Da sinistra: Vita Palamanca, Emyliù Spataro, Jasmine Piattelli in "Le sorelle fatali(tà" al Lumen di Firenze
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“XX”: LA FORZA DELLE DONNE NELL’ ARTE DI ZA TOX. LA MOSTRA DAL 23 AL 28 OTTOBRE A ROMA

Ho sempre reso omaggio alla forza della natura, alle donne e al loro affascinante universo, così intenso, profondo e sensibile. Questa volta con “XX” ho voluto lavorare ancora più profondamente, partendo della diversità dei cromosomi e traendone inspirazione per i miei nuovi dipinti, sculture e llustrazioni, e raccontando particolari momenti della meravigliosa umanità e apparente fragilità delle donne. Una mostra da non perdere, alla quale vi aspettiamo sempre con grande energia e cultura propositiva“.

“XX”

Mostra e open studio di ZaTox
dal 23 al 28 ottobre
Roma, Via Capraia 54 (zona Tufello)



Dal 23 al 28 ottobre, in occasione della Rome Art Week, l’artista venezuelana Zaire Torrealba, residente in Italia da diversi anni e protagonista della scena artistica capitolina, apre le porte del suo studio con una mostra, accogliendo i visitatori nel suo nuovo luogo d’arte e presentando una serie di opere inedite tra dipinti, sculture e illustrazioni.

In questa occasione, verrà presentata anche la sua nuova linea di gioielli, creata in collaborazione con l’artista Luigi Nese handcrafted jewels, e composta di pezzi unici creati a mano.


L’evento di questa poliedrica artista porta il nome “XX”, titolo ispirato alla genetica appunto per celebrare la forza femminile.

Sabato 28 ottobre dalle ore 18 sarà possibile incontrare l’artista gustando un aperitivo.

@Za Tox

Ho sempre reso omaggio alla forza della natura, alle donne e al loro affascinante universo, così intenso, profondo e sensibile. Questa volta con “XX” ho voluto lavorare ancora più profondamente, partendo della diversità dei cromosomi e traendone inspirazione per i miei nuovi dipinti, sculture e llustrazioni, e raccontando particolari momenti della meravigliosa umanità e apparente fragilità delle donne. Una mostra da non perdere, alla quale vi aspettiamo sempre con grande energia e cultura propositiva”, ha dichiarato Torrealba.

@Za Tox


Zarturbanstudio

Via Capraia, 54 Roma

tel. 320/9278197

mail: zarturbanstudio@gmail.com

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LE LACRIME DELLA DUSE. AL VIA DA OGGI AL TEATRO ATENEO DI ROMA 6 INCONTRI GRATUITI DI GRANDE DRAMMATURGIA

LE LACRIME DELLA DUSE

Il patrimonio immateriale dell’attore

Progetto a cura della Compagnia Mauri Sturno

finanziato dal MIC, con il supporto dell’Università di Roma La Sapienza

consulenza culturale del CREA – Nuovo teatro Ateneo e il progetto “Per un teatro necessario – Residenze didattiche universitarie” della Sapienza Università di Roma

diretto dal Prof. Guido di Palma.

Al via il ciclo di incontri Artigiani di una tradizione vivente

martedì 17 ottobre ore 16:00 Umberto Orsini Teatro Ateneo

venerdì 10 novembre ore 16:00 Isa Danieli Teatro Ateneo

martedì 21 novembre ore 16:00 Gabriele Lavia Teatro Ateneo

venerdì 24 novembre ore 15:00 Enzo Moscato Aula Levi (Vetrerie Sciarra)

venerdì 1° dicembre ore 15:00 Mimmo Cuticchio Aula Levi (Vetrerie Sciarra)

lunedì 4 dicembre ore 16.00 Lino Musella Aula Levi (Vetrerie Sciarra)

Le lacrime della Duse. Il patrimonio immateriale dell’attore si apre alla seconda fase dedicata al ciclo di incontri dal titolo Artigiani di una tradizione vivente.

Il progetto – di grande valore artistico – nato per recuperare l’antica cultura artigiana del teatro che punta a preservare e valorizzare il patrimonio immateriale dei saperi teatrali, dopo il primo ciclo di formazione teatrale e drammaturgica per giovani attori under 35 curata da Glauco Mauri, inaugura ora il secondo step dedicato agli “Artigiani della tradizione vivente”, una ciclo di incontri con grandi attori e attrici della tradizione teatrale condotti da Guido Di Palma.

Le lacrime della Duse. Il patrimonio immateriale dell’attore, curato dalla Compagnia Mauri Sturno, è un progetto finanziato dal MIC ed ha coinvolto l’Università di Roma La Sapienza che fornisce il supporto logistico e una consulenza culturale attraverso il CREA – Nuovo teatro Ateneo e il progetto “Per un teatro necessario – Residenze didattiche universitarie” della Sapienza Università di Roma, diretto dal Prof. Guido di Palma.

Umberto Orsini

Come nasce l’idea? Nel 1954 durante una tournée in Sud America Memo Benassi, allievo devoto della Duse che con lei interpretava Oswald negli Spettri di Ibsen, si accorse che il giovane Glauco Mauri, neo diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, lo spiava dalle quinte. Qualche giorno dopo lo chiamò in camerino. Il vecchio attore che a 63 anni aveva appena interpretato Osvald disse al giovane attore: “Vorrei che tu tenessi questa giacca con cui recitavo Osvald. Ora non posso più indossarla, mi viene stretta”. Il giovane attore, stupito, ringrazia commosso ma sull’uscio della porta viene fermato. Benassi si alza e dice: “Tienila da conto. Vedi questa spalla? Qui la Duse versava le sue lacrime”. Era un gesto antico legato alla tradizione. Era il riconoscimento che l’invisibile artigianato del vecchio attore aveva trovato un erede. In una sorta di rituale di passaggio di consegne, la giacca è in seguito stata donata da Glauco Mauri a Roberto Sturno, scomparso il 22 settembre di quest’anno.

La cultura teatrale non può essere affidata solo alla scrittura e tantomeno ai videoafferma il Prof. Guido Di Palmaessa vive principalmente nella presenza e nelle relazioni delle persone che la agiscono.  Per questo le residenze didattiche universitarie sono pensate come un luogo di scambio. Passato e presente s’incrociano in uno spazio protetto affinché i saperi teatrali non vengano dimenticati e possano essere rivivificati nell’incontro tra generazioni. Per questo, nel quadro della Terza Missione universitaria la Sapienza sostiene il progetto Le lacrime della Duse”.

Le attività si svolgono presso il Nuovo Teatro Ateneo e le Vetrerie Sciarra. Ingresso gratuito.

A questo link è possibile prenotare

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdCLfa2Pcjjr1hTjeGJ3so-AzUnWWK24AMqQBKsOShK-iH_zA/viewform?pli=1

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FOCUS PROSTITUZIONE: IL CORPO FATTO A PEZZI DELLE DONNE

Con questo articolo, inizia una serie di approfondimenti sui temi di maggiore attualità relativi al femminile. La prostituzione e la sua realtà, legata a doppio filo ai social: questo l’argomento dell’articolo di oggi.

La legge per l’abolizione della prostituzione legale in Italia, detta Legge Merlin, dal nome della senatrice socialista Lina Merlin che ne fu l’ideatrice, costituisce il punto di svolta di una serie di comportamenti fino ad allora considerati normali e legali. Eccone uno stralcio:

Legge 20 febbraio 1958, n. 75

Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui.

Capo I

Chiusura delle case di prostituzione

Articolo 1

È vietato l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all’amministrazione di autorità italiane.

Articolo 2

Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio a sensi dell’art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R.D. 18 giugno 1931, n. 773 , e delle successive modificazioni, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

Articolo 3

Le disposizioni contenute negli artt. 531 a 536 del codice penale sono sostituite dalle seguenti:

«È punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 10.329, (1) salvo in ogni caso l’applicazione dell’ art. 240 del codice penale:

1) chiunque, trascorso il termine indicato nell’art. 2, abbia la proprietà o l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio, direzione o amministrazione di essa;

2) chiunque, avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione;

3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all’interno del locale stesso, si dànno alla prostituzione;

4) chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne agevoli a tal fine la prostituzione;

5) chiunque induca alla prostituzione una donna di età maggiore, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità;

6) chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque in luogo diverso da quello della sua abituale residenza, al fine di esercitarvi la prostituzione ovvero si intrometta per agevolarne la partenza;

7) chiunque esplichi un’attività in associazioni ed organizzazioni nazionali od estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od allo sfruttamento della prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l’azione o gli scopi delle predette associazioni od organizzazioni;

8) chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui.

In tutti i casi previsti nel n. 3) del presente articolo alle pene in essi comminate, sarà aggiunta la perdita della licenza d’esercizio e potrà anche essere ordinata la chiusura definitiva dell’esercizio.

I delitti previsti dai nn. 4) e 5), se commessi da un cittadino in territorio estero, sono punibili in quanto le convenzioni internazionali lo prevedano».

La legge quindi, esiste, ma la domanda è: quanto risulta ancora attuale alla luce delle nuove forme di prostituzione, soprattutto quelle esercitate sul web?

Parliamo di donne. Only fans, escort e similari

Ci sono migliaia di donne, che si offrono sui siti di pseudo prostituzione. Su quelli dedicati alle escort, basta entrare e dare un’occhiata veloce, e si aprirà un mondo di corpi perfetti, lato A e lato B in bella mostra con relativa presentazione. Il compenso o meglio le rose (ad ogni rosa corrispondono 10 euro circa, n.d.r.) verrà stabilito in privato. Ognuna ha una sua “specialità”, neanche fosse un ristorante stellato. Ci sono dominatrici, ragazzine giovanissime che si offrono come gattine, bellezze italiane e straniere che garantiscono esperienza e nessuna fretta: in questo calderone si può trovare davvero di tutto. Poi, una volta conclusa la sessione, si chiede la recensione al cliente. Si, perché esistono anche dei siti di recensioni, nei quali si inseriscono impressioni e consigli dei clienti delle prostitute, oltre che un punteggio in stelline; le due cose, unite, daranno quindi maggiore visibilità alla sex worker che potrà quindi contare su un maggior numero di consumatori del sesso a pagamento. L’età media delle escort è di circa 25/30 anni; il ricorso al ritocchino, anche se giovani, è massivo pur di aumentare le circonferenze giuste ma si sa, la concorrenza è tanta e una taglia in più di reggiseno può fare la differenza. Only Fans, pur essendo popolato da figure simili a quelli dei siti di escort, è invece composto da profili che si aprono solo se si sottoscrive un abbonamento dal costo variabile, così il cliente si gode il suo spettacolo esclusivo. Esiste poi Telegram, il social di messaggistica più anonimo al mondo, dove inserendo qualche parola chiave, si accede a pagine e pagine di prostituzione. La prostituzione, per chi se lo chiedesse, non è punita dalla legge; sono invece perseguiti i reati di adescamento, favoreggiamento e sfruttamento. Quindi, chi si prostituisce di sua volontà dentro la propria casa e senza nessuna costrizione, non è punibile. Come dire: fatta la legge, trovato l’inganno.

Il corpo delle donne fatto a pezzi

Basta creare un profilo Instagram, personale e privato (così dovranno per forza seguirti per vedere le tue foto). E nelle foto metti bene in risalto i piedi. Non devi fare poi nient’altro che aspettare: saranno gli amanti dei piedi a trovarti e seguirti e tu intanto puoi seguire pagine di “foto di piedi” già famose e non dovrai far altro che aspettare. Per il resto ci sono delle regole, semplici: basta essere chiare fin dall’inizio e non c’è nulla di male. Sono foto, foto di piedi. Nulla di più”. Così una delle creator che popolano i social, racconta al riguardo della sua fonte di guadagno, i piedi. Ma ci sono clienti che invece preferiscono altre parti anatomiche: le mani, il seno, il sedere, il collo, l’ombelico. Si verifica quasi un dissezionamento della donna, dalla quale si trae ciò che eccita. Il resto, non interessa al cliente. E a questa dissezione corrisponde una depersonalizzazione della donna. Ovviamente, coloro che ricorrono alla prostituzione non vogliono vivere una relazione, ma solo concedersi un piacere, che sia per solitudine o per scelta. Il denaro in questo caso rappresenta il rapporto commerciale – e quindi non umano – tra le due parti. Do ut des e poi arrivederci e (neanche) grazie. Il femminismo si è spesso interrogato sul fenomeno della prostituzione, sdoganando la libertà di scelta della donna. Tuttavia, sottostare ai modelli del maschile tossico pur di guadagnare qualcosa, significa sostenerli e avallarli.

L’Europa e la prostituzione

L’impegno richiesto agli Stati Membri dal Consiglio d’Europa consiste nella predisposizione di programmi di assistenza, rivolti a coloro che intendano cessare dall’esercizio della prostituzione, rimuovendo altresì le condizioni di vulnerabilità e marginalità che inducono molte persone a scegliere la prostituzione quale unica fonte di sussistenza. Proprio perché “è importante che nessuno si senta costretto, anche solo dalle circostanze, a praticare la prostituzione”. Nel 1985, a conclusione del congresso di Amsterdam del Comitato Internazionale per i diritti delle prostitute, venne stipulata una Carta Mondiale per i diritti delle prostitute. Nel 2005 a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo, venne prodotto invece un Manifesto delle lavoratrici del sesso in Europa intitolato “Oltre la tolleranza e la compassione per il riconoscimento dei diritti”. In ambito europeo non sono state però ancora intraprese iniziative normative per armonizzare la disciplina della prostituzione.

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MORIRE DAL RIDERE! IL CORREDO FUNEBRE DE PORA NONNA, UN PODCAST DI ROSELLA MUCCI

No, pora nonna mica era un faraone! Il corredo funebre era tutta una serie di cose che aveva messo da parte pe esse bella e elegante pure da morta. E certo, che ve pensavate?

Un giorno nonna me chiamò e me disse:

Rosè, mo te faccio vedè na cosa. Quanno moro, tira fori ste cose e sistemame te, che dell‟altri nun me fido.”

Ah nò, ma io c‟ho paura, scusa ce stanno quelli delle pompe funebri, le do a loro le cose tue!”

Ma de che?!?!? Quelli chissà come me combinano! No! Me devi vesti te! E mo te faccio vedè tutto.”

Allora pora nonna aprì l‟armadio e posò sul letto:

copriletto di damasco rosso porpora nuovo, perchè il rosso ravviva la pelle ed è elegante; nell’ordine: reggiseno color carne (che nun se vede sotto i vestiti); culotte color carne; calze velate color carne; sottoveste nera col pizzo; vestito di seta nera a piccoli fiori tono su tono con fiocco al collo che è più elegante; rosario di cristallo trasparente col crocifisso d’argento; velo leggero leggero da mettere sul viso casomai moriva d’estate (hai visto mai che le mosche je se posavano sulla faccia?); scarpe nove nove de pelle nera, modello col cinturino e tacco 3 centimetri; centrino all’uncinetto da mettere sul comodino, per farci posare il contenitore dell’acqua santa al prete; rossetto rosa pallido; acqua di rose perchè pure da morta pora nonna doveva profumà; e LE PERLE!

