4 Marzo 2024

Milano

BORN THIS WAY: BRIANZA OLTRE L’ARCOBALENO, CON FORZA E ORGOGLIO PER LA COMUNITA’ LGBTQ+

Nata nel 2019, BOA Brianza Oltre l’Arcobaleno è l’associazione di riferimento nel territorio della Brianza per coloro che vogliono parlare, informarsi, attivarsi e confrontarsi sulla transizione e sulla comunità LGBTQ+. Il nostro magazine ha incontrato Alex Mariani, l’attivissimo e instancabile presidente di BOA, per un’intervista che proponiamo ai lettori.

Se non abita a Roma o a Milano o in un’altra grande città, dove può rivolgersi una persona in transizione per avere informazioni o supporto? E quanto è difficile essere se stessi, soprattutto quando si vive in posti che non vedono di buon occhio una persona LGBTQ+? La realtà è che non esistono molti punti di ascolto per chi ha bisogno di sapere come fare a districarsi attraverso la burocrazia e le leggi, per ottenere il riconoscimento del cambio di sesso.

In foto: Alex Mariani

Chiedilo ad Alex.

Alex Mariani ha 48 anni, vive in Brianza e da buon brianzolo, è proprietario di un mobilificio ereditato dal padre. Alex è una persona transgender FtoM. Svolgendo un lavoro al contatto col pubblico, Alex ha dei clienti che lo hanno conosciuto prima della transizione e quando parla del suo percorso, lo fa con una battuta: “Come battevo bene il martello prima, lo batto bene anche adesso“. Per lui il cambiamento principale non è stato quindi quello fisico o anagrafico, ma voler essere se stesso, perché l’essenza della persona non si cambia: siamo esseri umani e non ruoli incasellati in categorie. Alex è presidente di BOA, Brianza Oltre l’Arcobaleno, un’associazione nata nel 2019 da un collettivo, anno in cui i soci sono riusciti a organizzare il primo Pride, che ha avuto un successo oltre ogni aspettativa. Si pensava infatti alla presenza di massimo 20 persone e invece, hanno aderito in diecimila. Terminato il Pride, BOA si è chiesta cosa potesse organizzare in Brianza, visto che non c’era nulla di che, e per questo motivo bisognava obbligatoriamente spostarsi a Milano. La prima azione è stata quella di stipulare una convenzione per uno sportello di ascolto in una sede della CGIL. E da lì, BOA ne ha fatta di strada. Pride, Tdor, iniziative di sensibilizzazione sul tema della transizione, gruppi AMA, sostegno psicologico, interventi nelle scuole e anche un articolo su Vanity Fair: BOA è diventata un punto di riferimento per quant@ vogliono informarsi o attivarsi con e per la comunità LGBTQ+.

Alex Mariani, quali sono gli obiettivi di BOA Brianza?

“I nostri obiettivi sono quelli di far uscire, e dunque fare capire alle persone, che non sono sole qui in Brianza, che non bisogna per forza spostarsi a Milano per avere il diritto di essere se stessi, che questo stesso diritto l’hanno anche nel loro piccolo o grande paese”.

Ci sono state difficoltà per diffondere la mission e le iniziative di BOA?

“La difficoltà è il territorio: la Brianza è abbastanza chiusa per la nostra comunità, facciamo scalpore e a volte diamo anche un po’ fastidio, ma noi vogliamo continuare ad esserci, ad entrare nelle scuole, a dialogare con i Comuni e ad essere un punto di riferimento per chiunque”.

Chi sono le persone che si rivolgono a voi?

“Ci sono varie persone: chi vuole intraprendere il percorso di incongruenza di genere, chi semplicemente vuol fare amicizia, chi ha problemi in famiglia o a scuola”.

Quali interventi mettete in atto per dare aiuto a chi si rivolge a BOA Brianza?

“Siamo riusciti a entrare in molte scuole quest’anno e questo ci ha permesso di parlare con le ragazze e i ragazzi che fortunatamente si sono mostrati molto preparati e anche a volte curiosi, ma nel senso buono. Abbiamo inoltre un gruppo di psicologi e avvocati che ha sposato la nostra causa e ci permette di aiutare, tramite loro, a prezzi calmierati per la persona. Inoltre continuiamo ad avere i nostri sportelli di primo ascolto a Monza e a Vimercate oltre a quello on line, e quest’ultimi sono portati avanti dai volontari e le volontarie”.

