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GIOVANNI BOLDINI E IL MITO DELLA BELLE EPOQUE – LA MOSTRA AD ASTI

La Belle Époque, i salotti, le nobildonne e la moda: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.
Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile.

Dal 26 novembre 2022 al 10 aprile 2023 Giovanni Boldini, uno degli artisti italiani più amati di ogni tempo, viene celebrato con una grande mostra a Palazzo Mazzetti di Asti.

@Giovanni Boldini La signora in rosa 1916, Museo Boldini Ferrara

Dopo i successi delle mostre Chagall. Colore e magiaMonet e gli impressionisti in NormandiaI Macchiaioli. L’avventura dell’arte moderna, la collaborazione tra Fondazione Asti Musei e Arthemisia continua a richiamare folle di visitatori ad Asti.
Il nuovo progetto, a cura di Tiziano Panconi, è dedicato al genio indiscusso di Boldini.

80 magnifiche opere – tra cui Signora bionda in abito da sera (1889 ca.), La signora in rosa (1916), Busto di giovane sdraiata (1912 ca.) e La camicetta di voile (1906 ca.) – sono protagoniste di una narrazione cronologica e tematica al tempo stesso.


L’esposizione presenta una ricca selezione di opere che esprime al meglio la maniera di Boldini, il suo saper esaltare con unicità la bellezza femminile e svelare l’anima più intima e misteriosa dei nobili protagonisti dell’epoca.

@Giovanni Boldini Gladioli rosa 1916, Collezione privata


Una mostra che pone l’accento sulla capacità dell’artista di psicoanalizzare i suoi soggetti, le sue “divine”, facendole posare per ore, per giorni, sedute di fronte al suo cavalletto, parlando con loro senza stancarsi di porle le domande più sconvenienti, fino a comprenderle profondamente e così coglierne lo spirito, scrutandone l’anima.
Farsi ritrarre da Boldini significava svestire i panni dell’aristocratica superbia di cui era munificamente dotata ogni gran dama degna del proprio blasone. Occorreva stare al gioco e accettarne le provocazioni, rispondendo a tono alle premeditate insolenze ma, infine, concedersi, anche solo mentalmente, facendo cadere il muro ideologico dell’alterigia, oltre il quale si celavano profonde fragilità.

@Giovanni Boldini Ritratto di Ballerina 1900, Collezione privata

Egli coglieva al volo l’attimo fuggente, quel momento unico in cui un’occhiata più sincera rivelava lo stato d’animo e la mimica del corpo si faceva più espressiva, l’istante in divenire fra un’azione e l’altra, quando la forza motoria di un gesto si esauriva, rigenerandosi prontamente in quello successivo.
Negli anni della maturità e poi della senilità, le lunghe e vorticose pennellate, impresse come energiche sciabolate di colore, rimodellavano in senso dinamico i corpi delle sue “divine” creature e il suo stile, a un tempo classico e moderno, costituiva la miglior risposta alle vocazioni estetiste e progressiste manifestate dagli alti ceti sociali.

@Giovanni Boldini Profilo di giovane bruna con i capelli raccolti, 1902 Collezione privata

La mostra Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque, con il contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, con il patrocinio della Provincia di Asti e vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti.
Catalogo edito da Skira.

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AMO LA LIBERTA’ SOPRA OGNI COSA @ LA POSTA DEL CUORE DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava

Goditi il video CHERCHEZ L’IDENTITE’ (VERSIONE TRANSLUNARE) in liberta’ (in fondo ai pensierini)

🌜 AMO la Liberta’ piu’ dell’amore per un uomo o una donna, eppure ho tanto amato, ma se sento, come ho sentito, che qualcuno vuole censuare la liberta’ di parola, mi viene un senso di claustrofobia, come quella volta che sono rimasta bloccata in ascensore e ho cominciato ad insultare il vicino che mi diceva di distrarmi facendo un giochino col telefonino, nell’attesa che arrivassero i vigili del fuoco.

🌜 Potrei fare il giochino di quella che sta a sinistra di via del sopracciglio destro e che le hanno sempre lanciato i peggiori epiteti, da cocotte a facebookkiana, parafrasandoli con degli eufemismi, provenienti da tutte le direzioni e da ogni ruolo, ma che non ha mai pensato neanche per un istante di intimidire qualcuno imbavagliandolo come nei peggiori regimi totalitari, dove se parli male del dittatore vieni arrestato o fucilato a seconda del suo umore. E se non l’ha pensato e’ perche’, con tutte le pecche e i limiti che le si possono attribuire, Madame Laura, ha la grazia di credere nella liberta’ sopra ogni cosa.

🌜Oppure potrei fare quell’altro gioco dei carcerati amanti in un poetico film degli anni 30 visto in un cineclub trasteverino: uno dei due vicini di cella scava un buchino nel muro fino a forare la parete dell’altro, infila una cannuccia e ci soffia dentro, l’altro aspira l’alito del compagno rimandandogli il suo, respirando l’uno col respiro dell’altro.

🌜Ma torniamo in ascensore… Che sensazioni provate a leggermi? Lo sentite salire il panico chiusi in un loculo verticale, murati vivi come nel ” Gatto nero ” di Edgard Alan Poe? Ecco, la stessa cosa la si prova quando qualcuno vi imbavaglia, togliendovi una delle cose piu’ preziose: la liberta’ di parola!

🌜 A questo punto avrete capito che questa letterina non richiede una risposta, perche’ a scriverla sono io, sei tu, siete voi, siamo noi che amiamo la liberta’.

E che lotteremo uniti come granelli di sabbia sulle spiagge lambite dagli oceani, come infinite goccioline d’acqua nei mari reali e virtuali, come soffici nuvole fitte e sovrapposte nel cielo fino ad oscurare il Sole e la Luna che ne riflette la luce, se mai un giorno dovesse diventare letale per gli Umani, per proteggere la Terra dagli alieni, vampiri di vita e liberta’.

La Liberta’

EMYLIU’ (TESTO, VOCE, MELODIA) E GIULIA MOON (ARRANGIAMENTO TRANSLUNARE)

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LA FATTUCCHIERA DI STEFANIA CATALLO – LETTURE DEL SABATO

ASCOLTA IL RACCONTO LETTO DA ALESSIO PAPALINI

“Insomma, quando lui è andato a farsi la doccia io gli ho preso il telefono e…..STO MORAMMAZZATO FIJO UNICO DE MADRE VEDOVA C’AVEVA NARTRA CAPITO? N’ARTRAAAAAA???”

Oddio, e mo a questa che je dico? Niente. Mica je posso di: a signò, ma nun te lo immaginavi quando te sei messa con uno che c’ha 18 anni meno de te? Così faccio la faccia brutta e je rispondo: “Ma alla fine che te frega? Tanto vedo che ne devi incontrà un altro, uno mejo de lui”, e appena glielo dico vedo che gli occhi je iniziano a sbrilluccicà. Ma nun aveva detto che senza di lui sarebbe morta? Boh!

Mi presento: sono Serena in arte Luna. Leggo i tarocchi e sono anche brava. Ho iniziato che avevo 18 anni e di tempo ne è passato. Che bello, mi sono detta quando ho scoperto che avevo il dono. Il dono?!?! Ma quale dono?!?!

E’ iniziata così. Il pallino delle carte ce l’avevo da sempre ma pora nonna, che era tanto religiosa, me diceva che era peccato. “Gesù non vuole!”, tuonava quando mi beccava a leggere qualche libro sui Tarocchi. “Chiamo il prete a fatte benedì che sennò me diventi na strega!”. Si va bè nonnina, mandame l’Inquisizione no? Quindi, sono diventata una clandestina dell’occulto, c’avevo tutta la mia biblioteca tarocchesca nascosta bene dentro l’armadio. Di comprarmi le carte non se ne parlava, non c’avevo soldi e poi se me beccava nonna capace che je veniva l’infarto, così mi sono comprata un bel cartoncino bianco, sapete quello per fare i cartelloni a scuola, me lo sono ritagliato e mi sono creata i miei Arcani Maggiori. Che so gli arcani maggiori? Sono le 22 carte principalei dei tarocchi. E ho iniziato a fare pratica. Le amiche mi telefonavano e mi dicevano: “Serè mi puoi vedere se Tizio è innamorato di me?”. “Serena, mi vedi se quella tirchia de mi socera me lascia l’eredità?”. E io leggevo, leggevo, però certe volte le risposte alle amiche non je piacevano mica. E che ci posso fare, rispondevo io? Mica ce sto io dentro alle carte no? Se ti dicono nisba è nisba.

Ma sapete com’è, la verità non piace. Così, quando io dicevo che le cose andavano male – e poi andavano VERAMENTE male -, ste miscredenti andavano dalle altre cartomanti che je dicevano tutto il contrario e gli ripulivano il portafoglio. Poi, quando quello che IO avevo detto si avverava, tornavano col capo cosparso di cenere: “Serena bella, tu sei la mejo! Quell’altra m’ha detto solo bugie e m’ha pure fregato un sacco di soldi! Mica te offendi se non te pago? Quella m’ha ripulito, così guarda, n’è rimasto un euro…”.

Ecco, siamo arrivati al punto dolente. Ve lo dico da esperta: non credete a chi vi chiede cifre a due zeri, perché quando vi vedono disperati se ne approfittano. E voglio chiarire un punto: state pagando le carte, non il cartomante. Perché una cosa è vera, che è un dono e se il Padreterno me l’ha dato, non è per specularci sopra no?

Ma torniamo alla signora cornuta di cui sopra.

“Senti tesoro mio questo non era innamorato di te diciamo che…era venale, ecco”.

La signora cornuta c’ha un sacco de soldi e lui, il cornificatore, non c’ha manco l’anima pe piagne.

“Che vuol dire venale scusa?”

E adesso come je lo dico?

“Vuol dire che SICURAMENTE je piacevi fisicamente, perché vedo tanto sesso (e qua la signora inizia a ringalluzzirsi) però…come dire…ti aveva scelta pure per i soldi…”

“Nooooo ma che dici?! Ernesto mio lavora, i soldi sua ce l’ha”

“Si ma non quanto te”.

“Noooo ma lui non è così. Lui SICURAMENTE ha preso una sbandata, sai ste ragazzine che vanno tutte col cu.. de fori…e si sa che l’omo è omo…”

“Ma ceeeerto che l’omo è omo, però tesoro mio se ti voleva veramente bene non sarebbe andato con un’altra no?”.

“E’ stata una sbandata ti dico. Sai che faccio? Io lo perdono. Si, lo perdono Ernesto mio. E mi sa tanto che tu le carte non le sai mica fare”.

Eh, che pazienza. Così la signora se ne va via cornuta e contenta, e mi guarda pure brutto. Lo dico tutte le volte: IO LE CARTE NON LE FACCIO PIU’.

**************************************************

Adesso ho cambiato registro. Mi sono ispirata a Jodorovski, sapete quello famosissimo che non legge le carte, ma indica il cammino di crescita spirituale. Mi piace di più, non mi stresso con corna, lamenti, pianti e insulti, e ho iniziato a insegnare i Tarocchi a un gruppetto di allievi belli gagliardi.

Poi un giorno è suonato il telefono: era la signora cornuta. Mi ha lasciato un messaggio in segreteria: “Serena scusami avevi ragione tu è solo un cacciatore di dote sto zozzone MICA CE N’AVEVA UNA!!! CE N’AVEVA DUE !!!! HO BECCATO LE FOTO CHE STAVA A MAGNA’ AL RISTORANTE E HA PAGATO PURE LUI, QUANDO CON ME NUN TIRAVA FORI MANCO UN CENTESIMO!!! STO TIRCHIO! STO PULCIARO! Senti, posso venire a farmi le carte da te? Brava come sei tu ce ne sono poche”.

Fateme sta zitta che è meglio.

FINE.

Title: Debora
Author: Dilating Times (/https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/single/debora/)
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/)
License: CC BY Attribution 4.0 International License

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L’APPESO ARCANO XII – I TAROCCHI

L’Arcano XII é l’Appeso. Personalmente ritengo che questa sia una delle Carte più interessanti dei Tarocchi; tra l’altro, è palindroma dell’Arcano XXI, il Mondo. E come sappiamo, nelle Carte mai niente avviene per caso, perciò sarà interessante vedere, nel nostro cammino di conoscenza dei Tarocchi, quale sarà il trait d’union tra i due Arcani.

La simbologia della Carta XII è quasi sempre la stessa nei vari mazzi: un uomo appeso per una caviglia a un ramo d’albero, con le mani legate dietro la schiena; le gambe formano il numero 4, il numero della Terra, gambe che ricordano quelle incrociate allo stesso modo dell’Imperatore; a volte, si vedono delle monete che cadono a terra, spinte fuori dalle tasche dell’Appeso dalla forza di gravità. Il corpo dell’Appeso è in tiraggio, e sembra quasi di percepirne il dolore delle articolazioni che tirano, oltre all’impossibilità di liberarsi da solo dalla posizione a testa in giù.

In alcune tribù dei nativi americani, gli sciamani usavano farsi appendere così quando non riuscivano a trovare la soluzione a un quesito importante. Secondo loro, vedere il mondo sottosopra li avrebbe aiutati a cambiare prospettiva.

Chi ha legato l’Appeso a testa in giù? Non lo sappiamo. In realtà potrebbe essere stato lui stesso, legandosi metaforicamente a una situazione critica. Dal suo punto di vista, per l’Appeso tutto è rovesciato: ciò che era in alto ora è in basso, e viceversa.

L’Arcano precedente, la Forza, simboleggiava lo sforzo, il polso per dominare una situazione; qui invece è necessario per l’Appeso lasciarsi andare, perché rimanere contratto sarebbe molto doloroso.

Seguendo gli insegnamenti di Jodorowsky, sarebbe bene chiederci cosa vuol dirci l’Appeso, e cosa noi vorremmo dire a lui.

Qualche significato al diritto.