A voi ve viè da ride, ma io ero senza parole! Ma questa quando aveva incominciato a fasse sto corredo? Quando era nata?

Io il corredo funebre nun l‟avevo mai visto, e voi?

Ma l’acqua de rose?!?!?

Ah, dimenticavo: appena morta dovevo chiamà la parrucchiera. Nun sia mai che pora nonna moriva spettinata, eh!

Comunque, pora nonna campò ancora un sacco di tempo. Alla faccia de quello che aveva detto il dottore, lei è morta a 91 anni. Lo vedi che ai dottori nun bisogna daje retta? Lo diceva pora nonna, che se a lei je davano na pasticca, pe sicurezza se ne prendeva metà! Lei era il dottore de se stessa, mica quegli asini che stavano all’ospedale.

Pure da vecchia, era sempre elegante. E coi capelli fatti.

Volete sapè come è morta, vero?

Curiosi!!!

Pora nonna andò a dormì e nun se svegliò più.

La morte l’aveva buggerata: era morta in camicia da notte de flanella, coi calzini ai piedi, senza perle, senza acqua de rose e pure spettinata.

Madonna mia!!! E mo?

Niente paura! Dopo qualche ora, quando vennero l’amiche sue pe vedè la morta, era elegantissima. Avevo fatto na fatica, ma l’avevo vestita come diceva lei.

Le vecchie rosicarono d‟invidia, tutte a dì quant‟era bella pora nonna da morta. Poi una de loro me s’avvicinò e me disse:

– Te devo di na cosa, Rosè…nun è che me verresti a vestì pure a me quando arriva l‟ora mia? Pure io voglio esse elegante come tu nonna!

E mo, so diventata la stilista delle defunte!

Title: Debora
Author: Dilating Times (/https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/single/debora/)
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/)
License: CC BY Attribution 4.0 International License
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2 BORSE DI STUDIO PER GIOVANI ATTORI PER I 30 ANNI DEL TEATRO STUDIO JANKOWSKI

In occasione dei 30 anni di attività del Teatro Studio, il maestro Claudio Jankowski offre due borse di studio a giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Per cogliere un’occasione imperdibile quanto rara, sia per l’importo della borsa che per la professionalità profusa nella formazione teatrale, basra inviare il proprio curriculum entro il 15 ottobre a:

teatrostudiojankowski@gmail.com

Di seguito, l’intervista di Alessio Papalini al maestro Jankowski.

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VIDEO – 11 OTTOBRE GIORNATA DEL COMING OUT #AMOREDIMMELO CondividiLove e Agedo Roma per il Coming Out Day

GUARDA IL VIDEO FACENDO CLICK SUL PULSANTE ROSSO AL CENTRO

L’11 Ottobre è la giornata del Coming Out. Il coming out dei nostri figli, per noi genitori è un dono grande che ci ha permesso di conoscerli e amarli ancora di più. Oggi guardiamo al mondo con occhi diversi grazie a loro. AGEDO ROMA è lieta di proporre il più coinvolgente dei suoi spot.

#amoredimmelo

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LIBRI – “VIAGGIO NELLA MEMORIA” CON DACIA E LE RAGAZZE DEL CONSULTORIO. Presentazione mercoledì 11 ottobre a Civitavecchia

Articolo tratto da www.spazioliberoblog.com per gentile concessione di @Marina Marucci

“Viaggio nella memoria, luoghi perduti e ritrovati della storia delle donne di Civitavecchia” a cura di Marina Marucci e Gabriella Ramoni (Prospettiva editrice) è  un testo   che ricorda l’esperienza del laboratorio teatrale  svolto nel 1980 con Dacia Maraini e le donne del consultorio familiare.  

 E’ stato determinante per ricostruire il clima, le speranze e le aspettative vissute in quegli anni, il contribuito di amiche e compagne che frequentarono  il Consultorio e il sostegno di Dacia, la cui intervista sull’esperienza teatrale e sull’attualità,  ha arricchito un lavoro  nato dalla voglia di raccontare e di restituire alla città di Civitavecchia la memoria di storie di vita vissuta, di lotte e rivendicazioni femministe, tematiche troppo spesso e troppo presto dimenticate.

 Nel libro  ripercorriamo  i luoghi proposti nel teatro itinerante : il corteo delle “attrici” che cantando attraversava  le  principali  strade della città; la sosta ai lavatoi pubblici con le storie  delle popolane ai primi del ‘900;  l’assalto delle donne al treno dei crumiri, durante lo sciopero dei portuali del 1897; l’arrivo alla Darsena Romana della bambina che tornava da Ventotene, dove era stato esiliato il padre antifascista  ed infine il ballo in piazza, in cui si festeggiava la scelta del libero amore.

 Ricordare è una forma di conoscenza, se non addirittura un contributo  a formare la speranza e ad alimentare un’illusione che la quotidianità possa essere modificabile. Se si accetta l’affidabilità della memoria per ricomporre la realtà del passato si risale anche alle sensazioni e agli effetti rievocati sul  proprio corpo, riuscendo a cogliere realmente quanto abbiamo vissuto e, corroborate da questa consapevolezza, potremo di nuovo ripartire e progettare un futuro.

Il libro sarà presentato da Dacia Maraini e dalle autrici mercoledì 11 ottobre, ore 17,30, Hotel San Giorgio,  Via Garibaldi, 34 Civitavecchia, nell’ambito degli eventi  dell’International Tour Film Festival 2023.

Dal 10 ottobre ore 17,30 negli stessi locali,  sarà possibile visitare  la mostra fotografica “Viaggio nella memoria” di Tiziana Giuliani e Daniela Sisti.

MARINA MARUCCI

https://spazioliberoblog.com/

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HELMUT NEWTON LEGACY: LA MOSTRA A ROMA DAL 18 OTTOBRE

Helmut Newton Elsa Peretti vestita da coniglio. New York, 1975 Elsa Peretti as a Bunny. New York, 1975 © Helmut Newton Foundation

18/10/2023 – 10/03/2024

Museo dell’Ara Pacis, ingresso alla mostra da Via di Ripetta n. 180

Curata da Matthias Harder e Denis Curti, l’esposizione, nata in accordo con la Newton Foundation, l’esposizione, attraverso circa 250 fotografie, riviste e documenti racconta con un nuovo sguardo l’unicità, lo stile e il lato provocatorio del fotografo, che si descriveva con queste parole: «Il mio lavoro come fotografo ritrattista è quello di sedurre, divertire e intrattenere».

Il percorso espositivo ripercorre l’intera carriera di uno dei fotografi più amati e discussi di tutti i tempi. Accanto agli scatti che hanno fatto la storia, apparsi nelle più importanti copertine di fashion magazines, un corpus di scatti inediti svela aspetti meno noti dell’opera di Newton. Un focus specifico è dedicato ai servizi di moda considerati all’epoca rivoluzionari, come la serie ispirata ai film di Alfred Hitchcock, Francois Truffaut e Federico Fellini. Stampe a contatto, pubblicazioni speciali e materiali d’archivio permettono al visitatore di entrare nel cuore del processo creativo di Helmut Newton.

capitoli cronologici raccontano le diverse fasi della vita e della carriera del fotografo, dagli esordi fino agli ultimi anni di produzione, con immagini diventate parte della nostra memoria visiva e collettiva, come la serie Big Nudes. Fino all’ultimo, Newton ha continuato a incantare e a provocare il pubblico con un complesso lavoro sulla femminilità, sfidando per oltre sei decenni ogni tentativo di categorizzazione della donna. Le protagoniste dei suoi scatti sono soggetti che hanno piena consapevolezza del proprio corpo, sottile ironia e un atteggiamento di sfida nei confronti dell’altro, senza mai cadere nella volgarità o nella banalità.

L’esposizione si snoda a partire dagli anni Quaranta in Australia per poi proseguire negli anni Cinquanta in Europa, nei Sessanta in Francia, nei Settanta negli Stati Uniti e negli Ottanta tra Monte Carlo e Los Angeles, fino ad arrivare ai numerosi servizi in giro per il mondo degli anni Novanta e all’ultimo periodo della sua carriera.

Lo spazio museale dell’Ara Pacis propone in esclusiva una decina di immagini di shooting che Newton scattò proprio a Roma, non presentate nelle esposizioni precedenti. Si tratta di scatti di moda che il fotografo realizzò, creando quelle atmosfere effimere ed intense che soltanto lui riusciva a evocare, unendo il fascino della Capitale a quello dei soggetti, scelti per incarnare le sue visioni. 

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STRANIZZA D’AMURI. UN BELLISSIMO FILM D’AMORE DI PEPPE FIORELLO CONTRO L’OMOFOBIA @ DI EMYLIÙ SPATARO

Ascolta la recensione dalla voce di Emyliù
@Foto originale della locandina del film

Nell’estate romana al Cine Village ho visto un film bellissimo della passata stagione: “Stranizza d’amuri” di Bebbe Fiorello. Il titolo è tratto da una canzone del grande Battiato e fa parte della colonna sonora. Conoscevamo il fratello del più famoso Rosario, come sensibile attore, ma a mio parere come autore/sceneggiatote/regista supera se stesso, con una meritata candidatura ai Nastri d’argento come miglior regista. Il film è ispirato ad un triste caso di cronaca nera omofoba nella Sicilia anni 80, che lui rende in modo poetico e godibilmente cine-teatrale, evitando ogni stereotipo registico sul genere.

@Foto web – Giuseppe Fiorello, sorprendente regista e autore di “Stranizza d’Amuri”.

La sceneggiatura è una delle cose migliori del film (altra candidatura ai Nastri d’Argento), raccontando in modo coinvolgente una storia d’amore puro tra due adolescenti, che scoprono poco a poco una travolgente passione amorosa, ritenuta proibita e vergognosa dall’ambiente sociale dell’epoca, dominato dal pensiero machista mafioso, dopo un fatale incontro/scontro tra il motorino dell’uno e la bicicletta dell’altro, e un successivo bacio salvifico di rianimazione che fa scattare la scintilla.

La drammaturgia della storia è costruita sui volti degli interpreti, tutti straordinariamente bravi, dai veterani ai più giovani protagonisti alla prima apparizione sul grande schermo, sapientemente scelti per fisicità e ottimamente diretti.

Davvero sorprendente il giovane protagonista, Samuele Segreto, allievo ballerino del talent show “Amici” di Maria De Filippi, che ci porta con garbo dentro la storia, accompagnando lo spettatore nei percorsi quotidiani, in una ricostruzione iper realista, dove il pregiudizio è sempre più palpabile e minaccioso.

@Foto tratta dal film – i due giovani protagonisti.

L’iniziale rapporto omosessuale del ragazzo con un giovane mafioso dominante, scoperto da qualcuno, fa si che venga spesso additato e deriso specie nel bar del paese. Questo crea dinamiche discriminatorie sociali e familiari, che ci fanno calare in una realtà sempre più invivibile per chi scopre le proprie tendenze omosessuali in un ambiente ostile dal quale si potrebbe solo fuggire, oppure adattarsi mimetizzandosi con l’ambiente, per poi vivere la propria sessualità nascostamente.

Così come consiglia un cugino al protagonista, probabilmente bisessuale per necessità, quando la relazione appena nata tra i due ragazzi viene scoperta e perseguitata. Perchè mentre il torbido rapporto avuto con il giovane mafioso era in qualche modo controllato e paradossalmente accettato dall’ambiente, perché strumentale e nascosto, quello tra i due ragazzi innamorati che vorrebbero vivere il loro sentimento alla luce del sole, è ritenuto inaccettabile per la mentalità dell’epoca e dunque da cancellare come un’onta.

Il bellissimo film di Peppe Fiorello è candidato agli Oscar americani come film straniero, insieme a tanti altri che probabilmente avranno la meglio nella selezione, ma per me rimane il più bel film d’amore visto nell’estate romana, e non solo.

Emyliù Spataro

Trailer ufficiale del film
@Intervista ai giovani protagonisti

@Il brano “Stranizza d’amuri” cantato da Battiato

Emyliù Spataro

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LA VIDEOPOESIA – L’ANIMA SI SCEGLIE IL PROPRIO COMPAGNO DI EMILY DICKINSON

L’anima si sceglie il proprio compagno
Poi chiude la porta
così che la maggioranza divina
non possa più turbarla

Impassibile vede i cocchi che si fermano
laggiù al cancello
Impassibile vede un Re inginocchiarsi
alla sua soglia

Io so che tra tantissimi
L’anima ne scelse uno
Per poi sigillare come fossero pietra
le valve della sua attenzione.

Lettura e interpretazione di Alessio Papalini

Licenza musica

Title: Thrusly_Marylin
Author: Koi-discovery
Source: https://freemusicarchive.org/music/koi-discovery/ante-chrysalide/thrusly-marylinmp3/
License: CC PD
Edit

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GLI INCEL: DISAGIO O MISOGINIA?

“Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più”. (Matrix, dialogo tra Morpheus e Neo).

Portati all’attenzione del grande pubblico con un servizio de Le Iene, gli incel stanno facendo parlare di sè. Ma andiamo per ordine, perché per comprendere questo fenomeno e i suoi appartenenti, bisogna conoscerne la storia e l’evoluzione.

Cosa significa Incel?

La parola incel deriva dalla contrazione di involuntary celibate e che si riferisce a tutte quelle persone (prevalentemente maschi eterosessuali) che non riescono a trovare una partner poiché si definiscono poco attraenti. Il neologismo venne creato da una studentessa canadese bisessuale, attiva sul web come Alana, che nel 1997 creò un sito dedicato ai celibi involontari: “Alana’s Involuntary Celibacy Project“, utilizzando per la prima volta il termine incel. In realtà, si tratta di uomini che vivono forti difficoltà relazionali con le donne, fatto questo che li porta a evitare qualsiasi tipo di contatto con loro considerandosi perdenti in partenza, e invece a sfogarsi contro di esse in chat Telegram o su altri social, in interazioni ad alto tasso di misoginia.

Screenshot di un gruppo Telegram a tema incel

Elliot Rodger e gli altri. I terroristi sessuali. I fascismi e la donna prolifica.

IL PRINCIPIO DI TUTTO

23 maggio 2014: Isla Vista, California. Elliot Rodger, 22 anni, autodefinitosi kissless virgin, uccide sei suoi coetanei e ne ferisce più o meno gravemente altri quattordici nel corso di quello che definì il “Giorno del Castigo”, prima di togliersi la vita. Precedentemente aveva lanciato il suo manifesto intitolato “My Twisted World”. Di seguito un brano.

