roma

LE PILLOLE POLITICHE di MAVA FANKU’ 2

Ascolta dalla voce di Mava

Sottofondo musicale: Balocchi e Profumi di E.A.Mario 1928

Sta proprio incombendo il momento fatidico. Tra qualche giorno sapremo se potremo continuare a sperare in un Paese democratico e libero, seppur alLETTAto cerebralmente, in cui però non avverrà alcuna regressione oscurantista, oppure se – per esempio – dovremo aspettarci l’attuazione di provvedimenti di legge che vietino la prevalenza della musica straniera sulle Radio, diffondendo almeno un ottanta per cento di musica nazionalista…

Perchè questo è stato capace di enunciare il SALUME prima di abdicare nella passata legislatura, quando era in coppia con le Stelline Cadenti.

E la MELONA “quella con occhi di fuori come pesce da freezer” (frase che pronunciò una governante georgiana quando la vide per la prima volta alla Tv italiana) sarebbe stata capace di far meglio il peggio del suo partner da tagliere.

Prima Mia e poi Vostra Mava Fankù

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CRAZY. LA FOLLIA NELL’ARTE CONTEMPORANEA. CHIOSTRO DEL BRAMANTE DI ROMA FINO ALL’ 8 GENNAIO 2023

La pazzia, come l’arte, rifiuta gli schemi stabiliti, fugge da ogni rigido inquadramento, si ribella alle costrizioni, così anche Crazy, il pregetto di Dart – Chiostro del Bramante a cura di Danilo Eccher”.

La presentazione della mostra multimediale, visitabile fino all’8 gennaio 2023, rende solo in parte l’impatto multisensoriale dell’esposizione.

Ogni installazione riesce a risvegliare qualcosa nel visitatore: dall’ambiente futurista e quasi extraterreste dipinto di bianco e illuminato al limite della sopportazione visiva per creare un distacco dalla realtà; al corridoio invaso da farfalle nere; agli specchi rotti posti sul centro del Chiostro, che vi si riflette frammentato in mille pezzi. Dimentichiamoci l’arte così come la conosciamo, e troviamo il coraggio di immergerci in una serie di ambienti e ambientazioni che avranno la forza di risvegliare memorie e sensazioni che, forse, vorremmo tenere chiuse a chiave.

Questi i nomi dei 21 artisti in esposizione:

Carlos Amorales, Hrafnhildur Arnardóttir / Shoplifter, Massimo Bartolini, Gianni Colombo, Petah Coyne, Ian Davenport, Janet Echelman, Fallen Fruit / David Allen Burns e Austin Young, Lucio Fontana, Anne Hardy, Thomas Hirschhorn, Alfredo Jaar, Alfredo Pirri, Gianni Politi, Tobias Rehberger, Anri Sala, Yinka Shonibare, Sissi, Max Streicher, Pascale Marthine Tayou, Sun Yuan & Peng Yu.

Installazione sensoriale

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LA POSTA DEL CUORE DI MAVA FANKU’ 4

Ironica, caustica e irriverente: Mava Fankù è tutto questo e anche di più. La nostra signorina ageé – mai chiederle gli anni, non sarebbe educato! – vive a Roma, e osserva la vita con distacco e curiosità. Che stia facendo una passeggiata o prendendo un chinotto nel suo bar preferito, oppure che guardi l’umanità dalla finestra ovale della sua camera – una sorta di oblò sul mondo – nulla sfugge al suo sguardo attento. Le relazioni d’amore e le loro dinamiche sono la sua passione. Potete scrivere alla nostra Mava, però siete avvertiti: non aspettatevi parole di consolazione o massaggini dell’ego: lei non ha peli sulla lingua, anzi sulla penna, quindi vi risponderà come pensa che sia più giusto ma sempre con sincerità e affetto.