Sacrificio, capovolgimento di una situazione o di un modo di pensare. Non si è padroni della situazione, quindi è necessario lasciarsi andare. Accettazione del proprio destino, impotenza che arricchisce spiritualmente. Blocco; che sia positivo o negativo, saranno le Carte successive a svelarlo.

Qualche significato al rovescio.

Prove dolorose mal sopportate. Malattia, aborto, incidente. Incapacità di lasciarsi andare. Blocco protratto nel tempo. Somatizzazione. Rimozione in senso psicologico.

PER I CORSI E LE INFORMAZIONI SCRIVERE A: IMUMCOELI@LIBERO.IT

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I DIRITTI DELLE DONNE NON SONO MERCE DIPLOMATICA – GEOGRAFIE DELL’IDENTITÀ DI LORENZO SANCHEZ

La più grande delusione che ho dato a mio nonno è stata quella di aver dimostrato un livello di passione per il calcio pari a quello che ho per le moto trebbiatrici: praticamente nulla. Zero. Rien.


È quindi stata una grande sorpresa quando ho annunciato che sarei partito alla volta di Doha, Qatar, in occasione dei mondiali. Il calcio ovviamente non c’entrava nulla: intendevo visitare in prima persona un Paese del quale non sapevo poi molto, durante uno dei mondiali più discussi di sempre. Sono partito con una valigia piena di vestiti e – mi costa ammetterlo – di pregiudizi: serbavo già una certa idea di quel che avrei visto, delle parole che avrei sentito, delle idee che mi sarei fatto.

Diamine, non dico di essere partito pensando già di scrivere un articolo per il 25 novembre, ma poco ci è mancato.

Mentre su internet leggevo, più o meno ovunque, del clima di terrore su tifosi e giocatori in tutta Doha, le mie certezze hanno iniziato a vacillare. Hanno vacillato con intensità crescente a mano a mano che ci avvicinavamo alla data di oggi, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, mentre leggevo o ascoltavo tantissimi articoli e reportage sulla condizione delle donne in Qatar, vis-a-vis con quella delle donne nel nostro Paese.

Chiariamoci, non è mio intento qui difendere in alcun modo le condizioni e la qualità della vita delle donne in Qatar. I dati parlano chiaro: secondo le Nazioni Unite l’Italia è al 13esimo posto nell’indice sulle disuguaglianze di genere, il Qatar al 54esimo. Nello Stato in cui mi trovo, la gerarchia fortemente patriarcale – che si configura nell’esistenza della figura, come in gran parte del mondo arabo, del ‘tutore’ maschile – rappresenta il principale ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, ed è la principale radice della violenza sistemica sul genere femminile. Una donna qatariana non può, prima di una certa età, lasciare il Paese se non con un permesso scritto; non può sposarsi o ricevere cure riproduttive complete; non può intraprendere studi avanzati e non le viene garantita la custodia dei figli in caso di divorzio. È terribile, e per questo è giusto esprimere una ferma condanna a livello internazionale.

Quel che è ingiusto, invece, è mistificare e esagerare una situazione già di per sé grave.


Stando a molto di quel che si legge sui social e attraverso gli organi di stampa, in Qatar in questi giorni si respirerebbe una feroce aria repressiva. Posso dire, dalla mia esperienza limitata, che non è esattamente così – anzi. Potrei fare diversi esempi, dalle persone mezze nude e con body painting dei colori delle proprie squadre, alle centinaia di ragazze locali – vestite in maniera non dissimile da quella di ragazze che potrebbero trovarsi a Milano, o Parigi- che lavorano, vivono e passeggiano tra le strade di Doha; potrei parlare del caotico tifo messicano, delle feste e dei cori improvvisati agli angoli delle strade, di quell’aria ‘da mondiale’ che si respira nel Paese.

Viene da chiedersi, esattamente, a chi faccia comodo esagerare e mistificare i contorni della violenza di genere in Qatar – a chi faccia comodo presentare una situazione che, per quanto radicata nella realtà, è nettamente diversa da quella presente nel Paese.

Non fa di certo comodo alle donne qatariane, che dopo decine di anni passate a lottare per i propri diritti, senza alcun tipo di riconoscimento internazionale, temono che le polemiche internazionali e la disinformazione possano causare una regressione, o la perdita dei diritti acquisiti, in un’onda reazionaria post-mondiali.


Non fa comodo nemmeno alle donne italiane: agitare e sbandierare il fatto che «alcune donne stanno peggio» è un ottimo modo per sminuire le rivendicazioni di genere e la disuguaglianza presente in Italia; è un modo per dire, tra le righe ‘ringrazia che non sei nata in Qatar, ora basta’. È un modo per evitare di riflettere sugli allarmanti numeri della violenza domestica, sulla difficoltà nel raggiungere la parità salariale, ricevere un’educazione di qualità e inserirsi nel mondo del lavoro. Curiosamente, in Qatar le donne ricevono mediamente un’educazione migliore di quella delle donne italiane, e si inseriscono più facilmente nel mondo del lavoro: al 2021, la quota di popolazione femminile sopra ai 15 anni era del 57,2%, contro il 39,9% nostrano.

Le uniche persone a cui fa comodo diffondere narrazioni mistificate e pregiudiziali sono, manco a dirlo, gli uomini (bianchi, etero, cis), che possono raccontarsi di non essere a Doha per una qualche superiorità morale intrisa di malcelata xenofobia, e non perché la nazionale di calcio, semplicemente, ha perso.

Scrivo, con più convinzione quest’oggi che mai, che per promuovere un autentico cambiamento e per permettere di uscire dalle dinamiche di oppressione che ci circondano, dalla violenza a cui ci hanno abituate e abituati, dobbiamo ritrovare modi di raccontare la complessità. Senza incedere in facili pregiudizi, senza rischiare che, pure quando animati da buone intenzioni, le nostre parole possano contribuire ad ancora più violenza, ancora più intolleranza, ancora più xenofobia. I diritti delle donne non sono armi con le quali poter colpire un Paese straniero; i diritti delle donne non sono una merce diplomatica, non sono un contenuto per i social. I diritti delle donne non dovrebbero diventare legna da bruciare sulla pira dell’islamofobia.​

NICOLE, IL 25 NOVEMBRE DEL RISCATTO E DELLA RINASCITA

Con la voce di Nicole inizia il 25 novembre del nostro magazine. Vi proporremo idee, visioni, testimonianze, volti e voci contro la violenza di genere. Quella di Nicole è una testimonianza forte, lucida e resiliente. Buon ascolto.

L’immagine del podcast è di @TinaLoiodice

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STORIA DE STELLA DI MARCELLO REMIA – LETTURA DEL SABATO SPECIAL 25 NOVEMBRE

ASCOLTA IL BRANO INTERPRETATO DA ALESSIO PAPALINI

Storia de Stella (Marcello Remia)


Ciaveva er core gonfio e se struggeva,
appresso a quer paino, ce moriva,
javerebbe dato tutto, e lo sapeva.
Serbava ancora ‘na sorta de decenza
che je ‘mpediva de pèrdese der tutto,
ma er còre scarpitava drento ar petto,
nun ce riusciva propio a stacce senza.
Arivò poi quer giorno malidetto,
che se l’aritrovò fin drento ar letto.
Je parve cosa grande, sconvorgente,
se perse ne’la cosa appassionante.
Contanno su st’amore smisurato,
lui la mise a batte er marciappiede,
lei piccola Stella, nun ce poteva crede,
che que’la cosa lui la chiamasse “amore”
‘Na sera je lo disse disperata,
ma jarispose lui:”nun t’ho mai amata,
adesso poi, guarda che se’ diventata!
te sbatti er monno ‘ntero pe’ du’ lire,
pemmè sei solo ‘na fonte de guadagno!”
Er còre je schioppò a ‘sta sbrasata,
muta, ferita, sconvorta, devastata,
se spenze er lume, perze er segno.
Aripenzò a’la promessa detta,
a’la passione farza e ‘nteressata,
e piena de furore, montò sdegno.
Je sartò addosso lei, lei piccoletta,
voleva solamente fallo piagne,
ma lui l’ha pres’ar collo eppoi l’ha stretta,
l’ha stretta forte e ha seguitato a strigne,
finchè mancò l’aria all’occhi belli,
che s’oprirono su viso a dismisura,
smise de respirà… gnente ppiù strilli.
La buttò lli per tèra senza cura,
come ‘no straccio drento a’la zozzura,
come monnezza ‘n mezzo a’la verdura.
E l’occhi operti specchiaveno la luna,
e que’le stelle che guardava da creatura,
co’ drento tutti i sogni finiti que’la sera.
Sortanto er Ponentino sconvorto, emozzionato,
l’avvorze co’ n’abbraccio delicato,
scegnendo giù dell’arto ‘nfino ar prato.
Puro li grilli s’armareno ‘n concerto,
che ‘n s’era mai sentito, ‘n’armonia!
Pe’ salutà quell’anima che se n’annava via.
Piccola Stella, nell’infinito cèlo,
‘ndo vanno le creature assassinate,
io spero che pe’ tte, ce sia ‘na casa,
co’ vasi de mentuccia e d’asfodelo,
e le tendine belle a’le finestre
co’ le speranze tue tutte rinate,
e ‘n’abbito de gioia che te veste.

Title: Stay 17
Author: Peter Rudenko
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Peter_Rudenko/Inner_Mechanics/Stay_17/)
License: Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Music edit

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UN 25 NOVEMBRE DAL SAPORE UN PO’ PIÙ AMARO – VOCI DI SAVERIO GIANGREGORIO

ASCOLTA IL PODCAST

Un 25 novembre dal sapore un po’ più amaro.

Dalla prima Primer donna di questo Paese mi aspetto che faccia cose per le donne, e non contro le donne.
Si, contro le donne.
Se decidi di farti chiamare il Presidente, e non la Presidente, vai contro le donne.
Se decidi di introdurre il quoziente familiare come parametro nel Superbonus al posto dell’Isee, vai contro le donne: meno tasse a chi ha più figli.
E se una donna non volesse figli?
E se una donna non volesse più figli?
Ma soprattutto, se una donna non potesse avere figli?
Il quoziente familiare spinge la donna a stare a casa: pensa a fare figli, piuttosto che andare a lavorare.
Non è forse questa una scelta contro le donne?
Contro l’emancipazione?
Da una Presidente Premier mi aspetto misure che colmino il divario economico di stipendi tra uomo e donna, e non una che invita le donne a stare a casa!
Ma andiamo ancora avanti: madre non può essere la parola più bella del mondo solo quando è pronunciata al singolare, ma se diventa “madri” diventa pregiudizio.
Se due madri decidono di fondare una famiglia e avere figli perché si amano, tu che sei Donna e Premier devi agevolare la loro vita;
non renderla un inferno!
È di pochi giorni infatti fa sentenza di un tribunale civile di Roma che riconosce il ruolo genitoriale delle coppie omosessuali sui documenti dei minorenni.
C’è voluto un giudice a rompere un pregiudizio reso legge dal decreto Salvini del 2019, e contro il quale questo governo guidato appunto da una donna prepara la crociata.
Infine da una donna Premier mi aspetto che faccia introdurre il prima possibile la parola “consenso” nel codice penale per quanto riguarda i rapporti sessuali.
Perché se non c’è consenso non è sesso, ma violenza.
Ecco perché reputo questo 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, una occasione persa.
Non basta essere donne per far si che vengano rispettati i diritti di tutte le donne: naufraghe, migranti, lesbiche, trans.
Tutte, perché come diceva Gino Strada:”I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi”.

Di Saverio Giangregorio per #Voci..

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MAVA FANKU’ SPECIAL 25 NOVEMBRE

🌜“Devi fare solo l’attrice” – mi dice una nobildonna ”senza scrivere di politica ma solo di teatro e di film” 😎


🌜Da sempre scrivo pensierini filmici, per non dire recensioni cinematografiche, ma mi sono fermata al pre-covid; negli ultimi otto anni ho fatto solo l’attrice per un Centro Antiviolenza, Interpretando ruoli di donne vittime e carnefici, persino un ruolo maschile di un femminicida.

🌜E non sono mai stata così impegnata politicamente come quando scrivevo di storie filmiche.

🌜Percio’, cara nobildonna, la ringrazio per la stima attoriale e di opinionista filmica, ma mi sono sempre messa al servizio di una buona causa, e sapra’ che anche quando non si fa direttamente politica, la si fa comunque nelle intenzioni di quel che si esprime…


🌜Altresì non sono mai così impegnata socialmente come quando interpreto dei ruoli, dando anima, corpo e voce a temi importanti quali la violenza di genere, appunto, il maschilismo e la misoginia, la discriminazione e lo sfruttamento di donne e transessuali, la supremazia di maschi e femmine verso soggetti più fragili nel corpo e nella mente, nel ruolo sociale e culturale, contro il razzismo e la disuguaglianza, per i diritti umani e civili di ogni genere, soprattutto generi non conformi, che riguardasse un solo individuo o una moltitudine di individui, per la libertà individuale nell’interesse del benessere collettivo, soprattutto, ripeto, contro la violenza di genere.

🌜Di ogni genere.

E le mie performances per le donne e contro la violenza (non solo) sulle donne, fatte (non solo) per questa giornata continuano…

Mava (Emyliu’) Fanku’

SONO una madre romana di origine ebrea deportata dai nazisti in “NA GITA FORI PORTA” di Stefania Catallo, rappresentata a Palazzo Englefield per “Et in terra pax Charity night pro centro antiviolenza Erize”, serata organizzata dall’Autrice Regista Presidente del Centro )*

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GLORIA SOPRAVVISSUTA AL FEMMINICIDIO – ASPETTANDO IL 25 NOVEMBRE

ASCOLTA IL PODCAST

La storia di Gloria è simile alle troppe vicende che leggiamo quasi ogni giorno sui giornali, con la sostanziale differenza che Gloria può raccontarla perché è ancora viva.

Credit photo @FrancescaMazzara per gentile concessione

Il nostro magazine dedica ai suoi lettori questo articolo, alla vigilia del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza di genere.

