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FESTIVAL DELLA VAGINA FELICE. CONOSCERSI, SCOPRIRSI, SENTIRSI LIBERE

Non è possibile non vederlo, anche se sbiadito dal tempo: il manifesto del Festival della Vagina Felice spicca su un muro di piazza dei Mirti, quartiere Centocelle di Roma. E’ ormai passato, perché le date sono di fine settembre, però vale la pena approfondire. Anche solo per curiosità.

Il Festival, ideato e organizzato da Giulia Manno, si è svolto a Roma, con un programma di tutto rispetto: dai laboratori ai workshop, agli incontri con psicoterapeute, sex counselors, ai gruppi. Sembra strano che tutto questo accada nel 2022, quando il rapporto della donna col proprio corpo sembra una cosa consolidata. Diversa era l’epoca dell’autocoscienza e dei suoi gruppi: negli anni ’70 proprio questi ultimi furono tra le prime esperienze del femminismo.

Gli incontri del Festival

Molto interessante “Piacere, menopausa!”, workshop per la riscoperta piacevole della menopausa, seminario con Francesca D’Onofrio (Sex Counselor e Psicoterapeuta). E’ sicuramente un segno positivo, indicativo del fatto che le donne si stanno liberando di un peso non indifferente: quello legato all’età. Considerando che fino a un passato non molto remoto, l’arrivo della menopausa sanciva l’inizio della terza età, e collocava la donna in una posizione disagiata perché senza più ciclo, quindi non più desiderabile, oggi parlarne significa aver demolito un tabù e tutta una serie di effetti collaterali. Pensiamo ad esempio, al “vezzo” di alcune donne di abbassarsi l’età o di non dirla. Il motivo? Essere considerata ancora giovane e fertile, quindi papabile. Il binomio giovinezza=desiderabilità è forse quello che ha fatto più danni a quante lo hanno, volontariamente o meno, introiettato dando slancio a un maschilismo riassumibile nella frase “piaccio dunque sono”. Quindi, vivvaddio il Festival della Vagina Felice.

Sono molto interessanti anche altri panel, dedicati al piacere femminile che per molte è ancora una cosa sconosciuta. Per questo, è importante parlarne, confrontarsi e creare rete. Anche qui è necessario abbattere un muro di reticenza che purtroppo imprigiona molte donne, che non riescono a parlarne e vivono la loro sessualità in maniera passiva e non soddisfacente, arrivando addirittura a “interpretare” un orgasmo che non c’é. Si è mai visto, invece, un uomo fingere di averne uno? (https://www.ipsico.it/news/orgasmo-femminile/).

E adesso?

Adesso aspettiamo l’edizione del prossimo anno. Tuttavia, appare chiaro che l’intento del Festival non è solo quello di incontrarsi, ma anche di gettare le basi per una cultura del corpo, intesa come spunto alla conoscenza, letteraria o fisica, di come siamo, di quello che vogliamo e che intendiamo essere, senza giudizi o pregiudizi. Libere, finalmente.

https://www.facebook.com/festivaldellavgnfelice

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POETRY SPECIAL WINTER EDITION – L’ANIMA ESPOSTA, DI ALESSANDRO DE CERCHIO

ASCOLTA LA POESIA LETTA DA ALESSIO PAPALINI

L’anima esposta

L’ anima esposta,

perché il suo tempio regga

le macerie, in spargimento,

del mio corpo in estinzione.

Il dado lancia numeri,

ma non soltanto a sorte;

non sono il mio piazzista.

Di pochi conti, vivo.

Tratto da “Le Macerie e il Tempio” di Alessandro De Cerchio, 2022 Masciulli Edizioni

Title: Sofia 30
Author: Nuno Adelaida
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Nuno_Adelaida/none_given_1662/Nuno_Adelaida_09_Sofia_30/)
License: Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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BELLEZZA -PROFUMI D’ORIENTE

Un viaggio in Oriente in due gocce di profumo: si può riassumere così l’esperienza olfattiva delle essenze arabe. Entrati di recente nelle cosiddette fragranze di nicchia, ossia quelle al di fuori dei grandi giri commerciali, i profumi arabi sono una scoperta relativamente recente. Che il mondo arabo avesse una sua tradizione profumiera molto antica è noto ai più, e i suoi prodotti sono molti; tuttavia, soltanto una decina di Case sono conosciute anche da noi.

