce umana” di Jean Cocteau

Video auto-girato e auto-prodotto * Libero adattamento domestico da “La voce umana” di Jean Cocteau. VERSIONE INTEGRALE COMPLETA (45′) Emilio Spataro (Emyliu’) mette in scena nella propria casa la celebre piece di Cocteau, interpretata negli anni 60 da Anna Magnani. L’ispirazione di questo esperimento di video-teatro domestico e’ proprio una videocassetta del cortometraggio “L’amore” di Roberto Rossellini con l’amata Anna Magnani, custodita gelosamente da tempo, con l’idea larvata di realizzarne un video-monologo. Adattando l’atto unico di Cocteau nel quotidiano contemporaneo: l’antico telefono con filo diventa un tecnologico cellulare, il racconto di un incontro nell’atelier della modista cambia locazione in una cibernetica conversazione in chat, il cane “Micia” assume le sembianze del gatto “Bijoux”; mentre la sofferente protagonista del dramma si tramuta in una postmoderna donna transgender che attende l’ultima telefonata dall’amato, prima del doloroso distacco… Tutto nel rispetto della drammaturgia del testo, dando umana voce, anima e corpo alla claustrofobica sofferenza del disamore…

LA BIBLIOTECA DELLE DONNE DI BOLOGNA. MEMORIE, CULTURA E FORZA DELLE DONNE

Non c’è rivoluzione senza liberazione della donna. Non c’e liberazione della donna senza rivoluzione”.

Queste parole sono stampate su un manifesto storico degli anni ’70, posto nell’ufficio della responsabile Anna Pramstrahler, donna con alle spalle anni di esperienza e di attivismo nel contrasto alla violenza di genere. È stato per me un incontro di quelli che prendono il cuore: la Biblioteca delle Donne di Bologna è un luogo accogliente e prezioso, dove le culture femminili e femministe si mostrano nella loro realtà oggettiva: attraverso i libri. Fondata nel 1982 dall’associazione Orlando, e in convenzione col comune di Bologna, ospita scaffali infiniti di opere, libri, riviste dagli anni ’70 in poi. Nei locali attigui si trova anche l’ Archivio di Storia delle donne di Bologna, che ne è un elemento costitutivo, così come la biblioteca del resto, il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne di Bologna.

Ed ecco il patrimonio della Biblioteca, una ricchezza che appartiene alla città ma anche a tutto il nostro Paese. Non bisogna pensare che una biblioteca interamente dedicata alle donne sia una cosa scontata o discriminatoria: la Storia d’Italia è stata fatta anche dalle donne ed è quindi giusto che esista un luogo dedicato al loro pensiero. Attraverso le opere, soprattutto le riviste, si può assistere al mutamento della cultura italiana; ai passi per l’autodeterminazione, l’aborto, il divorzio, la libertà di non dover apparire ma essere, di poter vivere liberamente e serenamente la propria sessualità.

E’ interessante notare che, nel patrimonio della Biblioteca, c’e anche il libro della ministra di Natalità e Famiglia, Eugenia Roccella. L’opera, con la prefazione di Adele Faccio, si intitola: “Aborto. Facciamolo da noi” (1975, Ci.Sa), attualmente fuori pubblicazione. E’ percio’ confortante sapere che esistono le biblioteche, in modo che nulla vada perso e si possa osservare il fluire e il cambiare dell’umano pensiero.

L’ingresso alla Biblioteca è libero e si trova in via del Piombo 5, a Bologna.

LA VIDEOINTERVISTA A ANNA PRAMSTRAHLER RESPONSABILE DELLA BIBLIOTECA DELLE DONNE

QUALCHE IMMAGINE DELLA BIBLIOTECA

L’archivio storico

L’entrata della biblioteca e i libri per il 25 novembre
Area piccol3 ettor3
Scaffali di cultura al femminile e femminista
Un prezioso manifesto originale degli anni 70
Iniziative della Biblioteca
La biblioteca accogliente
Il banco informazioni con Giancarla

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PORA NONNA SPECIAL WINTER EDITION – LA FATTUCCHIERA DI STEFANIA CATALLO

Foto di copertina: Stefania Catallo in braccio alla nonna. Foto risalente al Pleistocene.

ASCOLTA IL RACCONTO LETTO DA ALESSIO PAPALINI

“Insomma, quando lui è andato a farsi la doccia io gli ho preso il telefono e…..STO MORAMMAZZATO FIJO UNICO DE MADRE VEDOVA C’AVEVA NARTRA CAPITO? N’ARTRAAAAAA???”

Oddio, e mo a questa che je dico? Niente. Mica je posso di: a signò, ma nun te lo immaginavi quando te sei messa con uno che c’ha 18 anni meno de te? Così faccio la faccia brutta e je rispondo: “Ma alla fine che te frega? Tanto vedo che ne devi incontrà un altro, uno mejo de lui”, e appena glielo dico vedo che gli occhi je iniziano a sbrilluccicà. Ma nun aveva detto che senza di lui sarebbe morta? Boh!

Mi presento: sono Serena in arte Luna. Leggo i tarocchi e sono anche brava. Ho iniziato che avevo 18 anni e di tempo ne è passato. Che bello, mi sono detta quando ho scoperto che avevo il dono. Il dono?!?! Ma quale dono?!?!

E’ iniziata così. Il pallino delle carte ce l’avevo da sempre ma pora nonna, che era tanto religiosa, me diceva che era peccato. “Gesù non vuole!”, tuonava quando mi beccava a leggere qualche libro sui Tarocchi. “Chiamo il prete a fatte benedì che sennò me diventi na strega!”. Si va bè nonnina, mandame l’Inquisizione no? Quindi, sono diventata una clandestina dell’occulto, c’avevo tutta la mia biblioteca tarocchesca nascosta bene dentro l’armadio. Di comprarmi le carte non se ne parlava, non c’avevo soldi e poi se me beccava nonna capace che je veniva l’infarto, così mi sono comprata un bel cartoncino bianco, sapete quello per fare i cartelloni a scuola, me lo sono ritagliato e mi sono creata i miei Arcani Maggiori. Che so gli arcani maggiori? Sono le 22 carte principalei dei tarocchi. E ho iniziato a fare pratica. Le amiche mi telefonavano e mi dicevano: “Serè mi puoi vedere se Tizio è innamorato di me?”. “Serena, mi vedi se quella tirchia de mi socera me lascia l’eredità?”. E io leggevo, leggevo, però certe volte le risposte alle amiche non je piacevano mica. E che ci posso fare, rispondevo io? Mica ce sto io dentro alle carte no? Se ti dicono nisba è nisba.