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UPTER UNIVERSITÀ POPOLARE: LA CULTURA PUÒ BATTERE LA VIOLENZA SULLE DONNE

Upter, la più antica delle università popolari italiane, dice no alla violenza contro le donne. Ecco la dichiarazione del presidente Francesco Florenzano, alla vigilia del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza di genere.

Il professor Francesco Florenzano presidente Upter

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LETTA LA MAMMOLETTA e la Cuginett@ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKÙ

🌜Incontro una mia squisita cugina nella casa di famiglia delle Calabrie Saudite. Si presenta carinamente con un cabaret di mignon. Le offro un liquorino di essenza di liquirizia ad alto effetto diuretico e ipertensivo. Parliamo amabilmente dei nostri trascorsi anni d’oro e di quel che facciamo nel presente.

🌜Ma è proprio quando si affronta l’argomento social che casca l’asino. Quando le dico che scrivo per un magazine on-line, con due rubriche di “posta del cuore” e “pillole politiche”, che evidentemente conosceva, cambia forma e colore… Così, sbuffando come una caffettiera al bollore, gorgoglia: “tu non devi scrivere quelle cose sul nostro presidente Giorgia, definendola “melonara” e “occhi di fuori come pesce da freezer”… Una mia amica nobildonna, dice che sei una gran maleducata!”


🌜“Ma non ti arrabbiare, tesoro” – le dico sorpresa – “Faccio satira politica, ironizzo anche su ”Letta la Mammoletta”, non prenderla come una cosa personale, lo so perfettamente che sei di destra, come tu sai che sono di sinistra, ma possiamo e dobbiamo convivere pacificamente, ora piu’ mai”.


🌜”Ma quale di destra e di sinistra” – risbuffa ri-gorgogliando – “io sono una pura FASCISTA”!


🌜A questo punto un confronto dialettico non è stato possibile perché la cuginetta ha sciorinato con nonchalance la peggiore apologia fascista, con me che con fervore cercavo di smontare la sua prepotente opera di convincimento, dandomi in ordine sparso della putiniana e radical chic…


🌜Le rispondo con delle necessarie banalità, che Putin per me e’ un genocida come Zelensky e che entrambi sarebbero finiti nell’inferno della disumanitá, come i suoi idoli dittatori, e che al di la’ delle definizioni (casomai radical choc!), sono semplicemente per una democrazia forte, visto che questa evidentemente non lo e’ abbastanza, avendo permesso tutto questo…

🌜E non mi ricordo cos’altro ho cercato di farfugliare, perché davvero non mi aspettavo di dover difendere la mia fede nel progresso, nell’uguaglianza e nella libertà da una conservatrice sovranista nazionalista indottrinata che si definisce con orgoglio fascista.


🌜E pensare che in questa pillolona avrei voluto criticare le sinistre, e lo faccio comunque, perché è loro la colpa se oggi in tanti si sentono legittimati da questo governo nero a venire allo scoperto, almeno in privato, perche’ se gli scatta il saluto romano in pubblico poi il presidente Giorgia gli dice che gli taglia il braccio se lo rifa’, con tono da rimprovero materno, o al massimo la Rai lo squalifica da Ballando con Le Stelle…


🌜Ma alla luce del mio incontro parentale, concludo elogiando la peggiore sinistra progressista rispetto alla migliore destra conservatrice che non è certo questa…

🌜Avrei ironizzato su molti personaggi discutibili di sinistra se non mi fossi imbattuta nella cuginetta, che saluto con un affettuoso abbraccio sussurrandogli un non so se ricambiato e sincero ”ti voglio bene anche se sei una fascistona”, ma a questo punto opto per un ironico e salvifico “Evviva Letta La Mammoletta” 😎

🌜Perche’, anche se non rappresenta la migliore sinistra ha sicuramente una mente aperta e democratica, mentre chi toglie diritti e liberta’ (che sia pure ad una sola persona) NO.

🌜Ripropongo alla maggioranza astensionista il Partito di Mava Fanku’

Ascolta dalla voce di Mava Emyliu’ Fanku’

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IL FEMMINICIDA E LA CRISALIDE. STORIE DI ORDINARIA ATTUALITÀ.

Per celebrare il 25 novembre, il nostro magazine ha deciso di dedicare la maggior parte degli articoli di questa settimana al contrasto alla violenza di genere. Ognuno dei collaboratori della redazione darà il suo personale contributo. Oggi vi presentiamo “La Crisalide e il Femminicida”, interpretati da Emilio Emyliù Spataro.

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I MACCHIAIOLI LA MOSTRA AL MUSEO REVOLTELLA DI TRIESTE

Museo Revoltella, Trieste
dal 19 novembre 2022 al 10 aprile 2023

Col termine “Macchiaioli” si definisce il gruppo di artisti italiani più importante dell’Ottocento.
Spiriti indipendenti e ribelli che abbandonano le scene storiche e mitologiche del neoclassicismo e del romanticismo per aprirsi a una pittura realista e immediata, senza disegni preparatori, dipingendo per l’appunto “a macchie” dense e colorate la vita quotidiana, con brevi pennellate che rendono molto più veritieri i soggetti. I contorni nei loro dipinti sono sfumati nel tentativo di riprodurre la realtà così come appare a un colpo d’occhio.

@Giovanni Fattori, Mandrie Maremmane, 1893 Museo Civico Fattori Livorno

Attivi negli anni ’50 e ’60, i Macchiaioli – i cui principali esponenti sono Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e Silvestro Lega – si ritrovavano al Caffè Michelangelo di Firenze per discutere e confrontarsi sulla pittura “moderna”, e mostrano in pubblico le loro opere per la prima volta all’Esposizione Nazionale del 1861, ricevendo critiche sprezzanti (“macchiaioli” è il termine dispregiativo con cui vengono definiti nel 1862 dal giornale conservatore e cattolico “Nuova Europa”).

Come tutti gli artisti che segnano un cambiamento, non vengono compresi subito, ma nel Novecento vengono rivalutatati ed oggi sono considerati i precursori dell’Impressionismo, occupando un posto sempre più importante nella storia dell’arte europea.

@Giuseppe De Nittis, Bambino al sole, 1869 Collezione privata

I principali protagonisti del movimento furono, oltre i citati Signorini, Fattori e Lega, anche Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Odoardo Borrani, Vito d’Ancona, Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi e vari altri.

Attraverso un corpus di oltre 80 opere altamente significative del movimento, la mostra I Macchiaioli, che si svolgerà nella splendida cornice del Museo Revoltella di Trieste dal 19 novembre 2022 al 10 aprile 2023, racconta l’intera esperienza artistica dei Macchiaioli, a partire dal 1855.
Prodotta da Arthemisia e curata da Tiziano Panconi, la mostra è un’importante occasione per riscoprire i capolavori dell’arte dell’Ottocento italiano, fra dipinti celebri e opere mai esposte prima, provenienti dalle più prestigiose collezioni private italiane ed europee.

@Vincenzo Cabianca, Acquaiole della Spezia, 1864 Collezione privata

Opere dai contenuti innovativi per l’epoca che vertono sulla potenza espressiva della luce, che rappresentano la punta di diamante di ricchissime raccolte di grandi mecenati di quel tempo, personaggi di straordinario interesse, accomunati dalla passione per la pittura, imprenditori e uomini d’affari innamorati della bellezza, senza i quali oggi non avremmo potuto ammirare questi capolavori.

Al Museo Revoltella, si potranno ammirare opere quali Bambino a Riomaggiore (1894-95) e Solferino (1859) di Telemaco SignoriniMamma con bambino (1866-67) di Silvestro LegaFanteria italiana e Tramonto in Maremma (1900-05) di Giovanni Fattori e Bambino al sole (1869) di Giuseppe De Nittis accanto a Signore al pianoforte (1869) di Giovanni Boldini.

In occasione della mostra, si potrà visitare con un unico biglietto d’ingresso lo stupendo Museo Revoltella, Galleria d’arte moderna di Trieste che vanta una prestigiosa collezione: a partire dal ricchissimo lascito dell’omonimo barone Pasquale Revoltella – che ne fece la sua dimora fino al 1869 – per giungere alle più recenti acquisizioni con opere di grandi artisti come Fattori, De Nittis, Sironi, Carrà, De Chirico, Fontana, Pomodoro, Hayez e molti altri importanti esponenti dell’arte moderna e contemporanea.

@Telemaco Signorini, Una via di Ravenna, 1876 Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli Pistoia

La mostra, promossa e organizzata dal Comune di Trieste – Assessorato alle politiche della cultura e del turismo, con il supporto di Trieste Convention and Visitors Bureau e PromoTurismo FVG, è prodotta da Arthemisia ed è curata da Tiziano Panconi.
Sostenuta da Generali Valore Cultura, la mostra è consigliata da Sky Arte.
Catalogo edito da Skira.

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CONTARE PER NON ESSERE CONTATE. L’OPERA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE DI TINA LOIODICE, IN MOSTRA A ROMA FINO AL 28 NOVEMBRE

Le ultime tre sono prostitute, due cinesi e una colombiana, uccise da un uomo che ora dice di non ricordare quasi niente perché nel momento del delitto era sotto effetto di stupefacenti. Le donne uccise quest’anno in Italia sono fin troppe, vittime di una strage quotidiana. A coloro che ancora obiettano sul termine femminicidio, ritenendo più giusto omologarlo al reato di omicidio, è bene ricordare che la distinzione viene fatta perché la vittima viene uccisa in quanto donna.

Cosa sappiamo delle ultime tre morte ammazzate? Quasi niente, a parte il fatto che si prostituivano. Delle due cinesi non si conosce neanche il nome, e sembra che nessuno finora ne abbia reclamato i corpi. In pratica due sconosciute, vittima #1 e vittima #2. Solo due numeri, che probabilmente verranno trascritti sul luogo della loro sepoltura, se e quando ci sarà.

Le fasi di lavorazione dell’opera

Che la violenza contro le donne sia un fatto, lo dimostrano i dati raccolti durante la pandemia, quando la coabitazione forzata ha favorito i reati da Codice Rosso. E proprio la pandemia, coi suoi lock down, ha dImostrato l’importanza dei centri antiviolenza, spesso osteggiati come inutili, che invece hanno dato sostegno a quante ne avevano bisogno, attraverso modalità online. Quello che scatena il femminicidio è il pregiudizio e lo stereotipo di genere, come se l’evoluzione del femminile fosse un attentato al maschile.

La lavorazione dell”opera di Tina Loiodice

Tina Loiodice, artista romana e INPS di Roma, hanno unito le loro sensibilità e dato vita a un’opera che sarà possibile visitare dal 21 al 28 novembre presso la sede di via Ciro il Grande, in zona Eur.

Tina Loiodice, “Contare per non essere contateé il titolo dell’opera che verrà esposta all’INPS di via Ciro il Grande a Roma. Come nasce il progetto?

“A metà novembre sono stata contattata dalle segreteria CGIL INPS di via Ciro il Grande per realizzare una panchina d’artista in concomitanza con il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Mi è tornato subito in mente un articolo letto nei primi mesi del 2022 in cui si evidenziava che nel 2021 erano state uccise 118 donne. In un’altro articolo pubblicato dall’agenzia AGI avevo letto uno studio che analizzava dati dal 2012 al 2019 che concludeva che, dove le donne coprono ruoli di prestigio i femminicidi diminuiscono.

https://www.agi.it/cronaca/news/2022-07-28/studio-meno-femminicidi-donne-elette-17574022/

Questi dati riaffiorati alla mente sono la fonte di ispirazione della mia opera, il cui titolo è “Contare per non essere contate”. Un grido di aiuto rappresentato dal numero 118 stampigliato sul ventre di tre corpi femminili. La fredda e cruda conta di corpi non deve far dimenticare a tutte noi che dietro quei numeri ci sono volti e storie di donne che potevano essere salvate”.

Secondo lei quanto può fare l’arte contro la violenza di genere?

“La violenza di genere è un male alla ricerca di una cura. L’arte può fare molto per tenere alta l’attenzione sul fenomeno. E’ importantissima per ricordare le vittime e dar loro voce. Contribuisce e aiuta ognuno di noi a pensare e a sviluppare gli anticorpi del rispetto per l’altro”.

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QUEL CHE RESTA DI SAMAN ABBAS

Quello che resta di Saman Abbas potrebbe essere in quelle spoglie che i carabinieri del RIS hanno dissotterrato tre giorni fa, in un punto ben preciso del terreno circostante un casolare abbandonato, a poche centinaia di metri da dove abitava la ragazza, a Novellara in provincia di Reggio Emilia. Il cadavere era sepolto a circa 2 metri di profondità, avvolto in teli di plastica, ricoperto di pietre e terra. Le ricerche precedenti, che avevano utilizzato anche i cani molecolari, non erano riuscite a localizzare la salma, perché troppo in profondità per l’olfatto dei cani.

Ovviamente, bisognerà attendere le analisi, tuttavia appare una coincidenza interessante l’arresto del padre in Pakistan e gli scavi immediatamente successivi, fatti con precisione millimetrica, alla ricerca del corpo di Saman.

Shabbar Abbas era stato infatti arrestato in Punjab nei giorni scorsi, a un anno e mezzo dalla scomparsa della figlia, avvenuta il 30 aprile 2021, e dopo essersi allontanato dall’Italia il giorno dopo la scomparsa. La moglie, Nazia Shaheen, secondo il marito “è rientrata in Europa”.

L’udienza al quale è stato sottoposto il padre di Saman, tenuta a porte chiuse, è stata rinviata al 24 novembre in modo da permettere alla difesa di produrre della documentazione. Parlare di estradizione è quindi prematuro; e, cosa più importante, non esistono accordi bilaterali tra l’Italia e il Pakistan, che potrebbe quindi negarla.

Qui in Italia invece, il processo ai genitori, allo zio Danish e ai cugini accusati di concorso in sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere, inizierà il 10 febbraio.

Speriamo che Saman finalmente abbia la giustizia che merita. Speriamo.

