Stefania Catallo

 LUCIO DALLA ANCHE SE IL TEMPO PASSA – LA MOSTRA PROROGATA FINO AL 5 FEBBRAIO

Si è aperta al Museo dell’Ara Pacis di Roma la mostra dedicata al grande artista, che comprende foto, dipinti, abiti e tanti ricordi legati al cantautore bolognese, e che sarà visitabile fino al 5 febbraio 2023.
Lucio Dalla e Roma: un grande amore iniziato alla fine degli anni ‘ 70, quando Dalla prese casa in vicolo del Buco, facendone un punto di incontro di artisti, giornalisti, musicisti, intellettuali.
“Mi stupisco sempre più del rapporto che c’è tra me e Roma. Una città
unica al mondo, un palcoscenico straordinario che unisce tutte le classi sociali, in cui non
c’è contrasto, c’è voglia di stare insieme” , così l’artista descrisse il suo rapporto con la Città Eterna.
Il visitatore ripercorrerà le tappe della vita di Dalla, dall’infanzia tra Bologna e Manfredonia; i primi passi artistici e la vitalità dell’uomo che riuscirà a cambiare la musica italiana; i sodalizi artistici, gli incontri coi grandi personaggi, il teatro, i dischi d’oro e di platino. E, alla fine, il suo sassofono, quasi a significare che tutti gli onori sono relativi e quello che resta ed è essenziale, è la musica.

FOTO DELLA MOSTRA con un brano di LUCIO DALLA dedicato a Roma – LA SERA DEI MIRACOLI

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Photos @StefaniaCatallo

I TAROCCHI E ROMA: LA PAPESSA E IL VICUS PAPISSE

Narra la leggenda che la Papessa Giovanna fosse arrivata al soglio pontificio ingannando tutti sul suo sesso, ma che poi, in preda alle doglie, avesse partorito nei pressi della basilica di San Giovanni. Ancora oggi, il fatto è ricordato da un’edicola posta nel Vicus Papisse, un tratto di strada tra via dei Querceti e via dei Santi Quattro, vicino alla chiesa di San Clemente, nel cuore della Roma medievale.

L’edicola in Vicus Papisse

A chi non conosce questa storia, l’edicola potrebbe sembrare una semplice, piccola costruzione in onore della Madonna, dove i fedeli appongono gli ex voto per grazia ricevuta. Come è accaduto molto spesso, la Chiesa ha operato una stratificazione, o meglio una sostituzione: in questo caso, sostituendo al ricordo del parto scandaloso la purezza di un’immagine della Vergine, quasi a esorcizzare, a santificare un luogo contaminato.

L’interno dell’edicola tra via dei Querceti e via dei S.S.Quattro

Secondo la narrazione, la Papessa Giovanna era una donna inglese educata a Magonza che, grazie al suo fisico androgino, riuscì a divenire monaco e successivamente pontefice dall’855 all’857 col nome di Giovanni VIII. Durante una solenne processione pasquale, mentre tornava da San Pietro verso la basilica lateranense, il cavallo che montava la disarcionò, provocandole così il parto e svelando il segreto della sua femminilità. Qui la leggenda si fa confusa: secondo alcune versioni sembra che Giovanna morì a seguito del parto; altre la vedono rinchiusa in un convento, o addirittura legata per i piedi a un cavallo, trascinata lungo le vie di Roma e infine lapidata. Del bambino si sa poco o nulla: sarebbe diventato vescovo di Ostia, ma altre voci affermano che morì alla nascita.