Ma sapete com’è, la verità non piace. Così, quando io dicevo che le cose andavano male – e poi andavano VERAMENTE male -, ste miscredenti andavano dalle altre cartomanti che je dicevano tutto il contrario e gli ripulivano il portafoglio. Poi, quando quello che IO avevo detto si avverava, tornavano col capo cosparso di cenere: “Serena bella, tu sei la mejo! Quell’altra m’ha detto solo bugie e m’ha pure fregato un sacco di soldi! Mica te offendi se non te pago? Quella m’ha ripulito, così guarda, n’è rimasto un euro…”.

Ecco, siamo arrivati al punto dolente. Ve lo dico da esperta: non credete a chi vi chiede cifre a due zeri, perché quando vi vedono disperati se ne approfittano. E voglio chiarire un punto: state pagando le carte, non il cartomante. Perché una cosa è vera, che è un dono e se il Padreterno me l’ha dato, non è per specularci sopra no?

Ma torniamo alla signora cornuta di cui sopra.

“Senti tesoro mio questo non era innamorato di te diciamo che…era venale, ecco”.

La signora cornuta c’ha un sacco de soldi e lui, il cornificatore, non c’ha manco l’anima pe piagne.

“Che vuol dire venale scusa?”

E adesso come je lo dico?

“Vuol dire che SICURAMENTE je piacevi fisicamente, perché vedo tanto sesso (e qua la signora inizia a ringalluzzirsi) però…come dire…ti aveva scelta pure per i soldi…”

“Nooooo ma che dici?! Ernesto mio lavora, i soldi sua ce l’ha”

“Si ma non quanto te”.

“Noooo ma lui non è così. Lui SICURAMENTE ha preso una sbandata, sai ste ragazzine che vanno tutte col cu.. de fori…e si sa che l’omo è omo…”

“Ma ceeeerto che l’omo è omo, però tesoro mio se ti voleva veramente bene non sarebbe andato con un’altra no?”.

“E’ stata una sbandata ti dico. Sai che faccio? Io lo perdono. Si, lo perdono Ernesto mio. E mi sa tanto che tu le carte non le sai mica fare”.

Eh, che pazienza. Così la signora se ne va via cornuta e contenta, e mi guarda pure brutto. Lo dico tutte le volte: IO LE CARTE NON LE FACCIO PIU’.

**************************************************

Adesso ho cambiato registro. Mi sono ispirata a Jodorovski, sapete quello famosissimo che non legge le carte, ma indica il cammino di crescita spirituale. Mi piace di più, non mi stresso con corna, lamenti, pianti e insulti, e ho iniziato a insegnare i Tarocchi a un gruppetto di allievi belli gagliardi.

Poi un giorno è suonato il telefono: era la signora cornuta. Mi ha lasciato un messaggio in segreteria: “Serena scusami avevi ragione tu è solo un cacciatore di dote sto zozzone MICA CE N’AVEVA UNA!!! CE N’AVEVA DUE !!!! HO BECCATO LE FOTO CHE STAVA A MAGNA’ AL RISTORANTE E HA PAGATO PURE LUI, QUANDO CON ME NUN TIRAVA FORI MANCO UN CENTESIMO!!! STO TIRCHIO! STO PULCIARO! Senti, posso venire a farmi le carte da te? Brava come sei tu ce ne sono poche”.

Fateme sta zitta che è meglio.

FINE.

Title: Debora
Author: Dilating Times (/https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/single/debora/)
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/)
License: CC BY Attribution 4.0 International License

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DIVERGENTI FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA TRANS A BOLOGNA DAL 1 AL 3 DICEMBRE

Fondato nel 2008 e organizzato dal M.I.T. – Movimento Identità Trans, con la direzione artistica di Nicole De Leo e Porpora Marcasciano, il festival seleziona e propone alcune tra le migliori produzioni cinematografiche internazionali, allo scopo di promuovere una conoscenza profonda e complessa dell’esperienza trans*, contrastare gli stereotipi e i pregiudizi ancora troppo radicati nell’immaginario collettivo e stimolare la ri-costruzione della storia e della genealogia trans.

Per raggiungere questo obiettivo il festival viene corredato da convegni, workshop, presentazioni, mostre e momenti di approfondimento, oltre che da momenti di socializzazione e divertimento. Ogni edizione del festival ruota attorno a un focus specifico che le organizzatrici del MIT decidono in base a quelli che sono i temi di interesse del momento o i temi che vorrebbero fossero più attenzionati.

Sex Work

Anche la dodicesima edizione del festival avrà un focus specifico, che quest’anno sarà centrato sul tema del Sex Work, che da sempre attraversa il mondo trans. 
Il tema sarà esplorato anche alla luce dei divieti e delle sanzioni che alcuni partiti vorrebbero imporre nel nostro Paese, come quelle proposte nel disegno di legge di recente presentato dalla senatrice Maiorino e ispirato al modello nord europeo, un approccio repressivo che desta preoccupazione. 

“Per molte persone trans* resta ancora l’unica opzione lavorativa, il paradosso è vivere in una società che non permette l’accesso al lavoro e criminalizza in maniera più o meno diretta l’unico strumento che spesso le persone trans* hanno a disposizione”

dichiara la Direttora Nicol De Leo

Rinnovando la sua vocazione internazionale, Divergenti proporrà per la prossima edizione dodici opere, tra documentari e fiction, provenienti da varie parti del mondo e raccolte nel consueto Concorso Internazionale.

Anche nel 2022 il Festival può contare su decine di collaborazioni nuove e

rinnovate. Quest’anno entra in rete con Divergenti anche il Florence Queer Festival, per un accordo di collaborazione culturale e operativa insieme a Divine Queer Festival, Lovers Film Festival, MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+, Sherocco Festival e USN|expo Sardinia Queer Short Film Festival.

Ideata e organizzata da MIT – Movimento Identità Trans, la XII edizione di Divergenti è realizzata con il contributo di Regione Emilia-Romagna e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, e in collaborazione con Cineteca di Bologna, Ambasciata Argentina in Italia, associazione DER- Documentaristi Emilia-Romagna, Archivio OUT-TAKES dell’Associazione CESD e StickerMule.

L’evento realizzato nell’ambito del Patto di collaborazione generale per la promozione e la tutela dei diritti delle persone e della comunità LGBTQI nella città di Bologna.