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RAGAZZI FLUIDAMENTE ROMANTICI @ LA POSTA DEL CUORE DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava

🌜Mi scrive Andrea di 23 anni, un ragazzo normalmente particolare, oggi si direbbe fluido, almeno nell’aspetto, con le unghie dipinte come Damiano dei Maneskin. Fa il parrucchiere in un Salone delle Meraviglie di Roma, no, non da Federico Fashion Style, ma in un Negozio di Parrucchieri seri che non ti chiedono cinquemila euros per decolorarti i capelli con l’effetto speciale da Cantatrice Calva 🙂 Scherzo 😉

🌜Andrea ha pene d’amore per una ragazza che non lo ricambia totalmente, nel senso che stanno insieme, ma ancora “non se la sente di andare a letto con lui”… E a questa espressione mi sorge un dubbio, perche’ fare l’amore, a letto o in qualunque altro luogo, tra ragazzi che si desiderano, dovrebbe essere la cosa piu’ bella e naturale del mondo.


🌜 Inoltre, ci sarebbe un ragazzo, presunto gay, che ronzerebbe attorno alla sua ragazza e questo ovviamente lo fa ingelosire.
Dunque mi pone un doppio quesito: allontanarsi dalla ragazza riluttante al suo desiderio amoroso, oppure attendere i suoi tempi.


🌜Noto che la possibile gaytudine del tuo possibile rivale non ti tranquillizza, caro Andrea, e fai bene… Perché i gay possono essere i migliori amici delle donne, e sai bene, da ragazzo sensibile quale mi sembri, che una ragazza può trovare più comprensione e complicità con un amico gay che con il suo ragazzo.


🌜Per questo comprendo la tua gelosia, anche perché basterebbe che il ronzatore gayo fosse un pochino fluido e l’omelette sarebbe fatta.

🌜Che tu e la tua ragazza non facciate l’amore spontaneamente, poi, come è giusto che sia, non mi pare un buon segnale, devo essere sincera.

🌜Comunque vada, che lei abbia tempi diversi dai tuoi non ti fa stare sereno. In merito ricordo il pensiero dello scrittore De Crescenzo: sarà pure vero che i poli opposti si attraggono, ma in amore se un tipo apollineo, razionale, di testa, (come mi appare la tua ragazza) si accoppia con un tipo dionisiaco, creativo, di cuore (come sicuramente sei tu), potrebbe diventare problematico anche il vostro semplice scambio affettivo.


🌜Cosa ti consiglio? Certamente non di troncare il rapporto in fretta, perché sarebbe autolesionistico nei tuoi confronti che mi sembri più preso da lei, di quanto lei non sia presa da te. Almeno così intuisco e dimmi se mi sbaglio, mi farà piacere sbagliarmi. Però non ti consiglio nemmeno di starci a lungo in questo limbo dell’attesa. Mi pare anacronistico. A meno che lei non sia ancora vergine, se per lei e per te la verginità e’ un valore.


🌜Fammi sapere come va. Vostra Mava.

Mava Emyliu’ Fanku’ vi dedica una canzone romantica

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FRATTALI DI MARCELLO REMIA – LA LETTURA DEL SABATO

Ascolta il brano dalla voce di Alessio Papalini

Frattali
Chiamo le stelle a benedirmi gli occhi,
stupisco nei misteri voluttuosi della notte,
incontro anime leggere, compagne di cammino.
Assaporo vie di tempo, effimere, come sospiri di rose
tra pieghe sottili di silenzio.
Acquieto sogni tumultuosi,
bramo frattali d’infinita pace.
E vivo, tra luci tremolanti di ricordi,
sperando che il giorno dimentichi il mio volto,
e l’anima di sabbia scivoli tra le dita
e fugga via.
Presagio d’altre vite,
oltre confini d’albe e di certezze.

Marcello Remia


Title: Juillet
Author: Monplaisir
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Monplaisir/Bonjour_from_Paris_Nantes_and_Montreal/Monplaisir_-Bonjour_from_Paris_Nantes_and_Montreal-_06_Juillet/)
License: CC0 1.0 Universal License
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LA FORZA – I TAROCCHI

Nella basilica inferiore di San Clemente a Roma, è conservato un altare dedicato al dio Mitra. Su uno dei lati, è scolpito il dio che tiene fermo un animale, col muso aperto come per mordere, mentre il coltello rituale di Mitra sta per colpirlo. Si tratta della raffigurazione di un atto di forza che, a distanza di secoli e contaminato da elementi cristiani, rispuntera’ nell’Arcano XI La Forza.

La Forza è raffigurata in tanti mazzi di Tarocchi come una donna che, senza nessuno sforzo apparente, tiene aperte le fauci di un leone, mostrando così un coraggio eccezionale. Sul capo tiene un cappello a forma di infinito, che ricorda quello dell’Arcano I, Il Mago, a confermare la continuità delle Carte. La Forza rappresenta un’altra delle situazioni sceneggiate dai Tarocchi e con lei si chiude il primo ciclo degli Arcani Maggiori, le Carte da I a X. In questo primo ciclo si sono presentate le figure che si muovono sul palcoscenico dell’esistenza, ossia il Bagatto, la Papessa, l’Imperatrice, l’Imperatore, il Papa; poi, si sono susseguite le prime scene di vita, ossia l’Innamorato, il Carro, la Giustizia, L’Eremita, la Ruota della Fortuna. Le Carte dal XI al XX completeranno il secondo ciclo dei Tarocchi, e La Forza ne è la prima.

Qualche significato al diritto

Forza d’animo, forza fisica, capacità di affrontare le cose; coraggio, temerarietà, fiducia in se stessi. Persona che esercita un potere, volontà, situazione che richiede temperamento.

Qualche significato al rovescio

Debolezza, viltà, doppiezza nel voler ottenere le cose con l’inganno. Debolezza fisica, problemi ai denti, egoismo. Energie mal riposte. Superbia.

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FETICISMO E BDSM: UN MONDO DA SCOPRIRE

Ne ha parlato il cinema con “Venus in furs” di Roman Polansky; “Secretary” con James Spader, ha meravigliato e incuriosito; poi sono arrivate le celebri “50 sfumature di grigio”. Il mondo BDSM esiste e se ci piace, non c’è nulla di cui vergognarsi. Ma di cosa si tratta realmente?

BDSM: cos’é?

Anzitutto, dimentichiamoci i video pseudopornografici caricati nelle sezioni a tema dominazione dei siti vietati ai minori. Quello è solo teatro, mentre la vita reale è differente. BDSM è un acronimo che sta per bondage, disciplina, sadomasochismo. E’ un contenitore di kinky, termine inglese che significa stravaganze; ossia di gusti sessuali non convenzionali, ma non per questo esecrabili. Schematizzando, all’interno di questo mondo, tra l’altro molto popolato, esistono varie sfumature o ruoli: le mistress e i master, sono i partner dominanti, ai quali si contrappongono gli slaves, donne e uomini che provano piacere nella sottomissione. Un’altra categoria è quella degli switch, ossia le persone che possono assumere uno dei due ruoli indifferentemente, a seconda della relazione che vivono; oppure altre figure che sarebbe lungo elencare, ma che fanno comunque parte di questo spettro di sessualità. Nelle relazioni BDSM va poi operata anche un’altra ulteriore distinzione tra rapporti SM, ossia sadomasochistici, laddove i partner provano piacere nel ricevere e infliggere dolore, a seconda del ruolo, e rapporti D/s; in quest’ultimo caso esiste un partner Dominante, che detta le regole della relazione, e un partner sottomesso, che le fa sue. Sembra complicato, ma non lo è.

Detto questo, appare evidente che non c’é nulla di sbagliato, nulla da normalizzare, ma soltanto un incontro tra spiriti affini. Che poi queste sessualità, per esprimersi, si avvalgano di oggetti particolari come manette, corde, catene: dopotutto, de gustibus non disputandum est. Finché tutto si svolge secondo la sigla SSC, che sta per Sano, Sicuro e Consensuale, e costituisce piacere reciproco, non si tratta che di un gioco condiviso.

Il feticismo

“ll feticismo implica l’uso di un oggetto fisico (il feticcio) quale modo preferito di provocare l’eccitazione sessuale. Il disturbo feticistico si verifica quando una ricorrente e intensa eccitazione sessuale provocata dall’uso di un oggetto inanimato o dal concentrarsi su una parte non genitale del corpo (ad esempio un piede) provoca significativa sofferenza, interferisce in modo sostanziale con l’espletamento delle funzionalità quotidiane oppure arreca o può arrecare danno ad altre persone”. (Fonte https://www.msdmanuals.com/it/casa/disturbi-di-salute-mentale/parafilie-e-disturbi-parafilici/feticismo)

Questa descrizione del feticismo é però più che altro clinica, estremizzata; e anche qui, come nel BDSM, esistono diverse sensibilità. Partiamo dal fatto che la moda, in questi ultimi anni, ha focalizzato molto l’attenzione sugli indumenti in pelle, sulle calzature, su accessori che fino a tempi abbastanza recenti non era neanche pensabile indossare in pubblico. Questo sdoganamento ha quindi portato alla luce una modalità relazionale spesso celata per la paura del giudizio.

Sul feticismo esiste una letteratura, che negli ultimi anni ha proposto diversi testi ; a parte i più commercializzati, ne esistono di molto interessanti, come ad esempio i libri di Charmel Roses “autore di racconti erotici d’amore e d’ombra e viceversa”, come si descrive al pubblico. Esistono anche espressioni artistiche che celebrano il feticismo: ad esempio alcuni particolari della Betsabea di Artemisia Gentileschi, o i dipinti di Jack Vettriano, o ancora alcune sculture di Allen Jones.

Artemisia Gentileschi, Bernardo Cavallino e collaboratori – Betsabea al bagno – 1636-38 ca. – Londra, Matthiesen Gallery

IL LATO OSCURO DEL BDSM

E’ sempre la stessa storia: la prostituzione gira anche intorno a queste pratiche. Sebbene alcuni tipi di relazioni BDSM non prevedano rapporti sessuali, e visto il numero apparentemente esiguo di mistress, ossia di donne dominanti in confronto ai sub, sembra che alcune abbiano fiutato il business, proponendo incontri (sessioni) on line pagate profumatamente; oppure appuntamenti de visu a peso d’oro. Personaggi di questo genere sono sempre esistiti, per carità, tuttavia con l’avvento delle messaggistiche come Telegram ora prosperano. L’obiezione potrebbe essere che dove c’é offerta è perché c’é domanda. Verissimo. Però, in questo caso, si paga solo per essere attori in un set teatrale, scegliendo da un menù cosa si vuole fare , e togliendo così spontaneita’ alla relazione. Anche in questo caso, de gustibus.

E allora, dove trovare partner affini? Esistono i munch e i play party, dove ci si incontra e ci si conosce. Ci sono però anche diversi siti a tema. Uno dei più storici e seri è Legami.org, una comunità BDSM creata da Radaaria, disegnatrice e curatrice del sito. Il nostro magazine l’ha incontrata e propone ai lettori la sua intervista.

Kalka, Radaaria

INTERVISTA A RADAARIA, DISEGNATRICE E CREATRICE DEL SITO LEGAMI.ORG, UNA COMUNITA’ FETISH E BDSM ITALIANA

Radaaria, lei è  la creatrice del sito Legami.org. Come mai ha deciso di aprire un sito dedicato al BDSM?

“Fino ai primi anni 2000 il BDSM era visto come qualcosa di “scuro” anche da chi spendeva il suo tempo e la sua energia per la divulgazione. Per me il sesso e il BDSM hanno sempre fatto parte della vita e della zona solare di questa, niente da nascondere, niente di cui aver vergogna, niente da tenere nell’ombra. Avrei voluto quindi un sito che rispondesse a questa visione, una comunità aperta e accogliente, ho cercato delle persone che fossero vicine a quest’idea e insieme a loro ho creato legami.org. Ho fortemente voluto un sito bianco, di cui ho curato la grafica, che dalla prima schermata potesse comunicare “solarità e normalità”. Perché se la norma sta nel mezzo ricordiamoci che ognuno di noi è strano a modo suo, e spesso non così tanto distante da quel “mezzo”. Ce ne erano diversi di siti a quel tempo, agli occhi di chi li portava avanti sembravamo i giovani con la spocchia di volerne aprire un altro. Avevamo semplicemente idee diverse e la voglia di accogliere tutti. Così è stato e così è da 18 anni suonati. A volte mi chiedo se ce ne sia ancora bisogno, ma la risposta sta prima di tutto nelle persone che lo abitano quotidianamente, e solo poi nella mole di contenuti che lo fanno essere anche un portale di informazione (non attualità ma cultura, anche su questioni pratiche con testi che rispondono alla domanda “e adesso cosa faccio?”, contenuti accumulati e catalogati negli anni, che spero possano essere utili ancora oggi a chi si affaccia per la prima volta. Informazione e accoglienza, alla fin fine queste sono le guide che ci hanno fatto iniziare e portato fino a qui. Oddio detta così sembra un sito della mutua, assolutamente prima di tutto è una comunità, dove la gente si conosce virtualmente e in un secondo momento si incontra fisicamente. E non solo per rimorchiare! L’incipit è sempre quello: Benvenuti su Legami!Comunità BDSM e Fetish, per condividere idee, visioni, sogni e realtà!”.

Quali sono a suo avviso gli stereotipi e i pregiudizi sul BDSM?