LETTERA DI LIVIA

Cara Mava Fankù,

mi chiamo Livia e ho 23 anni. Da un po’ di tempo ho iniziato a capire che mi piacciono le ragazze, e mi sento confusa. I miei genitori ancora non sanno niente, ma non sono un problema perché sono sicura che hanno capito e comunque non farebbero storie; però ho paura di essere ridicolizzata e presa in giro dagli altri, e questo mi farebbe stare troppo male, perciò ancora non mi sono “buttata” con nessuna. Poi visto quello che succede alla persone LGBTQ+, capirai i miei timori.

Mi dai un consiglio?

Grazie,

Livia

MAVA FANKU’ AL SUO DEBUTTO IN SOCIETA’ ALL’ETA’ DI LIVIA

ASCOLTA LA RISPOSTA DI MAVA FANKU’ DALLA SUA VOCE

SOTTOFONDO MUSICALE: “CHERCHEZ L’IDENTITE'” di EMYLIU’ SPATARO – ARRANGIAMENTO STRUMENTALE GIULIA MOON

Cara Livia, sarò seria nella leggerezza, perché l’argomento mi sta a cuore. Alle persone LGBTXYZ, come amo dire con ironia, per includere proprio tutto l’alfabeto delle nostre anime “non conformi”, succede da sempre di tutto, nel bene e nel male… Hai la fortuna di essere giovane in un’epoca in cui, seppur le fobie per l’orientamento sessuale siano ancora diffuse, le persone come “noi” (consentimi il plurale maiestatis 🙂 ) possono realizzarsi, se vogliono, su tutti i fronti.

Certo, non per tutti il terreno è spianato, talvolta sarà impervio e in salita, ma se si ha la grazia, come nel tuo caso, di avere genitori aperti e comprensivi, dovrai confrontarti solo con i tuoi timori e le tue remore, oltre che col mondo intero… Ma è ben poca cosa se avrai TE dalla tua parte.

Per darti subito un incoraggiamento, ti dico che imparerai presto a trasformare gli svantaggi in vantaggi, come un alchimista, perché la passione per l’amore che traspare dalle tue ponderate parole, ti darà sempre una naturale energia per affrontare ogni avversità, già dopo il primo amore ricambiato per una ragazza, che ti auguro avverrà nel più breve tempo possibile, se come dici ancora non ti sei “buttata”…

E’ lo scopo della vita l’amore, Liviuccia bella. E come diceva un vecchio signore canuto che ha fondato la psicanalisi: “l’amore non si manifesta mai con tanta prepotenza come nelle sue devianze”. Ahi! Usava proprio questo termine il vecchio Freud, ma in senso prettamente medico, scevro da ogni giudizio moralistico, come intenderebbe “quella tipa con gli occhi di fuori come pesce da freezer” (espressione coniata dalla badante esotica della mia famiglia).

Quindi, non come “devianza” dal pensiero squadrato, per non dire squadrista :O , di certe destre capeggiate da frutti tropicali o da bisunti salumi nostrani, ma piuttosto intesa come alternativa non conforme, appunto, all’accoppiamento binario… triste e solitario… Solo per ricordare i versi di una vecchia canzone, giammai per contestare l’amore tra uomo e donna che resterà sempre l’abbinamento più diffuso, ma che può convivere tranquillamente con altre possibili “liaisons”…

Assolutamente naturale è l’amore tra donne o tra uomini. O tra/verso tra-tra tri-tri e tru-tru che dir si voglia. Mi si consentano i nomignoli affettuosi. E te lo posso confermare perché il mio cuoricino palpitava, ricambiato, già tra i banchi dell’asilo, sia per le bambine che per i bambini. E a 5 anni non si può certo parlare di “devianza”, ma di naturali pulsioni infantili del cuore.