Programma disponibile a questo link: https://www.divergentifestival.org

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UNA NUOVA ROBIN HOOD RIBALTATA @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKU’

🌜 C’era una volta un personaggio assai bizzarro e pittoresco della politique italienne che, come una Robin Hood capovolta rubava ai poveri per dare una ricompensa a chi l’aveva votata.


🌜 Che la card del Reddito di Cittadinanza sia usata da qualche finto povero occupabile come argent de poche, non giustifica che venga tolta ai tanti veri poveri non occupabili che ne stanno traendo beneficio. Basterebbe toglierlo agli ingiusti.


🌜 Ma non sia mai che facendo le cose buone e giuste si diventi troppo cristiani. Meglio continuare da miscredenti coltivando vizi privati e decantado pubbliche virtu’.

🌜E non lo dico per partito preso, non avendo mai votato quell’avvocato col nasino all’insu’, ma lo dico semmai per partito lasciato perche’ mi son pentita di aver dato un voto utile infilando una scheda nel piu’ grande contenitore di sinistra, dal quale e’ uscito un ridicolo Pinocchio nero ebano con gli stivali sporchi che anziche’ difendere i diritti degli ultimi, ha offerto l’ennesimo facile pretesto ai finti salvatori della patria a fare i casti e puri. Con tutti gli indagati che hanno avuto tra le loro fila.


🌜Che siano piu’ obnubilati che in malafede potrebbe essere l’unica giustificazione per il partito della mammo.Letta, altrimenti ci sarebbe da pensare solo alla sindrome sinistra da karakiri.

🌜Sayonara Mava Fanku’

Mava Emyliu’ Fanku’ dedica alla bisogna la giusta chanson

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QATAR MONDIALI 2022: TRA REALTÀ E MAINSTREAM – GEOGRAFIE DELL’IDENTITÀ DI LORENZO SANCHEZ

La più grande delusione che ho dato a mio nonno è stata quella di aver dimostrato un livello di passione per il calcio pari a quello che ho per le moto trebbiatrici: praticamente nulla. Zero. Rien.


È quindi stata una grande sorpresa quando ho annunciato che sarei partito alla volta di Doha, Qatar, in occasione dei mondiali. Il calcio ovviamente non c’entrava nulla: intendevo visitare in prima persona un Paese del quale non sapevo poi molto, durante uno dei mondiali più discussi di sempre. Sono partito con una valigia piena di vestiti e – mi costa ammetterlo – di pregiudizi: serbavo già una certa idea di quel che avrei visto, delle parole che avrei sentito, delle idee che mi sarei fatto.

Diamine, non dico di essere partito pensando già di scrivere un articolo per il 25 novembre, ma poco ci è mancato.

Mentre su internet leggevo, più o meno ovunque, del clima di terrore su tifosi e giocatori in tutta Doha, le mie certezze hanno iniziato a vacillare. Hanno vacillato con intensità crescente a mano a mano che ci avvicinavamo alla data di oggi, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, mentre leggevo o ascoltavo tantissimi articoli e reportage sulla condizione delle donne in Qatar, vis-a-vis con quella delle donne nel nostro Paese.

Chiariamoci, non è mio intento qui difendere in alcun modo le condizioni e la qualità della vita delle donne in Qatar. I dati parlano chiaro: secondo le Nazioni Unite l’Italia è al 13esimo posto nell’indice sulle disuguaglianze di genere, il Qatar al 54esimo. Nello Stato in cui mi trovo, la gerarchia fortemente patriarcale – che si configura nell’esistenza della figura, come in gran parte del mondo arabo, del ‘tutore’ maschile – rappresenta il principale ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, ed è la principale radice della violenza sistemica sul genere femminile. Una donna qatariana non può, prima di una certa età, lasciare il Paese se non con un permesso scritto; non può sposarsi o ricevere cure riproduttive complete; non può intraprendere studi avanzati e non le viene garantita la custodia dei figli in caso di divorzio. È terribile, e per questo è giusto esprimere una ferma condanna a livello internazionale.

Quel che è ingiusto, invece, è mistificare e esagerare una situazione già di per sé grave.


Stando a molto di quel che si legge sui social e attraverso gli organi di stampa, in Qatar in questi giorni si respirerebbe una feroce aria repressiva. Posso dire, dalla mia esperienza limitata, che non è esattamente così – anzi. Potrei fare diversi esempi, dalle persone mezze nude e con body painting dei colori delle proprie squadre, alle centinaia di ragazze locali – vestite in maniera non dissimile da quella di ragazze che potrebbero trovarsi a Milano, o Parigi- che lavorano, vivono e passeggiano tra le strade di Doha; potrei parlare del caotico tifo messicano, delle feste e dei cori improvvisati agli angoli delle strade, di quell’aria ‘da mondiale’ che si respira nel Paese.

Viene da chiedersi, esattamente, a chi faccia comodo esagerare e mistificare i contorni della violenza di genere in Qatar – a chi faccia comodo presentare una situazione che, per quanto radicata nella realtà, è nettamente diversa da quella presente nel Paese.

Non fa di certo comodo alle donne qatariane, che dopo decine di anni passate a lottare per i propri diritti, senza alcun tipo di riconoscimento internazionale, temono che le polemiche internazionali e la disinformazione possano causare una regressione, o la perdita dei diritti acquisiti, in un’onda reazionaria post-mondiali.


Non fa comodo nemmeno alle donne italiane: agitare e sbandierare il fatto che «alcune donne stanno peggio» è un ottimo modo per sminuire le rivendicazioni di genere e la disuguaglianza presente in Italia; è un modo per dire, tra le righe ‘ringrazia che non sei nata in Qatar, ora basta’. È un modo per evitare di riflettere sugli allarmanti numeri della violenza domestica, sulla difficoltà nel raggiungere la parità salariale, ricevere un’educazione di qualità e inserirsi nel mondo del lavoro. Curiosamente, in Qatar le donne ricevono mediamente un’educazione migliore di quella delle donne italiane, e si inseriscono più facilmente nel mondo del lavoro: al 2021, la quota di popolazione femminile sopra ai 15 anni era del 57,2%, contro il 39,9% nostrano.

Le uniche persone a cui fa comodo diffondere narrazioni mistificate e pregiudiziali sono, manco a dirlo, gli uomini (bianchi, etero, cis), che possono raccontarsi di non essere a Doha per una qualche superiorità morale intrisa di malcelata xenofobia, e non perché la nazionale di calcio, semplicemente, ha perso.