“Gli stereotipi sono ancora gli stessi dopo quasi trent’anni di frequentazione, come se i praticanti di BDSM dovessero essere dei personaggi preconfezionati senza sfaccettature e senza cognizione. Siamo semplicemente persone che, chi più chi meno, prendono consapevolezza di avere un gusto seNsuale particolare. Nell’acronimo c’è un po’ di tutto e ormai va di moda definirsi Kinky per allargare sempre di più, e lo trovo sensato. Il pregiudizio più comune è, ahimé, ancora quello che si è malati per fare certe cose. Non dico che non ci siano anche persone malate, ma esattamente come tra i vanilla (i non bdsmer) sono individuabili, non è l’avere delle parafilie che ci rende patologici, il discorso può sembrare complesso ma basta informarsi nelle sedi opportune, oppure si può rendere il tutto più semplice: si sta bene e si ha una vita sociale normale? allora non c’è patologia. Quando vedo l’orrore negli occhi di qualcuno penso a una fobia interiorizzata, e mi chiedo quale sia il problema, ma intendo il problema in quella persona, non certo in me”.

Esiste ancora secondo lei un giudizio negativo su queste preferenze sessuali?

“Esiste un giudizio negativo su talmente tante cose, è inevitabile che esista anche su questo. Se si potesse parlare di più e più apertamente della sessualità in generale non ci sarebbe tanta vergogna nell’esporsi, tutti i bdsmer potrebbero tranquillamente parlare della proria sessualità e il bdsm diventerebbe uno dei tanti modi di esprimerla anche per chi ora lo giudica male. Ma il giudizio negativo viene proprio da chi ha timore della propria sessualità, da chi considera impensabile parlarne, da chi crede di doversi masturbare di nascosto e senza confessarlo a nessuno perché è peccato. Io credo che la strada sia lunga, per questi limiti nella società, per il sesso in generale, non per il bdsm in sé. O forse sono ancora un’inguaribile romantica ottimista, oggi come all’inizio. Oggi che grazie a Legami ho incontrato tante di quelle persone, molti amici, moltissimi conoscenti, oggi che posso dire di aver amato, e sofferto, e chiuso rapporti e ricominciato… esattamente come tutti su questa terra”. 

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CAMERATI ALLO SBARAGLIO @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKU’

ASCOLTA DALLA VOCE DI MAVA

🌜Che quello del Signor Presidente Giorgia sia il peggior governo europeo di destra della Storia contemporanea e’ gia’ chiaro sin dagli esordi.

🌜Certificato da una rappresentante di destra del Parlamento Europeo, come la fascinosa Ursula Gertrude Von Der Leyen, che tira le ciocche da cocker alla meloncina, intimando serie ripercussioni sul governo italico se si continuera’ sull’illegale linea degli sbarchi selettivi con bullica ridistribuzione del carico residuo dei migranti.

🌜E che un governo di fatto fascista si sia insediato nel grembo di uno Stato con una bella Costituzione Antifascista ne vogliamo parlare?

🌜Che la colpa sia in gran parte di una sinistra snaturata e deflorabile , non e’ poco, pur essendo sicuramente una delle responsabili ma non unica ”de la debacle democratique italienne” che, detto alla francese, dovrebbe lenire le laceranti e ripetute deflorazioni di questa squadraccia di dilettanti camerati allo sbaraglio.

🌜Cosi’ che alle collezioni private di cimeli del ventennio nero del neo senatore che se La Russa, si unisce lo sfoggio televisivo di una maglietta con l’effige della Decima Mas di un nostro famoso attore di musical, tale Monte(in)sano, che gia’ si era distinto per una imbarazzante campagna no-vax e no-mask in epoca pre-covid.

🌜Tanto per completare il quadretto dei loschi figuri che, una volta auto-smascherati, cercano persino di giustificarsi negando l’evidenza con burlesche scuse.

🌜Mava Fanku’ (col nome e cognome piu’ uniti che mai).

Mava Emyliu’ Fanku’, per adattarsi alla bisogna, canta una canzone del ventennio, dedicandola a Milly nell’arte, e al Signor Presidente Giorgia nel significato letterale del titolo O_O

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ARRESTATO IL PADRE DI SAMAN ABBAS

Shabbar Abbas è stato rintracciato dalla polizia distrettuale pakistana. L’uomo era latitante da quando gli erano state rivolte delle accuse rispetto alla sparizione della figlia diciottenne. Ora si inizieranno le procedure di estradizione. Ancora latitante la madre.

UNA FAME DA SENTIRSI MALE – I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

“La dieta è il più potente sedativo politico della storia delle donne. Una popolazione con una simile tranquilla ossessione è una popolazione facilmente manipolabile”. Naomi Wolf

L’ossessione del corpo, soprattutto per le donne, ha radici antiche. Basti pensare ai digiuni dell’imperatrice Sissi per conservare la linea; alle newyorkesi scheletriche, le Raggi X, descritte da Tom Wolfe nel “Falò delle vanità”, che consideravano segno di eleganza le ossa sporgenti; oppure, ai problemi di bulimia della principessa Diana. Dietro un disturbo del comportamento alimentare (DCA), c’é una persona che sta vivendo un disagio, esprimendolo attraverso il cibo. Molte volte poi, i DCA possono rivelare la realtà della violenza di genere, ma è necessario un occhio attento ed esperto per coglierne i segni. La dottoressa Franca Marzella, psichiatra, si occupa proprio di questo a Ceccano, comune in provincia di Frosinone, dove opera da oltre trent’anni. .

Dottoressa Marzella, lei è responsabile dell’unità operativa dipartimentale disturbi del comportamento alimentare. Come si svolge il suo lavoro?

“La UOSD DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) della ASL di Frosinone , della quale sono Responsabile, è una Struttura Semplice Dipartimentale afferente al Dipartimento di Salute Mentale e delle Patologie da Dipendenza, dedicata alla diagnosi, cura e riabilitazione dei pazienti adulti affetti da Disturbi del Comportamento Alimentare e alla tutela della Salute Mentale Femminile.

All’interno della UOSD DCA è attivo il Servizio Salute Mentale Donna (S.M.D.) dedicato alla terapia delle psicopatologie collegate a situazioni di violenza e stalking che necessitino di psicoterapia e psicofarmacologia.

All’interno della UOSD DCA e nel centro SMD si attuano:

  • La prevenzione primaria e secondaria;
  • La formazione agli operatori ed ai tirocinanti;
  • Il raccordo e la collaborazione con le associazioni e con le strutture residenziali e semiresidenziali;
  • Il supporto alle famiglia
  • La presa in carico, il sostegno e il trattamento psicoterapeutico e psichiatrico degli utenti

Destinatari

I destinatari dei servizi della UOSD DCA sono pazienti adulti affetti da Disturbi del Comportamento Alimentare e i loro familiari. Nel Centro Clinico Salute Mentale Donna vengono accolte per il sostegno psicologico o il trattamento psicoterapico, le donne affette da psicopatologie collegate a situazioni di violenza o stalking della provincia di Frosinone..

Le attività erogate dalla UOSD DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) sono le seguenti:

  • Accoglienza e valutazione della richiesta;
  • Valutazione Multidimensionale e Psicodiagnosi;
  • Formulazione del Piano Trattamento Individuale e definizione PDTA;
  • Psicofarmacologia, Psicoterapia individuale, Psicoterapia di Gruppo, Psicoterapia EMDR,
  • Sostegno psicologico – Gruppi Mindfulness Based;
  • Gruppi Parent Training;
  • Gruppi di Psicoterapia Familiare.

Modalità di accesso

Si accede alla UOSD DCA e al Centro Clinico Salute Mentale Donna tramite richiesta diretta (telefonica o di persona presso il servizio).

In caso di invio da parte di altri servizi ASL Frosinone, l’invio deve essere corredato di relazione clinica che attesti eventuali psicopatologie rilevate.

Telefono per appuntamenti : 0775 2072588”.

La dottoressa Franca Marzella

I disturbi del comportamento alimentare e la violenza sulle donne hanno un punto di contatto?

“Certamente: spesso le problematiche psicologiche e psichiatriche delle donne o delle bambine vittime di abusi o violenze , si complicano con gravi patologie collegate al disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione”

Questi disturbi possono essere sintomo di una situazione a rischio?

“In molti casi il Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione è collegato con situazioni familiari e relazionali a rischio, come separazioni familiari o lutti , o con difficoltà nell’ambito scolastico derivanti da episodi di bullismo”.

In questo caso come si interviene?

“Per quanto riguarda l’ambito scolastico è doveroso intervenire con informazione e prevenzione primaria sin dalla scuola elementare e media. Queste patologie insorgono spessissimo nell’età adolescenziale iniziale . La prevenzione nelle scuole deve essere di tipo educazionale , centrata sul riconoscimento e gestione delle emozioni collegate alla alimentazione. Questa attività deve necessariamente essere sviluppata mediante progetti strutturati da parte di personale specializzato nel trattamento del disturbo alimentare , a livello nutrizionale e soprattutto a livello psicologico. Nella ASL di Frosinone la nostra UOSD DCA è attualmente impegnata in una campagna di prevenzione primaria con un corso sul benessere alimentare che durerà fino a Dicembre, in 4 scuole elementari e medie della Provincia.

E’ inoltre importantissimo che vengano attuati programmi di prevenzione primaria nelle scuole anche per quanto riguarda la educazione alla gestione delle emozioni e della affettività in relazione alle diverse situazioni di stress scolastico o di comunità.

Quando i pazienti giungono in ambulatorio siamo già al livello di una CURA , necessaria ma tardiva riguardo a ciò che si sarebbe potuto fare con la prevenzione primaria”.

Cosa vorrebbe dire ai nostri lettori?

“Vorrei invitare tutti : genitori , insegnanti e familiari in genere a non sottovalutare mai cambiamenti rapidi o improvvisi nello stile di vita dei ragazzi riguardanti relazioni con i pari e con gli adulti , con il cibo e l’alimentazione in genere, con i comportamenti legati alle relazioni familiari e sociali. Si può chiedere aiuto in questi casi , i servizi per DCA esistono in quasi tutte le Aziende Sanitarie del Lazio. Per quanto riguarda le persone vittime di violenza e maltrattamenti , il nostro Centro Salute Mentale Donna è stato ed è dal 2014 un servizio innovativo e specifico sulla Salute Mentale Femminile”.

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SAMAN ABBAS: FINALMENTE IL PAKISTAN APRE ALLE INDAGINI SUI GENITORI

A distanza di un anno e mezzo dalla scomparsa di Saman Abbas, la ragazza di origine pachistana svanita nel nulla il 30 aprile 2021, e probabilmente uccisa dalla famiglia perché rifiutava un matrimonio combinato, il Pakistan, finalmente, ha deciso di occuparsi della questione. Maria José Falcicchia, direttrice della seconda divisione dell’Interpol, ha infatti dichiarato durante una trasmissione televisiva: “Nelle scorse settimane le autorità del Pakistan hanno recepito la fondatezza delle attività svolte in Italia dai carabinieri di Reggio Emilia e dall’autorità giudiziaria supportata dai servizi di cooperazione di polizia. Dopo una valutazione molto lunga per un caso complicato anche per loro e senza precedenti, hanno deciso di fare propria la ‘red notice’, ossia la richiesta di arresto internazionale già nel circuito Interpol, delegando le autorità di polizia del Punjab, regione dalla quale proviene la famiglia di Saman“.

D’accordo che il Pakistan è dall’altra parte del mondo, ma 18 mesi di attesa per un primo passo sono davvero tanti. Talmente tanti che, se l’attenzione non fosse stata tenuta alta, di questo caso ce ne saremmo dimenticati.

I genitori di Saman, Il padre Shabbar Abbas e la madre Nazia Shaheen, si erano imbarcati per il Pakistan il giorno dopo la scomparsa della ragazza, rendendosi latitanti dopo l’arresto dello zio Danish Hasnain – ritenuto l’esecutore materiale del delitto e dei cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. Il prossimo 10 febbraio, comincerà il processo che vede tutti e cinque rinviati a giudizio, accusati in concorso di sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere.

I PRECEDENTI

Nazia Shaheen, madre di Saman Abbas, la ragazza diciottenne di Novellara sparita nel nulla il 30 aprile 2021, e sospettata della sua scomparsa, è stata intercettata lo scorso settembre, in una chat col figlio minore, dove ammette la complicità nel delitto.

LE INTERCETTAZIONI

Pensa ai comportamenti di tua sorella…“. La frase è riferita ai dubbi espressi dal fratello in merito alle azioni del clan familiare contro Saman. Era stato proprio lui, pare, a mostrare ai genitori una foto della sorella, ritratta mentre baciava il fidanzato. Una foto bellissima e pulita, ritratto dell’amore di due ragazzi come tanti. Però la famiglia di Saman non era come tante: ancorata alle tradizioni e fondamentalista sul comportamento che i figli dovevano tenere nei confronti dei genitori, l’avevano promessa a un altro uomo, in Pakistan. Ai nostri occhi occidentali sembrerebbe quasi impossibile, una storia medievale, ma le cose purtroppo funzionano così, in alcuni contesti. E il disonore gettato sulla famiglia a causa del comportamento di Saman doveva essere lavato col sangue.

Il fratello, che vive in una comunità protetta, ed testimone chiave dell’accusa avendo indicato lo zio Danish Hasnain come l’esecutore materiale dell’omicidio, parla con la madre di altre due persone, non indagate, che secondo lui avrebbero istigato il padre nell’organizzazione dell’omicidio della sorella. Li ritiene responsabili moralmente per la morte di Saman, ma Nazia cerca di calmarlo: “Lasciali stare. Tu non sai di lei? Davanti a te a casa… noi siamo morti sul posto, per questo tuo padre è a letto e anche la madre (parla di sé in terza persona, ndr) a letto”. E ancora: “Tu sei a conoscenza di tutto – dice Nazia al figlio –. Pensa a tutte le cose, i messaggi che ci facevi ascoltare la mattina presto, pensa a quei messaggi, pensa e poi dì se i tuoi genitori sono sbagliati…“. E il figlio risponde: “Ora mi sto pentendo, perché ho detto…“, alludendo a quanto rivelato ai carabinieri. del padre Shabbar al fratellastro, al quale ammetteva: “L’ho uccisa io. L’abbiamo uccisa noi. Per la mia dignità. Per il mio onore…“. Poi la confessione del cugino Ikram Ijaz a un compagno di cella in carcere a Reggio Emilia: “Io e mio cugino la tenevamo ferma mentre Danish l’ha strangolata con una corda“. Poi con l’aiuto di una sesta persona, un uomo misterioso mai identificato, “abbiamo caricato il corpo su una bicicletta, fatto a pezzi e gettato nel fiume Po“.