Miniatura del 1420

Quella che pare una leggenda sembra però contenere una verità, purtroppo ancora attuale: ossia la proibizione per le donne consacrate di intraprendere la carriera ecclesiastica, come invece è consentito gli uomini; di amministrare i tutti i sacramenti; di ambire al trono di Pietro, relegandole invece ad una vita monastica, quasi come fossero le serve di vescovi e sacerdoti. Giovanna diviene così un’icona femminista: ha il coraggio, l’ambizione e la furbizia per ingannare il clero romano, accedere a studi assolutamente proibiti a una donna e diventare addirittura papa. Certo che la scoperta della sua femminilità, vista in quest’ottica, fu uno smacco pesantissimo per gli uomini a capo della Chiesa cattolica, e quindi, probabilmente, lavato col sangue. Ma Giovanna aveva creato un precedente, facendo comprendere alle donne che avevano il potere di cambiare le cose. Pur condannate all’ ora et labora senza nessuna possibilità di studiare; private dei loro beni familiari, stornati in favore dei fratelli in nome di una logica ereditaria dove, se i soldi non erano sufficienti a stringere un buon matrimonio, una delle figlie veniva spedita in convento; Giovanna rappresentava per queste donne un’ideale di libertà che bisognava assolutamente cancellare, precipitandola nella dannatio memoriae perpetua.

Che sia vero o che si tratti di un mito, purtroppo non esistono documenti che comprovino i fatti; ma la presenza dell’Arcano II, La Papessa, nei Tarocchi è molto interessante.

Partiamo dal fatto che i Tarocchi si sono diffusi nel Medioevo, dapprima apparentemente come un innocente gioco di carte, sebbene sia evidente che il loro linguaggio è molto più profondo. Proprio per questo, le raffigurazioni dovevano indicare eventi, persone, situazioni facilmente riconoscibili da tutti e, vista anche la forte componente religiosa nella vita medievale, che si ritrova nel Papa, nel Giudizio, nel Mondo, nella Morte, la Carta della Papessa pone almeno due interrogativi.

Il primo è: perché si è deciso di inserire la Papessa nei Tarocchi, se si tratta di una figura di fantasia? Si poteva pensare a qualsiasi altra figura di erudita, anche di epoca diversa. Perché non una Vestale oppure una sacerdotessa egizia?

Il secondo riguarda invece la veridicità della figura del pontefice donna: la Carta della Papessa vuole tramandare la memoria di Giovanna, per evitare che si perda tra le nebbie del tempo?

Se così fosse, i Tarocchi sarebbero stati concepiti anche come un mezzo per raccontare quello che non si poteva dire all’epoca, aggiungendo così un altra modalità di utilizzo, dopo quella del gioco e della divinazione.

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BELLEZZA – SOPRACCIGLIA PERFETTE PER UNO SGUARDO DA DIVA

In copertina: Liz Taylor

Sottilissime e ad arco come quelle anni ‘30 oppure folte alla Brooke Shields: le sopracciglia sono diventate un punto focale del trucco viso, giocoforza anche le mascherine, che ancora indossiamo. E forse proprio per questo, abbiamo imparato a evidenziare lo sguardo, come fanno da sempre le donne che indossano il velo. Occhi profondi, quindi, e sopracciglia curatissime. Come ogni cosa che riguarda il costume, anche loro hanno subito un cambiamento, rappresentando i decenni in maniera diversa e, con loro, le donne e l’idea di bellezza.

Gli anni ’20 e ’30: sottilissime e ad arco

Clara Bow e Marlene Dietrich rappresentano non solo due delle dive più famose degli anni ’20 e ’30, ma anche le maggiori influencer in fatto di look di quegli anni. Erano infatti le attrici a dettare legge in fatto di bellezza, imponendo mode e tendenze. Il loro make up era intenso, sensuale e profondo, visto che si girava in bianco e nero. Parlando di sopracciglia, esistono tuttavia delle differenze tra le due epoche: negli anni ’20 la moda imponeva sopracciglia sottilissime, scure e definite con la fine oltre l’arco naturale, che davano allo sguardo un’espressione assorta e malinconica, tipica di una femminilità delicata e sognante. Nel decennio successivo, invece, le sopracciglia si assottigliarono ancora di più, curvandosi in un arco esageratamente arrotondato e non più allungato verso le tempie, disegnato con la matita, a creare un chiaroscuro: un gioco di ombre che si ritroverà anche nell’abbigliamento delle dive come la Dietrich, femminili e androgine al tempo stesso.