Scrivo, con più convinzione quest’oggi che mai, che per promuovere un autentico cambiamento e per permettere di uscire dalle dinamiche di oppressione che ci circondano, dalla violenza a cui ci hanno abituate e abituati, dobbiamo ritrovare modi di raccontare la complessità. Senza incedere in facili pregiudizi, senza rischiare che, pure quando animati da buone intenzioni, le nostre parole possano contribuire ad ancora più violenza, ancora più intolleranza, ancora più xenofobia. I diritti delle donne non sono armi con le quali poter colpire un Paese straniero; i diritti delle donne non sono una merce diplomatica, non sono un contenuto per i social. I diritti delle donne non dovrebbero diventare legna da bruciare sulla pira dell’islamofobia.​

VIDEONOTIZIA SAMAN ABBAS: RECUPERATO UN CORPO NEL LUOGO INDICATO DALLO ZIO

I resti umani ritrovati nelle campagne di Novellara sono stati riesumati e saranno sottoposti ad analisi per capire se appartengano a Saman.

Intanto dal Pakistan, il padre della giovane accusa i servizi sociali di aver rapito Saman, attribuendo loro la colpa della scomparsa della ragazza.

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BELLEZZA – IDOLA ROMA: STILE E AMORE PER I CAPELLI

Idola è il brand di parrucchieri partenopei che ha conquistato la Capitale con la bravura e l’empatia dello staff verso tutte le clienti.

Il nostro magazine ha incontrato Ciro, responsabile del salone di piazza Bologna per avere anche qualche suggerimento per capelli da favola.

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GIOVANNI BOLDINI E IL MITO DELLA BELLE EPOQUE – LA MOSTRA AD ASTI

La Belle Époque, i salotti, le nobildonne e la moda: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.
Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile.

Dal 26 novembre 2022 al 10 aprile 2023 Giovanni Boldini, uno degli artisti italiani più amati di ogni tempo, viene celebrato con una grande mostra a Palazzo Mazzetti di Asti.

@Giovanni Boldini La signora in rosa 1916, Museo Boldini Ferrara

Dopo i successi delle mostre Chagall. Colore e magiaMonet e gli impressionisti in NormandiaI Macchiaioli. L’avventura dell’arte moderna, la collaborazione tra Fondazione Asti Musei e Arthemisia continua a richiamare folle di visitatori ad Asti.
Il nuovo progetto, a cura di Tiziano Panconi, è dedicato al genio indiscusso di Boldini.

80 magnifiche opere – tra cui Signora bionda in abito da sera (1889 ca.), La signora in rosa (1916), Busto di giovane sdraiata (1912 ca.) e La camicetta di voile (1906 ca.) – sono protagoniste di una narrazione cronologica e tematica al tempo stesso.


L’esposizione presenta una ricca selezione di opere che esprime al meglio la maniera di Boldini, il suo saper esaltare con unicità la bellezza femminile e svelare l’anima più intima e misteriosa dei nobili protagonisti dell’epoca.

@Giovanni Boldini Gladioli rosa 1916, Collezione privata


Una mostra che pone l’accento sulla capacità dell’artista di psicoanalizzare i suoi soggetti, le sue “divine”, facendole posare per ore, per giorni, sedute di fronte al suo cavalletto, parlando con loro senza stancarsi di porle le domande più sconvenienti, fino a comprenderle profondamente e così coglierne lo spirito, scrutandone l’anima.
Farsi ritrarre da Boldini significava svestire i panni dell’aristocratica superbia di cui era munificamente dotata ogni gran dama degna del proprio blasone. Occorreva stare al gioco e accettarne le provocazioni, rispondendo a tono alle premeditate insolenze ma, infine, concedersi, anche solo mentalmente, facendo cadere il muro ideologico dell’alterigia, oltre il quale si celavano profonde fragilità.

@Giovanni Boldini Ritratto di Ballerina 1900, Collezione privata

Egli coglieva al volo l’attimo fuggente, quel momento unico in cui un’occhiata più sincera rivelava lo stato d’animo e la mimica del corpo si faceva più espressiva, l’istante in divenire fra un’azione e l’altra, quando la forza motoria di un gesto si esauriva, rigenerandosi prontamente in quello successivo.
Negli anni della maturità e poi della senilità, le lunghe e vorticose pennellate, impresse come energiche sciabolate di colore, rimodellavano in senso dinamico i corpi delle sue “divine” creature e il suo stile, a un tempo classico e moderno, costituiva la miglior risposta alle vocazioni estetiste e progressiste manifestate dagli alti ceti sociali.

@Giovanni Boldini Profilo di giovane bruna con i capelli raccolti, 1902 Collezione privata

La mostra Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque, con il contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, con il patrocinio della Provincia di Asti e vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti.
Catalogo edito da Skira.

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AMO LA LIBERTA’ SOPRA OGNI COSA @ LA POSTA DEL CUORE DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava

Goditi il video CHERCHEZ L’IDENTITE’ (VERSIONE TRANSLUNARE) in liberta’ (in fondo ai pensierini)

🌜 AMO la Liberta’ piu’ dell’amore per un uomo o una donna, eppure ho tanto amato, ma se sento, come ho sentito, che qualcuno vuole censuare la liberta’ di parola, mi viene un senso di claustrofobia, come quella volta che sono rimasta bloccata in ascensore e ho cominciato ad insultare il vicino che mi diceva di distrarmi facendo un giochino col telefonino, nell’attesa che arrivassero i vigili del fuoco.

🌜 Potrei fare il giochino di quella che sta a sinistra di via del sopracciglio destro e che le hanno sempre lanciato i peggiori epiteti, da cocotte a facebookkiana, parafrasandoli con degli eufemismi, provenienti da tutte le direzioni e da ogni ruolo, ma che non ha mai pensato neanche per un istante di intimidire qualcuno imbavagliandolo come nei peggiori regimi totalitari, dove se parli male del dittatore vieni arrestato o fucilato a seconda del suo umore. E se non l’ha pensato e’ perche’, con tutte le pecche e i limiti che le si possono attribuire, Madame Laura, ha la grazia di credere nella liberta’ sopra ogni cosa.

🌜Oppure potrei fare quell’altro gioco dei carcerati amanti in un poetico film degli anni 30 visto in un cineclub trasteverino: uno dei due vicini di cella scava un buchino nel muro fino a forare la parete dell’altro, infila una cannuccia e ci soffia dentro, l’altro aspira l’alito del compagno rimandandogli il suo, respirando l’uno col respiro dell’altro.