UCCISA IN QUANTO DONNA

E’ giunto il momento di chiamare le cose col loro nome, e la morte di Saman non è un delitto d’onore, bensì un femminicidio. Descrivere l’uccisione della ragazza come qualcosa legato all’onore della famiglia, ne svaluta la portata e quasi lo giustifica.

A questo scopo, è bene sapere che con legge 442 del 5 agosto 1981, si è abolito il delitto d’onore in Italia, che era contemplato e punito secondo il Codice Rocco c.p. Art. 587 del 1930:
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”.

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SUOR TERESINA DI STEFANIA CATALLO

Nell’ambito delle iniziative contro la violenza di genere, il nostro magazine propone “Suor Teresina”, interpretata dall’attrice Rosella Mucci.

Il racconto della suora violentata durante la Liberazione dalle truppe irregolari nordafricane francesi, fa parte del volume “Evviva, Marie Anne è viva!” (2018, Universitalia). Il termine è un neologismo ciociaro, che intende individuare senza nessuna forma di razzismo i responsabili di quegli atti.

A suffragio di questa tesi, la direttrice del magazine Stefania Catallo ricorda che: “Il libro e l’opera teatrale da esso tratta, non sono mai stati presentati in contesti partitici, nonostante negli anni siano giunte richieste in proposito. Il dramma di queste donne, per quanto riguarda le mie opere, non è e non sarà mai materia di propaganda politica, bensì una memoria storica di valore inestimabile”.

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JAGO, BANKSY, TvBoy E ALTRE STORIE CONTROCORRENTE LA MOSTRA A BOLOGNA

Dall’11 novembre al 7 maggio 2023 Palazzo Albergati di Bologna accoglie le opere più provocatorie, anticonformiste e rivoluzionarie del nostro tempo: la mostra Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente propone un percorso espositivo che ruota intorno ai tre artisti più discussi ed amati degli ultimi anni.

Bansky, Bomb Love, Litografia 70×50, 2003, Pop House Gallery

Una mostra che, attraverso l’esposizione di 60 capolavori, racconta alcune delle storie più estreme e trasgressive della public art italiana e internazionale, attraverso il dialogo tra il misterioso artista inglese e i più influenti artisti italiani del momento, offrendo un panorama esaustivo e provocatorio sull’arte dei nostri giorni.

Jago, Banksy e TvBoy hanno sovvertito le regole dell’arte, rifiutando di entrare a far parte di un sistema imbrigliato ed escludente; sono tre artisti hanno “creato un precedente” e fatto parlare della loro arte arrivando al cuore del grande pubblico.

TvBoy, Love in the time of Covid, 2020 Pop House Gallery

Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente si presenta, appunto, come una tripla monografica che mostra le opere più significative di ognuno di loro: dalla Girl with Baloon a Bomb Love di BanksyApparato circolatorio e Memoria di sé di Jago; la serie dei baci e quella degli eroi di TvBoy, oltre a pezzi iconici dell’artista come la coppia “modernizzata” che ha dato vita alla enorme opera che dà il benvenuto all’aeroporto di Roma Fiumicino oppure il Gino Strada con il cartello “stop war” comparso una notte di qualche mese fa sui muri di Milano.
A questi tre nuclei si uniscono poi molte opere di varie generazioni di artisti che da loro hanno preso ispirazione e spunto, o che semplicemente si inseriscono nel percorso “controcorrente” che li caratterizza: da Obey – in mostra con il celebre manifesto Hope, realizzato nel 2008 per sostenere la campagna presidenziale di Barak Obama – a Mr. Brainwash (di cui, tra gli altri, un esemplare della sua Mona Linesa), da Ravo e La ragazza con l’orecchino di perla a Laika e il suo celeberrimo Not this “game” fino a Pau con la sua serie delle Santa Suerte.

TvBoy, Stop war, 2021 Pop House Gallery

Circa 60 opere allestite in un percorso unico e sorprendente alla scoperta degli “enfants terribles” dell’arte, che non poteva che essere ospitata a Bologna, città della controcultura per eccellenza.

Un dialogo – suddiviso in 4 sezioni – che porta il visitatore a cogliere le corrispondenze esistenti tra i diversi orientamenti nell’elaborazione delle tendenze legate all’arte e alla street art europea che, in questo momento, è un punto di riferimento internazionale.

La mostra, con il patrocinio del Comune di Bologna, è prodotta e organizzata da Arthemisia con la collaborazione di PiumaPop House Gallery e Apapaia.
La mostra vede come sponsor Poema, come mobility partner Frecciarossa Treno ufficiale e Cotabo, come media partnerUrban Vision ed è consigliata da Sky Arte.
Il catalogo è edito da Skira.

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CARA MAVA, TI INVIDIO E SONO GELOSO DEL TUO SUCCESSO @ LA POSTA DEL CUORE DI MAVA FANKU’

Ascolta la Lettera di Emyliu’

Cara Mava, lo so che sei il mio alter ego, percio’ ti invidio per tutto quel che sei riuscita a fare in breve tempo, mentre io da una vita aspiro ad essere come te ma, non riuscendoci, macero nella piu’ scarnificante frustrazione.

Me lo disse Gassman padre, durante uno storico provino spettacolo al Teatro Quirino gremito di pubblico, che con il mio phisique du role di un metro e n’anticchia avrei dovuto cucirmi i ruoli addosso, perche’ lui, pur ritenendomi talentuoso, non mi avrebbe preso per farmi fare il vile, l’infame, il calunniato, l’offeso, il vilipeso, non avendo il fisico del ruolo per fare il bel Romeo, forse Giulietta, ma che se dovevo fare il disgraziato per lui, tanto valeva farlo per me stesso, anche se a me sarebbe piaciuto fare il disgraziato d’autore per il piu’ grande rappresentante del Teatro Italiano in quel periodo storico.

E cosi’ a 18 anni sono stato scon-sacrato e dis-graziato dal Grande Maestro che segno’ il mio destino attoriale con una selezione razziale da teoria nazista della pura razza ariana. Siccome non ero fatto a sua immagine e somiglianza, come il perticone Alessandro, figlio presente in quella fatidica pomeridiana, insieme alla figlia Paola e al genero Ugo Pagliai, seduti con me in prima fila, che attendevo trepidante il responso dopo il clamoroso provino, mi sentenzio’ con un ”bravo sette piu”’, lanciandomi dal proscenio una bottiglia di vino appena stappata…

” Giovane attore troncato sul nascere da una bottigliata lanciata da Vittorio Gassman che lo colpisce in pieno volto” – questi sarebbero stati i titoli sui giornali dell’epoca – se non avessi afferrato prontamente la bottiglia con la mano che, schizzando un fiotto di vino sul capo di una signora seduta dietro di me, procuro’ la sua ira romanesca: ”ah Vitto’, avete rotto li coglioni co sta storia del teatro nel teatro, volemo vede’ er vero teatro!” ”Non si preoccupi, mia cara Signora” – rispose il Maestro ”Il secondo atto sara’ tutto mio”.

”Come potete vedere non e’ un grand’uomo” – esordi’ Vittorio Gassman al mio ingresso sul palcoscenico – ero infagottato in un cappottone alla Ultimo Tango a Parigi che mi rendeva ancora piu’ piccolo e goffo, ma quel suo bullismo teatrale da arena dei gladiatori con il pubblico eccitato che si aspetta il sangue, non mi blocco’ ; cosi’, dopo un primo momento di panico, reagii: ”Non saro’ grande e grosso come lei, Maestro, ma anch’io, nel mio piccolo, vorrei abbaiare”. ”Anche le pulci hanno la tosse” – rispose il crudele Vittorio ”Vediamo come sai abbaiare”.

E pensare che in camerino, dove ero andato a parlare con lui, era stato persino umile e protettivo, dandomi consigli tecnici su come avrei dovuto sostenere la voce, istruendomi che a teatro anche i bisbigli vanno sostenuti perche’ gli spettatori devono ascoltarli fin nell’ultima fila della piccionaia. Eravamo in due provinanti veri quel giorno, perche’ per il resto erano finti provinanti interpretati dagli allievi della scuola ”La bottega del teatro” di Firenze. L’altra ragazza provinante, proveniente dall’Accademia Silvio D’Amico, portava un monologo dall’Amleto di Shakespeare, interpretandolo in un genere neutro, mentre io portavo un monologo dal ”Trovarsi” di Pirandello, la parte di Donata Genzi, interpretandolo al femminile.

”Stasera siamo sull’ambiguo” – osservo” Gassman tra il divertito e il preoccupato. Insomma, ero cosi’ in ansia di prestazione per il provino che non mi resi neanche conto del privilegio di tutto quello che stavo vivendo. I miei amici che stavano in Galleria mi raccontarono che ebbi molti appausi, sopratutto perche’ il pubblico non comprendeva se fossi un vero provinante oppure facessi parte del cast dello spettacolo ”Fa male il teatro”, cosi’ si intitolava.

Molti dietro le quinte si complimentarono, ricordo che Mario Valdemarin, un bravissimo attore teatrale diventato noto per degli sceneggiati televisivi, mi strinse la mano e mi disse cose bellissime che ho dimenticato. Forse perche’ quelle cose avrei voluto sentirmele dire da Gassman, che dopo lo spettacolo non riuscii a vedere. Mi dissero che era in camerino con il suo cardiologo.

Sai che l’ho raccontata tante volte questa storia e che ogni volta che lo faccio ne sono fiero, ma ho nel contempo il rimpianto di non aver avuto il carattere e la volonta’ per affermarmi ed emergere come attore teatrale, seppur abbia fatto delle cose nel corso del tempo, poche e senza una grande eco, in era pre-internettiana, finche’ sei arrivata tu, il mio alter ego, a riscattarmi…

Con amore narcisistico

dal tuo Emyliu’

La risposta di Mava Fanku’ nella prossima puntata

Emyliu’ interpreta il monologo piu’ impegnativo della storia del teatro con disinvoltura 🙂

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UN MATRIMONIO BELLO DA MORIRE DI STEFANIA CATALLO – LETTURA DEL SABATO

ASCOLTA IL RACCONTO LETTO DA ALESSIO PAPALINI

“Mamma e papà se so sposati nel 1962, e sai com‟era a quei tempi: al matrimonio ce se andava col pulmino. Si, insomma, tutti l‟invitati se davano appuntamento da na parte, se affittava un pulmino e poi s‟andava a prende la sposa. Era na cosa allegra, ce se divertiva pure prima del matrimonio vero e proprio. E invece mamma no, nun voleva, se vergognava de salì sul pulmino, perchè diceva che era na cosa da cafoni, e lei invece c‟aveva un temperamento artistico e di classe, quindi niente pulmino e niente caciara prima della cerimonia.

Il giorno del matrimonio pioveva a dirotto e faceva pure freddo. Agli invitati però non gliene importava niente, perchè loro pensavano al pranzo, e visto che era fine ottobre, già je sembrava da sentì er profumo del sugo de sarcicce e delle castagne arrosto.

Comunque sia, dopo la messa, i saluti e le fotografie, mamma se trovò costretta a salì sopra sto pulmino, e se ne andarono tutti a pranzo allegramente.

Na vorta li pranzi de matrimonio se tenevano a casa, perchè andà al ristorante costava troppo. E allora pora nonna, visto che abitava in campagna e c‟aveva na cucina enorme che manco quelle der Gambero Rosso, aveva organizzato a casa sua. Ancora me ricordo sta cucina, co le trecce d‟aglio che pendevano dai chiodi, sempre profumata de cose bone. Pora nonna era na maga pe cucinà la carne, e come te faceva lei il coniglio alla cacciatora, nun te lo faceva nessuno.

Quindi dopo un po‟ arrivò tutta sta brigata de gente, e le donne che erano venute pe aiutà cominciarono a fa sedè l‟invitati e a portà l‟antipasti. Tutta roba fatta in casa: prosciutto, olive, spiedini de maiale, che solo a pensacce me viè na fame, mannaggia a me e ar colesterolo alto che me ritrovo!

Mamma e paà l‟avevano messi seduti a capotavola, e avevano sistemato la tavola a fero de cavallo; ma era talmente lunga e affollata che manco vedevi quello che stava seduto due o tre posti dopo de te. E poi, co tutto quel lavoro de forchette e cortelli, manco te ne fregava niente de vedello, o sbaglio?

A un certo punto mamma se accorse de un movimento strano

quasi alla fine della tavolata, ma il vino girava parecchio, e credette che qualcheduno s‟era imbriacato e l‟avevano portato sul letto de nonna pè smaltì la sbornia e nun disturbà l‟altri che stavano a magnà.

Tutto continuò tranquillo e allegro, e gli sposi erano contenti.

Il pranzo andò benissimo; nun erano rimaste manco l‟ossa della carne, questi s‟erano magnati tutto come un‟orda de cavallette.

A una cert‟ora mamma, che doveva partì pe Roma co papà, chiese a nonna dove poteva mettese pe togliese l‟abito da sposa e mettese quello da viaggio. E nonna allora aprì la porta della camera da letto, e je disse: “Entra, che t‟aiuto sennò da sola nun ce la fai”.

Immagginateve la faccia de mamma quando entrò co nonna e vide uno steso sul letto.