Progetti per il futuro?

“Continuare, entrare ancora di più nelle scuole perché secondo noi è fondamentale partire da lì, creare eventi formativi per la Brianza, ma anche eventi ludici in cui chiunque venga si senta al sicuro e libero” .

Vorrebbe dire qualcosa ai nostri lettori?

“Vorrei dire a chi fa parte della nostra comunità di non avere paura di uscire, di chiedere aiuto e di rivolgersi alle associazioni sul territorio, perché insieme possiamo fare davvero la differenza. A chi invece non ne fa parte vorrei dire di venire ad incontrarci, ad ascoltare, informarsi, senza partire con il pregiudizio; di avere la mente aperta, perché in fondo siamo tutti esseri umani, con i pregi e i difetti che tutt* abbiamo, che non c’è nulla di sbagliato in nessuno di noi. Ma soprattutto, che siamo veramente molto simpatici”.

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IL FEMMINICIDIO DI GIULIA TRAMONTANO. QUANDO LE PAROLE NON BASTANO

Ripercorriamo le fasi del femminicidio di Giulia Tramontano, barbaramente uccisa dal compagno perché aveva smontato il suo castello di bugie, omissioni e tradimenti. Narreremo solo i fatti, lasciando le conclusioni ai lettori, perché di questo ennesimo delitto ai danni delle donne si è detto troppo e, a volte, in modo impreciso.

In foto: Giulia Tramontano. Immagini web

Dopo che Alessandro Impagnatiello è stato arrestato per il femminicidio di Giulia Tramontano, senza che peraltro abbia chiesto pubblicamente scusa alla famiglia della vittima; dopo la dichiarazione del suo avvocato, secondo la quale: “l’unica forma di pentimento che lui (Impagnatiello, ndr) ritiene abbia un senso in questo momento è quella eventualmente di togliersi la vita“, facendo così nascere il legittimo dubbio che questa presunta volontà suicida possa ridurre la severità della detenzione facendola diventare domiciliare oppure da scontare in una struttura psichiatrica; dopo che la madre del femminicida ha accettato di rilasciare un’intervista per RAI1, nella quale tra le lacrime, ha chiesto scusa di avere dato la vita a un mostro, perché la colpa non è del femminicida, ovviamente, ma della madre; a questo punto mi pare chiaro che ci sia qualcosa che non torna. Ma occupiamoci dei fatti, e non delle supposizioni.

GIULIA TRAMONTANO E TIAGO, LE VITTIME

Giulia Tramontano, immagini web

Giulia Tramontano, quando è stata ammazzata, era incinta di sette mesi di Tiago, il maschietto che avrebbe visto la luce in estate. La sua relazione con Alessandro Impagniatiello non è semplice, ma burrascosa e minata dai sospetti di tradimento, tanto che secondo Chiara Tramontano, sorella di Giulia, sembra che scoperta la gravidanza, la donna avesse pensato di ricorrere all’aborto, tornando poi indietro sulla sua decisione. Un giorno, sembrerebbe già da gennaio, scopre senza ombra di dubbio che Impagnatiello la tradisce, ma nonostante questo decide di non interrompere la relazione.

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/giulia-tramontano-tradimento-omicidio-ueo8io59

Si mette allora sulle tracce dell’altra donna e la trova: è una collega di lui. Anche questa ragazza è rimasta incinta di Impagnatiello, ma ha deciso di abortire. Simpatizzano e si confidano, restando in contatto. Probabilmente messo spalle al muro durante un confronto con le prove del tradimento davanti, Impagnatiello uccide Giulia con diverse coltellate, tentando di bruciarne il cadavere nella vasca da bagno; poi, viste le difficoltà, prima lo porta in un box di famiglia, dove prova una seconda volta a dargli fuoco, e poi lo carica nel bagagliaio dell’auto e lo trasporta fino all’intercapedine di via Monte Rosa a Senago in provincia di Milano, dove il cadavere della giovane donna è stato ritrovato. Nel frattempo, col corpo di Giulia in macchina, si reca dall’ex amante per dirle che la compagna se ne è andata via, lo ha lasciato, e che ora è un uomo libero e possono ricominciare da capo. La giovane non ci crede e non lo fa salire a casa sua. Poteva essere compiuto un secondo femminicidio? Non si sa. Forse.

