Panchina rossa

CONTARE PER NON ESSERE CONTATE. L’OPERA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE DI TINA LOIODICE, IN MOSTRA A ROMA FINO AL 28 NOVEMBRE

Le ultime tre sono prostitute, due cinesi e una colombiana, uccise da un uomo che ora dice di non ricordare quasi niente perché nel momento del delitto era sotto effetto di stupefacenti. Le donne uccise quest’anno in Italia sono fin troppe, vittime di una strage quotidiana. A coloro che ancora obiettano sul termine femminicidio, ritenendo più giusto omologarlo al reato di omicidio, è bene ricordare che la distinzione viene fatta perché la vittima viene uccisa in quanto donna.

Cosa sappiamo delle ultime tre morte ammazzate? Quasi niente, a parte il fatto che si prostituivano. Delle due cinesi non si conosce neanche il nome, e sembra che nessuno finora ne abbia reclamato i corpi. In pratica due sconosciute, vittima #1 e vittima #2. Solo due numeri, che probabilmente verranno trascritti sul luogo della loro sepoltura, se e quando ci sarà.

Le fasi di lavorazione dell’opera

Che la violenza contro le donne sia un fatto, lo dimostrano i dati raccolti durante la pandemia, quando la coabitazione forzata ha favorito i reati da Codice Rosso. E proprio la pandemia, coi suoi lock down, ha dImostrato l’importanza dei centri antiviolenza, spesso osteggiati come inutili, che invece hanno dato sostegno a quante ne avevano bisogno, attraverso modalità online. Quello che scatena il femminicidio è il pregiudizio e lo stereotipo di genere, come se l’evoluzione del femminile fosse un attentato al maschile.

La lavorazione dell”opera di Tina Loiodice

Tina Loiodice, artista romana e INPS di Roma, hanno unito le loro sensibilità e dato vita a un’opera che sarà possibile visitare dal 21 al 28 novembre presso la sede di via Ciro il Grande, in zona Eur.

Tina Loiodice, “Contare per non essere contateé il titolo dell’opera che verrà esposta all’INPS di via Ciro il Grande a Roma. Come nasce il progetto?

“A metà novembre sono stata contattata dalle segreteria CGIL INPS di via Ciro il Grande per realizzare una panchina d’artista in concomitanza con il 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Mi è tornato subito in mente un articolo letto nei primi mesi del 2022 in cui si evidenziava che nel 2021 erano state uccise 118 donne. In un’altro articolo pubblicato dall’agenzia AGI avevo letto uno studio che analizzava dati dal 2012 al 2019 che concludeva che, dove le donne coprono ruoli di prestigio i femminicidi diminuiscono.

https://www.agi.it/cronaca/news/2022-07-28/studio-meno-femminicidi-donne-elette-17574022/

Questi dati riaffiorati alla mente sono la fonte di ispirazione della mia opera, il cui titolo è “Contare per non essere contate”. Un grido di aiuto rappresentato dal numero 118 stampigliato sul ventre di tre corpi femminili. La fredda e cruda conta di corpi non deve far dimenticare a tutte noi che dietro quei numeri ci sono volti e storie di donne che potevano essere salvate”.

Secondo lei quanto può fare l’arte contro la violenza di genere?

“La violenza di genere è un male alla ricerca di una cura. L’arte può fare molto per tenere alta l’attenzione sul fenomeno. E’ importantissima per ricordare le vittime e dar loro voce. Contribuisce e aiuta ognuno di noi a pensare e a sviluppare gli anticorpi del rispetto per l’altro”.

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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