  • E questo chi è?” – chiese a nonna.
  • E‟ un invitato nostro.”- rispose nonna un po‟ evasiva.
  • E che ce sta a fa sul letto tuo? Io mica me posso spojà davanti a lui!”- – “Si che poi: è morto.”-
  • Ma come è morto?!” – disse mamma – “E quando sarebbe morto? Oddio, a me questo me fa impressione!” –

E nonna allora je rispose: – “Hai visto quando durante er pranzo c‟è stata quella caciara? Tu nun te ne sei accorta, ma questo a un certo punto è cascato co la faccia sur tavolo, così all‟improvviso. La moglie se credeva che s‟era imbriacato, invece quando l‟avemo portato de qua, ce semo accorti che era morto. E che dovevamo fa? Mica te potevamo rovinà er pranzo de nozze! Allora l‟avemo messo sul letto e semo tornati de là a magnà e fa festa, tanto era morto!” –

– “Ah „mbe, allora come non detto. A mà, viemme a dà na mano, che co sto vestito addosso nun ce la faccio più!” – rispose mamma.

E, alla faccia del morto, alla fine se fecero pure il bicchiere della staffa”.

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Title: Debora
Author: Dilating Times (/https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/single/debora/)
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/)
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LA RUOTA DELLA FORTUNA – I TAROCCHI

Terminato il tempo dilatato della cautela, della riflessione, della ricerca, simboleggiato dall’Arcano VIIII, arriviamo a un tempo più veloce: quello dell’Arcano X, La Ruota della Fortuna.

L’Eremita e la Ruota della Fortuna sono anzitutto due diverse concezioni del tempo: mentre il primo rappresenta la lentezza, simboleggiata dall’oscurità illuminata solo da una lanterna, oscurità nella quale bisogna guardare bene dove mettere i piedi, la Ruota della Fortuna, invece, è di per sé un simbolo di velocità. L’invenzione della ruota ha trasformato l’umanità da stanziale a nomade; ha permesso i trasporti, le semine con l’aiuto degli aratri tirati dagli animali; ha favorito i viaggi e la conoscenza: dunque rappresenta la velocità. Ma la velocità è sempre positiva in una stesura? La risposta è no. La Ruota della Fortuna ci mette in allerta circa un cambiamento rapido. Se poi sia positivo, ce lo diranno le Carte successive. Nel parlare comune si dice: “la vita è una ruota che gira”, significando che nell’esistenza ci sono alti e bassi che tutti dovremo provare. In alcune filosofie si parla di ruota delle esistenze, ossia di cicli di incarnazioni.

Secondo Jodorovsky, i tre animali raffigurati sulla Carta rappresentano l’incarnazione (quello a sinistra color carne); l’intelletto che aspira ad ascendere (quello giallo a destra) e, quello azzurro in alto, la vita emozionale, ossia i tre stadi di evoluzione dell’anima.

E’ interessante notare come alcuni giochi nei quali il caso ha una valenza fondamentale, utilizzino la ruota come elemeto chiave: la roulette; la tombola; le estrazioni del lotto di qualche decennio fa; e anche un vecchio programma televisivo condotto da Corrado “Il pranzo è servito”, dove i concorrenti giravano una ruota che poteva determinare in modo del tutto casuale, vincite cospicue.

Qualche significato al diritto

Movimento, evoluzione rapida e positiva. Fortuna. Energia. Ostacoli superati. Imprevisti non negativi. Entrate di denaro. Fine di un ciclo. Un nuovo inizio. Buona occasione.

Qualche significato al rovescio

Al rovescio la Carta non si negativizza, ma si indebolisce. Quindi ritardi, le cose scorrono in maniera difficile. Imprevisti negativi. Blocco. Nella salute, blocchi della circolazione o dell’attività degli organi, ad esempio reni, intestino, fegato. Le Carte vicine diranno se il blocco sarà prolungato oppure no.

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PER INFORMAZIONI SUI CORSI DI TAROLOGIA SCRIVERE UNA MAIL A: IMUMCOELI@LIBERO.IT

LA REGINA. DONNE CRIMINALI

Il nostro magazine presenta “La Regina”, ritratto di una donna criminale tratto da una storia vera. L’attore Emilio Emyliù Spataro, interpreta in vesti femminili un personaggio negativo, che oltre a essere criminale, sfrutta le donne e non mostra nessun pentimento, mai.

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RETEROSA: LE TOSTISSIME DONNE DI TIVOLI

Aspettando il 25 novembre, il viaggio del nostro magazine nei centri per le donne continua e ci porta a Tivoli, in provincia di Roma. Qui è attiva ReteRosa, associazione socio-culturale che si occupa di tematiche di genere.

A sinistra, Nadia Palozzi Natolli in un incontro alla Casa Internazionale delle Donne di Roma

Ci sono voluti tanti anni affinché anche Tivoli, comune in provincia di Roma, avesse un centro antiviolenza. Sembra assurdo, ma nonostante gli impegni, presi in via più o meno ufficiale, dalle istituzioni contro la violenza di genere, creare un luogo per loro – che sia uno sportello, un centro antiviolenza o un punto di ascolto – è molto difficile, sia per la burocrazia e i tempi biblici per l’assegnazione degli spazi; sia perché a volte queste realtà non sono gradite al vicinato. Può sembrare strano, ma purtroppo è vero. Nadia Palozza Natolli, presidente di ReteRosa, associazione socio-culturale che si occupa di tematiche di genere, però è riuscita grazie alla sua perseveranza e a quella delle socie, a rendere concreto un progetto per le donne. Alla vigilia del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza di genere, l’abbiamo incontrata per parlare anche delle difficoltà che comporta portare avanti i luoghi delle donne. Tuttavia, con sua la forza e determinazione, e grazie anche alla sua preparazione politica, iniziata col il quotidiano “Il Manifesto”, continuata poi con la politica attiva a sinistra, e con tante altre esperienze come ad esempio gli Stati Generali delle Donne di cui è Ambasciatrice, Nadia Palozza Natolli ce l’ha fatta. E, insieme a lei, tutte le altre.

Nadia Palozza Natolli, come nasce ReteRosa?

“L’Associazione ReteRosa nasce nel novembre del 2007 dopo un percorso fatto di incontri e scontri tra donne dei partiti, delle istituzioni e dei movimenti. Queste differenze sono rimaste all’interno dell’associazione, ma trovano sintesi nel percorso scelto. La nostra associazione socio-culturale si prefigge il compito di promuovere la cultura di genere basata sul principio di solidarietà-sorellanza fra donne ed é pronta ad intervenire sui disagi del mondo femminile sia a livello nazionale che internazionale, non più con l’ottica assistenziale, ma con uno sguardo attento all’innovazione ed alla volontà di valorizzare la cultura di parità, maturata in anni di impegno sociale in cui è cresciuto un bagaglio di capacità e di saperi da raccogliere, promuovere ed ampliare”.

Quali sono gli interventi più frequenti che agite?

“L’associazione è un centro permanente di vita associativa a carattere volontario senza finalità di lucro, libero e indipendente da ogni realtà partitica. Svolgiamo attività formativa, di promozione culturale e di tutela dei diritti civili con obiettive finalità di solidarietà sociale. A tale scopo organizziamo:- seminari, convegni, corsi di educazione sessuale, sanitaria e di educazione civica.- assicuriamo un servizio a tutela e sostegno dei diritti delle donne cosi come riconosciuti dalle leggi vigenti, in particolare rispetto alle problematiche familiari ,ai temi della riproduzione , assistita ,dell’aborto ,del divorzio, della violenza sessuale, nonché dell’accesso al lavoro.- organizziamo e realizziamo incontri con altri gruppi di donne di diverse nazionalità- pubblichiamo e diffondiamo lavori svolti dal gruppo e non.

Riteniamo essenziale operare nelle scuole di ogni ordine e grado. Negli ultimi anni il nostro rapporto con le istituzioni scolastiche è in continuo aumento”.

Quanto è difficile portare avanti un centro antiviolenza?

“Dopo anni di duro confronto anche Tivoli ha il suo Centro Antiviolenza. Noi come associazione operiamo al suo interno attuando azioni relative ai nostri obiettivi, come da statuto.

Tra il XVI e XVII secolo in Europa nascono delle case rifugio per donne maltrattate, donne non sposate e prostitute alla ricerca di una nuova vita. Negli anni 70′ e 80′, grazie alle mobilitazioni del movimento femminista, si presero in esame i diversi tipi di violenza ( fino ad arrivare al Femminicidio) che si agivano sul corpo delle donne e lo Stato fu costretto a legiferare sullo specifico. Queste leggi hanno permesso la nascita dei centri Antiviolenza, oggi questo strumento è essenziale per salvaguardare la vita delle donne. In questi ultimi anni abbiamo notato una volontà politica di svuotare i centri della loro parte sociale e culturale al fine di farne dei meri strumenti sanitari di scarso livello”.

Qual é secondo lei, il futuro dei centri antiviolenza?

“Il futuro dei centri antiviolenza non è assicurato, abbiamo bisogno di un controllo sociale allargato che deve farsi carico delle richieste che permettano la vita e l’operatività completa di essi, E’ indispensabile una stretta collaborazione tra donne, sia istituzionali che di movimento che dell’associazionismo di genere”.

Cosa vorrebbe dire ai nostri lettori?

“Il divario di genere nei percorsi di formazione, di vita e di lavoro in Italia è ancora fortemente marcato a sfavore delle donne. Educare alla parità è un obiettivo non trattabile per la nascita di una società Giusta”.

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SI RITORNA AL GIOCO DELLA BATTAGLIA NAVALE CON LIETO FINALE @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKU’

Mava Emyliu’ Fanku’ canta con Milly ”Scettico Blues”


🌜 Ve lo ricordate il dirottamento delle navi di migranti da parte dell’ex ministro degli Intestini, detto anche il salume? Tanto per rilanciare il duetto gastronomico Salumi & Meloni

Con la differenza che allora il Salume si era dimesso con la speranza di andare alle elezioni e acquisire Pieni Poteri, mentre adesso la venditrice di meloni i quasi pieni poteri li avrebbe.

E cosi’ e’ stato gia’ applicato un primo sbarco selettivo, praticamente una selezione razziale, su un ristretto campione di migranti naufraghi salvati in mare da una ONG, facendo scendere al porto di Catania almeno donne e bambini (memori dell’incriminazione per sequestro di persone del Salume di 4 anni fa), mentre 35 uomini sono stati trattenuti sulla nave, probabilmente in parte mariti e padri dei discesi, con la scusa che donne e bambini sono piu’ fragili, come se gli uomini adulti fossero immuni dagli effetti diretti e collaterali di naufragio, ancorche’ ritenuti ”carico residuo” da dirottare in Germania, essendo la nave tedesca.

In apparenza un’azione dimostrativa per lanciare un segnale forte all’Europa, ma nel peggiore e illegale dei modi, sull’equa accoglienza dei migranti che vengono dal Mediterraneo.

Ma il baldo comandante della nave si oppone all’ordine di lasciare il porto firmato da tre ministri del nuovo governo delle vecchie distrazioni di massa, mentre gli elettori del cucu’ che si aspettavano le bollette abbassate, dovranno accontentarsi degli effetti speciali da battaglia navale con i migranti neri a bordo. Colpita e affondata.

Mentre l’onorevole La Donzelletta che vien dalla campagna, detto anche Minnie, distrae ulteriormente i telespettatori con un macchinoso piano: dato che il comandante tedesco della nave Humanity ha il potere di celebrare persino matrimoni e funerali, se ci tenesse veramente alla salute dei 36 migranti trattenuti (meno dei 51 del decreto anti rave), potrebbe registrarli e prendersi carico dell’accoglienza sul territorio tedesco… Tririullalleriuu’

Umanamente micragnosi, tutto pur di non far scendere 36 poveri cristi accogliendoli prima per poi mandarli a quel paese… e intanto 3 si sono gettati in mare, e sono rimasti in 33 come gli anni di Cristo. Ma non erano 35 i naufraghi? Si, ma in questa pillolona c’e’ pure il gemello migrante marinaio di Mava, accanto a lei nella foto di copertina…

Ma poi i migranti vengono fatti scendere tutti come nelle peggiori fiabe a lieto fine, dopo una serie di disumane angherie degne del peggior politicume destro, perche’ i naufraghi rimasti sulla nave erano allo stremo delle forze, come sara’ ben presto allo stremo il ”carico residuo” della nostra povera e debole democrazia che non avrebbe dovuto permettere a nessuno – tantomeno ad una melonara – di far finta propaganda del mo glielo facciamo vedere a questi chi comanda, finche’ non sarebbe intervenuto il diritto internazionale a rimettere tutto a posto.

E siamo solo alla seconda tentata azione repressiva dopo le manganellate sulla capoccia degli studenti indisciplinati. Attendiamo il proverbiale non c’e’ due senza tre… Ops… la terza c’e’ gia’: il decreto anti-rave! E allora? Sopraggiungono sottopelle i brividi dell‘ignoto quattro…

Mava Fanku’

Il fratello migrante marinaio di Mava Fanku’

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SOS HUMANITY. SBARCATO ANCHE IL “CARICO RESIDUALE” DI PIANTEDOSI – VOCI DI SAVERIO GIANGREGORIO

Dalle parole ai fatti.

Quello che si è appena insediato rischia di diventare il governo della ferocia, si della ferocia.
Della ferocia contro gli ultimi.
Le ultime dichiarazioni del neo ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, su chi può sbarcare e chi non può sbarcare in Italia, portano dritto alla ferocia: “uscire dalle acque territoriali con il carico residuale“.
Il “carico residuale” in questione non era un insieme di pacchi indesiderati destinati all’Italia, ma uomini a cui era vietato di sbarcare dalla Ong Sos Humanity.

IL VIDEO DELLA DICHIARAZIONE DEL MINISTRO PIANTEDOSI

https://www.huffingtonpost.it/politica/2022/11/07/news/piantedosi_migranti_opposizione-10581196/?ref=pay_amp


Dichiarazioni che contrastano a loro volta con quanto affermato in campagna elettorale dal neo Premier Giorgia Meloni, scrivo neo perché ci tiene al maschile, sul concetto a sua volta discriminatorio di famiglia naturale.
Si dividono famiglie in fuga da Paesi dove è impossibile vivere per accontentare la ferocia del proprio elettorato.
Quei 35 uomini è evidente che avrebbero rappresentato un problema non risolvibile per l’ordine pubblico nazionale…
Siamo caduti dalla pentola Salvini con i suoi decreti sicurezza, alla brace Piantedosi.
Umanità, questa sconosciuta.
Di Saverio Giangregorio per #Voci.