Gli anni ’40 e le sopracciglia del dopoguerra: folte e naturali

Lauren Bacall

La Seconda Guerra Mondiale, con le ristrettezze economiche e il poco tempo a disposizione per la bellezza, costrinse le donne a tornare alla forma naturale delle sopracciglia: non più gli archi innaturali del decennio precedente, ma una forma più regolare, armoniosa e folta, gradualmente alleggerita verso la coda. Lauren Bacall e Ingrid Bergman furono le testimonial di questo cambiamento. Anche nella moda si tornò a uno stile meno ricercato ma più femminile di quello del decennio precedente. Più naturalezza insomma, e anche meno soldi.

Le divine degli anni ’50 e ’60 : Loren, Lollo, Taylor, Monroe e le altre

Gina Lollobrigida e Sophia Loren

La guerra era finita da poco, e la gente voleva sognare. Gli anni ’50 furono quelli delle grandi dive e del Technicolor, dei film in costume, degli occhi viola di Liz Taylor, della Loren e delle altre irraggiungibili bellezze del grande schermo. Gli anni d’oro di Hollywood portarono la nuova moda delle gonne a ruota e degli abiti bon ton dai colori pastello; le sopracciglia restarono folte ma il loro arco si assottigliò rispetto alla moda degli anni ’40. Il colore doveva essere scuro per far risaltare gli occhi, indipendentemente dal colore dei capelli. Gli anni ’60 continuarono in questo trend, ma variando la lunghezza dell’arco sopraccigliare, che venne fatto finire prima dell’angolo naturale dell’occhio.

Ursula Andress e Madonna: gli anni ’70 e ’80

Dai figli dei fiori alla Material Girl passano poco più di dieci anni: oggettivamente pochi, ma eoni se riferiti ai cambiamenti, non solo nella moda. Woodstock, la celebre kermesse musicale, si tiene nel 1969, ed è un tripudio di moda hippy con fiori, jeans, capelli lunghi, fascette alla fronte, sopracciglia sottilissime come quelle di Ursula Andress, la sex symbol di quegli anni. Poi, avviene l’impensabile: Reagan e Gorbaciov si incontrano nel 1987 e firmano lo storico trattato sulle armi nucleari; nel novembre 1989 cade il Muro di Berlino e l’Est Europa inizia il processo di desovietizzazione. Arriva Madonna, la cantante pop più rappresentativa degli anni ’80, e con lei croci, bustier, gonne di tulle e sopracciglia evidenti e importanti.

Dagli anni ’90 ad oggi: il ritorno al naturale

Dagli anni ’90 della biondissima baywatch Pamela Anderson a oggi le cose sono cambiate molto. Stop alla spinzettatura selvaggia e alla forma sottilissima, che toglieva carattere ad alcuni visi, e semaforo verde per sopracciglia folte, naturali, fluffy. Anche i prodotti per il loro trucco sono cambiati: se prima si adoperava una matita scura, oggi le sopracciglia vantano delle linee dedicate, comprensive di cere, ombretti, matite e anche henné, per chi vuole tingerle in modo naturale. E’ di moda anche il microblading, ossia il tatuaggio delle sopracciglia; oppure, al contrario, si assiste alla tendenza della decolorazione totale, che lascia l’occhio privo del suo arco naturale, creando un look alla Mina. Insomma, sono tempi sicuramente meno legati alle mode e più alla propria personalità, nei quali tutto va bene purché ci piaccia e ci faccia stare bene.

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ARRIVEDERCI, GINA!