E “buttati” tra le braccia dell’amore, che santifica ed esorcizza sempre tutto, anche i nostri eventuali pregiudizi su noi stessi, condizionati dalle pressioni del mondo intero che, in condizioni ottimali, trasformerai in carburante per il tuo meraviglioso viaggio :*

La tua e vostra Mava Fankù

SCRIVI A MAVA FANKU’: LaPostaDelCuoreDiMavaFanku@TheWomenSentinel.net

CHERCHEZ L’IDENTITE’ – RICERCA LA TUA IDENTITA’ – PAROLE E MELODIA EMYLIU’ SPATARO – ARRANGIAMENTO MUSICALE GIULIA MOON

CANTA MAVA FANKU’

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IL TALENTO DI MRS. LOIODICE – I DIPINTI, GLI OGGETTI, I MURALI DI TINA LOIODICE

La tigre disegnata da Tina Loiodice guarda intensamente i passeggeri, dal muro della stazione San Giovanni della metropolitana di Roma. Gli occhi del felino sembrano invitare a non abbassare mai la guardia, mentre al piano di sotto “Matrix divina”, una donna dai tratti botticelliani accompagna la discesa alle scale mobili. Ma queste non sono che due delle tante opere nate dal talento e dalla fantasia di Tina, artista capitolina con all’attivo una lunga carriera e tante collaborazioni importanti, ad esempio con Fendi, per la quale ha creato e dipinto dei ventagli realizzati come omaggio alle signore intervenute all’inaugurazione dello store di Forte dei Marmi, un paio di anni fa.

Martedì 23 agosto si terrà il vernissage della collettiva “Roma in 100 cm quadrati”, che l’artista propone con successo da molti anni. La mostra si è tenuta anche nel 2020, annus horribilis della pandemia, quando sembrava che le arti fossero state quasi accantonate in nome di altre, più pressanti, esigenze. Ma niente ha la capacità di continuare a vivere come l’arte, e seppur tra molte difficoltà, ha resistito e portato frutto.

Tina Loiodice quali sono stati secondo lei i cambiamenti nell’arte, durante e dopo il Covid?

“L’esperienza del Covid, così inaspettata e unica nella sua drammaticità, ha inevitabilmente segnato e cambiato ognuno di noi. Per gli artisti di ogni settore è stato un periodo di fermo forzato, di tempo sospeso che ci ha dapprima scioccato e poi immobilizzato. Ma l’arte non è fatta per stare a guardare: è partecipazione, è dirompente, è vita e ha bisogno di esprimersi. Dopo un primo momento di insolita e innaturale stasi, è tornata a farsi sentire e vedere; gli artisti hanno utilizzato il web, e alcuni street artist hanno continuato le loro incursioni sui muri immortalando, come Harry Greb ha fatto su un muro di Trastevere, la nuova condizione di reclusi in casa degli umani, subito dopo il decreto della chiusura: mettendo in gabbia gli uomini, e fuori un panda libero che li guarda.

Anche per molti altri artisti, il tema della pandemia e i simboli in cui è identificata sono diventati il tema principe: abbiamo visto più mascherine dipinte sui muri che per terra. Il post Covid ha poi visto un’intensa attività artistica, e c’era da aspettarselo: la ripresa dei festival di street art è vivacissima e sta producendo lavori notevoli dove il tema della rinascita, dell’attenzione alla salvaguardia del pianeta, fino ai temi di attualità è molto intensa. Il Covid è stato uno shock e l’arte sta rispondendo con una produzione senza pari e di qualità”.

Come nasce la sua arte? Quali sono gli artisti ai quali si ispira?

“Io amo definire la mia arte emozionale. Per me ogni luogo ha una sua storia, una sua essenza, quella che i romani definivano genius loci ossia lo spirito del luogo. Quando devo intervenire su un muro, l’ emozione che mi trasmette il luogo diventa l’energia trainante e ispiratrice che mi guida prima nella stesura del bozzetto, e poi nella sua realizzazione. Nutro un rispetto profondo per i luoghi e i loro abitanti: il mio intervento deve essere armonico e integrato al contesto, qualunque sia il tema trattato. Non mi ispiro a un artista in particolare: amo studiare l’arte di tutti e spesso, per capirne l’essenza e il processo di esecuzione, seguo uno studio di copiatura per capire la composizione e le stesure di colore con cui l’autore ha realizzato la sua opera. Mi immedesimo nei suoi gesti e a volte rielaboro con mie interpretazioni gli originali. E’ così che sono nati i miei Pinocchi d’autore”.