In un mondo ideale, la sessualità non esisterebbe. Dovrebbe essere fuorilegge. In un mondo senza sesso, l’umanità sarebbe pura e civilizzata. Gli uomini crescerebbero in salute, senza doversi preoccupare di simili atti barbarici. Tutti gli uomini crescerebbero liberi e uguali, perché nessuno sperimenterebbe i piaceri del sesso che ad altri sono negati. Per abolire completamente il sesso, le donne stesse dovrebbero essere abolite”.

Ma Rodger non si limitava solo a questo scenario, immaginando anche campi di concentramento dove le donne sarebbero state rinchiuse, per essere inseminate artificialmente al solo scopo di procreare senza nessun atto sessuale, almeno finché non si fosse scoperto un modo per fare a meno anche dei loro ovuli e dei loro uteri, con una prospettiva quasi di partenogenesi. Dopodiché, sarebbero state lasciate morire di fame.

I SEGUACI

Dopo Rodger, il 24 aprile 2018 a Toronto, Alex Minassian di 25 anni, a bordo di un furgone investe e uccide dieci giovani ferendo altre quindici persone, subito dopo aver proclamato su Facebook la sua “fedeltà” al “Supremo Gentiluomo Elliot Rodger” e aver incitato alla Ribellione degli Incel. Si tratta di squilibrati? No, in realtà sono uomini che odiano le donne, ritenute selettive in base ai soldi e alla prestanza dei maschi. Si stima che le stragi compiute dagli incel siano circa 10 solo negli Stati Uniti.

IL TEORICO

Jordan Peterson, professore di psicologia e ora youtuber, è diventato il guru di riferimento per gli incel. Da diversi anni ha iniziato a parlare di “monogamia forzata” e redistribuzione dell’energia sessuale all’interno della società. A proposito di Minassian, Peterson, che insegna all’Università di Toronto, ha infatti dichiarato: “[…] era arrabbiato con Dio perché le donne lo rifiutavano. La cura per questo male è la monogamia forzata. A dirla tutta, questa è la ragione per cui la monogamia è nata”. 

INCEL E JIHAD, UN PARALLELISMO

Simon Cottee, criminologo e esperto di terrorismo, ha ipotizzato un legame inconsapevole tra incel e jihadisti in quanto: “[…] entrambi i gruppi sarebbero ossessionati dal sesso, nei confronti del quale nutrono un rapporto complesso fatto di disgusto e attrazione […]”, e riportando anche le parole di un estremista che si sarebbe definito “vaginalmente sconfitto”. Anche Gilbert Caluja, dell’International Centre for Muslim and non-Muslim Understanding alla University of South Australia, ha analizzato il fenomeno dando vita alla teoria delle blue balls (ossia il fenomeno di vasocostrizione dei testicoli a causa della lunga mancanza di eiaculazione, ndr), che secondo Caluja spiega la grande radicalizzazione dei non occidentali con la frustrazione sessuale:

https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/10304312.2013.737193

INCEL E FASCISMI

Il grande problema è stato quindi il ’68: durante il fascismo italiano e il nazismo tedesco le donne avevano come compito quello di figliare e basta, cosa che sarebbe molto cara agli incel. Secondo Wilhelm Reich, autore di Psicologia di massa del fascismo (2009, Einaudi), la moglie “non può apparire come essere sessuale, ma soltanto come essere che mette al mondo i figli”. Limitare il sesso coniugale alla procreazione è allora un mezzo “per non far nascere nelle donne la coscienza sessuale, per non far esplodere la rimozione sessuale, per non far scomparire la paura e il senso di colpa sessuali: l’affermazione e il riconoscimento della donna come essere sessuale significherebbe il crollo di tutta l’ideologia autoritaria”. E’ evidente quindi come le radici di questa sottocultura siano profonde e radicate, e oggi vengano alla luce attraverso i social, nelle stanze dell’eco virtuali, nel rancore mascherato con la buona educazione.

LMS, red pill e blue pill

Nel movimento incel sono presenti alcune teorie di base. LMS ossia look, money, status. Questa sigla rappresenta quelle che, secondo la sottocultura incel, sono le caratteristiche più importanti per le donne e senza le quali non sei nessuno: aspetto, soldi e posizione sociale. Quindi, nessun riferimento ai sentimenti e all’amore o ancora, a una sana relazione affettiva. Il grande problema, secondo gli incel, è stato il 1968 e la liberazione sessuale, colpevole di aver rotto l’equilibrio che c’era in precedenza. Infatti, prima gli uomini avevano più possibilità di avere una partner perché le donne era sottoposte maggiormente ad una monogamia voluta dal maschio in cui avevano meno possibilità di scelta, al contrario di oggi dove invece sono libere di selezionare e scartare.

“Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più”.

Nel film Matrix, il protagonista scegliendo di assumere una pillola rossa (redpill), può finalmente scoprire la verità sulla realtà che lo circonda. Riportato agli incel, si tratta di una teoria molto scontata: quella di comprendere la realtà, cosa che evidentemente, fanno fatica ad agire. Niente di nuovo, quindi, ma per gli incel è stata una scoperta. Secondo una ricerca basata su studi di tipo statistico, come ad esempio l’analisi dei social, è stato osservato come su Tinder gli uomini mettano like a moltissime donne, mentre le donne solamente a una piccola parte degli uomini, essendo dunque più selettive nella scelta del partner. Questi studi sono diventati il manifesto incel, perché confermano le loro idee. Così, gli uomini che credono in questa teoria vengono definiti redpillati. La differenza tra un redpillato e un incel è che quest’ultima non è una categoria ideologica, bensì una categoria sociale. Al contrario, i bluepillati sono quelli che ancora credono nell’amore e in altre fandonie simili.

E’ evidente che il disagio di queste persone abbia bisogno di un sostegno psicologico per essere superato, perché non è possibile proiettare all’esterno la responsabilità di una vita vissuta tra le mura di una stanza, osservando e criticando una società disfunzionale, che mette al primo posto i soldi o l’apparenza, per poi valutarsi o meglio svalutarsi confrontandosi con questi stessi canoni e quindi diventando vittime del proprio risentimento. Oppure giustificare la propria difficoltà relazionale con un semplice e strumentale: le donne non mi vogliono perché sono brutto. Non é con l’odio o la misoginia che si risolvono le cose, ma con il confronto e la sana accettazione di sé. E magari pensando che non tutte abbracciano la teoria del LMS. Oppure fa più comodo piangersi addosso?

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ANDY WARHOL – UNIVERSO WARHOL la mostra dal 21 ottobre a Roma

In copertina: @Erik Carter / The Atlantic; Getty

Apre a Roma, al Museo della Fanteria, la mostra monografica dedicata al maestro della Pop Art internazionale Andy Warhol, dal titolo Andy Warhol – Universo Warhol.

Con oltre 170 opere, la mostra curata dal celebre Achille Bonito Oliva, ripercorre la carriera artistica del genio creativo che ha colorato la grigia quotidianità dell’America del XX secolo, superando i confini di un mondo che si apriva alla globalizzazione.

Il percorso espositivo si articola in grandi aree tematiche, partendo dagli esordi come grafico con le sperimentazioni degli anni Quaranta e Cinquanta nell’ambito musicale con i ritratti delle famose Rock Star del tempo, passando alle preziose serigrafie con le icone del mondo dello spettacolo, le porcellane con oro zecchino, le polaroid dove compaiono celebrità di spicco, fino ad arrivare ai lavori più recenti come le immagini dedicate alla rivista Interview, i manifesti commerciali e le fotografie sul docu-film Trash – I rifiuti di New York.

Importante è l’omaggio a Lucio Amelio, noto gallerista italiano, scopritore di Warhol. Tra le chicche, i ritratti di Warhol di Christopher Makos, la chitarra autografata dai Rolling Stones con cover firmata, la Skateroomedition, il Catalogo della Tate Gallery 1971 a doppia firma, The Souper Dress firmato e la famosa Brillo Box (after) Serigrafia su legno.

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IL CORAGGIO DI DONATELLA

Il 30 settembre 1975 alle 22 e 50, Donatella Colasanti cambiò l’Italia. Nella foto che la ritrae insanguinata e nuda, accovacciata con gli occhi spiritati nel bagagliaio della 127 bianca sulla quale Andrea Ghira, Gianni Guido e Angelo Izzo avevano viaggiato con lei e con Rosaria Lopez, morta da ore, verso Roma, in quegli occhi c’era tutto l’orrore di chi ancora respira ma ha vissuto cose che non sarà mai in grado di raccontare totalmente.

I fatti.

Le gesta dei tre pariolini sono note: questi adolescenti figli della Roma bene erano avezzi a piccoli crimini, violenze neofasciste e “sfasci“. Quest’ultimo sostantivo si può spiegare così: stupri su ragazze di ceto inferiore, alle quali nessuno avrebbe mai creduto o che avevano troppa paura a denunciare, in un’Italia priva di leggi contro la violenza di genere. Non era il primo sfascio, per il terzetto; la combriccola aveva conosciuto Rosaria e Letizia qualche giorno prima, le aveva circuite e poi invitate a passare un pomeriggio nella villa dei genitori di Ghira al Circeo. E proprio da questa località prese il nome il fattaccio, chiamato da allora in poi il massacro del Circeo. Il pomeriggio si dilatò in 36 ore di stupri e violenze al termine delle quali Rosaria venne affogata nella vasca da bagno e Donatella massacrata di botte e colpita alla testa più volte con un tubo di ferro. Lei si salvò perché si finse morta. Tornati a Roma, i tre giovani se ne andarono a mangiare una pizza lasciando le due ragazze nel bagagliaio dell’auto. Un metronotte, alle 22 e 50 del 30 settembre, passando accanto alla macchina udì chiedere aiuto e chiamò i rinforzi. Il resto è, purtroppo, storia.

In foto: Rosaria Lopez a sinistra e Donatella Colasanti a destra.

Letizia Lopez, sorella di Rosaria, che ho conosciuto di persona, mi disse in quell’occasione che in realtà gli aguzzini erano di più, forse cinque o sei. Un’eccedenza mai incriminata. Donatella scosse l’Italia perché si mostrò per quello che era in quel momento e fece vedere a tutti come era ridotta veramente una donna vittima di stupro. Fu proprio questo episodio a dar slancio al femminismo italiano e soprattutto romano, quello di via del Governo Vecchio: non era più possibile tacere o far finta di non vedere. La realtà era sotto gli occhi di tutti e c’era bisogno di una punizione esemplare ma, soprattutto, di una legge adeguata.

Cosa è successo poi?

La legge sullo stupro venne approvata solo 19 anni più tardi, il 15 febbraio 1996. Angelo Izzo era in carcere, Andrea Ghira apparentemente morto da quasi due anni dopo essersi prontamente arruolato nella Legione Straniera, e la primula rossa Gianni Guido, dopo l’arresto navigava tra un’evasione e l’altra. Donatella Colasanti sarebbe morta per un cancro nel 2005.

Tina Lagostena Bassi detta l’avvocata delle donne, prese le difese di Donatella Colasanti in un processo che fece epoca. Izzo e Ghira vennero condannati all’ergastolo, mentre Guido venne condannato in secondo grado a trent’anni, dopo avere ammesso la colpa e risarcito la famiglia di Rosaria Lopez. Attualmente, Izzo è ancora all’ergastolo dopo che ha ucciso altre due donne, madre e figlia, durante un permesso; Ghira sembra sia morto, ma forse non troppo; Guido ha scontato la sua pena e ora è un uomo libero. Nulla di nuovo sul fronte femminicidio.

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IL SABATO VIDEOPOETICO – FRIDA KAHLO “TI MERITI UN AMORE”

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,

con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,

con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,

in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare con te,

che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi

e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,

che ti appoggi quando fai il ridicolo,

che rispetti il tuo essere libera,

che ti accompagni nel tuo volo,

che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,

che ti porti l’illusione,

il caffè

e la poesia.

Title: Smile on
Author: Peter Rudenko (https://freemusicarchive.org/music/Peter_Rudenko/Incomplete/01_-Peter_Rudenko-_Smile_On/)
Source: Free Music Archive
License: CC BY Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)
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FUORI LE MURA: NUOVO PREMIO PER IL DOCUMENTARIO DI NATALE E SCIARRA

In copertina: Andrea Natale e Giuseppe Sciarra

Nuovo traguardo per “Fuori le Mura”, il documentario sul quartiere Prati di Roma codiretto dai registi Andrea Natale e Giuseppe Sciarra che vince per il miglior montaggio a Stefano Tammaro al Soulplace Film Festival.

https://youtu.be/xgWOMsIUhxs?si=m-2tITMah8WTLmxk
Il teaser del documentario

Il progetto cinematografico di Sciarra e Natale ha girato già alcuni festival in giro per il mondo in soli pochi mesi, (Red Movie Awards, Venice Film Week, New York Movie Awards, Paris Film Award, Hollywood Gold Award, Beyond The Curve Film Festival, London Movie Awards, Swedish International Film Festival, International Gold Award), ottenendo molti consensi.

Fuori le Mura descrive il Rione Prati di Roma attraverso i ricordi, le criticità ma anche l’amore espresso dai suoi commercianti e le persone che lo abitano. Raccontando una Roma che vuole una rivalsa e che si ama ancora, nonostante le mille difficoltà.

“Siamo felici dei grandi risultati ottenuti dal nostro documentario. Volevamo raccontare attraverso il mio quartiere la città di Roma la quale sta vivendo una delicata fase di transizione in attesa di compiere quei grandi cambiamenti che i romani aspettano da tempo.”, ha dichiarato Andrea Natale.

“Credo che Prati e la sua situazione attuale rappresentino un quadro perfetto di quello che è oggi Roma”, aggiunge Giuseppe Sciarra. “Abbiamo dato voce alle persone comuni proprio per spronare tutti a rivendicare non solo la bellezza di Roma ma anche la sua anima, un’anima che pulsa di idee, voglia di riscatto e amore.”

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EX GENERAL VANNACCI ☆ È NATA UNA STELLA ☆ di MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava

Cari lettori, vi ricordate quando interruppi le mie vacanze bruscamente, perchè mentre stavo sotto l’ombrellone, oziando con il cellulare a random, una notizia mi fece venire i brividi, e non di freddo, che con quel caldo sarebbe stata una mano santa?

Era saltato fuori, come un cavalluccio marino sulla battigia, tale generale Roberto Vannacci che, in un incontenibile guizzo di suprematismo in mimetica, sparava a zero, in modo tanto semplicistico quanto nostalgico, su bersagli enormi grandi come un transatlantico, quali i gay, le femministe, gli immigrati e altri cavallucci di battaglia dell’oscurantismo medievale postmoderno più alla moda.