🌜Ma torniamo in ascensore… Che sensazioni provate a leggermi? Lo sentite salire il panico chiusi in un loculo verticale, murati vivi come nel ” Gatto nero ” di Edgard Alan Poe? Ecco, la stessa cosa la si prova quando qualcuno vi imbavaglia, togliendovi una delle cose piu’ preziose: la liberta’ di parola!

🌜 A questo punto avrete capito che questa letterina non richiede una risposta, perche’ a scriverla sono io, sei tu, siete voi, siamo noi che amiamo la liberta’.

E che lotteremo uniti come granelli di sabbia sulle spiagge lambite dagli oceani, come infinite goccioline d’acqua nei mari reali e virtuali, come soffici nuvole fitte e sovrapposte nel cielo fino ad oscurare il Sole e la Luna che ne riflette la luce, se mai un giorno dovesse diventare letale per gli Umani, per proteggere la Terra dagli alieni, vampiri di vita e liberta’.

La Liberta’

EMYLIU’ (TESTO, VOCE, MELODIA) E GIULIA MOON (ARRANGIAMENTO TRANSLUNARE)

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L’APPESO ARCANO XII – I TAROCCHI

L’Arcano XII é l’Appeso. Personalmente ritengo che questa sia una delle Carte più interessanti dei Tarocchi; tra l’altro, è palindroma dell’Arcano XXI, il Mondo. E come sappiamo, nelle Carte mai niente avviene per caso, perciò sarà interessante vedere, nel nostro cammino di conoscenza dei Tarocchi, quale sarà il trait d’union tra i due Arcani.

La simbologia della Carta XII è quasi sempre la stessa nei vari mazzi: un uomo appeso per una caviglia a un ramo d’albero, con le mani legate dietro la schiena; le gambe formano il numero 4, il numero della Terra, gambe che ricordano quelle incrociate allo stesso modo dell’Imperatore; a volte, si vedono delle monete che cadono a terra, spinte fuori dalle tasche dell’Appeso dalla forza di gravità. Il corpo dell’Appeso è in tiraggio, e sembra quasi di percepirne il dolore delle articolazioni che tirano, oltre all’impossibilità di liberarsi da solo dalla posizione a testa in giù.

In alcune tribù dei nativi americani, gli sciamani usavano farsi appendere così quando non riuscivano a trovare la soluzione a un quesito importante. Secondo loro, vedere il mondo sottosopra li avrebbe aiutati a cambiare prospettiva.

Chi ha legato l’Appeso a testa in giù? Non lo sappiamo. In realtà potrebbe essere stato lui stesso, legandosi metaforicamente a una situazione critica. Dal suo punto di vista, per l’Appeso tutto è rovesciato: ciò che era in alto ora è in basso, e viceversa.

L’Arcano precedente, la Forza, simboleggiava lo sforzo, il polso per dominare una situazione; qui invece è necessario per l’Appeso lasciarsi andare, perché rimanere contratto sarebbe molto doloroso.

Seguendo gli insegnamenti di Jodorowsky, sarebbe bene chiederci cosa vuol dirci l’Appeso, e cosa noi vorremmo dire a lui.

Qualche significato al diritto.

Sacrificio, capovolgimento di una situazione o di un modo di pensare. Non si è padroni della situazione, quindi è necessario lasciarsi andare. Accettazione del proprio destino, impotenza che arricchisce spiritualmente. Blocco; che sia positivo o negativo, saranno le Carte successive a svelarlo.

Qualche significato al rovescio.

Prove dolorose mal sopportate. Malattia, aborto, incidente. Incapacità di lasciarsi andare. Blocco protratto nel tempo. Somatizzazione. Rimozione in senso psicologico.

PER I CORSI E LE INFORMAZIONI SCRIVERE A: IMUMCOELI@LIBERO.IT

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NICOLE, IL 25 NOVEMBRE DEL RISCATTO E DELLA RINASCITA

Con la voce di Nicole inizia il 25 novembre del nostro magazine. Vi proporremo idee, visioni, testimonianze, volti e voci contro la violenza di genere. Quella di Nicole è una testimonianza forte, lucida e resiliente. Buon ascolto.

L’immagine del podcast è di @TinaLoiodice

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STORIA DE STELLA DI MARCELLO REMIA – LETTURA DEL SABATO SPECIAL 25 NOVEMBRE

ASCOLTA IL BRANO INTERPRETATO DA ALESSIO PAPALINI

Storia de Stella (Marcello Remia)


Ciaveva er core gonfio e se struggeva,
appresso a quer paino, ce moriva,
javerebbe dato tutto, e lo sapeva.
Serbava ancora ‘na sorta de decenza
che je ‘mpediva de pèrdese der tutto,
ma er còre scarpitava drento ar petto,
nun ce riusciva propio a stacce senza.
Arivò poi quer giorno malidetto,
che se l’aritrovò fin drento ar letto.
Je parve cosa grande, sconvorgente,
se perse ne’la cosa appassionante.
Contanno su st’amore smisurato,
lui la mise a batte er marciappiede,
lei piccola Stella, nun ce poteva crede,
che que’la cosa lui la chiamasse “amore”
‘Na sera je lo disse disperata,
ma jarispose lui:”nun t’ho mai amata,
adesso poi, guarda che se’ diventata!
te sbatti er monno ‘ntero pe’ du’ lire,
pemmè sei solo ‘na fonte de guadagno!”
Er còre je schioppò a ‘sta sbrasata,
muta, ferita, sconvorta, devastata,
se spenze er lume, perze er segno.
Aripenzò a’la promessa detta,
a’la passione farza e ‘nteressata,
e piena de furore, montò sdegno.
Je sartò addosso lei, lei piccoletta,
voleva solamente fallo piagne,
ma lui l’ha pres’ar collo eppoi l’ha stretta,
l’ha stretta forte e ha seguitato a strigne,
finchè mancò l’aria all’occhi belli,
che s’oprirono su viso a dismisura,
smise de respirà… gnente ppiù strilli.
La buttò lli per tèra senza cura,
come ‘no straccio drento a’la zozzura,
come monnezza ‘n mezzo a’la verdura.
E l’occhi operti specchiaveno la luna,
e que’le stelle che guardava da creatura,
co’ drento tutti i sogni finiti que’la sera.
Sortanto er Ponentino sconvorto, emozzionato,
l’avvorze co’ n’abbraccio delicato,
scegnendo giù dell’arto ‘nfino ar prato.
Puro li grilli s’armareno ‘n concerto,
che ‘n s’era mai sentito, ‘n’armonia!
Pe’ salutà quell’anima che se n’annava via.
Piccola Stella, nell’infinito cèlo,
‘ndo vanno le creature assassinate,
io spero che pe’ tte, ce sia ‘na casa,
co’ vasi de mentuccia e d’asfodelo,
e le tendine belle a’le finestre
co’ le speranze tue tutte rinate,
e ‘n’abbito de gioia che te veste.