Secondo lei l’arte riceve un’attenzione sufficiente da parte delle istituzioni?

“La mia risposta è già in parte nella domanda: è proprio quel sufficiente che ci dice già molto. Comunque, negli ultimi anni l’interesse delle istituzioni si è inevitabilmente acceso verso il mondo della street art, che è diventato un movimento artistico universale come mai era successo per altri precedenti movimenti artistici. La regione Puglia per prima, e a seguire la regione Lazio, hanno studiato e varato una legge regionale che con bandi pubblici finanzia e regolamenta i progetti artistici di street art. Riguardo alla regione Lazio, grazie al progetto “Selci visionaria”, ho creato il mio ultimo murale intitolato “Le radici dell’olivo”, vincitore del bando regionale “Un paese ci vuole”.

Come voto, siamo comunque ancora al sufficiente, ma molto ci sarebbe da fare per sostenere l’arte e gli artisti: in altri Stati europei, senza andare troppo lontano nel mondo, gli artisti sono considerati delle risorse per la cultura e la crescita del Paese, e ricevono sussidi o veri e propri stipendi per portare avanti la loro ricerca e produzione artistica.

Roma in 100 cm quadrati” è la mostra che lei inaugurerà il 23 agosto a Roma. Come è nata l’idea di questo evento?

“La mostra “Roma in 100 cm quadrati” è arrivata già alla sua ottava edizione; l’idea nasce a Trastevere otto anni fa, in quello che fino a prima della pandemia era il mio spazio atelier, ossia la galleria Spazio40. All’epoca io realizzavo delle piccole tele 10×10: da qui il titolo, perché 10×10 fa appunto 100 cm quadrati. I dipinti erano dedicati a Roma e ai suoi monumenti, e riscuotevano un notevole interesse da parte dei nostri visitatori, per lo più turisti internazionali. Ne avrò riprodotti a centinaia, perciò ho pensato: perché non chiedere a altri artisti di cimentarsi nel piccolo formato a tema Roma e farne una mostra che diventi un appuntamento annuale? E così è stato. Ogni anno il tema è su Roma, ma anche su avvenimenti che hanno interessato la città, come quando, nel 2016, il M5S vinceva le amministrative a Roma e Raggi diventava sindaca: il titolo della mostra fu “Roma sotto le Stelle” . Nel 2017, anniversario della nascita di Roma, la mostra esponeva il numero 2770, appunto gli anni di Roma. Poi, legata al tema del Coronavirus, facemmo “Roma in 100 cm quadrati al tempo del Coronavirus” e nel 2021 “La resilienza”. Quest’anno riproporremo il tema classico e vedremo cosa proporranno gli artisti in questa occasione”.

La mostra “Roma in 100 cm quadrati” sarà inaugurata martedì 23 agosto alle 19 presso la Galleria Il Laboratorio in via del Moro 49 a Roma Trastevere. Successivamente, il 9 settembre alle 19 ci sarà una seconda inaugurazione, presso Z A Urban studio in via degli Equi 44 a Roma San Lorenzo, dove le opere saranno presenti fino al giorno 17 settembre.

Stefania Catallo

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AFGHANISTAN OGGI: NON E’ UN PAESE PER DONNE

L’Afghanistan del 2022 e le donne: con l’intervista a Samira, profuga a Roma, continua il viaggio del nostro magazine nella realtà di un Paese da un anno in mano ai Talebani.

Samira – nome di fantasia per proteggerne l’identità – è una delle donne che sono riuscite a uscire dall’Afghanistan nell’agosto del 2021, prima della chiusura degli aeroporti e dell’abbandono del Paese da parte delle forze internazionali. Abitava a Kabul, dove lavorava ed è arrivata in Italia con un volo umanitario e fa parte di un gruppo di persone che vivono a Roma. Malgrado la distanza, si batte per quelle donne che sono rimaste nel Paese, ormai da un anno sotto il dominio talebano. Le parole sono importanti, e Samira ha scelto di parlare di dominio e non di governo perché, dice: “Noi non abbiamo più diritti, stiamo diventando invisibili e questa non è la democrazia che i Talebani avevano dichiarato di voler istituire nella nazione”.