Iniziamo col dire che i profumi arabi sono molto diversi da quelli che conosciamo, e la prima sostanziale differenza sta nel loro peso olfattivo, al quale forse non siamo abituati e che potremmo ritenere troppo intenso. L’opulenza di queste fragranze deriva dall’uso di essenze particolari, come la mirra, l’incenso, o di legni esotici come l’oud, o di fiori preziosi come la rosa damascena. D’altronde, le loro piramidi olfattive, ossia l’architettura di questi profumi, viene creata in luoghi lontani da noi, e diversi per clima, cultura e tradizioni. Come per la moda, anche la profumeria è espressione di una specifica civiltà: di qui la differenza tra le fragranze occidentali e quelle orientali.

Rosa Damascena

Prendiamo ad esempio, l’uso della rosa damascena. Si tratta di un fiore che viene dalla valle di Ta’if, in Arabia Saudita, e che si coltiva anche in Bulgaria e in Marocco, nella Valle della Rosa. L’uso di questo fiore nei profumi arabi è quasi sempre declinato al maschile, mentre in Occidente accade il contrario. Inoltre, la maggior parte dei profumi arabi sono no gender, indossabili indifferentemente da donne e uomini. Una curiosità riguarda la personalizzazione. E’ uso che ognuno abbia il suo profumo personale, unico e di nessun altro, e lo si può creare mischiando da quattro a sette fragranze diverse. Profumarsi, in Oriente, diventa anche un’esperienza mistica: il muschio, al quale venivano attribuite proprietà mistiche, veniva triturato e mischiato all’intonaco per le pareti delle moschee, accompagnando così la preghiera.

L’alta profumeria orientale è arrivata anche in Italia, soprattutto con il brand Nabeel e il suo prodotto principe: The Spirit of Dubai, una collezione di fragranze di lusso prodotte con ingredienti esclusivi, che intendono rappresentare l’essenza della città saudita attraverso un accordo di cuoio, spezie e legni orientali. Le boccette, particolarissime, sono delle piccole opere d’arte, che rendono la preziosità delle essenze. Il naso di Nabeel, Asghar Adam Ali (Al Attar), ha creato decine di fragranze, spesso premiate a livello internazionale. Il suo motto: “Sii audace, sii il primo, sii diverso”, ha portato Nabeel ai primi posti dell’alta profumeria araba e non solo, presagendo una futura forte espansione anche in Occidente. Provare per credere.

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ROBERTO FERRI: LE SUGGESTIONI CARAVAGGESCHE DEL PITTORE IN MOSTRA A BOLOGNA

ROBERTO FERRI – Palazzo Pallavicini – Bologna

Palazzo Pallavicini, Bologna
Dal 20 Ottobre 2022 al 12 Marzo 2023

Palazzo Pallavicini ospita Roberto Ferri. Affascinanti suggestioni barocche incanteranno i visitatori che, dal 20 ottobre 2022 al 12 marzo 2023, attraverseranno le sale del Palazzo per ammirare i capolavori del massimo esponente di una raffinata figurazione di suggestione caravaggesca.

La mostra è curata da Francesca Bogliolo e prodotta e organizzata da Pallavicini Srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci con il contributo di Liquid art system di Franco Senesi.
Sessanta opere uniche – quaranta oli su tela e venti disegni – rappresentative della poetica visiva dell’artista Roberto Ferri, trovano spazio all’interno di prestigiose sale di Palazzo Pallavicini, aperte al pubblico in rare occasioni.

@Roberto Ferri

La vita e le mostre

Roberto Ferri nasce a Taranto nel 1978. Nel 1996, si diploma al Liceo artistico “Lisippo” di Taranto. Inizia a studiare pittura come autodidatta e, trasferitosi a Roma nel 1999, approfondisce la ricerca sulla pittura antica, dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento; in particolare, si dedica alla pittura caravaggesca e a quella accademica (David, Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre, Bouguereau, ecc.)

Nel 2006, si laurea con 110 e lode all’Accademia di Belle arti di Roma, corso di scenografia.

