1 Marzo 2024

Nilde Iotti

EDITORIALE – ELLY SCHLEIN E L’ARMOCROMIA, TANTO RUMORE PER NULLA

Il 20 gennaio 2021, per la cerimonia dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca, la vicepresidente Kamala Harris scelse di indossare un tailler viola. Questione di gusti? Forse, ma basterebbe informarsi sulla storia del colore per sapere che il viola è composto dall’unione del rosso e del blu, colori simbolo di democratici e repubblicani e quindi il look di Harris voleva significare l’unione delle due anime del Paese nella sua persona, che le avrebbe rappresentate entrambe. Andando ancora indietro nel tempo, Elisabetta I si presentò vestita di viola alla sua incoronazione a Londra il 17 novembre 1558, indossando il colore simbolo dei regnanti, ancor oggi usato, come dimostra la foto in basso, che ritrae la regina Rania di Giordania in una visita ufficiale ai regnanti di Svezia. Il potere comunicativo del colore è quindi indiscutibile. Ma non altrettanto indiscutibili sono, pare, le scelte di stile della segretaria del PD Schlein che, in una sola riga e mezzo estrapolata da una lunghissima intervista a Vogue, parlando del suo rapporto con una armocromista che la aiuta nella scelta dei suoi look, ha scatenato un vespaio di polemiche.

La Regina Silvia di Svezia e la Regina Rania di Giordania Nieboer / ipa-agency.net

Forse che Schlein risulta meno credibile politicamente perché cura la sua persona? Ritengo che il look costruito da capi casual indossati a casaccio o peggio ancora, di gonne fiorate a balze e zoccoli in puro stile anni ’70, così caro a certe sinistre, sia espressione di anacronismo e quasi di imposizione di una immagine stereotipata, azione inconciliabile con i valori che esse rappresentano. Per essere credibile, una donna politica di idee progressiste deve mostrarsi per forza trascurata? Oppure essere in ordine significa aver sottratto tempo all’attività di governo a favore di se stessa? La grande Nilde Iotti era aspramente criticata per il look sempre impeccabile dai suoi stessi colleghi, che la ritenevano troppo sciura e poco comunista, con quelle perle e i capelli mai fuori posto, eppure seppe rappresentare le istanze dei cittadini con una statura politica oggi forse impensabile. Oltre oceano, l’armocromia vige dagli anni ’50; in Gran Bretagna, basti pensare al look della Thatcher, alla quale furono vietati gli amati cappellini e gli abiti pastello a favore di un look che emanasse autorità, a partire dall’acconciatura, studiata per lei in un salone di Mayfair, che la rendesse simile alla criniera di un leone e ispirasse rispetto. Quindi, di cosa stiamo parlando, in realtà?

Se si vuole criticare Schlein, lo si faccia sul piano prettamente politico. Quando si giudica una donna per il suo look è perché, ormai, si è raschiato il fondo del barile senza trovare altro a cui appigliarsi. Prima lei era quella imposta dall’alto, poi l’ebrea, poi la snob, poi la riccastra. E allora? E’ stata votata, quindi il posto è suo di diritto, con buona pace di chi (ancora) non se ne da pace. Come diceva Andreotti, uno che la sapeva davvero lunga, il potere logora chi non ce l’ha, e si vede. Da ultimo, sarebbe interessante scoprire con quali soldi la segretaria democratica paga la sua armocromista: sono sicura che lo fa coi suoi e non con quelli dei contribuenti. Quindi, si taccia perché si fa più bella figura. E si legga il restante 90% dell’intervista a Vogue, perché merita davvero attenzione.

Per documentarsi sulla storia del colore: Riccardo Falcinelli “Cromorama” (2017, Einaudi)

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VERSO IL 25 APRILE. LE ANTIFASCISTE: NILDE IOTTI

La “Signora della Repubblica” sorride al visitatore nella Galleria delle Donne, uno spazio creato dalla ex Presidente della Camera Laura Boldrini, dove hanno trovato posto le foto delle donne politiche che hanno fatto l’Italia repubblicana. Nilde Iotti, a cento anni dalla nascita, conferma l’attualità della sua figura di donna e di politica, divenendo un’icona del nostro tempo. Lottatrice, rigorosa, anticonformista, animata da un profondo senso della storia e della giustizia, Nilde ha lasciato in eredità una lezione politica che si offre in tutta la sua forza ed esemplarità, ed il suo lascito è patrimonio di tutte e tutti.