@Foto Web – l’ex ufficiale della Folgore Roberto Vannacci

Il tutto attraverso un saggio, addirittura, autoprodotto (per scelta autoctona o perché nessun editore gliel’ha voluto pubblicare?) titolato “Il mondo al contrario” (mia nonna diceva con più originalità nell’idioma cirotano: “U munn ara liverza“), che l’ex ufficiale della Folgore, non più responsabile dell’istituto geografico militare (perchè è stato destituito), veicola come una bomba a orologeria, solo per fatal combinazione (?) dopo la scomparsa di una delle più autorevoli voci del femminismo, Michela Murgia, che sicuramente l’avrebbe fatto nero, oltre alla sua abbronzatura di ordinanza.

Ciò che perplime è la tempistica (perchè proprio in quel momento?), più che la pronta e prevedibile (meno male!) indignazione generale, a cominciare dal ministro della difesa Guido Crosetto che chiede (e ottiene)”esame e azione disciplinare”, dissociandosi in modo politicamente corretto ed invitando l’opinione pubblica sui social a “non utilizzare le farneticazioni personali di un generale in servizio per polemizzare con la Difesa e le forze armate” – e continua a precisare il ministro che il generale Vannacci – “ha espresso opinioni che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione”.

E fin qui tutto regolare, anche se le giuste reazioni del mondo politico sono arrivate prontamente, come questo mio articoletto balneare sul bel generale.

@Foto Web Roberto Vannacci ex responsabile dell’istituto geografico militare, perchè destituito.

Per il deputato del Partito Democratico, Piero Fassino, “le necessarie dissociazioni non sono sufficienti. Ci aspettiamo un immediato e adeguato intervento del Ministro Crosetto e dei vertici delle nostre Forze armate”. Ed è arrivato!

Così per il segretario di Sinistra Italiana “quello che non è normale nel nostro Paese è che un alto ufficiale dell’Esercito Italiano si metta pubblicamente a esprimere giudizi incommentabili, insulti omofobi e razzisti, pregiudizi e stupidaggini”.

E continuano il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e il presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliaruolo: “si tratta di un concentrato di omofobia e volgarità di rara violenza verbale che lede l’onore delle Forze Armate verso cui l’intero Paese nutre stima e rispetto”.

Esaminiamo adesso, per sommi i capi, tali oggettive farneticazioni, e non per partito preso al volo a destra o a sinistra, ma per semplice buon senso.

@Foto Web – il generale Roberto Vannacci in mimetica

Ad esempio, tanto per prendere a caso una citazione dall’incriminato libruncolo di 300 pagine, sparlando di Paola Egonu, campionessa di volley, il generale Vannacci osserva che è “italiana di cittadinanza, ma è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità”. E qui l’accusa di razzismo patriottico ci sta tutta.

E via degenerando su altri temi cari al pensiero destro più nostalgicamente becero, Vannacci prende posizioni estreme contro coloro che, a suo dire, definiscono “civiltà e progresso” quando gli “occupanti abusivi delle abitazioni prevalgono sui loro legittimi proprietari; quando si spende più per un immigrato irregolare che per una pensione minima di un connazionale e quando le città si trasformano in luoghi per single benestanti e alternativi mentre lavoratori, operai e famiglie sono costretti ad abbandonarle”.

Continuando a blaterare della legittima difesa il generale ex parà, che si autodetermina erede di Giulio Cesare, ipotizza: “se un ladro entra in casa mia, perché non dovrei essere autorizzato a sparargli, a trafiggerlo con un qualsiasi oggetto mi passi tra le mani”, “se pianto la matita che ho nel taschino nella giugulare del ceffo che mi aggredisce, ammazzandolo, perché dovrei rischiare di essere condannato?”.

@Foto Web – il generale Vannacci in tutta la sua magnifica presenza.

E così il generale, che secondo la mia immodesta opinione, ha trovato il modo di farsi sponsorizzare dallo stato gratuitamente per un infimo libretto populista autoprodotto, nel suo tomo fa anche riferimenti alla questione migranti e alle “discutibili regole di inclusione e tolleranza imposte dalle minoranze”.

E cosa pensa il modesto generale, che si paragona non solo a Giulio Cesare, di tutto questo “inaspettato polverone”? Ovviamente si giustifica per tutto: “Al ministro non replico – aggiunge -, mi attengo a quelle che sono le sue disposizioni. Ciò che mi procura disagio è la strumentalizzazione: sono state estratte frasi dal contesto e su queste sono state costruite storie che dal libro non emergono”. – Non si preoccupi, generale, ora lo compreremo tutti! – “Sono amareggiato” – continua – “dalla decontestualizzazione e dal processo a delle opinioni: Giordano Bruno (e dopo Giulio Cesare mancava che si paragonasse ad un altro mito della storia) lo hanno bruciato perché aveva un pensiero controcorrente (mentre il nostro parà cavalca l’onda destra del momento?), meno male abbiamo superato quei momenti”. Ah si?

Sarà pure un pò megalomane? Ma il meglio di sè lo dà quando si esprime sui gay, affermando che la società è schiava delle minoranze, delle lobby (alludendo forse ad un’associazione di militari, poliziotti, carabinieri, avieri, marinai, che sono persone omosessuali, lesbiche, transgender) . E parlando di omosessuali e coppie gay: “normali non lo siete, fatevene una ragione!”. E ancora: “la normalità è l’eterosessualità. Se a voi tutto sembra normale, invece, è colpa delle trame delle lobby gay internazionali”.

E fa un altro triplo salto mortale giustificante: “la frase sugli omosessuali viene da uno, ovvero io, che è scappato tutta la vita dalla normalità (contraddizione?): per questo dico che sono a fianco degli omosessuali (ma vah?) nella caratteristica di essere al di fuori della normalità. Nel libro spiego che la normalità non è migliore o peggiore, non è buona o cattiva”

@Foto Web – l’affascinante generale Vannacci col pugno fermo in una ufficiale parata

Bel generale Roberto, è Mava Fankù in persona che le parla, lei forse conoscendolo sarà pure simpatico, ed è sicuramente un bell’uomo 54enne ancora molto aitante; ma con tutto il rispetto, perchè adesso giustifica e smentisce pure la sua tanto decantata normalità? Così facendo mette in dubbio il suo machismo di pensiero e, scendendo a questi compromessi, non fa una buona propaganda a chi vorrebbe. Lei comunque è molto furbo e, grazie a tutta questa bagarre, in questo momento il suo libretto è il più venduto su Amazon!

Altra nota positiva è che, ad oggi, essendo stato destituito dal comando, potrà godersi i suoi successi letterari nella sua terra d’origine, sulle splendide spiagge spezzine, da sotto il suo ombrellone.

Post Scriptum

E così sarà stato, ma guardatelo adesso il nostro ex generale (reduce da una lunga intervista televisiva a “È sempre Carta Bianca” di Bianca Berlinguer, e altre ancora), in una elegante camicia bianca, incorniciato da fiori bianchi, ad uno degli eventi “culturali” (a pagamento:50 euro con bouffet e firmacopie) per presentare il suo libro sull’era meloniana che gli ha già fruttato 800.000 euro. Proprio come una Superstar ☆

@Foto Web – Roberto Vannacci ad un evento in Versilia, per presentare il suo best seller.

Mava Fankù by Emyliù Spataro

Mava Fankù by Emyliù Spataro

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UN LAVORO FATTO PER BENE: LA TOMBA DI SAMAN SCAVATA BEN 6 VOLTE

Doveva essere un lavoro fatto a regola d’arte, se la tomba scavata nelle campagne di Novellara per occultare Saman Abbas è stata scavata ben 6 volte. Tutto doveva essere perfetto e a prova di bomba: nessuno doveva trovarla.

La perizia medico-legale ha ricostruito le fasi della morte della giovane, di cui si è discusso nell’udienza del 26 settembre del processo a carico di cinque familiari della ragazza, accusati di averla uccisa perché si era opposta a un matrimonio forzato in Pakistan.

I periti nominati dal tribunale, ossia il medico legale Cristina Cattaneo, l’archeologo forense Dominic Salsarola, il genetista forense Roberto Giuffrida e l’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone avrebbero appurato che lo scavo sarebbe stato “approfondito”. “Il fatto che il terreno sia ben stratificato determina che questa parte del riempimento si sia in realtà costituita da una serie di 6 eventi che si sono susseguiti nel tempo e che non possono assolutamente essersi depositati in un unico momento”, si legge nel testo di 500 pagine che si sofferma sull’analisi del luogo dove, il 18 novembre del 2022, sono stati trovati i resti di Saman. Questo significa che, stando sempre al testo “lo scavo è stato approfondito tramite l’impiego di soli badili introdotti nei depositi indisturbati e con un piede, sulla parte superiore della lama della pala spinta in profondità”. Perciò a scavare era più di una persona e la morte di Saman era stata pianificata da tempo. Il corpo poi, non è stato messo subito nella fossa ma tenuto in altro luogo prima della sepoltura, sempre secondo le indagini peritali.

Inoltre il padre di Saman, pare abbia versato lacrime di commozione (di coccodrillo) nel vedere le foto dei resti della giovane, che gli sono state mostrate durante l’udienza, foto che “non avrebbe voluto guardare”.

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THEM: TUTTO L’ORRORE DEL RAZZISMO NELL’AMERICA A COLORI PASTELLO DEGLI ANNI ’50

Metti una famiglia di colore in cerca di una nuova opportunità durante la Grande Migrazione degli anni ’50. Metti un’America profondamente razzista e WASP, desiderosa di allontanare il più possibile i neri dai quartieri ordinati e dai colori pastello: questa potrebbe sembrare la trama “Them”, la miniserie in onda su Prime Video, ma in realtà c’è molto di più. Ideata da Little Marvin, si tratta di una serie horror che, pur servendosi di elementi spaventosi e tradizionali del genere, mostra però con crudo realismo che il vero orrore è quello della porta accanto.

La famiglia Emory, padre ingegnere madre insegnate e due figlie, si trasferisce nel quartiere bianco di East Compton, sobborgo di Los Angeles, per lasciarsi alle spalle un passato traumatico a causa del razzismo agito contro di loro in North Carolina. Dal loro arrivo le cose precipiteranno e in soli dieci giorni – uno per episodio – si assisterà alla demolizione della scenografia a colori pastello di un quartiere dove apparentemente tutto è lindo e ordinato, le famiglie sono quelle bianche e sorridenti dei magazine letti dal parrucchiere, e l’ospitalità è leggendaria.

In realtà regna l’ipocrisia, il ricorso delle donne agli psicofarmaci o all’alcol per “tollerare la frustrazione della vita domestica”, l’adulterio, la condanna dell’omosessualità: le belle casette rosa e celesti sono centri di dannazione per i loro abitanti, messi alla prova dai colored, il nemico tenuto d’occhio da una comunità cieca ai propri problemi. Del resto però anche in North Carolina le cose erano molto difficili, e proprio da lì provengono gli incubi e i ricordi spaventosi che affliggono Lucky, la madre dal nome ironico. Perché lei fortunata non lo è proprio, anzi. Durante la breve permanenza nella nuova casa, ognuno degli Emory combatterà col suo demone personale, fino all’epilogo.

Una serie sicuramente da vedere, nella quale i rimandi accennati ai grandi maestri del cinema come ad esempio Kubrik, potenziano la trama dimostrando tutta la banalità del razzismo.

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“ANTONIO LIGABUE”: PROROGA DELLA MOSTRA FINO AL 29 OTTOBRE

Prorogata al 29 ottobre la prima grande mostra in Puglia dedicata
uno degli artisti più straordinari e commoventi del Novecento, Antonio Ligabue.

Proroga fino al 29 ottobre la prima grande mostra in Puglia dedicata a uno degli artisti più straordinari e commoventi del Novecento, Antonio Ligabue.
Le tigri, i leoni, i galli, gli autoritratti e tutto lo spettacolare mondo di Ligabue continuano a riempire di magia le splendide sale del Castello di Conversano.

Tra i pittori più amati del Novecento, Antonio Ligabue è pittore e artista visionario, autodidatta e sfortunato che è riuscito a entrare nell’animo del grande pubblico.
È stato capace di parlare con immediatezza e genuinità a tutti, a chi ha gli strumenti per capirne il valore storico-artistico, così come a chi semplicemente gode della bellezza assoluta delle sue opere.
Una storia umana e artistica straordinaria e unica, che negli anni ha appassionato migliaia di persone, tanto da essere diventato addirittura protagonista di film e sceneggiati televisivi, sin dagli anni ’70.
Memorabile lo sceneggiato RAI di Salvatore Nocita del 1977 con Flavio Bucci, così come il recente film “Volevo nascondermi” del 2020 di Giorgio Diritti con la magistrale interpretazione di Elio Germano.

Tutto questo è raccontato perfettamente nella grande mostra di Conversano.
Attraverso oltre 60 opere, la mostra propone il racconto della vita e dell’opera di Ligabue, l’uomo che fece della sua arte il riscatto della sua stessa esistenza.
La mostra permette di approfondire i nuclei tematici dell’artista, pochi soggetti sempre ripetuti da cui emergono con forza la sua straordinaria sensibilità e la dolcezza della sua anima fragile. Sofferenza e talento che trovano nella creatività il mezzo per riempire il vuoto dell’abbandono e superare il disagio dell’emarginazione e della malattia mentale.

Promossa e sostenuta dal Comune di Conversano Città d’Arte e Museco – Musei in Conversano, con il contributo della Regione Puglia, con il patrocinio del Ministero della cultura, della Città Metropolitana di Bari, di Pugliapromozione e del Teatro Pubblico Pugliese, in collaborazione con Comune di Gualtieri e Fondazione Museo Antonio Ligabue, la mostra Antonio Ligabue è curata da Francesco Negri e Francesca Villanti ed è prodotta e organizzata da Arthemisia.
La mostra vede come sponsor BCC Conversano e Master Italy.
Il catalogo è edito da Skira.