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SEX TOYS: PARLIAMONE

Scordiamoci i negozi con le vetrine coperte e i clienti che prima di entrare si guardavano intorno per evitare incontri imbarazzanti; oppure l’eccitante senso del peccato che si provava nell’entrare nei sexy shop, neanche si potesse essere colpiti da scomunica. Il mercato dei sex toys cresce, anzi è in un’ascesa velocissima, complice anche il lockdown che, secondo gli addetti ai lavori, ha dato una spinta propulsiva all’acquisto di giochi per adulti. Giochi appunto, e non sostitutivi di una sana relazione umana. Però spesso le cose non funzionano così.

Sex toys: dove acquistarli

In principio c’era la paura di essere beccati sul fatto. Chi entrava nei sexy shop lo faceva a suo rischio e pericolo: poteva finire bollato come depravato se non addirittura come maniaco sessuale. Di negozi ne esistevano pochissimi e leggenda narrava che fossero un covo del peccato. Spostandosi all’estero le cose cambiavano, e molto: Londra e Parigi avevano i loro sexy shop ben visibili e centrali, addirittura nella capitale britannica i sex toys erano venduti nei negozi di intimo.

Fortunatamente, con gli anni le cose sono cambiate, seppur molto lentamente , e ora anche in Italia abbiamo negozi dedicati al piacere sessuale.

Questi shop possono essere sia fisici che on line, oltre alla categoria dei sexy shop automatici. In quest’ultimo caso si tratta di negozi consistenti in teche che espongono prodotti di tipo diverso, acquistabili digitando il codice corrispondente su un tastierino. Nessun commesso all’interno, solo il cliente. Nei sexy shop automatici può entrare una persona alla volta per motivi di privacy; inoltre, per uscire in riservatezza, è possibile guardare all’esterno del negozio grazie a una videocamera che punta il tratto di strada immediatamente prospicente l’uscita. Tutto molto riservato e sicuro.

Se poi si vuole essere ancora più riservati, allora è meglio rivolgersi agli shop on line, che garantiscono spedizioni rapide e in pacco anonimo. Anche Amazon, il gigante dell’e-commerce, ha fiutato l’affare e propone toys per tutti i gusti a prezzi competitivi.

I negozi fisici invece, sono dislocati un po’ dappertutto: rispetto all’e-commerce e ai distributori automatici, qui prevale l’aspetto umano: è possibile interagire con i commessi per togliersi dubbi e curiosità, tutto in maniera naturale e mai giudicante.

Da qualche tempo è possibile acquistare sex toys anche sul sito di una grande catena di profumerie, che ne propone di coloratissimi e discreti.

Un po’ di storia dei sex toys

Il modello più antico di fallo risale a ben 28.000 anni fa: si tratta di un manufatto di pietra trovato a Fels, in Germania. Nella Grecia antica, se ne fabbricavano in legno o cuoio imbottito, a dimostrazione che la genesi del sex toy è molto antica. Ma è soprattutto in epoca vittoriana che arrivarono i primi modelli, utilizzati soprattutto per uso medico, ossia il Manipulator e il vibratore elettrico Granville. Si pensava infatti che le donne dovessero buttare fuori i loro umori altrimenti sarebbero state prede dell’isteria (dal greco hysterios, utero), per cui questi oggetti servivano ufficialmente proprio a rilassare l’utero. Con l’avvento del nuovo secolo, e soprattutto a partire dagli anni ’70, momento della liberazione sessuale, i sex toys vennero sdoganati a oggetti di piacere e non ausili medici. Attraverso di loro, si poteva esplorare il piacere e conoscere meglio il proprio corpo.

Coadiuvanti o surrogati del partner?

Con questa domanda si entra in un campo controverso. Pensiamo per esempio ai sex robots. Questi sono l’evoluzione delle vecchie bambole gonfiabili. L’intelligenza artificiale al servizio del sesso ha dato vita a robot antropomorfi, ad altezza naturale, dei quali i clienti possono scegliere i minimi particolari; droidi che, oltre a soddisfare le richieste sessuali degli utilizzatori, sono dotati anche della capacità di interagire. Ce ne sono addirittura che riescono a citare Shakespeare. E c’è anche chi ne ha sposata una, con tanto di corteggiamento e festa nuziale: (https://www.leggo.it/esteri/news/bodybuilder_sposa_bambola_gonfiabile_corteggiata_mesi_prima_mi_dicesse_si-5623395.html).

Questo comportamento, molto al limite, sembra implicare una evidente difficoltà di relazione, oppure la volontà di non averne una. Un robot si può spegnere, a differenza di una persona in carne e ossa. E soprattutto, eliminando la relazione, che implica tempo e impegno, oltre che un livello profondo di intimità.

Le statistiche che riguardano gli acquirenti, registrano che le donne hanno infranto il tabù del sex toy, e ora li comprano tranquillamente. Esistono ad esempio, toys da borsetta non più grandi di un rossetto; e ce ne sono anche di attivabili a distanza con un’app. Insomma, il mercato si è molto evoluto.

Certamente, il toy non potrà mai sostituire appieno una relazione tra persone, se teniamo conto del fattore umano; tuttavia, risulta molto soddisfacente come coadiuvante della coppia o come strumento per regalarsi il piacere. Parlarne però non è facile: chiediamoci quante persone nella nostra cerchia ne discutono apertamente oppure quante di loro hanno ammesso di usare un sex toy, come se possederne uno significhi avere bisogno di un aiutino per soddisfare il partner. Riservatezza, vergogna, paura del giudizio: tutti fattori che impediscono il confronto, attribuendo all’oggetto una valenza negativa.

Tuttavia, una rivoluzione sarebbe auspicabile e possibile: vincere la paura del giudizio e considerare normali questi oggetti, che nessuno dichiara di avere e che tutti, o quasi tutti, hanno in casa, magari nascosti in fondo all’armadio.

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PAMELA: STORIA DI UNA TRANS

“Pamela” è la storia di una transessuale. Tratta da una storia vera, descrive la discesa nell’abisso e la risalita di una persona, costretta a lottare per vivere in un mondo discriminatorio e cattivo.

Testo di Stefania Catallo, interpretato da un emozionante Emilio Emyliù Spataro.

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MASSIMO D’AQUINO: RACCONTO LA MIA TRANSIZIONE TRA DISCRIMINAZIONI E ABUSI

Photo @MarikaSimeoni

Massimo D’Aquino fa il bis. E’ uscito da pochi giorni “Io che da mio padre ho preso solo gli occhi chiari” (2022, Edizioni Croce), un libercolo – così lo definisce l’autore; in realtà, un libro profondo, scabro, che non fa sconti a chi lo legge. L’opera si pone a metà tra un’autobiografia e un diario, riportando riflessioni su episodi specifici della vita di D’Aquino. L’uscita, a qualche settimana dal Tdor, Transgender Day of Remembrance, che cade il 20 novembre, e che commemora le vittime dell’odio e del pregiudizio verso le persone transgender, aggiunge una voce in più, e che voce, alle tante che si leveranno contro la transfobia. L’autore porta al lettore, attraverso il libro, la propria esperienza di transizione vissuta in anni nei quali le cose erano molto diverse da oggi.

“Io, che da mio padre ho preso solo gli occhi chiari”. Massimo D’Aquino, il suo è un libro chiaramente autobiografico, quasi un diario. Quali sensazioni ne hanno accompagnato la stesura?

Io, che da mio padre ho preso solo gli occhi chiari” nasce innanzitutto dall’esigenza di approfondire alcuni temi trattati nel mio primo libro (“Camminavo rasente i muri”, 2019 Croce Libreria) in modo “sommario”; per esempio, tutto ciò che ruota attorno al percorso di transizione e alle vessazioni subite da medici e avvocati. Raccontare determinati episodi mi ci ha fatto ripiombare dentro, e la sensazione è stata spesso di rabbia per non aver saputo reagire, a quel tempo, con forza e determinazione di fronte agli abusi di potere subiti.

Tanta, invece, la tenerezza provata per la bambina che ero; inerme contro gli abusi e ignara del fatto che quelle “attenzioni” non erano dettate dal bene bensì da un male profondo che segna irrimediabilmente l’esistenza. Gli occhi dei bambini violati si spengono.

Chiara e netta anche l’ineluttabilità di un destino segnato spesso da scelte poco ponderate, che danno luogo a conseguenze disastrose.

Un disegno, una sorta di puzzle che è possibile comprendere appieno solo alla fine di tutto, e tutto non è ancora finito”.

Partiamo dal quadro della sua famiglia. Aveva mai parlato prima delle “attenzioni” subite da suo padre?

“Ne avevo parlato, certo, soprattutto durante i vari percorsi di psicoterapia affrontati e, probabilmente, ho anche scritto qualcos’altro a questo proposito, sarà nel fondo di qualche cassetto o in qualche file del pc.

Tutto ciò è però avvenuto in tarda età, ovvero sia soltanto quando sono stato in grado di superare il senso di colpa e di vergogna per ciò che era successo, così tanto tempo addietro che mi pareva appartenere alla vita di qualcun altro, non alla mia. Potrà sembrare strano ma per molto tempo però ho creduto fosse colpa mia. Sguardi e gesti ripetuti di volta in volta, difficili da spiegare, una sorta di linguaggio muto che mi attirava verso un certo tipo di uomini e a loro volta li attirava verso me, e tutto accadeva come fosse la cosa più logica che doveva succedere”.

La necessità di mantenere una facciata perbene: quanto è tossico questo modello familiare?

“Più che la necessità di mantenere una facciata perbene, per quanto riguarda la mia famiglia, parlerei di un verme maligno che si è insinuato nella nostra esistenza e l’ha distrutta. Il matrimonio di mia madre era un errore e mio nonno lo disse fin da subito, probabilmente aveva capito di che pasta era fatto mio padre, ma, si sa, molto spesso i genitori non vengono ascoltati, anzi! Così mia madre lasciò che quel verme si facesse strada nelle nostre esistenze e rovinasse tutto. E non soltanto una prima volta sposandolo, ma anche una seconda volta, dopo anni, perdonandolo e acconsentendo a trasferirsi al nord portandoci con lei. Mia madre apparteneva davvero ad una famiglia perbene e non solo di facciata, ma è come se dall’incontro con mio padre una sorta di maledizione ci si sia scagliata contro”.

Veniamo ora al percorso di transizione. Alla luce della sua esperienza, cosa consiglierebbe a una persona che volesse iniziare l’iter?

“La cosa fondamentale è non essere soli ed oggi questo, per fortuna, è possibile. Mettersi nelle mani di persone esperte che già da anni si occupano d’identità di genere, sia dal punto di vista legale che psicologico. Certo l’ideale sarebbe non aver bisogno che qualcun altro ci dica chi sentiamo d’essere ed avere la libertà di autodeterminarsi, ma questa, per ora soprattutto qui in Italia in questo momento storico, è astrazione pura.

Ciò che mi ha aiutato molto è stato entrare a far parte di un’associazione, nella fattispecie “Crisalide Azione Trans” che ha operato a Milano dalla fine degli anni novanta in poi per una quindicina d’anni; frequentare i gruppi di auto-mutuo-aiuto e conoscere altri ragazzi che come me intraprendevano lo stesso percorso è stato emozionante; importantissimo il confronto e la condivisione di timori che affrontati da soli sembravano insormontabili. Insieme ci sentivamo ed eravamo potenti.

Se c’è un appunto che mi sento di fare riguardo ai gruppi di oggi presenti in alcune associazioni, è che troppo spesso si evita il confronto vis à vis e ci si affida alla tecnologia, creando gruppi fittizi su whatsapp dove spesso nascono fraintendimenti e discussioni sterili. Ai miei tempi non c’erano ancora i cellulari ed internet non aveva una diffusione così ampia come quella odierna; questo ci “obbligava” a confronti vissuti di persona, spalla a spalla; non ci si nascondeva dietro una tastiera e di certo si era più veri, ci si metteva a nudo ognuno con le proprie fragilità. Per contro, vero è che la rete ci dà l’opportunità d’informarci e di saperne sempre di più, e non si corre più il pericolo di credersi l’unico transessuale al mondo.

Un consiglio che mi sento di dare a chi intraprende questo percorso è di prendersi tutto il tempo necessario a conoscersi davvero, a non avere fretta e a non credere che il cammino sia uguale per tutti. Una cara amica mi ha sempre detto che esistono tanti transessualismi quante sono le persone trans”.

Massimo e l’amore. Lo ha trovato?

“E qui potrei scrivere un fiume inarrestabile di parole! L’Amore. Ho sempre scritto questa parola con la “A” maiuscola, non riesco a farne a meno; l’Amore per me non ha mezzi termini. L’ho trovato e l’ho lasciato andare molte volte, ogniqualvolta una componente essenziale veniva a mancare: la Passione.

Sono passato da un Amore “tradizionale” durato oltre vent’anni ad uno estremamente passionale e tossico (probabilmente Amore non era); da uno “informale” ad un essenzialmente fisico fino a giungere alla veneranda età di sessant’anni per scoprirmi bisessuale e sperimentare l’Amore anche con persone del mio stesso sesso.

Oggi? Oggi sono profondamente innamorato della vita e delle sorprese che essa può serbarmi”.

Vuole dire qualcosa ai nostri lettori?

“A chi legge vorrei dire di abbandonare ogni riserva, di non aver timore di ciò che è diverso, di non porsi come giudici ma di essere pronti ad accogliere la storia di ogni essere umano come unica. Dietro ogni sguardo che incrociamo c’è una vita che merita d’essere vissuta e non possiamo sapere quanto una persona abbia penato per essere se stessa. Vorrei che l’odio, oggi dilagante, lasciasse il posto alla sete di conoscenza degli altri perché da ogni storia c’è da imparare e la diversità non può fare altro che arricchire”.

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