La Lollo è scomparsa a 95 anni ultima icona, insieme alla Loren, delle divine del cinema italiano del dopoguerra. Attrice, scultrice, fotografa ma sempre e comunque diva, sia nella vita pubblica che in quella privata. Inconfondibile grazie alla sua criniera di capelli castani, i gioielli a cascata e gli abiti vivaci che disegnava lei stessa, l’attrice si è spenta dopo aver subito la frattura del femore, lo scorso settembre.

Gina Lollobrigida nel 1947

Gli inizi. La studentessa dell’Accademia delle Belle Arti, che si manteneva agli studi vendendo caricature disegnate col carboncino e posando per i primi fotoromanzi, si piazzò al terzo posto del concorso di Miss Italia 1947, dopo Lucia Bosè e Gianna Maria Canale, iniziando così una lunga carriera cinematografica. Definita da Alessandro Blasetti come maggiorata fisica, neologismo destinato a entrare nella lingua italiana a significare una donna dalle forme importanti, venne diretta dai grandi come Risi, Comencini, Soldati, Zampa, Bolognini. Come dimenticare la leggendaria Bersagliera di “Pane, amore e fantasia”, il film del 1953 con Vittorio De Sica?

Gina Lollobrigida fu una delle poche attrici italiane a recitare a Hollywood, su invito di Howard Hughes, il famoso talent scout e produttore. Tuttavia, pur avendo partecipato a pellicole di successo, a fianco di partner del calibro di Sinatra, Rock Hudson, Yul Brinner e altri, preferì tornare in Italia per il timore di essere rinchiusa in una gabbia dorata; forse la decisione fu presa anche in virtù dei contatti avuti con le attrici di maggior successo dell’epoca, tra le quali la Monroe, delle quali fu testimone dei danni prodotti dallo star system.

Gina Lollobrigida e Marilyn Monroe

Ed è proprio il bisogno di libertà ad aver caratterizzato la vita della Lollo: quando il cinema perse il suo fascino, si dedicò alla scultura con diverse mostre in tutto il mondo, e alla fotografia: è celebre l’intervista a Castro, ma anche Salvador Dalì, Kissinger e la Hepburn vennero immortalati da Gina.

La Lollo intervista Castro

A novantuno anni, nel maggio del 2018, dichiarò al quotidiano Libero di essere stata violentata a 18 anni da un famoso calciatore della Lazio, che però non denunciò e del quale non rivelò mai il nome. Il primo marito fu un medico sloveno, Milko Skofic, dal quale ebbe un figlio, Andrea; successivamente, arrivò l’affaire Rigau, ossia il matrimonio attraverso una falsa procura con l’imprenditore spagnolo, sembra contratto nel 2011, dopo anni di relazione, e poi annullato dalla Sacra Rota, e da molti considerato solo un’unione di interesse.

Gina era ricca, ricchissima e forse è stato questo a generare i problemi e le cause intentate contro la sua famiglia. Nel luglio 2013 mise all’asta alcuni dei suoi gioielli ricavandone quasi quattro milioni di euro. Pare che il patrimonio della diva sia attualmente stimato in circa 215 milioni di dollari, e si prevedono già battaglie per la sua divisione, oltre a quelle già intentate contro il suo assistente Andrea Piazzola, accusato dal figlio della Lollo di aver sottratto beni per tre milioni di euro durante il periodo tra il 2013 e il 2018.

Comunque sia, è morta una diva: caparbia, sicura di sé, irriverente, libera. Arrivederci, Gina!

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SHAKIRA-PIQUE’: UNA DISCUTIBILE VENDETTA MUSICALE. L’OPINIONE DELLA DIRETTRICE

L’affaire Shakira-Piqué, che sta spopolando in questi giorni – basti pensare che l’uscita del brano “BZRP” della bionda cantante colombiana ha avuto 8 milioni di visualizzazioni in soli due giorni – non rappresenta certo una novità: si tratta di una, purtroppo comune, storia di tradimento tradotta in musica. Shakira non è la prima ad avere usato le sette note per togliersi il sassolino dalla scarpa: in anni passati lo aveva fatto Lucio Battisti con “Non è Francesca”; oppure Beyoncé, che nel clip di “Hold up” spaccava i vetri delle auto con una mazza da baseball, serafica e vestita di giallo; e anche Miley Cirus aveva interpretato un brano, “Flowers”, per cantare del tradimento subito.