Title: Stay 17
Author: Peter Rudenko
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Peter_Rudenko/Inner_Mechanics/Stay_17/)
License: Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Music edit

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UN 25 NOVEMBRE DAL SAPORE UN PO’ PIÙ AMARO – VOCI DI SAVERIO GIANGREGORIO

ASCOLTA IL PODCAST

Un 25 novembre dal sapore un po’ più amaro.

Dalla prima Primer donna di questo Paese mi aspetto che faccia cose per le donne, e non contro le donne.
Si, contro le donne.
Se decidi di farti chiamare il Presidente, e non la Presidente, vai contro le donne.
Se decidi di introdurre il quoziente familiare come parametro nel Superbonus al posto dell’Isee, vai contro le donne: meno tasse a chi ha più figli.
E se una donna non volesse figli?
E se una donna non volesse più figli?
Ma soprattutto, se una donna non potesse avere figli?
Il quoziente familiare spinge la donna a stare a casa: pensa a fare figli, piuttosto che andare a lavorare.
Non è forse questa una scelta contro le donne?
Contro l’emancipazione?
Da una Presidente Premier mi aspetto misure che colmino il divario economico di stipendi tra uomo e donna, e non una che invita le donne a stare a casa!
Ma andiamo ancora avanti: madre non può essere la parola più bella del mondo solo quando è pronunciata al singolare, ma se diventa “madri” diventa pregiudizio.
Se due madri decidono di fondare una famiglia e avere figli perché si amano, tu che sei Donna e Premier devi agevolare la loro vita;
non renderla un inferno!
È di pochi giorni infatti fa sentenza di un tribunale civile di Roma che riconosce il ruolo genitoriale delle coppie omosessuali sui documenti dei minorenni.
C’è voluto un giudice a rompere un pregiudizio reso legge dal decreto Salvini del 2019, e contro il quale questo governo guidato appunto da una donna prepara la crociata.
Infine da una donna Premier mi aspetto che faccia introdurre il prima possibile la parola “consenso” nel codice penale per quanto riguarda i rapporti sessuali.
Perché se non c’è consenso non è sesso, ma violenza.
Ecco perché reputo questo 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, una occasione persa.
Non basta essere donne per far si che vengano rispettati i diritti di tutte le donne: naufraghe, migranti, lesbiche, trans.
Tutte, perché come diceva Gino Strada:”I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi”.

Di Saverio Giangregorio per #Voci..

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MAVA FANKU’ SPECIAL 25 NOVEMBRE

🌜“Devi fare solo l’attrice” – mi dice una nobildonna ”senza scrivere di politica ma solo di teatro e di film” 😎


🌜Da sempre scrivo pensierini filmici, per non dire recensioni cinematografiche, ma mi sono fermata al pre-covid; negli ultimi otto anni ho fatto solo l’attrice per un Centro Antiviolenza, Interpretando ruoli di donne vittime e carnefici, persino un ruolo maschile di un femminicida.

🌜E non sono mai stata così impegnata politicamente come quando scrivevo di storie filmiche.

🌜Percio’, cara nobildonna, la ringrazio per la stima attoriale e di opinionista filmica, ma mi sono sempre messa al servizio di una buona causa, e sapra’ che anche quando non si fa direttamente politica, la si fa comunque nelle intenzioni di quel che si esprime…


🌜Altresì non sono mai così impegnata socialmente come quando interpreto dei ruoli, dando anima, corpo e voce a temi importanti quali la violenza di genere, appunto, il maschilismo e la misoginia, la discriminazione e lo sfruttamento di donne e transessuali, la supremazia di maschi e femmine verso soggetti più fragili nel corpo e nella mente, nel ruolo sociale e culturale, contro il razzismo e la disuguaglianza, per i diritti umani e civili di ogni genere, soprattutto generi non conformi, che riguardasse un solo individuo o una moltitudine di individui, per la libertà individuale nell’interesse del benessere collettivo, soprattutto, ripeto, contro la violenza di genere.

🌜Di ogni genere.

E le mie performances per le donne e contro la violenza (non solo) sulle donne, fatte (non solo) per questa giornata continuano…

Mava (Emyliu’) Fanku’

SONO una madre romana di origine ebrea deportata dai nazisti in “NA GITA FORI PORTA” di Stefania Catallo, rappresentata a Palazzo Englefield per “Et in terra pax Charity night pro centro antiviolenza Erize”, serata organizzata dall’Autrice Regista Presidente del Centro )*

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GLORIA SOPRAVVISSUTA AL FEMMINICIDIO – ASPETTANDO IL 25 NOVEMBRE

ASCOLTA IL PODCAST

La storia di Gloria è simile alle troppe vicende che leggiamo quasi ogni giorno sui giornali, con la sostanziale differenza che Gloria può raccontarla perché è ancora viva.

Credit photo @FrancescaMazzara per gentile concessione

Il nostro magazine dedica ai suoi lettori questo articolo, alla vigilia del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza di genere.

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UPTER UNIVERSITÀ POPOLARE: LA CULTURA PUÒ BATTERE LA VIOLENZA SULLE DONNE

Upter, la più antica delle università popolari italiane, dice no alla violenza contro le donne. Ecco la dichiarazione del presidente Francesco Florenzano, alla vigilia del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza di genere.

Il professor Francesco Florenzano presidente Upter

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LETTA LA MAMMOLETTA e la Cuginett@ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKÙ

🌜Incontro una mia squisita cugina nella casa di famiglia delle Calabrie Saudite. Si presenta carinamente con un cabaret di mignon. Le offro un liquorino di essenza di liquirizia ad alto effetto diuretico e ipertensivo. Parliamo amabilmente dei nostri trascorsi anni d’oro e di quel che facciamo nel presente.

🌜Ma è proprio quando si affronta l’argomento social che casca l’asino. Quando le dico che scrivo per un magazine on-line, con due rubriche di “posta del cuore” e “pillole politiche”, che evidentemente conosceva, cambia forma e colore… Così, sbuffando come una caffettiera al bollore, gorgoglia: “tu non devi scrivere quelle cose sul nostro presidente Giorgia, definendola “melonara” e “occhi di fuori come pesce da freezer”… Una mia amica nobildonna, dice che sei una gran maleducata!”