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VIDEOPOESIA – IL CANTICO DELLE CREATURE DI SAN FRANCESCO

Foto di copertina: San Francesco, dipinto di Albert Chevallier

IL CANTICO DELLE CREATURE

Altissimo, onnipotente, buon Signore
tue sono le lodi, la gloria e l’onore
ed ogni benedizione.
A te solo, Altissimo, si confanno,
e nessun uomo è degno di te.
Laudato sii, o mio Signore,
per tutte le creature,
specialmente per messer Fratello Sole,
il quale porta il giorno che ci illumina
ed esso è bello e raggiante con grande splendore:
di te, Altissimo, porta significazione.
Laudato sii, o mio Signore,
per sorella Luna e le Stelle:
in cielo le hai formate
limpide, belle e preziose.
Laudato sii, o mio Signore, per fratello Vento e
per l’Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo
per il quale alle tue creature dai sostentamento.
Laudato sii, o mio Signore, per sorella Acqua,
la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.
Laudato sii, o mio Signore, per fratello Fuoco,
con il quale ci illumini la notte:
ed esso è robusto, bello, forte e giocondo.
Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,
la quale ci sostenta e governa e
produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.
Laudato sii, o mio Signore,
per quelli che perdonano per amor tuo
e sopportano malattia e sofferenza.
Beati quelli che le sopporteranno in pace
perchè da te saranno incoronati.
Laudato sii, o mio Signore,
per nostra sora Morte corporale,
dalla quale nessun uomo vivente può scampare.
Guai a quelli che morranno nel peccato mortale.
Beati quelli che si troveranno nella tua volontà
poichè loro la morte non farà alcun male.
Lodate e benedite il Signore e ringraziatelo
e servitelo con grande umiltà.

Title: Sonata 8, ‘Pathetique’ – II. Adagio cantabile
Author: Daniel Veesey
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Daniel_Veesey/Beethovens_Sonata_No_in_C_Minor_Pathetique/Sonata_8_Pathetique_-_II_Adagio_cantabile/)
License: CC PD

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PORNO TELEGRAM: IL LATO OSCURO DI UN SOCIAL

Le foto mostrano ragazze appena maggiorenni, seppure lo sono, perché non è possibile verificarlo. Seminude, con biancheria tipo filo interdentale, le forme perfette, la bellezza della gioventù esibita e messa all’asta. Le immagini non sono scatti artigianali, ma foto fatte con professionalità, con le luci giuste, la posa ammiccante, i particolari bene in mostra. D’altronde, la concorrenza è spietata. Gli annunci sono quasi tutti uguali, ma è difficile scegliere perché l’offerta è numerosa. E quindi, ergo, la richiesta è sicuramente il doppio. Ma dove si vendono queste ragazze? E chi le compra?

Il lato oscuro di Telegram

Per chi non conosce Telegram, ecco alcune informazioni di base. Prima di tutto, è una delle chat migliori dal punto di vista della crittografia, molto al di sopra di Whatsapp. Significa che le conversazioni non possono essere intercettate o hackerate, quindi si ha la massima sicurezza sulla privacy, salvo lo screenshot che non può essere controllato. Però è anche vero che da molto tempo Telegram adotta le modalità di cancellazione totale e di autocancellazione delle chat dopo la lettura e, cosa importantissima, permette l’anonimato. In pratica, si può decidere di non rendere visibile il proprio numero, adottando invece un nickname. Altro particolare interessante: non è possibile vedere gli accessi degli utenti iscritti. Tutto ciò ha reso Telegram il terreno ideale nel quale creare gruppi di ogni tipo, che possono anche essere segreti; terreno sul quale ha attecchito di tutto, ma davvero di tutto.

Parliamo per esempio, di uno dei temi oggi più ricercati sul social: il feticismo. Che non sia una novità è evidente; che non sia un comportamento anomalo, a meno che non diventi una parafilia, e che negli ultimi anni si sia emerso in maniera esponenziale, è una realtà. Complici le campagne pubblicitarie, gli ammiccamenti di rock star, addirittura alcune scene di House of the Dragon. Fin qui tutto lecito. Ma quando il feticismo viene considerato una fonte di guadagno; quando una ragazzina decide di vendere foto dei piedi o biancheria usata, o di mettersi in cam per una sessione di sesso virtuale pagato, allora siamo ben oltre la liceità, e soprattutto siamo al fallimento culturale. La ciliegina sulla torta sono poi i siti di recensioni o di segnalazione dei migliori gruppi porno su Telegram, con tanto di link da cliccare per l’iscrizione.

Sono poi numerosissimi i gruppi di escort, con indicazioni precise di età, di taglia, di peso, corredate da foto, dai prezzi, dal menù e dalla “specialità della casa”. Anche qui, operano ragazze giovanissime e sono presenti sul web siti di recensioni, che per le operatrici del sesso sono importantissime ai fini dell’autopromozione.

Ma si tratta di prostituzione?

Screenshot da Telegram

Che la si eserciti dal vivo o da remoto, va chiamata col suo nome. Laddove c’é uno scambio di denaro come compenso di una prestazione sessuale, c’é prostituzione. In Italia, la prostituzione non è considerata reato perché, secondo la legge Merlin, chi decide di prostituirsi non commette nessun illecito. Ci si può prostituire in casa e neanche questo è reato (https://www.money.it/prostituzione-e-reato-in-italia-legge). Ed è in questa zona grigia che prospera la prostituzione sul web.

Il revenge porn e l’odio sul web

Altro filone è quello del revenge porn. Ci sono gruppi nei quali vengono condivisi video e foto intime oppure, peggio ancora, si diffondondo foto prese da altri social, ad esempio Instagram o Facebook. Le immagini, per la maggior parte di donne, vengono poi bersagliate di commenti offensivi, sessisti, denigratori, spesso con incitamento allo stupro; oppure, sotto la foto viene posta la domanda: “Cosa le faresti a questa?” e qui di una grandinata di commenti da voltastomaco. Alcuni utenti si sono superati, pubblicando foto e numero di telefono, addirittura l’indirizzo delle donne-bersaglio. I casi scoperti dalla Polizia Postale sono solo la punta di un iceberg. Insomma, non c’é da stare tranquilli, ognuno di noi potrebbe essere preso di mira inconsapevolmente da questi gruppi.

Ma chi sono gli utenti paganti?

La dottoressa Anna Segre

Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Anna Segre, medico e psicoterapeuta, per capire, se possibile, quale meccanismi ci sia dietro questo comportamento.

Dottoressa Segre, quali sono secondo lei i motivi che portano una persona a diventare utente pagante di siti pornografici?
“Pagare per avere una relazione è essere sicuri di aver dato la propria parte, che non si deve altro”.

Quale tipo di relazione, o di non relazione, cercano queste persone?

“Ho avuto pazienti che non avevano né amici né amori, però avevano me e le prostitute, cioè relazioni il cui contratto ha dei limiti di tempo e si può concludere col pagamento.
Una relazione (quella con le prostitute non con me) senza aspettative, senza progetto, senza orizzonte. Volta al momento di condivisione del piacere, anzi, volta al proprio piacere, senza doversi preoccupare del piacere dell’altro. Considerato che l’impiego di calorie di un rapporto sessuale con una persona amata è secondo solo al lavoro di muratore (era in una tabella del libro di fisiologia medica, quando io la studiai), possiamo calcolare quanta energia serve per una relazione vera, non a pagamento. Tanta. Conviene pagare, è meno caro in termini di emozioni, impegno, coinvolgimento”.

Secondo lei la ricerca di una relazione intima sul web è sintomo di una difficoltà di qualche tipo?

“Il web è un luogo, ci si incontra dovunque, quindi anche lì, non è questa la cosa inquietante. Molte persone che conosco si sono incontrate su siti web, ma si amano. Ma nei siti di sesso a pagamento non funziona così. La temporaneità del contatto, l’intensità dell’effetto della foto, dei video, il fatto che si paghi, rende prostituente chiunque verso chiunque altro, cioè letteralmente che fa le veci di altro, pro-stituta, significa che si sostituisce a. A cosa, ci dobbiamo chiedere? Alla relazione affettiva, che è impegnativa, al preliminare, al dialogo necessario per essere in rapporto con qualcuno: nessun preliminare, direttamente il corpo nudo, direttamente la disponibilità degli orifizi. Potremmo dire che una relazione vera è paragonabile a un pasto completo, carne, verdura, minestra, impegna pancreas e fegato, ci vuole tempo perché le proteine e i nutrienti siano a disposizione del corpo, ma durano altrettanto come disponibilità energetica e anabolica, cioè possono essere usati per nutrire i muscoli e altre strutture interne.
Il sito porno invece è solo il dolce, viene digerito in bocca, immediatamente disponibile come energia ma di breve durata e non ha nutrienti anabolizzanti, cioè non costruisce.
Ma perché non c’è motivazione a costruire e questi siti sono molto gettonati?
Possiamo fare delle ipotesi, io penso alla disgregazione sociale innescata dalla pandemia, alla perdita di senso della comunità umana, all’impossibilità di fare cose insieme, di incontrarsi, di provare il piacere di lavorare insieme, di cantare insieme, di progettare un mondo diverso. Se una persona di 25 anni non può sperare di lavorare e di vivere per conto proprio o di costruirsi una famiglia, se è impossibile muoversi, esplorare, se la cultura non ha più un territorio di incontro ma è fine a se stessa, un sito del genere è l’imbuto più ovvio in cui cadere. Almeno si gode. E’ temporaneo, ma vero, come riflesso. L’orgasmo è un riflesso incontestabile”.

Compagn3 perfett3 agli occhi del pubblico – utent3 pornografic3 in privato. Esiste una dipendenza dal porno?

“Il porno accede a un piacere, come la cioccolata, la cocaina, l’eroina, buttarsi con l’elastico, l’alcol. Cerchi la sensazione forte. Lo svincolo dal controllo. E all’inizio funziona. Ma in breve tempo devi aumentare le dosi. Se all’inizio bastava guardare il corpo nudo di qualcuno, poi devi vedere una persona che fa la fellatio a qualcun altro e poi devi vedere il rapporto anale e poi devi vedere i gruppi, le orge e poi potrebbe non bastarti, potresti aver bisogno di vedere la violenza, per eccitarti. E lo stesso con la cocaina, l’eroina, l’l’alcol, il lancio di se stessi in un vuoto pericoloso. Devi aumentare le dosi, sennò non senti la stessa sensazione della prima volta, e tu è quella, che cerchi. E non la ritrovi. E allora aumenti ancora, in un fomento ossessivo che non raggiunge più quel terrore stupore e piacere della prima volta. E’ una vera e propria dipendenza, nel DSM IV la classificazione dei disturbi di dipendenza ha dentro il disturbo alimentare, il gioco compulsivo, le sostanze, il porno.
Sì, l’artificialità e l’esponenzialità necessaria dell’assunzione rende dipendenza il porno”

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IL TRASH DISTRAENTE DELLA POLITICA BALNEARE @ di Mava Fankù

Ascolta l’articolo dalla voce di Mava Fankù

Ben ritrovati cari lettori, che siate fedeli o solo curiosi non importa, conta solo che mi leggiate con un qualche interesse.

Riprendere a scrivere dopo queste vacanze, nell’ultima parte forzate, non è cosa semplice; perciò, per semplificarmi il compito, vi farò un riassuntino di tutto il peggior trash del “miglior” gossip politico vacanziero, da sotto l’ombrellone, seppur lo sconvolgimento climatico abbia reso il tempo bipolare ormai, essendo ancora estate ad inizio autunno.

Tutto è cominciato con un ex generale, tale Vannacci, rimosso dall’incarico, per un libruncolo autoprodotto di idee fascistoidi sui gay, le femministe, i migranti, e via degenerando, che subito dopo la bagarre è saltato ai primi posti nelle vendite di Amazon.

Avevo già dedicato una mia speciale pillola politica a questa notiziola di gossip distraente dai seri problemi, ipotizzando che il tutto fosse stato congegnato, appunto, come distrazione di massa dall’inadeguatezza del nostro attuale andazzo.

@FanPage Salvini paragona il generale Vannacci a Che Guevara, Giordano Bruno e Galileo.

Ma al nostalgico generale con manie di facile protagonismo, segue l’assoluta guest star del momento: Andrea Giambruno, giornalista compagno della nostra volitiva e sempre più diplomatica Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

”Sistemato” a Mediaset dal (sembra poco) compianto Silvio Berlusconi, malgrado non abbia, a mio immodesto avviso, le doti necessarie per la conduzione di un programma televisivo di informazione, prima fra tutte la fluidità di linguaggio senza incespicamenti, ma sopratutto il non lasciarsi andare in imbarazzanti pensierini alla Vannacci (che oramai ha assunto la valenza di una parolaccia) in diretta televisiva.

In occasione di un triste accadimento di cronaca, quale uno stupro di gruppo a Palermo, ai danni di una ragazza inerme, abusata in ogni modo e lasciata in fin di vita da un gruppo di giovanissimi stupratori, uno dei quali minorenne all’epoca dei fatti, si espresse con una a dir poco infelice frase:

« Se vai a ballare hai tutto il diritto di ubriacarti, ma se eviti di ubriacarti e di perdere i sensi magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche perché poi il lupo lo trovi».

La risposta di Ornella Vanoni sui social è folgorante: “Ma il lupo non è nel bicchiere, è fuori dal bicchiere”.

@GuidaTV Ornella Vanoni replica a Giambruno

Elsa Fornero prende posizione in modo lapidario: “Il compagno di Meloni non ha contezza di come si parla alle donne”.

@La7 In ONDA – Elsa Fornero prende posizione su Giambruno

Ma non basta, ultimamente l’aitante Giambruno ha fatto l’en plein di figuracce nel suo programma di Rete 4 “Diario del giorno”, parlando del triste caso dell’Orsa Amarena. Il giornalista chiede ironicamente ad una rappresentante dei Verdi se l’uccisione dell’orsa Amarena (assolutamente innocua, ndr) da parte di un cacciatore, fosse colpa del governo.

Citando anche Saviano, che in modo ben più articolato, attribuiva la responsabilità dell’accaduto alla campagna pro legittima difesa fatta dal governo, che avrebbe legittimato il gesto del cacciatore d’orsi, influenzato anche dal precedente caso, totalmente differente, dell’uccisione di un giovane runner da parte di un’orsa.

Così, l’attivista dei Verdi Benedetta Scuderi, prende la palla al balzo ed esordisce con una battuta invidiabile (esaltata da Andrea Scanzi) che mette Giambruno in evidente difficoltà: “Potremmo dire che è responsabilità dell’orsa, perchè se non fosse uscita di notte da sola non avrebbe incontrato il cacciatore o il lupo, e quindi queste cose non sarebbe successe”. Alludendo chiaramente alla precedente gaffe del giornalista sullo stupro.

Memorabile l’espressione di Giambruno che si tocca il labbro nervosamente con uno stentato sorriso da “touchè”. Ma tutto si risolve con il pronto intervento della regia che stacca l’inquadratura dal povero Giambruno, distraendo il pubblico con una foto dell’orsa.

@Europa Verde – Rete4 Diario del giorno – Benedetta Scideri Vs Giambruno

Insomma, pare che la metà di Meloni non ne faccia bene una e che tutti lo prendano in giro per la sua maldestrità, ultimo Fiorello con una delle sue:
«L’opposizione a Meloni non è il Pd ma suo marito Giambruno» – “Cosa ha detto oggi?” – continua a ipotizzare Fiorello che si chieda ogni giorno preoccupata la compagna di Giambruno, e una volta appresa la perla del giorno del compagno, completerebbe con una intuibile imprecazione in romanesco.