Ma allora perché la canzone di Shakira sta sollevando tante polemiche? Va detto che in questo caso la storia di corna riguarda un calciatore famoso e un’altrettanto celebre star della musica. Una coppia perfetta: belli, ricchi, genitori di due bambini, apparentemente senza problemi. Ma, si sa, nulla è veramente come sembra, e la facciata da famiglia perfetta si è incrinata, lasciando intravedere le impalcature arrugginite che la sorreggevano. Ritengo che in una separazione ci sia sempre una corresponsabilità: se uno dei due partner tradisce, questo può essere il sintomo di un disagio che ha attaccato la relazione, e che è impossibile non vedere, a meno che non lo si voglia fare, e Shakira mi sembra una donna molto attenta. Tuttavia, a leggere il testo del brano, l’attacco musicale è sferrato sia contro l’ex compagno, sia contro la donna con la quale è stata tradita. Definire l’altra come un orologio commerciale o come una vettura di bassa cilindrata è una vittoria del maschilismo: non è forse il gioco più antico del mondo, quello di mettere le donne le une contro le altre, per farle scannare tra di loro? Vuoi mettere la prosopopea del maschio conteso tra due donne, e poi che donne? La rabbia del tradimento è comprensibile; tuttavia, sarebbe stato più rispettoso, elegante e femminista, secondo me, agire con signorilità e secondo la legge per ottenere giustizia, senza scendere di livello, tenendo anche conto che spesso le azioni delle star vengono imitate dai fans.

E poi, cara Shakira, come diceva Raffaella Carra’: ” E se ti lascia lo sai che si fa, trovi un altro più bello che problemi non ha”.

@La Presse

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I TAROCCHI – ARCANO XVII LA STELLA

Dopo la caduta de La Torre, se immaginassimo di entrare nelle macerie guardando in alto, potremmo vedere le stelle brillare nel cielo. “Il tetto si è bruciato, ora posso vedere la luna”, è un noto haiku di Misuta Masahide, poeta samurai vissuto nel Giappone del XVII secolo, che rende molto bene l’idea delle possibilità che si aprono nonostante i fallimenti e i crolli, e anzi, proprio a causa di questi. La simbologia di questa Carta vede una donna che versa acqua da due anfore di colore diverso – una argento e l’altra oro, simili a quelle che vediamo nella Temperanza -, gettandole in un rivo. La donna è nuda e la scena si svolge di notte. Nel cielo, sono raffigurate le Stelle.

Considerando che i Tarocchi hanno un’origine antichissima, e che nel Medioevo, al quale sembrano appartenere quelli di Marsiglia, la nudità era considerata più che peccaminosa, la donna de Le Stelle assume un significato molto particolare: la purezza; la mancanza del peccato originale che fa scoprire il pudore; la naturalezza del corpo, vissuto senza tabù.

Quando ci rivolgiamo alle stelle? Sicuramente nel momento in cui coltiviamo una speranza. Esistono molti modi di dire che riguardano le stelle: le cose procedono bene nel momento in cui si hanno le stelle a favore; le persone o i progetti fortunati nascono sotto una buona stella; si naviga orientandosi con le stelle; la stella polare indica la giusta direzione. Le stelle sono dipinte sul manto che ricopre il Carro, riprendendo così la linea continua che unisce i Tarocchi.

Qualche significato della Carta.

Speranza, riuscita nel campo del quale stiamo chiedendo consiglio alle Carte. Ottimismo, purezza del cuore. Impresa nata sotto un cielo favorevole. Per una donna, possibile gravidanza. Il ciclo riproduttivo femminile. Fiducia nelle proprie capacità. Situazione senza ombre. Al contrario, i significati si negativizzano e andrebbe esplorato il motivo per il quale non si nutrono più speranze in un progetto o in se stessi.