@Roberto Ferri

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WILMA GOICH come HAROLD E MAUDE @ LA POSTA del CUORE di MAVA FANKU’

Se qualcuno di voi si ricorda di ”Harold e Maude”, per averlo visto al cinema, film culto degli anni d’oro (e non diciamo quali), allora siamo coetanei e sappiamo che i sentimenti non cambiano con l’eta’, cambia solo la forma e il modo di vivere un amore.

Certo, paragonare l’amore spirituale del tormentato adolescente Harold per l’ottuagenaria iperattiva, saggia e poetica Maude, all’amor profano da ”Grande Fardello” tra una ex cantante popolare quasi ottantenne e un ragazzo trentenne che ne dimostra venti, con un passato di tossico-dipendenza, e’ quasi blasfemo.

Ma i loro baci alla francese, che non ricordano propriamente le effusioni affettive tra nonna e nipote, riportano a galla pregiudizi sopiti…

Perche’, mentre un uomo anziano e potente come il nostro empatico Cavaliere, puo’ esibire con orgoglio compagne che potrebbero avere l’eta’ di una figlia o una nipote, al contrario per una donna anziana e’ deplorevole e indecente gia’ che abbia una sessualita’ senile anche con un compagno coetaneo, figuriamoci un legame amoroso con un ragazzo, seppur momentaneamente asessuato, dichiarato televisivamente a milioni di italiani, molti dei quali seguaci del ”si fa ma non si dice”,ma in questo caso del ”non si fa e basta”

L’onesta’ intellettuale mi impone di ammettere che il bacio di copertina tra Wilma e il garcon, puo’ suscitare reazioni che sto censurando, nell’attesa di elaborare un sacrosanto concetto intellettuale femminista ed egalitario che pero’ rimane sempre teorico…

Perche’ nella pratica, con tutto il sostegno che si puo’ dare all’emancipazione della donna di ogni eta’, contro ogni moralismo da conservazione in naftalina, questa situazione appare troppo tirata per i capelli e studiata a tavolino da un programma trash per provocare i telespettatori piu’ pruriginosi…. E poco c’entra con l’evoluzione della donna o della nonna.

Amore, ritorna
Le colline sono sfiorite
ops… sono in fiore :*

Sempre piu’ prima mia e poi vostra Mava Fanku’

Mava Emyliu’ Fanku’ canticchia ”Quando Dico che Ti Amo”

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I TAROCCHI – ARCANO XIII LA MORTE

Impossibile non riconoscere la figura dell’Arcano XIII: La Morte è stata talmente tante volte scolpita, dipinta, descritta che non è possibile non ravvisarla in questa Carta. Sebbene venga simboleggiata differentemente su ogni mazzo, a volte come scheletro, a volte come figura vestita di nero, a volte come un cadavere a cavallo, la Morte ricopre sempre lo stesso ruolo: quello cioè, della Mietitrice, di colei che non bada alla ricchezza o al ceto di coloro che viene a prendere, facendo il suo lavoro con equità, senza distinzione tra ricchi e poveri, vecchi e giovani, re e servi.

In tempi più moderni Totò scrisse ‘A livella, poesia dedicata all’uguaglianza di fronte alla morte, dove il marchese e il netturbino valgono lo stesso, e non esiste denaro o ricchezza in grado di distinguere tra i defunti, o addirittura dissuadere la Morte dal suo passaggio. Davanti a lei, siamo tutti uguali.

Per comprendere il profondo significato di trasformazione simboleggiato da questa Carta, basta fare solo una considerazione: tra qualche settimana ci sarà il Solstizio d’Inverno, col quale le giornate inizieranno a riallungarsi. Tuttavia, ora siamo nel periodo più buio dell’anno, e c’è bisogno che l’oscurità sia ancora più profonda, le notti ancora più lunghe affinché si arrivi al punto di trasformazione, quello da cui ricomincerà la marcia del sole verso la primavera.