@LucaGiannolo – Fiorello satirico su Giambruno e Meloni

Concludendo, vi lascio con una mia maliziosa ipotesi: e se tutto questo sia avvenuto per lanciare un nuovo divo televisivo, seguendo il celebre aforisma di Oscar Wilde:
«Nel bene o nel male, purché se ne parli» ?

Mava Fankù

by Emyliù Spataro

Mava Fankù by Emyliù


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LA VIDEORICETTA CHETOGENICA DI CHEF VENIO: ZUCCHINE RIPIENE LIGHT

INGREDIENTI

6 zucchine
300 gr di macinato
100 gr parmigiano
250 gr Philadelphia
1 uovo
Sale
Pepe
Timo fresco
Olio extravergine di oliva.
2 agli tritati freschi

PREPARAZIONE

Tagliare le zucchine a metà e svuotarle, salare, pepare, aggiungere un filo di olio e infornarle a 170 g per 10-15 minuti. La zucchina non deve bruciare ma deve semplicemente arrendersi.
Nel frattempo, preparate il ripieno: macinato, uovo, Philadelphia, parmigiano, sale, pepe, timo e aglio.
Riempire le zucchine e cuocere in forno a 185 gradi per 35 minuti circa.
Questa è una ricetta BASE per una dieta chetogenica; potete chiuderla condendo le zucchine con del pomodoro fresco tagliato a cubetti, condito con sale, pepe, timo e basilico o con una salsa al pomodoro fresco.
Buon appetito e…fate i buoni!

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LA VIDEOPOESIA – “FUORI POSTO” DI CHARLES BUKOWSKI

In copertina: Charles Bukowski, Literary Legend is a painting by Esoterica Art Agency which was uploaded on December 12th, 2019.

GUARDA LA VIDEOPOESIA INTERPRETATA DA ALESSIO PAPALINI

FUORI POSTO


Brucia all’inferno
questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
mentre le altre persone trovano cose
da fare nel tempo che hanno
posti dove andare insieme
cose da
dirsi.

Io sto
bruciando all’inferno da qualche parte nel nord del Messico.
Qui i fiori non crescono.
Non sono come
gli altri, gli altri sono come
gli altri.

Si assomigliano tutti:
si riuniscono, si ritrovano
si accalcano
sono allegri e soddisfatti
e io sto bruciando all’inferno.

Il mio cuore ha mille anni.
Non sono come
gli altri.
Morirei nei loro prati da picnic
soffocato dalle loro bandiere
indebolito dalle loro canzoni
non amato dai loro soldati
trafitto dal loro umorismo
assassinato dalle loro preoccupazioni.

Non sono come gli altri.
Io sto bruciando all’inferno.

L’inferno di me stesso

Henry Charles Bukowski

ASCOLTA LA POESIA INTERPRETATA DA ALESSIO PAPALINI


Cena a sbafo (Testo inglese a fronte) Charles Bukowski Traduttore: Simona Viciani Editore: Guanda Collana: Poeti della Fenice Anno edizione: 2009

Licenza musica

Title: Moonlight
Author: Kris Keypovsky
Source: https://freemusicarchive.org/music/kris-keypovsky/single/moonlight/
License: CC BY 4.0 International License
Edit

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ECCO A VOI I CHIPPENDALES: UNO STRIP CLUB PER SOLE DONNE TRA SESSO, MUSCOLI E RAZZISMO

Primi anni ’80. Finte bionde, colori fluo e musica mitica. Un giovane indiano arriva negli Stati Uniti e fa la fame per anni, lavorando a una stazione di servizio, sopravvivendo a panini scaduti e privazioni pur di mettere da parte il più possibile. Si chiama Somen Banerjee, per gli amici Steve (Kumail Nanjiani). Arrivato a un discreto gruzzolo, si licenzia per aprire un locale di backgammon, che si rivela un fiasco totale. Ma quando il diavolo ci mette la coda, succede che nel posto arrivano Paul Snider (Dan Stevens), traffichino in cerca di affari e la moglie, la Playmate 1979 e 1980 ossia Dorothy Stratten (Nicola Peltz Beckham). Il primo fiuta l’affare e propone uno strip club per sole donne: inizia così la leggenda del Chippendales.

Negli anni della rivoluzione sessuale anche le donne vogliono i loro locali e, come dice Dorothy rispondendo per le rime al marito geloso e infastidito della competizione con uomini dal fisico statuario: “Anche le donne si eccitano“. La storia della serie potrebbe sembrare semplice: ascesa e declino di Steve Banerjee. Ma la realtà è più complessa. Dietro ai lustrini e all’esibizione dei muscoli e non solo, è tutto un tripudio del corpo e dell’edonismo anni ’80. Nel Chippendales non solo si può vedere lo spettacolo, ma i ballerini si possono anche toccare e per le più ardite, c’è la possibilità di fare sesso con loro, con contorno di droghe varie. Aprire il locale con la pretesa di renderlo un posto sessual-femminista potrebbe sembrare anche una buona idea, ma Banerjee dovrà fare i conti con un sottobosco fatto di criminalità, di egoismo e di cattivi sentimenti. Non è tutto oro quello che luccica, e a farne le spese sarà proprio lui che, pur potendo godere del frutto del suo lavoro insieme alla moglie Ireen (Annaleigh Ashford) ragioniera del Chippendales, finirà per venire travolto da se stesso, in una spirale autodistruttiva. Il tutto per ragioni legate alla competizione con Nick De Noia (Murray Bartle) geniale coreografo sostenuto dalla costumista Denise (Juliette Lewis), e da un certo razzismo che Banerjee ha interiorizzato e che agisce, soprattutto su Otis (Quentin Pair), primo ballerino di colore del locale e sui clienti di razza nera, non graditi perché “abbassano il livello del locale“, razzismo che lo porterà alla bancarotta.

Quentin Pair in una scena della serie

Chippendales è uno spaccato sulla parte problematica degli anni ’80, entrati nel mito per la loro presunta forza rivoluzionaria ma inquinati dal razzismo, dall’omofobia e dalla finta trasgressione. I ballerini del Chippendales sono in qualche modo gli antesignani dei California Dream Men e dei nostri Centocelle Nightmare, in bilico tra arte e ammiccamento sessuale. L’ambientazione è curatissima, così come i costumi. E, spente le luci, la serie si riflette negli anni in cui si svolge: luccicante come una paillette, ma non come un diamante.

Kumail Nanjiani in una scena della serie tv

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IL MANUALE DEL PERFETTO LAPIDATORE, OVVERO I CONSIGLI DELL’IMAM DI GREEN LANE PER UN FEMMINICIDIO A REGOLA D’ARTE

Accade a Birmingham, in Gran Bretagna e precisamente nella moschea di Green Lane che l’imam Sheikh Zakaullah Saleem dispensi consigli per un femminicidio a regola d’arte. Il video del tutorial era disponibile su YouTube ma poi, magia, è sparito, secondo quanto afferma il quotidiano The Mail on Sunday. Seguendo il link che vi indichiamo è tuttavia possibile visionarne un brano:

https://www.la7.it/intanto/video/il-sermone-choc-dellimam-di-birmingham-ecco-come-lapidare-le-donne-adultere-04-09-2023-501056

La ricetta dell’imam è, tutto sommato, semplice. “La donna ritenuta colpevole di adulterio deve essere prima sepolta in una buca nel terreno, fino alla vita in modo che non si vedano le parti intime , e solo dopo è possibile il lancio delle pietre, che termina quando la condannata muore per le lesioni”. Di fronte a queste affermazioni inconfutabili, la moschea ha emesso una nota, specificando che il video era stato estrapolato dal contesto e che l’imam “non ha mai detto che questa pratica debba avvenire nella società britannica”. Però in altre parti del mondo, evidentemente avviene.

Immediatamente dopo la diffusione del video, il Dipartimento britannico per la cultura, i media e lo sport (DCMS) ha sospeso una sovvenzione pari a circa 2 milioni di sterline per la costruzione di centri giovanili in tutta la Gran Bretagna.

 Tanto per non essere da meno, qualche tempo fa un altro imam, Abu Mustafa Rayyan, aveva i tenuto un sermone in cui affermava che una moglie deve soddisfare i “bisogni fisici” del marito in ogni momento, includendo con ciò anche possibili episodi di stupro coniugale. E tanto per aggiungere la ciliegina sulla torta,  Al-Thahabi un altro simpatico imam, aveva dichiarato: “Se dovessi definire gli omosessuali cani perversi, sporchi e schifosi che dovrebbero essere assassinati, questa è la mia libertà di parola, non è vero? Ma diranno no, non sono tollerante. Ma ritengono che sia giusto dire qualcosa sul Profeta”. 

La Comunità Religiosa Islamica Italiana, rappresentata dal Consiglio delle guide religiose della Coreis, si schiera contro le affermazioni dell’imam riguardo la lapidazione delle donne durante il sermone della preghiera comunitaria del venerdì. La sua è stata una “brutale descrizione tecnica e la giustificazione addotta dai responsabili è intollerabile e puerile. “Ciò che è davvero artificiale e artefatto del sermone in questione è la totale mancanza di senso di coerenza e di opportunità religiosa, la mancanza di sensibilità e consapevolezza del contesto e delle reali priorità spirituali dei fedeli nella storia e nella società contemporanea dell’Occidente” conclude la nota.

Neanche le scuse. Povere noi.

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IL DISAGIO DI BARBIE, STEREOTIPO FEMMINISTA DEMODE’ @ di Emyliù Spataro

Immagini del film @Barbie di Greta Gerwig

Ascolta il podcast dalla voce di Emyliù

Continuo la rubrica di cinema del mio alter ego Mava Fankù , parlandovi del film più chiacchierato della stagione, talmente tanto attaccato da tutti i fronti sui social che era doveroso andarlo a vedere al cinema, con la speranza di smentire le opinioni dal sentore snob, il più delle volte espresse con pregiudizio senza averlo visto.

Barbie di Greta Gerwig, prodotto tra gli altri dalla Mattel, l’azienda di giocattoli che creò la bambola più famosa del mondo nel 1959, è un’operazione commerciale troppo imponente perchè il film possa risultare debole e banale ad una prima visione superficiale, condizionata peraltro da pregiudizi pseudo intellettuali, che volevano farlo passare per un pericoloso veicolo di messaggi negativi.

Ma già dopo le prime scene ci si trova davanti ad un giocattolo perfetto nella sua complessità, non concepito per un pubblico di bambini se non nell’apparente sfavillio plastico delle mirabolanti scene e fantasmagorici costumi multiaccessoriati, tripudio di rosa, come nella più lussuosa Barbieland che sia mai stata concepita.

Dunque il pubblico infantile del film, che viene portato al cinema dagli adulti, non resterà deluso nella trasposizione visiva della fiaba postmoderna di Barbie, ma la sceneggiatura su diversi piani di lettura risulterà incomprensibile sia per i bambini (sedotti però dalla forma) che per gli adulti sempliciotti e disorientati dagli inaspettati dialoghi esistenzialisti depressi di Barbie Stereotipo, interpretata felicemente da Margot Robbie, quando pone ad alta voce una domanda destabilizzante: “Avete mai pensato di morire”?

E questa inaspettata angoscia di morte porterà Barbie ad uscire dal suo mondo perfetto (una caverna rosa, metafora della Caverna di Platone, dove regna il buio dell’ignoranza), scendendo nel mondo reale diverso da come si aspettava, scoprendo di aver generato dei falsi miti diseducativi e mettendosi dunque in discussione, con il suo compagno Ken, ruolo subalterno interpretato da Ryan Gosling (blandamente da Oscar).

Interessante è la dissonanza cognitiva in cui si ritrovano i due asessuati bamboli umanizzati, confrontandosi nei due mondi paralleli. Così, mentre Barbie scopre che la sua immagine di bambola anticonformista, ha generato nelle ex bambine oramai donne degli stereotipi di genere, portandole a seguire inverosimili standard che le hanno allontanate dalla parità di genere, Ken invece, venendo da un mondo irreale che lo aveva sempre considerato “oggetto di Barbie”, scopre il patriarcato, sistema sociale che vede l’uomo protagonista assoluto, non più marginale personaggio secondario, dove il maschile assorbe il femminile, ricoprendo ruoli di potere.

E a differenza di Barbie che va in conflitto interiore, nella scoperta delle nuove informazioni del mondo reale, aiutata anche dalle donne che incontrerà durante il film, Ken si emancipa dal ruolo da comprimario, tentando di riproporre a Barbieland le idee del patriarcato che l’hanno più colpito.

Insomma, altro che film stupido e melenso! Estraggo il toccante monologo di Gloria, personaggio interpretato dall’attrice America Ferrera, che vuole evidenziare i contrasti e gli ostacoli che le donne trovano nella nostra società:

“Devi essere magra, ma non troppo magra. Non puoi mai dire che vuoi essere magra, devi dire che vuoi essere sana, ma devi comunque essere magra. Devi essere un capo, ma non puoi essere autoritaria. Devi essere una donna in carriera, ma devi anche prenderti cura delle altre persone.

Devi rispondere dei cattivi comportamenti degli uomini, il che è allucinante, ma se lo fai notare vieni accusata di lamentarti. Devi rimanere bella per gli uomini, ma non così bella da tentarli troppo, da minacciare altre donne”.

Questo film, di genere commedia drammatica con tratti da musical, offre molti spunti di riflessione e andrebbe visto al cinema, per entrare nella sua magia, e poi rivisto in streaming per studiarlo nei contenuti.

Emyliù Spataro

Emyliù Spataro

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UN LIBRO DA LEGGERE: “UNA VITA COME TANTE” di HANYA YANAGIHARA

Avevo sentito parlare di “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara (2016, Sellerio) ma non mi ero mai decisa ad acquistarlo, nonostante la mia curiosità, temendo le poderose dimensioni di quest’opera di oltre mille pagine. Nell’era di internet, dove la critica è divenuta terreno di conquista di tiktoker & co, i pareri sul libro erano discordanti: chi ne parlava entusiasticamente come del ritorno del romanzo di stile dickensiano e chi lo bocciava come verboso e vuoto. Che fare? L’unica era comprarlo e leggerlo, e così ho fatto. La trama è apparentemente semplice e narra la vita di quattro ragazzi americani, dal college all’età matura. Detto così potrebbe sembrare una storia trita e ritrita, quindi perché perdere tempo a leggerlo? In realtà “Una vita come tante”, non è il racconto del sogno americano, nel quale se si lavora duro e si è tenaci allora arriva il successo. Nel libro le vicende di quattro amici, Malcolm, Willem, Jude e JB attraversano quarant’anni nei quali crescono, si realizzano professionalmente, si innamorano, si lasciano, litigano, insomma fanno quello che è assolutamente normale per milioni di persone, ma che diventa particolare solo alla luce della lettura dell’ultima parte del libro.