🌜“Ma non ti arrabbiare, tesoro” – le dico sorpresa – “Faccio satira politica, ironizzo anche su ”Letta la Mammoletta”, non prenderla come una cosa personale, lo so perfettamente che sei di destra, come tu sai che sono di sinistra, ma possiamo e dobbiamo convivere pacificamente, ora piu’ mai”.


🌜”Ma quale di destra e di sinistra” – risbuffa ri-gorgogliando – “io sono una pura FASCISTA”!


🌜A questo punto un confronto dialettico non è stato possibile perché la cuginetta ha sciorinato con nonchalance la peggiore apologia fascista, con me che con fervore cercavo di smontare la sua prepotente opera di convincimento, dandomi in ordine sparso della putiniana e radical chic…


🌜Le rispondo con delle necessarie banalità, che Putin per me e’ un genocida come Zelensky e che entrambi sarebbero finiti nell’inferno della disumanitá, come i suoi idoli dittatori, e che al di la’ delle definizioni (casomai radical choc!), sono semplicemente per una democrazia forte, visto che questa evidentemente non lo e’ abbastanza, avendo permesso tutto questo…

🌜E non mi ricordo cos’altro ho cercato di farfugliare, perché davvero non mi aspettavo di dover difendere la mia fede nel progresso, nell’uguaglianza e nella libertà da una conservatrice sovranista nazionalista indottrinata che si definisce con orgoglio fascista.


🌜E pensare che in questa pillolona avrei voluto criticare le sinistre, e lo faccio comunque, perché è loro la colpa se oggi in tanti si sentono legittimati da questo governo nero a venire allo scoperto, almeno in privato, perche’ se gli scatta il saluto romano in pubblico poi il presidente Giorgia gli dice che gli taglia il braccio se lo rifa’, con tono da rimprovero materno, o al massimo la Rai lo squalifica da Ballando con Le Stelle…


🌜Ma alla luce del mio incontro parentale, concludo elogiando la peggiore sinistra progressista rispetto alla migliore destra conservatrice che non è certo questa…

🌜Avrei ironizzato su molti personaggi discutibili di sinistra se non mi fossi imbattuta nella cuginetta, che saluto con un affettuoso abbraccio sussurrandogli un non so se ricambiato e sincero ”ti voglio bene anche se sei una fascistona”, ma a questo punto opto per un ironico e salvifico “Evviva Letta La Mammoletta” 😎

🌜Perche’, anche se non rappresenta la migliore sinistra ha sicuramente una mente aperta e democratica, mentre chi toglie diritti e liberta’ (che sia pure ad una sola persona) NO.

🌜Ripropongo alla maggioranza astensionista il Partito di Mava Fanku’

Ascolta dalla voce di Mava Emyliu’ Fanku’

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IL FEMMINICIDA E LA CRISALIDE. STORIE DI ORDINARIA ATTUALITÀ.

Per celebrare il 25 novembre, il nostro magazine ha deciso di dedicare la maggior parte degli articoli di questa settimana al contrasto alla violenza di genere. Ognuno dei collaboratori della redazione darà il suo personale contributo. Oggi vi presentiamo “La Crisalide e il Femminicida”, interpretati da Emilio Emyliù Spataro.

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I MACCHIAIOLI LA MOSTRA AL MUSEO REVOLTELLA DI TRIESTE

Museo Revoltella, Trieste
dal 19 novembre 2022 al 10 aprile 2023

Col termine “Macchiaioli” si definisce il gruppo di artisti italiani più importante dell’Ottocento.
Spiriti indipendenti e ribelli che abbandonano le scene storiche e mitologiche del neoclassicismo e del romanticismo per aprirsi a una pittura realista e immediata, senza disegni preparatori, dipingendo per l’appunto “a macchie” dense e colorate la vita quotidiana, con brevi pennellate che rendono molto più veritieri i soggetti. I contorni nei loro dipinti sono sfumati nel tentativo di riprodurre la realtà così come appare a un colpo d’occhio.

@Giovanni Fattori, Mandrie Maremmane, 1893 Museo Civico Fattori Livorno

Attivi negli anni ’50 e ’60, i Macchiaioli – i cui principali esponenti sono Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e Silvestro Lega – si ritrovavano al Caffè Michelangelo di Firenze per discutere e confrontarsi sulla pittura “moderna”, e mostrano in pubblico le loro opere per la prima volta all’Esposizione Nazionale del 1861, ricevendo critiche sprezzanti (“macchiaioli” è il termine dispregiativo con cui vengono definiti nel 1862 dal giornale conservatore e cattolico “Nuova Europa”).

Come tutti gli artisti che segnano un cambiamento, non vengono compresi subito, ma nel Novecento vengono rivalutatati ed oggi sono considerati i precursori dell’Impressionismo, occupando un posto sempre più importante nella storia dell’arte europea.

@Giuseppe De Nittis, Bambino al sole, 1869 Collezione privata

I principali protagonisti del movimento furono, oltre i citati Signorini, Fattori e Lega, anche Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Odoardo Borrani, Vito d’Ancona, Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi e vari altri.

Attraverso un corpus di oltre 80 opere altamente significative del movimento, la mostra I Macchiaioli, che si svolgerà nella splendida cornice del Museo Revoltella di Trieste dal 19 novembre 2022 al 10 aprile 2023, racconta l’intera esperienza artistica dei Macchiaioli, a partire dal 1855.
Prodotta da Arthemisia e curata da Tiziano Panconi, la mostra è un’importante occasione per riscoprire i capolavori dell’arte dell’Ottocento italiano, fra dipinti celebri e opere mai esposte prima, provenienti dalle più prestigiose collezioni private italiane ed europee.

@Vincenzo Cabianca, Acquaiole della Spezia, 1864 Collezione privata

Opere dai contenuti innovativi per l’epoca che vertono sulla potenza espressiva della luce, che rappresentano la punta di diamante di ricchissime raccolte di grandi mecenati di quel tempo, personaggi di straordinario interesse, accomunati dalla passione per la pittura, imprenditori e uomini d’affari innamorati della bellezza, senza i quali oggi non avremmo potuto ammirare questi capolavori.

Al Museo Revoltella, si potranno ammirare opere quali Bambino a Riomaggiore (1894-95) e Solferino (1859) di Telemaco SignoriniMamma con bambino (1866-67) di Silvestro LegaFanteria italiana e Tramonto in Maremma (1900-05) di Giovanni Fattori e Bambino al sole (1869) di Giuseppe De Nittis accanto a Signore al pianoforte (1869) di Giovanni Boldini.