In realtà, La Morte dei Tarocchi non vuole significare la dipartita fisica, bensì la trasformazione, il passaggio, laddove per rinascere a nuova vita bisogna prima morire, abbandonando l’esistenza precedente e le sue certezze. Nei Tarocchi di Marsiglia, la Morte è raffigurata come uno scheletro dove si notano il cranio bendato (le bende impedivano l’apertura della bocca del cadavere), le articolazioni in rosso e la spina dorsale, il braccio sinistro e la tibia destra in azzurro. Colori che si ritrovano nella lama della falce, che come da tradizione, la Morte adopera per tagliare, tanto che ai suoi piedi si trovano arti mozzati e anche una testa coronata. Ed è proprio questo verbo – tagliare – uno dei principali significati della Carta. Tagliare, trasformare, lasciar morire qualcosa per rinascere a nuova vita; cambiare, dare un taglio netto; significa anche un radicale cambio di stato.

La Carta ha un significato forte e, se ben aspettata, indica un cambiamento positivo. Se invece le Carte successive saranno critiche,oppure se uscirà rovesciata, allora il suo valore dovrà essere ben ponderato: potrebbero accadere separazioni, episodi molto dolorosi, crisi, rimozioni nel senso psicologico, e in alcuni casi anche episodi di violenza.

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IMUMCOELI@LIBERO.IT

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SFIORAMI DI RITA IRIS MARRA – LA LETTURA DEL SABATO

ASCOLTA DALLA VOCE DI ALESSIO PAPALINI

SFIORAMI

Sfiorami con lo sguardo,
accarezza i miei
fianchi, e sciogli i miei
i capelli con i denti
fammi sentire il tuo alito caldo sul collo
mentre un brivido sale
serpeggiando sulla schiena
dove posasti le tue labbra avide e carnose.

Fa’ che mi senta sconvolta e confusa,
nelle tue braccia possenti e mentre anche l’ultimo velo
cade ai tuoi piedi.
mi perda nel limbo dei tuoi baci
fino a desiderare…il tuo inferno.
che mi divora a poco a poco
con lingue di fuoco
l’anima
prima tersa e poi persa,
e chiedimi sussurrando in un orecchio se…ti sento
e io con un lamento
rispondero’ si e poi ancora si.

Rita Iris Marra

Title: Juillet
Author: Monplaisir
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Monplaisir/Bonjour_from_Paris_Nantes_and_Montreal/Monplaisir_-Bonjour_from_Paris_Nantes_and_Montreal-_06_Juillet/)
License: CC0 1.0 Universal License
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INTIMA VOX. LA VOCE UMANA. A proposito di DONNE (di ogni genere) VIDEO TEATRO

Emyliu’ Spataro in ”Intima Vox” da ”La voce umana” di Jean Cocteau

Video auto-girato e auto-prodotto * Libero adattamento domestico da “La voce umana” di Jean Cocteau. VERSIONE INTEGRALE COMPLETA (45′) Emilio Spataro (Emyliu’) mette in scena nella propria casa la celebre piece di Cocteau, interpretata negli anni 60 da Anna Magnani. L’ispirazione di questo esperimento di video-teatro domestico e’ proprio una videocassetta del cortometraggio “L’amore” di Roberto Rossellini con l’amata Anna Magnani, custodita gelosamente da tempo, con l’idea larvata di realizzarne un video-monologo. Adattando l’atto unico di Cocteau nel quotidiano contemporaneo: l’antico telefono con filo diventa un tecnologico cellulare, il racconto di un incontro nell’atelier della modista cambia locazione in una cibernetica conversazione in chat, il cane “Micia” assume le sembianze del gatto “Bijoux”; mentre la sofferente protagonista del dramma si tramuta in una postmoderna donna transgender che attende l’ultima telefonata dall’amato, prima del doloroso distacco… Tutto nel rispetto della drammaturgia del testo, dando umana voce, anima e corpo alla claustrofobica sofferenza del disamore…

LA BIBLIOTECA DELLE DONNE DI BOLOGNA. MEMORIE, CULTURA E FORZA DELLE DONNE

Non c’è rivoluzione senza liberazione della donna. Non c’e liberazione della donna senza rivoluzione”.