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IL CAPRIFOGLIO DI RITA BAZZANI – LETTURE DEL SABATO

ASCOLTA IL PODCAST DI ALESSIO PAPALINI

IL CAPRIFOGLIO

Diffonde il suo profumo il caprifoglio,
dolcissimo ed intenso, mentre chiudo
i verdi occhi : valgono da scudo
tra il vero, che conosco e quel che voglio.

Al buio cade il muro dell’orgoglio
e l’anima si sente messa a nudo;
per un momento immagino e m’illudo
di leggere ben scritte sopra un foglio

parole nuove, che non hai mai detto.
Mi parlano d’amore, il più profondo
e quasi non ci credo.

All’improvviso

Il vento caldo asciuga sul mio viso
le lacrime inattese e in un secondo
vivo la realtà , che già mi aspetto:

il mondo non perfetto,
che mi circonda e invita alla sua danza.
Del caprifoglio torna la fragranza,

che accende la speranza;
cattura sconvolgendo tutti i sensi:
dimentico chi sono e cosa pensi

e volo in mondi immensi
cercandoti negli angoli speciali
e non si stancheranno le mie ali.

@Rita Bazzani

Autore: Daniel Veesey
Album: Beethoven’s Sonata No. 32 in C Minor
Titolo: Sonata No. 32 in C Minor, Op. 111 – I. Maestoso – Allegro con brio ed appassionato
Licenza: CC PD

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TRA PEDOFILIA E BOTOX: L’INFANZIA A RISCHIO DELLE PICCOLE MISS

Già Luchino Visconti aveva attenzionato il fenomeno delle piccole miss e delle loro madri ambiziose in “Bellissima” con Anna Magnani. Oggi dopo le foto scandalo di Balenciaga, qual è la situazione dei concorsi di bellezza per bambini?

Lo scandalo Balenciaga scoppiato lo scorso dicembre, aveva posto l’attenzione mondiale sulle pubblicità con i minori. Nel caso specifico, i bambini erano stati fotografati con elementi che rimandavano al bondage; gli scatti facevano parte della campagna Balenciaga Gift Shop, ritirata immediatamente dopo le proteste dei molti, tra cui varie celebrities, circa l’accostamento dei bambini a temi scabrosi e di natura sessuale.

La nuova campagna Garde-Robe 2023, avviata dal brand subito dopo quella contestata, mostrava nelle foto dei documenti che si riferivano alle decisioni della Corte Suprema statunitense in merito alle leggi sulla pornografia infantile. Anche qui piovvero critiche, alle quali la Maison rispose con questa dichiarazione: “Prendiamo molto sul serio la questione e stiamo intraprendendo un’azione legale contro le parti responsabili della creazione del set e dell’inclusione di articoli non approvati per il nostro servizio fotografico della campagna primavera 2023. Condanniamo fermamente qualsiasi forma di abuso sui bambini. Sosteniamo la sicurezza e il benessere dei bambini”. Viene però da chiedersi come mai la campagna fosse stata approvata e lanciata: forse i settori preposti non avevano comunicato? O forse si trattava di una provocazione da parte della Casa di moda, andata perfettamente a segno?

Sta di fatto che esistono delle realtà nelle quali i bambini vengono oggettivizzati e sessualizzati, e spesso su di loro vengono proiettate le ambizioni genitoriali, soprattutto materne.