Alla base di questa amicizia c’è un segreto che appartiene a Jude. Nessuno ne parla, ma aleggia tra i protagonisti, inquinandone le relazioni, fino alla fine. Il segreto non è l’omosessualità di Jude, di JB e di Willem, che è palese pur senza che nel libro venga mai approfondita in riferimento ai movimenti LGBTQ+, restando invece sospesa e sottesa; nelle pagine infatti, non ci sono né racconti di attivismo né di frequentazioni dei luoghi di socializzazione arcobaleno. Il segreto è la serie devastante di abusi subiti da Jude dapprima negli orfanotrofi cattolici, poi nelle case famiglia e poi da parte di uomini senza scrupoli. Il velo si strappa sulla “normalità” della pedofilia e dei suoi zelanti discepoli che ne seguono la dottrina, dalle alcove dei camion parcheggiati nelle aree di sosta agli scantinati chiusi a chiave dove si può fare tutto senza essere sentiti dai vicini. Pedofilia e prostituzione minorile, in un connubio dove più la vittima è giovane e più vale ai suoi sfruttatori, venduta da chi invece doveva proteggerla. Jude viene tradito, violato, abusato quasi fino alla morte. Le conseguenze di questi abusi, resistenti alla psicoterapia e all’amore, diventeranno ferite aperte che Jude non riuscirà mai a chiudere, nemmeno grazie all’amore del suo compagno.

La scrittrice Hanya Yanagihara photo @Amanda Demme

L’opera è un’epopea ben costruita, sebbene la lunghezza non sia giustificata; sacrificarne un terzo avrebbe reso la lettura più snella senza nulla togliere alla sua intensità. Il libro risente di una certa stereotipizzazione dei personaggi che inanellano un successo professionale dietro l’altro, cogliendo al volo un numero sorprendentemente impossibile di occasioni d’oro. La vera forza dell’opera è Jude e la sua vicenda umana. Vale la pena di leggerlo anche solo per questo.

L’autrice. Hanya Yanagihara, scrittrice statunitense di origini hawaiane, ha pubblicato il suo primo romanzo, The People in the Trees, nel 2013. Ha scritto di viaggi per Traveler e collabora con il «New York Times Style Magazine». Una vita come tante, il suo secondo romanzo uscito nel marzo 2015, è stato un successo mondiale, vincitore del Kirkus Prize, finalista al National Book Award e al Booker Prize, tra i migliori libri dell’anno per il «New York Times», «The Guardian», «The Wall Street Journal», «Huffington Post», «The Times». In Italia è stato pubblicato da Sellerio nel 2017. Nel 2020 viene pubblicato da Feltrinelli Il popolo degli alberi e nel 2022 Verso il paradiso.

Una vita come tante
Autore: Hanya Yanagihara
Pubblicato da Sellerio – Novembre 2016
Pagine: 1104 – Genere: Narrativa
Formato disponibile: BrossuraeBook
Collana: Il contesto
ISBN: 9788838935688
ASIN: B01ITNVP8K

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LA VIDEOPOESIA – QUANDO I GENITORI INVECCHIANO, DI PABLO NERUDA

QUANDO I GENITORI INVECCHIANO

di Pablo Neruda

Lasciali invecchiare con lo stesso amore con cui ti hanno fatto crescere..

Lasciali parlare e raccontare ripetutamente storie con la stessa pazienza

e interesse con cui hanno ascoltato le tue quando eri bambino…

Lasciali vincere, come tante volte loro ti hanno lasciato vincere….

Lasciali godere dei loro amici, delle chiacchiere con i loro nipoti…

Lasciali godere vivendo tra gli oggetti che li hanno accompagnati per molto tempo,

perché soffrono sentendo che gli strappi pezzi della loro vita…

Lasciali sbagliare, come tante volte ti sei sbagliato tu…

Lasciali vivere

e cerca di rendergli felice l’ultimo tratto del cammino che gli manca da percorrere,

allo stesso modo in cui loro ti hanno dato la loro mano quando iniziavi il tuo.

ASCOLTA IL PODCAST DELLA POESIA INTERPRETATA DA ALESSIO PAPALINI

Musica:

Title: Moonlight

Author:  Kris Keypovsky

Source:  https://freemusicarchive.org/music/kris-keypovsky/single/moonlight/

License: CC BY 4.0

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ANNA SEGRE: “QUESTO STUPRO E’ UNO STUPRO, SOLO CHE E’ NARRATO”. PALERMO, CAIVANO E LA TERRA DI NESSUNO DEL WEB

In copertina: Anna Segre

L’art. 609-bis (Violenza sessuale) punisce con la reclusione da 5 a 10 anni chi, con violenza o minaccia o abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali. La stessa pena si applica a chi costringe taluno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto o traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità, la pena può essere diminuita in misura non eccedente i due terzi” (testo dell’articolo 609 bis del Codice Penale italiano).

Dopo i fatti di Palermo, è notizia recentissima quella di un’altra violenza sessuale, protratta per circa un anno su due bambine di Caivano, in provincia di Napoli. Anche qui gli autori sono un gruppo di giovani, dei quali la maggior parte minorenni. Anche qui tutto è stato filmato e diffuso, finché le immagini non sono finite sul cellulare del fratello di una delle bambine, che ha denunciato l’accaduto all’autorità. Si è parlato di assenza della famiglia, dello Stato, delle istituzioni per spiegare la violenza sulla violenza, in una spirale senza fine che parte dal mondo cosiddetto reale per arrivare fino all’ultimo cerchio dell’inferno telematico. In queste storie non c’è e non c’è stato solo abuso fisico e psicologico, ma anche una violenza sociale e social. Lo stupro non basta più, adesso c’è bisogno anche del video e di tante condivisioni e perché no, di monetizzare l’accaduto perché c’è chi è disposto a pagare profumatamente per vedere una donna violentata. Snuff movies docet. Abbiamo incontrato Anna Segre, psicoterapeuta e poeta romana, per cercare di capire cosa sta succedendo e perché sta accadendo.

Anna Segre, lo stupro di Palermo, del quale si parla tantissimo in questi giorni, non è il primo stupro di gruppo di cui si ha notizia. Tuttavia questo sembra avere colpito molto l’attenzione comune. Cos’é che fa la differenza in questo caso, secondo lei? 

“Questo stupro è uno stupro. Solo che è narrato.

Cambia la narrativa. Il fatto che i messaggi, poi resi pubblici, fossero esplicativi della teoria della mente degli stupratori. C’è stato, per chi li ha letti, un immaginare dagli occhi loro. La metafora di ‘cento cani su una gatta’, la metafora della carne è carne, anche al sangue, sono immagini, noi vediamo un animale piccolo circondato e sbranato da molti animali grandi, e sul sangue è inevitabile pensare alla vittima che sanguina…

E, sempre dai messaggi, trapela la convinzione di essere nel giusto, di avere ragione, al punto, infatti, che se li sono scambiati, come fosse normale”. 

Quanto influiscono i siti porno in tutto questo?

“I siti porno forniscono la scena, quasi suggeriscono un copione, e abbassano la soglia del sopportabile, nel senso che azioni estreme passano invece per lecite, tollerabili, ammesse. Le fantasie erotiche sono condizionate da queste rappresentazioni. Sono letteralmente suggerite. Passa l’idea che il piacere sia quella cosa lì, che si senta quello che sembra si senta”. 

Immagine web

E’ possibile che la pornografia distorca in questa maniera la visione del sesso di un adolescente?

“L’accesso ai siti porno è facile e in più le piattaforme porno sono le meglio funzionanti di tutte. Dobbiamo constatare che l’età delle persone che li frequentano si è abbassata. Troppo. Gli adolescenti non sono pronti da un punto di vista della maturità sessuale a queste rappresentazioni. Se tu a 11 anni guardi video porno, non puoi decodificare e dimensionare ciò che accade. È come se facessimo camminare un neonato: gli si deformerebbero le ossa. E cosa passa? Che quella è la sessualità. Una performance, basata su posizioni, pose e atti che vanno espletati in quel modo, quasi privo di relazione interpersonale”.

Le chiedo di chiarire il concetto di stupro in modo da non lasciare ombre, semmai ce ne fossero, perché per alcuni si tratta ancora di un atto di erotismo e non di sottomissione e di annientamento della vittima.

“Ci sono ombre su cosa sia uno stupro? Tutte le azioni inerenti il sesso senza consenso sul corpo di una persona. L’annientamento come individuo, il rendere oggetto l’altra, l’utilizzo della violenza innanzitutto come relazione e poi come gesti sul corpo. Si sa talmente bene cosa sia uno stupro, che si tramanda nelle generazioni sempre uguale, abbiamo statue, quadri e poemi su cosa sia uno stupro. È un esercizio di potere. Pulizie etniche, metodi di sottomissione, minacce implicite delle istituzioni. Lo sappiamo noi donne e naturalmente tutti gli uomini. L’altro giorno una bambina di 8 anni mi ha chiesto: ma 7 donne su un uomo esiste?”.

Secondo la sua opinione, quale punizione sarebbe più efficace e riabilitativa per questi giovani?

“Dobbiamo constatare che le punizioni attuali sono inefficaci. E rispetto al danno inferto è acqua fresca: non risarcisce, non restituisce, non educa. La vittima ne ha la vita segnata, condizionata e lo stupratore passa il tempo a minimizzare, negare e spergiurare che c’era il consenso. Perché una donna che piange e dice no in realtà sta dicendo: sì, godo, continua. Non si sa per quale perverso decoder c’è questa traduzione condivisa. 

Efficace sarebbe una collettività che schifa questi comportamenti. Nessuno di noi terrebbe un comportamento schifato (uso la parola a ragion veduta) dalla madre, dai vicini di casa e dai professori e dai passanti. Ma dovrebbe essere schifato in modo capillare, proponendo in alternativa una relazione umana che renda l’eros condiviso la miglior scelta. Sei fico, se la tua storia d’amore e di sesso è costruita con la partner, il sesso più bello è quello fatto insieme, le fantasie più belle sono quelle reciprocamente raccontate, sei un vero uomo, se provi sentimenti e desiderio per una vera donna. E la nostra collettività, purtroppo, non va in questa direzione. 

C’è molta violenza collettiva verso questi 7 stupratori. Ma loro sono figli della violenza, chiamano mamma la violenza: sarebbe conferma e consolidamento di un sistema picchiarli, stuprarli, castrarli, ucciderli. Come loro hanno fatto alla vittima, fare a loro”. 

La madre di uno degli imputati sembra abbia elargito consigli su come sbarazzarsi di prove compromettenti, insultando anche la vittima “come una che se l’è cercata”. E’ un fallimento del femminismo?

“Appunto. La madre non schifa il comportamento del figlio. Segna il cammino di cui sopra: minimizzare, negare e spergiurare. 

Il femminismo fa sì che noi siamo qui a parlarne, che le pazienti formulino la domanda in terapia: è giusto che lui mi chieda di fare sessualmente questo o quello? E che ci possa essere la risposta: ma a te cosa piace? 

Il femminismo consente la discussione e che questa madre si qualifichi come portabandiera di un patriarcato millenario. 

Non è il genitale che ti fa femminista, sono i contenuti rispetto alla maggioranza più discriminata della terra: le donne”. 

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ARTE – TINA LOIODICE PRESENTA ROMA IN 100 CENTIMETRI QUADRATI IX EDIZIONE: I GATTI DE ROMA

I famosi, bellissimi gatti di Roma sono gli ispiratori della IX Edizione di “Roma in 100 centimetriquadri”, evento curato da Spazio 40 Art di Roma e organizzato da Tina Loiodice e Fabrizio Ena, in programma dal 22 agosto al 3 settembre. La location sarà anche quest’anno la Galleria IL LABORATORIO di Via del Moro 49 a Trastevere.

I gatti di Tina Loiodice

Tina Loiodice, artista romana di grande talento e autrice anche di molte opere di street art, ad esempio la Tigre dipinta nella stazione San Giovanni della metro A, oppure in murale disegnato per il liceo scientifico “Francesco d’Assisi”, è l’ideatrice di “Roma in 100 centimetri quadri”, una collettiva che ogni anno raccoglie e propone le opere di tanti artisti. L’evento, giunto alla nona edizione, quest’anno vede protagonisti i gatti di Roma, gli animali simbolo della Capitale.

I gatti di Dario Cali’

Tina Loiodice, come mai ha organizzato una mostra dedicata ai “gatti de Roma”?


“Perché i nostri amici felini sono da sempre parte integrante del tessuto socio-urbano della città.
Nell’ antica Roma i gatti erano ospitati nei templi dedicati a Diana, dea delle selve e degli animali selvatici, e in quelli dedicati a Iside, nel cui culto, di provenienza egizia, i gatti venivano addirittura venerati come animali magici. E così , secolo dopo secolo, fino ai giorni nostri i gatti sono stati parte di Roma. Nel Rione Pigna, al centro di Roma, ancora oggi si può ammirare su Palazzo Grazioli la statua di una gatta in pietra, rinvenuta durante scavi archeologici e poi posizionata su un cornicione.
I gatti sono animali liberi, indipendenti, socievoli se ne hanno voglia. A Roma sono tantissimi, se ne vedono ovunque; nelle aree archeologiche più importanti li trovi a godersi i raggi del sole e, apparentemente indifferenti, a ricevere le coccole e le attenzioni dei passanti”.

I gatti di Tiziana Di Bartolomeo


I gatti sono molto amati dai romani e immagino, anche da lei.

“In città esistono numerose “colonie feline”, aree dove i gatti possono vivere tranquillamente sotto il controllo di associazioni di volontariato. La più grande è quella di Torre Argentina; sembra che nel 1929, durante gli scavi archeologici, un’enorme quantità di felini si sia installata nell’area e da allora non si è più spostata. Ma ce ne sono altre sparse per tutta la città : alla Piramide Cestia nei pressi del Cimitero Acattolico, a Montesacro, al Verano, a Piazza Vittorio, dove i gatti sono considerati da molti i “custodi” della Porta Alchemica.
E che dire poi dei tanti personaggi famosi, dell’arte, dello spettacolo e della cultura, innamorati dei gatti e immortalati da immagini significative ? Pensiamo a Gina Lollobrigida, ad Anna Magnani, che si recava personalmente a sfamare i gatti di Torre Argentina; nel film “Gli Aristogatti” della Disney, uno dei personaggi centrali è Romeo, gattone rosso che si definisce “er mejo der Colosseo” ; e poi il poeta dialettale Trilussa, che scrisse numerosi sonetti con i felini protagonisti, “personaggi” parlanti che con il loro carattere indipendente calzavano benissimo alla sua graffiante satira socio-politica.