Queste parole sono stampate su un manifesto storico degli anni ’70, posto nell’ufficio della responsabile Anna Pramstrahler, donna con alle spalle anni di esperienza e di attivismo nel contrasto alla violenza di genere. È stato per me un incontro di quelli che prendono il cuore: la Biblioteca delle Donne di Bologna è un luogo accogliente e prezioso, dove le culture femminili e femministe si mostrano nella loro realtà oggettiva: attraverso i libri. Fondata nel 1982 dall’associazione Orlando, e in convenzione col comune di Bologna, ospita scaffali infiniti di opere, libri, riviste dagli anni ’70 in poi. Nei locali attigui si trova anche l’ Archivio di Storia delle donne di Bologna, che ne è un elemento costitutivo, così come la biblioteca del resto, il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne di Bologna.

Ed ecco il patrimonio della Biblioteca, una ricchezza che appartiene alla città ma anche a tutto il nostro Paese. Non bisogna pensare che una biblioteca interamente dedicata alle donne sia una cosa scontata o discriminatoria: la Storia d’Italia è stata fatta anche dalle donne ed è quindi giusto che esista un luogo dedicato al loro pensiero. Attraverso le opere, soprattutto le riviste, si può assistere al mutamento della cultura italiana; ai passi per l’autodeterminazione, l’aborto, il divorzio, la libertà di non dover apparire ma essere, di poter vivere liberamente e serenamente la propria sessualità.

E’ interessante notare che, nel patrimonio della Biblioteca, c’e anche il libro della ministra di Natalità e Famiglia, Eugenia Roccella. L’opera, con la prefazione di Adele Faccio, si intitola: “Aborto. Facciamolo da noi” (1975, Ci.Sa), attualmente fuori pubblicazione. E’ percio’ confortante sapere che esistono le biblioteche, in modo che nulla vada perso e si possa osservare il fluire e il cambiare dell’umano pensiero.

L’ingresso alla Biblioteca è libero e si trova in via del Piombo 5, a Bologna.

LA VIDEOINTERVISTA A ANNA PRAMSTRAHLER RESPONSABILE DELLA BIBLIOTECA DELLE DONNE

QUALCHE IMMAGINE DELLA BIBLIOTECA

L’archivio storico

L’entrata della biblioteca e i libri per il 25 novembre
Area piccol3 ettor3
Scaffali di cultura al femminile e femminista
Un prezioso manifesto originale degli anni 70
Iniziative della Biblioteca
La biblioteca accogliente
Il banco informazioni con Giancarla

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PORA NONNA SPECIAL WINTER EDITION – LA FATTUCCHIERA DI STEFANIA CATALLO

Foto di copertina: Stefania Catallo in braccio alla nonna. Foto risalente al Pleistocene.

ASCOLTA IL RACCONTO LETTO DA ALESSIO PAPALINI

“Insomma, quando lui è andato a farsi la doccia io gli ho preso il telefono e…..STO MORAMMAZZATO FIJO UNICO DE MADRE VEDOVA C’AVEVA NARTRA CAPITO? N’ARTRAAAAAA???”

Oddio, e mo a questa che je dico? Niente. Mica je posso di: a signò, ma nun te lo immaginavi quando te sei messa con uno che c’ha 18 anni meno de te? Così faccio la faccia brutta e je rispondo: “Ma alla fine che te frega? Tanto vedo che ne devi incontrà un altro, uno mejo de lui”, e appena glielo dico vedo che gli occhi je iniziano a sbrilluccicà. Ma nun aveva detto che senza di lui sarebbe morta? Boh!

Mi presento: sono Serena in arte Luna. Leggo i tarocchi e sono anche brava. Ho iniziato che avevo 18 anni e di tempo ne è passato. Che bello, mi sono detta quando ho scoperto che avevo il dono. Il dono?!?! Ma quale dono?!?!