L’ALTRA DONNA

L’altra donna, della quale non si conosce il nome, è una ragazza poco più che ventenne, anche lei impiegata nell’Armani Bamboo Bar di Milano, come il femminicida. Ignara di Giulia, la ragazza inizia una relazione con Impagnatiello e ne rimane incinta. Non vuole portare avanti la gravidanza, così lo comunica al compagno, che si mostra d’accordo. Abortisce. Quando Giulia Tramontano la contatta e le rivela di essere incinta a sua volta, affronta Impagniatiello che, magicamente, tira fuori dal cilindro un falso test del DNA che lo esclude come padre di Tiago, accusando inoltre Giulia di avere problemi mentali. Lei però non gli crede e decide di lasciarlo.

ALESSANDRO IMPAGNIATIELLO, FEMMINICIDA

Alessandro Impagniatiello ripreso da una telecamera mentre esce da casa. Immagine web

Le foto lo ritraggono con la faccia pulita e un bel sorriso, forse le armi che ha sempre adoperato per circuire quelle donne che sono cadute nella sua rete. Padre di un bimbo di circa sette anni, mentre sono in corso le ricerche di Giulia, chiama la ex compagna e chiede di poter vedere il bambino: “Voglio stare con lui”. Anche la donna ha dovuto affrontare lo stesso passato fatto di tradimenti e bugie riuscendo però a intrattenere rapporti civili con Impagniatiello. Ma stavolta cambia atteggiamento, lo vede strano e gli nega l’autorizzazione a vedere il piccolo. 

“L’HO UCCISA PER NON FARLA SOFFRIRE”

Impagniatiello ha ucciso Giulia a coltellate sabato 27 maggio tentando poi di sviare i sospetti e continuando a inviare messaggi dal cellulare della donna alle amiche e ai familiari che tentavano invano di comunicare con lei, rassicurandoli. Impagniatiello ha viaggiato col cadavere nel bagagliaio per tre giorni, fino a quando lo ha abbandonato nell’intercapedine tra due box, poco lontano da casa. Narciso o pazzo, non sta a noi deciderlo. Quello che è certo è che ha ucciso barbaramente Giulia perché lei aveva scoperto il suo castello di bugie. Non è un vero padre, tuttavia ha avuto tre figli da tre donne diverse, delle quali una ha abortito e l’altra ha visto morire il feto che portava in grembo a seguito delle coltellate subite. Non chiamiamolo pazzo, bensì col suo vero nome: femminicida. “Mentre veniva verso la sala con il coltello che stava usando per i pomodori, ha iniziato a procurarsi dei tagli sulle braccia (…) mi diceva che non voleva più vivere (…) si era già inferta qualche colpo all’altezza del collo e io arrivato vicino a lei, per non farla soffrire le ho inferto anche io tre o quattro colpi all’altezza del collo”. Così, come si legge nel decreto di fermo dei pm di Milano.

IL PARERE DELLA CRIMINOLOGA

La criminologa Roberta Bruzzone propende per la premeditazione, mentre il GIP la esclude per motivi tecnici. Tuttavia, sembra che sul pc del giovane siano state trovate tracce di ricerche in merito a come disfarsi di un cadavere dandogli fuoco. Il video che segue, tratto dal canale YouTube di Bruzzone, è interessantissimo per la sua attenta analisi dei fatti.

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22

Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

EMYLIU' SPATARO

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

MAVA FANKU'

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù cura attualmente due rubriche, La Pillola Politica e I Pensierini di Mava, elzeviri su temi vari che ispirano la nostra signorina agèe, da poco anche in video, oltre che in podcast, oltre che in scrittura.

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Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione. Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma

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Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

VENIO SCOCCINI

Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

ROSELLA MUCCI

Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno

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