Quindi tema della rassegna è Roma , i suoi monumenti, i suoi scorci , i personaggi o i particolari di cui la città è ricca … e i gatti”.

I gatti di Cristina Paladino

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VIDEOEDITORIALE – DELLO STUPRO DI PALERMO E DI ALTRE BESTIALITÀ SULLA PELLE DI UNA RAGAZZA

in copertina: foto web della manifestazione del 21 agosto a Palermo per lo stupro della ragazza

La diciannovenne stuprata dal branco a Palermo; le chat degli stupratori e una madre che cerca di scagionare il figlio perché “lei era una poco di buono”. Il commento della direttora alla vicenda.

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DELLA MORTE ANNUNCIATA DI MICHELA MURGIA @ di EMYLIÙ SPATARO

Immagine di copertina: @Mauro Biani

Podcast dell’articolo

Anche i suoi detrattori oggi piangono la morte annunciata di Michela Murgia, come fosse un’incarnazione di forza e coraggio, quasi una dea della vita e della morte. 

Come fosse diversa dai comuni mortali. In effetti la sua presenza sui mass-media degli ultimi tempi appare imponente, così come la sua risolutezza di fronte alla sua imminente fine, poteva generare un misto di disagio e sacro timore. 

Il suo apparente eroismo nell’affrontare i suoi ultimi mesi di vita con lucidità e consapevolezza, ha reso per molti di noi la rimozione dell’ineluttabilità della morte come una scelta più facile.

 Tuttavia la sua stessa scomparsa, annunciata a maggio per un male incurabile all’ultimo stadio, potrebbe essere stata una paradossale rimozione per lei stessa. 

Affrontando la sua fine inevitabile con coraggio, ma forse trovando anche conforto nell’ammirazione e nel venerante timore che il mondo provava mentre la si osservava lottare contro il primo tabù dell’umanità: come una sorta di ripetizione ossessiva di quella parola che di solito si tiene lontana dalla nostra mente, quasi a volerla esorcizzare guardandola negli occhi: la morte.

 Così diciamo addio a Michela Murgia, dopo il suo calvario rivestito delle sue belle parole piene di vita. Parole delle quali adesso molti si prodigano a citare in ampollosi necrologi, mentre prima le ignoravano per rimozione, appunto, o per partito preso, arrivando persino a dire che lei stava usando la sua malattia per attaccare il governo.

Essendo lei credente e nel contempo laica, scrittrice, drammaturga, giornalista, nonchè femminista, di sinistra, con una famiglia queer. Insomma, una persona interessante e non conforme, che mancherà ai suoi amici e a chi l’apprezzava, ma anche ai suoi nemici.

E “noi” preferiamo pensare che Michela Murgia, con le sue interviste rivelatrici al Corriere della Sera e a Vanity Fair, folgoranti nella sua vitalità, abbia voluto lasciare una traccia indelebile di se al mondo e a tutti noi.

Grazie Michela.

Emyliù Spataro

Ultima intervista di Michela Murgia a Vanity Fair

Emyliù Spataro

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AFGHANISTAN: DUE ANNI DI APARTHEID DI GENERE SULLA PELLE DELLE DONNE

In copertina: photo ANSA

l 14 agosto del 2021 i Taliban prendevano in potere in Afghanistan con una marcia inarrestabile lungo il Paese. Cosa è cambiato per le donne e quali sono le ipocrisie internazionali, agite sulla pelle della metà femminile della popolazione?

L’apartheid di genere sulla donne afghane continua, mentre il mondo osserva distrattamente.

Il mainstream sostiene altre cause; non perché, sia chiaro, quello che accade in Afghanistan sia meno importante di quello che succede in altre parti del mondo, bensì come frutto di una logica del profitto le cui conseguenze – si pensi ad esempio, alla guerra dei Balcani degli anni ’90 – sono la pubblica indignazione e mobilitazione solo se vengono toccate le economie e le tasche occidentali (e non solo).

Nonostante siano passati solo due anni dalla presa del potere del nuovo governo talebano, sembra che per le donne afghane siano passati secoli. Come in una perversa macchina del tempo, quello che avevano acquisito, ossia la partecipazione politica e sociale, il diritto all’istruzione e soprattutto quello di essere, è stato pian piano cancellato. Dapprima l’istruzione separata; poi il divieto di frequentare le università, poi quello di andare a scuola e di insegnare; i telegiornali, condotti nei primi tempi dalle giornaliste coperte dalla testa ai piedi, fino a quando queste non sono state estromesse; il divieto di lavorare e di avere un reddito indipendente e da ultimo, anche se sicuramente si troverà qualche altra cosa da togliere, anche il divieto di andare dal parrucchiere.

Sia chiaro: l’Afghanistan non è mai stato l’Occidente. Le conquiste femminili erano evidenti soprattutto nei grandi centri, ma nell’entroterra nulla era cambiato da secoli, nemmeno dopo anni di politica dettata da oltre oceano. Troppi pochi anni, il tempo di una generazione, per pensare a un cambiamento radicale di mentalità; troppo rancore verso gli amici esteri e i governi calati dall’altro e tanta paura delle donne. Cosa potrebbe spingere i talebani e i loro sodali a reprimere la metà di una nazione, se non la paura, l’odio e il risentimento? Forse queste donne impersonano una minaccia al potere maschile nella misura in cui lo mettono di fronte alla sua inadeguatezza? Forse che le madri, le sorelle, le mogli, le figlie, le nonne siano le nemiche da annientare, per lo meno allo sguardo? Il nemico pubblico numero uno per questo Stato sono veramente loro?

E’ troppo ingenuo però, pensare all’Afghanistan come ad un Paese dove si consumano esclusivamente violazioni dei diritti delle donne. Sarebbe come guardare al dito e non alla luna. La cecità selettiva della comunità internazionale cela altri interessi: ubi maior minor cessat, perché sotto i piedi di quel popolo si celano le terre rare e altri tesori indispensabili alle tecnologie e per averli si è disposti a girare la testa da un’altra parte.

Ucraina, Niger, Myanmar: queste sono le aree di conflitto più attenzionate in questo momento: grano, uranio, petrolio e pietre preziose sono i loro tesori. Ma non si combatte solo per questo, bensì per preservare le aree di influenza delle grandi potenze sulla scacchiera mondiale. Con tanti saluti ai diritti umani.

Assange affermava che “l’obiettivo in Afghanistan era sempre stato quello di lavare il denaro degli introiti fiscali di USA ed Europa tramite l’invasione del Paese, per poi metterlo nelle mani di una elite di sicurezza transnazionale”.

Rimane una domanda, ancora: chi ci guadagna dalla situazione afghana?

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CASO ZAKI. LA RIVERENZA DI MELONI E SOSPETTI @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKÙ

Secondo me, Mava Fankù, nota per le mie teorie stravaganti, sembra che ci sia un collegamento tra la liberazione di Patrick Zaki e il caso Regeni. Ho il sospetto che la sua liberazione potrebbe essere stata ottenuta attraverso un accordo segreto con lo stato egiziano per mantenere silenzio sul caso Regeni.

@foto web Patrick Zaki

Patrick Zaki, uno studente egiziano iscritto all’Università di Bologna, è stato arrestato nel febbraio 2020 durante una visita nella sua città natale in Egitto. È stato accusato di diffondere false notizie e di partecipare a proteste illegali, nonchè di aver redatto una tesi universitaria sull’omosessualità, che nel suo paese è fortemente discriminata. Il suo arresto ha suscitato indignazione a livello internazionale e numerose organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto la sua liberazione.

@foto web Patrick Zaki riabbraccia la madre

Dopo circa 3 anni di detenzione, Patrick Zaki è stato finalmente rilasciato di recente. La notizia della sua liberazione è stata accolta con gioia da molti, ma secondo me c’è qualcosa di losco dietro tutto questo.

Giorgia Meloni, leader del partito di destra destra Fratelli d’Italia, nonché nostra attuale presidente del Consiglio, ha fatto una metaforica genuflessione pubblica dopo la liberazione di Zaki. Questo ha sollevato sospetti riguardo a un possibile accordo tra Meloni e lo stato egiziano. Secondo me potrebbe esserci un collegamento tra la libertà di Zaki e l’omertà sul caso Regeni.

(Fotogramma da video) La premier Giorgia Meloni, durante una intervista al Tg1, 22 luglio 2023. ANSA/RAI TG1

Il caso Regeni riguarda il giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, che è stato torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Le circostanze della sua morte sono ancora avvolte nel mistero e molti credono che le autorità egiziane abbiano coperto la verità. L’Italia ha chiesto ripetutamente giustizia per Regeni, ma finora non ci sono state risposte concrete.

Bologna. Riappare il poster dell’abbraccio tra Giulio Regeni e Patrick Zaki

Ma ho pure un altro sospetto oltre quello del baratto Regeni-Zaki. Ed è questo: Giorgia Meloni è andata con Ursula Von Der Leyen in Tunisia, offrendo dei soldi e degli aiuti affinché questi blocchino gli accessi dei migranti in Italia. Cosa che non sta succedendo. Ma quello.che mi viene in mente è che in realtà ci sia di mezzo pure una questione economica. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi vede che queste due vanno dall’omologo tunisino e lo riempiono d’oro. Allora lui dice: “Ah si? E perchè a me non mi dai niente?”.

Quindi, sarà stato fatto un accordo su Zaki, però ci potrebbe essere di mezzo anche qualcosa a livello pecuniario : ti do dei soldi affinché tu lo liberi. In Tunisia questi soldi sono stati fatti passare come elargizione affinché il governo blocchi tutte le migrazioni. Mentre In Egitto la “donazione” è stata fatta come “riscatto”. E non sarebbe la prima volta che si fanno cose di questo genere, anche se loro negherebbero fino alla morte di aver pagato un riscatto per bloccare i migranti e per far uscire un mediatico prigioniero.

@fotoweb Patrick Zaki con un amico

Ma al di là di ogni congettura mavafankuiana è importante comunque ricordare che Patrick Zaki è stato rilasciato grazie agli sforzi delle organizzazioni per i diritti umani e alla pressione internazionale. La sua liberazione è un passo avanti nella lotta per la giustizia e la libertà di espressione. Il caso Regeni rimane aperto e speriamo che un giorno verrà fatta piena luce su questa tragica vicenda.

Buona estate ai miei lettori, si spera in caldo calante, e arrivederci a settembre, come per gli esami di riparazione. 

Mava Fankù

Mava Fankù by Emyliù Spataro

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BIO BEAUTY: HENNE, IL SEGRETO PER CAPELLI DA FAVOLA

In copertina: immagine web

Capelli danneggiati e spezzati? La deco ha stressato troppo la chioma? Niente paura: l’hennè è il segreto di bellezza in grado di risanare i capelli danneggiati, ricostruendone la fibra, irrobustendoli e dando loro nuova lucentezza. Provare per credere.

Cosa è l’hennè?

Questo colorante di origine vegetale deriva dall’essiccazione delle foglie della Lawsonia inermis, un arbusto che cresce in Medio Oriente, Africa settentrionale e regione indiana. Conosciuto fin dall’antichità – basti pensare che ne sono state ritrovate tracce nelle chiome meglio conservate delle mummie egiziane – viene impiegato per tatuaggi temporanei su mani e piedi in occasione di matrimoni e riti religiosi (mehndi) come atto beneaugurante; oppure per la tintura dei capelli. A seconda della zona di coltivazione, l’hennè può assumere sfumature diverse; fermo restando che il colore è rosso, questo sarà più tendente al mattone se proviene dal Pakistan e zone limitrofe, mentre sarà più ramato se è stato raccolto in Africa settentrionale. Il segreto di bellezza dell’henne’ deriva dal fatto che la Lawsonia si fissa sullo stelo del capello, rivestendolo e rendendolo più corposo, ed evitando quindi l’apertura delle squame, come invece accade con l’uso delle tinture chimiche.

Preparazione dell’hennè

La procedura è semplicissima: basta acquistare la polvere, che va unita ad acqua calda non bollente; poi si mescola il tutto finché non si ottiene una pastella morbida e senza grumi. L’odore che si sprigiona dal composto è di fieno appena tagliato e il colore della crema può variare dal verde scuro al marrone a seconda della qualità adoperata. Si procede quindi all’applicazione, come se fosse un colore chimico, stando attenti a non far cadere il prodotto, in quanto visto l’alto potere colorante, potrebbe macchiare oggetti e vestiti. La posa va fatta a seconda dell’intensità che si vuole ottenere, ma parte dai 30 minuti fino alle 3-4 ore. All’hennè puro, che darà quindi un riflesso rosso rame o mattone alla chioma, si possono aggiungere altre polveri in grado di virare il colore al castano (mallo di noce), al bruno (indigo), al rosso ciliegia (katam), tenendo conto che il risultato cambia da persona a persona, e in base allo stato di salute dei capelli. Si può hennare quante volte si desidera, anche solo come rituale di bellezza.

Hennè neutro

Per chi vuole beneficiare del potere curativo dell’hennè ma non ama il rosso, esiste la varietà neutra ossia la Cassia obovata o Senna italica. Si tratta di una polvere non tintoria e senza pigmento rosso che serve a rinforzare i capelli, dando loro forza e tono. L’hennè neutro ha inoltre un’azione seboregolatrice, aiutando molto i capelli grassi. Il procedimento di preparazione è lo stesso della Lawsonia, mentre il tempo di posa è molto più corto: un’ora è sufficiente per ottenere i primi benefici che col tempo e le applicazioni diventeranno più evidenti.

I pro e i contro dell’hennè

I pro sono sicuramente tanti: lucentezza, forza, resistenza, corposità del capello. I contro invece, derivano dal fatto che, come detto prima, la colorazione con le erbe tintorie si lega alla cheratina: per questo, fare una decolorazione o cambiare colore non sarà proprio facile. Il capello viene rivestito dall’hennè, quindi diventa poco permeabile agli agenti chimici; così, se si vuole passare al colore chimico, è consigliabile interrompere per almeno un mese e parlare col proprio parrucchiere di fiducia. Altro contro è il fatto che l’hennè non copre i capelli bianchi, ma li riveste facendoli diventare color rame intenso. Questo effetto di meches naturali è molto bello se i bianchi sono sparsi uniformemente nella chioma, ma se ad essere candide sono solo le radici, allora si potrebbe avere un effetto bicolor veramente antiestetico.

Come scegliere l’henné?

I canali di distribuzione sono tanti: dalle erboristerie ai siti internet, ai negozi etnici. L’importante è acquistare polveri senza aggiunta di elementi chimici, che a volte vengono inseriti per rinforzare il colore e farlo durare più a lungo, togliendo quindi naturalità a un prodotto di bellezza dalla storia millenaria.

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