E’ iniziata così. Il pallino delle carte ce l’avevo da sempre ma pora nonna, che era tanto religiosa, me diceva che era peccato. “Gesù non vuole!”, tuonava quando mi beccava a leggere qualche libro sui Tarocchi. “Chiamo il prete a fatte benedì che sennò me diventi na strega!”. Si va bè nonnina, mandame l’Inquisizione no? Quindi, sono diventata una clandestina dell’occulto, c’avevo tutta la mia biblioteca tarocchesca nascosta bene dentro l’armadio. Di comprarmi le carte non se ne parlava, non c’avevo soldi e poi se me beccava nonna capace che je veniva l’infarto, così mi sono comprata un bel cartoncino bianco, sapete quello per fare i cartelloni a scuola, me lo sono ritagliato e mi sono creata i miei Arcani Maggiori. Che so gli arcani maggiori? Sono le 22 carte principalei dei tarocchi. E ho iniziato a fare pratica. Le amiche mi telefonavano e mi dicevano: “Serè mi puoi vedere se Tizio è innamorato di me?”. “Serena, mi vedi se quella tirchia de mi socera me lascia l’eredità?”. E io leggevo, leggevo, però certe volte le risposte alle amiche non je piacevano mica. E che ci posso fare, rispondevo io? Mica ce sto io dentro alle carte no? Se ti dicono nisba è nisba.

Ma sapete com’è, la verità non piace. Così, quando io dicevo che le cose andavano male – e poi andavano VERAMENTE male -, ste miscredenti andavano dalle altre cartomanti che je dicevano tutto il contrario e gli ripulivano il portafoglio. Poi, quando quello che IO avevo detto si avverava, tornavano col capo cosparso di cenere: “Serena bella, tu sei la mejo! Quell’altra m’ha detto solo bugie e m’ha pure fregato un sacco di soldi! Mica te offendi se non te pago? Quella m’ha ripulito, così guarda, n’è rimasto un euro…”.

Ecco, siamo arrivati al punto dolente. Ve lo dico da esperta: non credete a chi vi chiede cifre a due zeri, perché quando vi vedono disperati se ne approfittano. E voglio chiarire un punto: state pagando le carte, non il cartomante. Perché una cosa è vera, che è un dono e se il Padreterno me l’ha dato, non è per specularci sopra no?

Ma torniamo alla signora cornuta di cui sopra.

“Senti tesoro mio questo non era innamorato di te diciamo che…era venale, ecco”.

La signora cornuta c’ha un sacco de soldi e lui, il cornificatore, non c’ha manco l’anima pe piagne.

“Che vuol dire venale scusa?”

E adesso come je lo dico?

“Vuol dire che SICURAMENTE je piacevi fisicamente, perché vedo tanto sesso (e qua la signora inizia a ringalluzzirsi) però…come dire…ti aveva scelta pure per i soldi…”

“Nooooo ma che dici?! Ernesto mio lavora, i soldi sua ce l’ha”

“Si ma non quanto te”.

“Noooo ma lui non è così. Lui SICURAMENTE ha preso una sbandata, sai ste ragazzine che vanno tutte col cu.. de fori…e si sa che l’omo è omo…”

“Ma ceeeerto che l’omo è omo, però tesoro mio se ti voleva veramente bene non sarebbe andato con un’altra no?”.

“E’ stata una sbandata ti dico. Sai che faccio? Io lo perdono. Si, lo perdono Ernesto mio. E mi sa tanto che tu le carte non le sai mica fare”.

Eh, che pazienza. Così la signora se ne va via cornuta e contenta, e mi guarda pure brutto. Lo dico tutte le volte: IO LE CARTE NON LE FACCIO PIU’.

**************************************************

Adesso ho cambiato registro. Mi sono ispirata a Jodorovski, sapete quello famosissimo che non legge le carte, ma indica il cammino di crescita spirituale. Mi piace di più, non mi stresso con corna, lamenti, pianti e insulti, e ho iniziato a insegnare i Tarocchi a un gruppetto di allievi belli gagliardi.

Poi un giorno è suonato il telefono: era la signora cornuta. Mi ha lasciato un messaggio in segreteria: “Serena scusami avevi ragione tu è solo un cacciatore di dote sto zozzone MICA CE N’AVEVA UNA!!! CE N’AVEVA DUE !!!! HO BECCATO LE FOTO CHE STAVA A MAGNA’ AL RISTORANTE E HA PAGATO PURE LUI, QUANDO CON ME NUN TIRAVA FORI MANCO UN CENTESIMO!!! STO TIRCHIO! STO PULCIARO! Senti, posso venire a farmi le carte da te? Brava come sei tu ce ne sono poche”.

Fateme sta zitta che è meglio.

FINE.

Title: Debora
Author: Dilating Times (/https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/single/debora/)
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/)
License: CC BY Attribution 4.0 International License

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

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Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

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Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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