Nilde Iotti ha rappresentato quella generazione di donne che ha costruito l’Italia repubblicana e ha lottato per l’uguaglianza e i diritti della donna nella società, nella politica, nel lavoro e nelle professioni, tema ancora attuale soprattutto oggi, in un momento di crisi in cui tutte le conquiste e i diritti, ma in primo luogo quelli femminili, sono minacciati da un regresso generale.

La “questione femminile” in Italia, così come tutta la vicenda umana e politica di Nilde Iotti, è strettamente legata alla storia del PCI, intrecciata a sua volta alla storia dell’Italia repubblicana. E che la Iotti ha accompagnato per tutta la vita: da giovane, attivandosi nella Resistenza antifascista come responsabile dei “Gruppi di difesa della donna” a Reggio Emilia e, dopo la Liberazione, come segretaria dell’UDI, Unione Donne Italiane.

Nilde si era fatta interprete di quella coscienza civile e politica che le donne, dopo secoli di esclusione dalla vita pubblica e dopo vent’anni di dittatura fascista, iniziavano a manifestare.

In foto: Nilde Iotti presidente della Camera

Nel 1946, venne eletta dapprima al Consiglio Comunale di Reggio Emilia, e poco dopo anche nell’Assemblea Costituente: a 26 anni divenne la più giovane “Madre Costituente”, mettendosi al servizio del Paese in quell’esperienza che lei stessa considererà come la più importante del suo percorso politico.

Pur non avendo vissuto l’esilio, la prigionìa, i campi di concentramento, come alcune sue colleghe più anziane, Nilde fu animata tutta la vita dallo stesso spirito di dedizione alla politica, nobilmente intesa come “servizio”.

Dopo il Referendum del 2 giugno 1946, grazie al quale per la prima volta le donne italiane esercitarono il diritto di voto, la giovane Nilde Iotti divenne deputato alla Camera: da quel momento iniziò il suo legame sentimentale con Palmiro Togliatti, Segretario e guida storica del Partito Comunista Italiano. Era accanto a lui quando, uscendo dalla Camera, Togliatti subì un attentato, un fatto violento che si inseriva in un clima politico e sociale molto teso, accaduto appena tre mesi dopo le prime elezioni politiche della storia repubblicana.

Ed era ancora accanto a Togliatti ai funerali delle vittime dell’eccidio delle fonderie di Modena nel 1950, dove la polizia aveva aperto il fuoco verso gli operai che manifestavano contro i licenziamenti; e sempre insieme, decisero di aiutare la famiglia di uno degli operai uccisi, il ventenne Arturo Malagoli, di cui poi adottarono la sorellina, Marisa Malagoli Togliatti.

Dal 1967 in avanti, Nilde Iotti ha sostenuto la causa del divorzio, si è battuta per una famiglia non più gerarchica ma paritaria, per il riconoscimento dei figli illegittimi, per il diritto della donne all’interruzione della gravidanza, per la pensione alle casalinghe, per una legge contro la violenza sulle donne: tutte conquiste che hanno qualificato quegli anni e che oggi rischiano di essere messe in discussione, esattamente al pari di quelle del lavoro e dello Statuto dei Lavoratori .

Nilde è stata la prima donna nella storia parlamentare italiana, eletta alla Presidenza della Camera, nel 1979. Il suo discorso d’insediamento fu una forte dichiarazione di tutto il suo impegno nella causa ell’emancipazione femminile: “[…] Io stessa, non ve lo nascondo, vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne, che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro mancipazione.”.

Rieletta poi Presidente della Camera ancora due volte e per tredici anni, fino al 1992, ricoprì con grande prestigio quell’incarico, segnalandosi per grande capacità di equilibrio, di mediazione e di saggezza. Con quello stesso stile fatto di rigore e di eleganza, che tanto aveva colpito Togliatti, Nilde si distinse anche nella sua richiesta di dimissioni dal Parlamento, agita per motivi di salute nel 1999, uscendo di scena in punta di piedi, tra l’applauso unanime e ammirato dell’intero schieramento parlamentare. Queste le sue parole, rivolte al Presidente Luciano Violante: “Caro Presidente, lascio con rammarico, dopo oltre cinquanta anni di lavoro, il mio incarico di parlamentare. Mi auguro che lo spirito di unità per cui mi sono sempre impegnata prevalga nei confronti dei gravi pericoli che minacciano la vita nazionale. Ti ringrazio per la cortesia che mi hai usato”.

Un ritratto di Nilde Iotti

E quale migliore conclusione, se non quella dell’ascolto delle sue stesse parole? “Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita sociale e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di donna e di cittadina“. (dal discorso all’Assemblea Costituente, 1946”)

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

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Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno

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