Una delle foto @Balenciaga Objects

Little Miss America

Pompate a zuccheri e caffè per tenerle su, messe a dieta, truccate come delle donne adulte, depilate, acconciate, fotografate in pose ammiccanti, camminando spesso sui tacchi alti e in abito da sera, e in alcuni casi trattate col botox: queste piccole concorrenti vengono private della loro infanzia, che si intravede sotto cipria e rossetto, per diventare l’incarnazione di una bellezza malata. Sebbene sia evidente la loro età, lo show al quale partecipano le vuole little miss: piccole miniature di quelle adulte che le spingono alla competizione e che vivono attraverso le loro figlie, cercando rivincite personali con la conquista del titolo di bambina più bella d’America. Ovviamente ci sono concorsi di tipo diverso, ma tendenzialmente sono di due tipi: i natural, nei quali le bambine sfilano acqua e sapone; e i glitz, dove tutto o quasi è ammesso, finanche i denti finti per non far vedere quelli da latte mancanti.

@Real Time Little Miss America

Le giurie di questi concorsi valutano le piccole concorrenti in base a parametri di bellezza del viso e del corpo, attitudine artistica e anche con un colloquio, così da far sembrare tutto normale, se è poi così normale far sfilare bambine di pochi anni. Lo spettro della pedofilia aleggia intorno a questi casting: basti pensare al caso di JonBénet Ramsey, uccisa nel 1996 e della quale non è stato trovato il colpevole, insieme al pericolo delle ripercussioni psicologiche: quali conseguenze avrà questa ricerca della bellezza perfetta, quasi filtrata, da raggiungere assolutamente? Quanto costerà l’ambizione, spesso delusa, di essere la prima? E, semmai si arriverà al titolo, si riusciranno a conciliare gli impegni pubblicitari allo studio? Lasciare la corona e la fascia a un’altra sarà poi così semplice? E i disturbi alimentari che potrebbero svilupparsi? Ma, soprattutto, è giusto far vivere gli stereotipi di bellezza femminile, inculcati da millenni e insiti nella società, che tanti danni hanno provocato, condannando spesso le donne a un ideale estetico irraggiungibile, a delle piccole di pochi anni?

Immagine web

I concorsi in Italia

Aboliti in Francia dal 2013, in Italia esistono concorsi di bellezza per i piccoli, le cui dinamiche, pur assomigliando a quelle d’oltre oceano, sono leggermente diverse. Nel 2019 Filomena Albano, allora Garante per l’infanzia e l’adolescenza dichiarava: “È necessario ricordare che esiste la Convenzione Onu sui diritti dei minori. E che i bambini vanno protetti da ogni forma di sfruttamento che possa essere pregiudizievole per il loro benessere. L’ordinamento italiano offre dei rimedi: la valutazione sulla condotta dei genitori o di chi esercita la responsabilità è infatti affidata all’autorità giudiziaria, che può intervenire laddove ci siano delle violazioni dei diritti dei bambini“, sottolineando così l’importanza della vigilanza e del compito genitoriale.

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I TAROCCHI – ARCANO XVI LA TORRE

La Carta XVI degli Arcani maggiori è La Torre. Dopo il sacrificio e la necessità di un nuovo punto di vista, simboleggiati da L’Appeso; dopo la trasformazione operata dalla Morte e la rinascita come angelo o demone (Temperanza e Diavolo), arriva l’imprevedibile, il fulmine che colpisce e distrugge l’ambizione umana: La Torre.

E’ sicuramente una Carta forte e temuta perché esula dalla volontà del consultante, predicendo qualcosa che avverrà all’improvviso, in grado di travolgere le certezze acquisite.

Nella simbologia della Carta vediamo una torre di tipo medievale, la cui sommità – che può ricordare una corona – viene colpita da un fulmine che la decapita. Il crollo è accompagnato dalla caduta di due personaggi dei quali uno porta la corona, a significare che nulla ha potere su quello che sta accadendo, neanche la volontà di un re. Il crollo interessa solo la parte superiore della Torre, quasi a significare che troppa ambizione non è gradita al cielo. Nella simbologia di questo Tarocco pare quasi di sentire un’eco della Torre di Babele e della sua distruzione a causa dell’orgoglio e della megalomania che l’avevano voluta alta fino al cielo; questa eco ci fa comprendere quanto sia antico il linguaggio dei Tarocchi e quanto alcune vicende di tipo biblico o popolare (pensiamo anche alla Papessa) fossero radicate nella memoria e ritenute di tale importanza da essere tramandate alle generazioni a venire.