In occasione della mostra, si potrà visitare con un unico biglietto d’ingresso lo stupendo Museo Revoltella, Galleria d’arte moderna di Trieste che vanta una prestigiosa collezione: a partire dal ricchissimo lascito dell’omonimo barone Pasquale Revoltella – che ne fece la sua dimora fino al 1869 – per giungere alle più recenti acquisizioni con opere di grandi artisti come Fattori, De Nittis, Sironi, Carrà, De Chirico, Fontana, Pomodoro, Hayez e molti altri importanti esponenti dell’arte moderna e contemporanea.

@Telemaco Signorini, Una via di Ravenna, 1876 Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli Pistoia

La mostra, promossa e organizzata dal Comune di Trieste – Assessorato alle politiche della cultura e del turismo, con il supporto di Trieste Convention and Visitors Bureau e PromoTurismo FVG, è prodotta da Arthemisia ed è curata da Tiziano Panconi.
Sostenuta da Generali Valore Cultura, la mostra è consigliata da Sky Arte.
Catalogo edito da Skira.

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CONTARE PER NON ESSERE CONTATE. L’OPERA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE DI TINA LOIODICE, IN MOSTRA A ROMA FINO AL 28 NOVEMBRE

Le ultime tre sono prostitute, due cinesi e una colombiana, uccise da un uomo che ora dice di non ricordare quasi niente perché nel momento del delitto era sotto effetto di stupefacenti. Le donne uccise quest’anno in Italia sono fin troppe, vittime di una strage quotidiana. A coloro che ancora obiettano sul termine femminicidio, ritenendo più giusto omologarlo al reato di omicidio, è bene ricordare che la distinzione viene fatta perché la vittima viene uccisa in quanto donna.

Cosa sappiamo delle ultime tre morte ammazzate? Quasi niente, a parte il fatto che si prostituivano. Delle due cinesi non si conosce neanche il nome, e sembra che nessuno finora ne abbia reclamato i corpi. In pratica due sconosciute, vittima #1 e vittima #2. Solo due numeri, che probabilmente verranno trascritti sul luogo della loro sepoltura, se e quando ci sarà.

Le fasi di lavorazione dell’opera

Che la violenza contro le donne sia un fatto, lo dimostrano i dati raccolti durante la pandemia, quando la coabitazione forzata ha favorito i reati da Codice Rosso. E proprio la pandemia, coi suoi lock down, ha dImostrato l’importanza dei centri antiviolenza, spesso osteggiati come inutili, che invece hanno dato sostegno a quante ne avevano bisogno, attraverso modalità online. Quello che scatena il femminicidio è il pregiudizio e lo stereotipo di genere, come se l’evoluzione del femminile fosse un attentato al maschile.

La lavorazione dell”opera di Tina Loiodice

Tina Loiodice, artista romana e INPS di Roma, hanno unito le loro sensibilità e dato vita a un’opera che sarà possibile visitare dal 21 al 28 novembre presso la sede di via Ciro il Grande, in zona Eur.

Tina Loiodice, “Contare per non essere contateé il titolo dell’opera che verrà esposta all’INPS di via Ciro il Grande a Roma. Come nasce il progetto?

“A metà novembre sono stata contattata dalle segreteria CGIL INPS di via Ciro il Grande per realizzare una panchina d’artista in concomitanza con il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Mi è tornato subito in mente un articolo letto nei primi mesi del 2022 in cui si evidenziava che nel 2021 erano state uccise 118 donne. In un’altro articolo pubblicato dall’agenzia AGI avevo letto uno studio che analizzava dati dal 2012 al 2019 che concludeva che, dove le donne coprono ruoli di prestigio i femminicidi diminuiscono.

https://www.agi.it/cronaca/news/2022-07-28/studio-meno-femminicidi-donne-elette-17574022/

Questi dati riaffiorati alla mente sono la fonte di ispirazione della mia opera, il cui titolo è “Contare per non essere contate”. Un grido di aiuto rappresentato dal numero 118 stampigliato sul ventre di tre corpi femminili. La fredda e cruda conta di corpi non deve far dimenticare a tutte noi che dietro quei numeri ci sono volti e storie di donne che potevano essere salvate”.

Secondo lei quanto può fare l’arte contro la violenza di genere?

“La violenza di genere è un male alla ricerca di una cura. L’arte può fare molto per tenere alta l’attenzione sul fenomeno. E’ importantissima per ricordare le vittime e dar loro voce. Contribuisce e aiuta ognuno di noi a pensare e a sviluppare gli anticorpi del rispetto per l’altro”.

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QUEL CHE RESTA DI SAMAN ABBAS

Quello che resta di Saman Abbas potrebbe essere in quelle spoglie che i carabinieri del RIS hanno dissotterrato tre giorni fa, in un punto ben preciso del terreno circostante un casolare abbandonato, a poche centinaia di metri da dove abitava la ragazza, a Novellara in provincia di Reggio Emilia. Il cadavere era sepolto a circa 2 metri di profondità, avvolto in teli di plastica, ricoperto di pietre e terra. Le ricerche precedenti, che avevano utilizzato anche i cani molecolari, non erano riuscite a localizzare la salma, perché troppo in profondità per l’olfatto dei cani.

Ovviamente, bisognerà attendere le analisi, tuttavia appare una coincidenza interessante l’arresto del padre in Pakistan e gli scavi immediatamente successivi, fatti con precisione millimetrica, alla ricerca del corpo di Saman.

Shabbar Abbas era stato infatti arrestato in Punjab nei giorni scorsi, a un anno e mezzo dalla scomparsa della figlia, avvenuta il 30 aprile 2021, e dopo essersi allontanato dall’Italia il giorno dopo la scomparsa. La moglie, Nazia Shaheen, secondo il marito “è rientrata in Europa”.

L’udienza al quale è stato sottoposto il padre di Saman, tenuta a porte chiuse, è stata rinviata al 24 novembre in modo da permettere alla difesa di produrre della documentazione. Parlare di estradizione è quindi prematuro; e, cosa più importante, non esistono accordi bilaterali tra l’Italia e il Pakistan, che potrebbe quindi negarla.

Qui in Italia invece, il processo ai genitori, allo zio Danish e ai cugini accusati di concorso in sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere, inizierà il 10 febbraio.

Speriamo che Saman finalmente abbia la giustizia che merita. Speriamo.

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