Le donne afghane rifugiate in Italia non hanno molta voglia di parlare. Si temono ritorsioni verso le famiglie restate in patria: ci sono stati già molti arresti e pestaggi. Per questo la testimonianza di Samira è preziosa.

Un anno fa, Kabul era una città vivace. Niente a che vedere con una città europea, però era pur sempre una capitale ricca di storia e cultura, sede di scuole e università, dove negli ultimi venti anni si erano consolidati diritti fino a quel momento impensabili per una donna. Le cose però erano, e sono tuttora, diverse nelle aree interne e rurali, laddove il fermento culturale non era arrivato; in quei luoghi sembra che non ci sia stato cambiamento alcuno, come se i secoli non fossero passati e il tempo sia solo un’espressione linguistica. Ora, a un anno dall’insediamento dei Talebani, le cose sono molte diverse. Le donne sono state spogliate dei diritti acquisiti e fatte regredire di decenni, in nome dell’ integralismo, quando invece si tratta solo di sopraffazione e misoginia. Tutto il contrario di quello che avevano dichiarato i Taliban, quando avevano parlato di una nuova e moderna generazione al potere.

Roma – Afghanistan Black Day

Samira, qual è la situazione in Afghanistan, oggi?

“La situazione è molto grave, e quel poco che trapela all’estero non basta a descriverla. Se parliamo delle donne, delle mie sorelle, delle afghane, ci sono stati tolti i diritti fondamentali. Il diritto allo studio è stabilito solo fino a poco più delle scuole medie italiane. Dobbiamo indossare sempre il velo integrale; possiamo lavorare solo come medico o infermiera, e neanche in tutti gli ospedali. Non possiamo più uscire dal sole se non accompagnate da un mahram, ossia un parente di sesso maschile. Ci è proibito ridere, ascoltare musica, andare in bicicletta, fare sport. I Talebani ci hanno paralizzate e noi non possiamo cambiare la situazione, da sole. L’Afghanistan non è più un Paese per donne”.

Le proteste che abbiamo visto sulle televisioni hanno avuto delle conseguenze?

“Si. Le donne che hanno sfilato per rivendicare i loro diritti sono state perseguitate dai Taliban. Alcune sono state portate in carcere, picchiate e minacciate di morte assieme alle loro famiglie. Ci provano a resistere, ma è molto dura”.

Avete ricevuto sostegno dalla comunità internazionale?

“(Ride) Sostegno? Se intende quello delle persone comuni e di organizzazioni civili come Emergency, Amnesty e quelle per i diritti delle donne, allora si, lo abbiamo avuto. Però il sostegno non c’è da parte dei governi mondiali. Si sono dimenticati di noi, oppure fanno finta di non vedere perché qui hanno i loro interessi. Quando i Talebani hanno preso l’Afghanistan hanno promesso di aiutarci, hanno detto che avrebbero tenuto la situazione sotto osservazione, che non ci avrebbero abbandonato e che si sarebbero battuti affinché nessun diritto conquistato dalle donne venisse calpestato. E invece siamo prigioniere nelle nostre case, nella nostra terra, dimenticate”.

Vuole mandare un messaggio alle nostre lettrici e ai nostri lettori?

“Non so quanto verrò ascoltata, però vorrei dire: non dimenticateci. Non lasciateci da sole, fate informazione, parlate di noi, partecipate ai nostri sit in, altrimenti saremo destinate a scomparire”.

Stefania Catallo

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Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

Emyliù Spataro

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

Saverio Giangregorio

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

Mava Fankù

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù risponderà ai lettori del nostro magazine nella sua rubrica settimanale "La posta del cuore".  Niente sfuggirà al suo giudizio, tagliente ma mai cattivo, e a chi scriverà elargirà i suoi consigli per cuori feriti, timidi, birichini , tachicardici e brachicardici.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

Alessio Papalini

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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