Per una corretta interpretazione della Carta sarà necessario osservare cosa la precede e la segue, considerando che a volte il crollo di una certezza o di un progetto è necessario per seguire una nuova strada, più positiva per la nostra crescita spirituale. La Torre può rappresentare anche un evento improvviso che porta alla luce qualcosa che era tenuto chiuso, che veniva isolato e che emergendo porta a un cambiamento che le Carte successive potranno chiarire meglio.

Qualche significato

Megalomania, orgoglio eccessivo, egoismo; è in arrivo un evento inaspettato sul quale non si ha potere ma che scuoterà la nostra vita. Crollo inarrestabile, punizioni; la Carta può presagire rivoluzioni e sommosse. Se la Carta esce diritta allora il crollo sarà improvviso; al contrario, sarà un lungo ma inesorabile percorso di distruzione di un progetto, una certezza, una relazione. Dipende comunque dalla domanda del consultante. Materialismo, attaccamento al denaro, segreti svelati improvvisamente e con violenza.

IL CANTICO DELLE CREATURE DI SAN FRANCESCO – LETTURE DEL SABATO

Foto di copertina @Fratello Sole, sorella Luna, 1972 film di Franco Zaffirelli

ASCOLTA IL PODCAST DI ALESSIO PAPALINI

IL CANTICO DELLE CREATURE

Altissimo, onnipotente, buon Signore
tue sono le lodi, la gloria e l’onore
ed ogni benedizione.
A te solo, Altissimo, si confanno,
e nessun uomo è degno di te.
Laudato sii, o mio Signore,
per tutte le creature,
specialmente per messer Fratello Sole,
il quale porta il giorno che ci illumina
ed esso è bello e raggiante con grande splendore:
di te, Altissimo, porta significazione.
Laudato sii, o mio Signore,
per sorella Luna e le Stelle:
in cielo le hai formate
limpide, belle e preziose.
Laudato sii, o mio Signore, per fratello Vento e
per l’Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo
per il quale alle tue creature dai sostentamento.
Laudato sii, o mio Signore, per sorella Acqua,
la quale è molto utile, umile, preziosa e casta.
Laudato sii, o mio Signore, per fratello Fuoco,
con il quale ci illumini la notte:
ed esso è robusto, bello, forte e giocondo.
Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra,
la quale ci sostenta e governa e
produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.
Laudato sii, o mio Signore,
per quelli che perdonano per amor tuo
e sopportano malattia e sofferenza.
Beati quelli che le sopporteranno in pace
perchè da te saranno incoronati.
Laudato sii, o mio Signore,
per nostra sora Morte corporale,
dalla quale nessun uomo vivente può scampare.
Guai a quelli che morranno nel peccato mortale.
Beati quelli che si troveranno nella tua volontà
poichè loro la morte non farà alcun male.
Lodate e benedite il Signore e ringraziatelo
e servitelo con grande umiltà.

Title: Sonata 8, ‘Pathetique’ – II. Adagio cantabile
Author: Daniel Veesey
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Daniel_Veesey/Beethovens_Sonata_No_in_C_Minor_Pathetique/Sonata_8_Pathetique_-_II_Adagio_cantabile/)
License: CC PD

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

Emyliù Spataro

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

Saverio Giangregorio

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

Mava Fankù

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù cura attualmente due rubriche, La Pillola Politica e I Pensierini di Mava, elzeviri su temi vari che ispirano la nostra signorina agèe, da poco anche in video, oltre che in podcast, oltre che in scrittura.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

Alessio Papalini

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione. Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

VENIO SCOCCINI

Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

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