Libertà

DONNE, VITA, LIBERTA’ E BELLA CIAO – VOCI DI SAVERIO GIANGREGORIO

La cattiva qualità del video è indicativa delle condizioni estreme nelle quali è stato girato

ASCOLTA L’ARTICOLO LETTO DA SAVERIO GIANGREGORIO

“Donne, vita, libertà e Bella Ciao”

L’Iran oggi è più un paese simile all’inferno, che un paese che si definisce Repubblica.
Dopo la morte di Mahsa Amini, avvenuta per mano della polizia morale perché aveva un velo messo male, il paese è caduto in un burrone di violenza causato dalle menzogne e dalla violenza della polizia iraniana.
Masha Amini, 22 anni, è deceduta il 16 settembre dopo 3 giorni di coma dovuti a tortura e altri maltrattamenti.
Riporto a sostegno di quanto scrivo due tweet di Amnesty Iran:

“The circumstances leading to the suspicious death in custody of 22-year-old young woman Mahsa Amini, which include allegations of torture and other ill-treatment in custody, must be criminally investigated. 1/2”

Le circostanze che hanno portato alla morte sospetta in custodia della giovane donna di 22 anni Mahsa Amini, che includono accuse di tortura e altri maltrattamenti in custodia, devono essere indagate penalmente. 1/2

“The so-called “morality police” in Tehran arbitrarily arrested her 3 days before her death while enforcing the country’s abusive, degrading and discriminatory forced veiling laws. All agents and officials responsible must face justice. 2/2”

La cosiddetta “polizia della moralità” di Teheran l’ha arrestata arbitrariamente 3 giorni prima della sua morte mentre applicava le leggi del paese sul velo forzato abusivo, degradante e discriminatorio. Tutti gli agenti e funzionari responsabili devono affrontare la giustizia. 2/2

Masha Amini, è bene ricordarlo, non era una attivista  che a un certo punto decide di sfidare un regime.
Era solo una ragazza che si stava recando con i suoi famigliari a fare degli acquisti a Tehran.
Da quel momento la violenza della polizia iraniana non ha conosciuto soste.
Altre ragazze, anche minorenni, sono state barbaramente uccise.
Da quel momento come una pentola a pressione è esplosa la rabbia di un popolo per troppo tempo accondiscendente con una “Repubblica Islamica”che oltre a negare palesi libertà riconosciute come tali ovunque, e che oggi nel tempo di Internet non puoi più nascondere, non vuole più tornare indietro.
Le donne iraniane sono in prima linea, pagando un prezzo altissimo quale la loro stessa vita, pur di proseguire in questo scopo.
È nostro dovere quindi sostenerle, dare voce alle loro richieste, visto che il regime iraniano ha spento internet con lo scopo di uccidere in silenzio.
Donne che hanno scelto una canzone italiana, Bella Ciao, per loro rivendicazioni.
Questo ci deve inorgoglire e spronare nel loro sostegno.
Non si contano più i video dove questa canzone nata come inno alla nostra Resistenza, venga cantata in ogni luogo.
Chiudo ricordando un giovane iraniano, crivellato di colpi dalla polizia,perché suonava il clacson come forma di protesta.
Si chiamava Dariush Alizadeh.
Ecco il messaggio di sua madre per ricordarlo:”“Non porgere le condoglianze. Continua la rivolta. Sarai al sicuro”

Bella Ciao.

SOCIAL E FEMMINICIDI – VOCI DI SAVERIO GIANGREGORIO

Ascolta l’articolo letto da Saverio Giangregorio

Social e femminicidi.

Continua la mattanza di donne uccise da parte di uomini che le considerano più come prede, che persone vere e proprie.
Il 1 ottobre 2022 è stata assassinata a Scalea(CS) Ilaria Sollazzo, 31 anni.
Assassinata dall’uomo che diceva di amarla, ma non si rassegnava alla fine di questa storia.
Ilaria lascia orfana una bambina di poco più di due anni.
Dal 2012 ad oggi uccise 1158 donne, 105 donne all’anno.
Una mattanza che non conosce soste, nonostante anche le nuove leggi approvate.
Mi riferisco al Codice Rosso, le cui pene evidentemente non bastano come deterrente come scrivevo in un precedente articolo.
Ilaria è stata braccata dal suo assassino, poi suicida, con telefonate, messaggi, social usati per studiare ogni suo passo.
Non era più una donna libera, ma una preda da braccare, appunto.
Non era più amore, ma caccia.
Perché se tu ami, accetti anche che questo amore possa finire.
Che l’altro possa andarsene liberamente e senza doversi preoccupare di essere spiato sui social, braccato come un animale in fuga.
Quindi si arriva all’assurdo che le donne oggi per poter sopravvivere alla fine di storie malate, rischiano di dover rinunciare alla loro libertà di usare i social per non dover lasciare “impronte” ai loro cacciatori.
Rinunciare a parte della propria libertà, per essere un po’ più al sicuro dall’odio scaturito per quello che pubblichi su Facebook, Instagram, Twitter, Tik Tok.
Questo è il mondo delle donne oggi.
E come se non bastasse il neo prossimo governo di Giorgia Meloni, sarà quello dove la presenza femminile è in continua discesa: su 600 eletti, solo 193 sono donne.
Il partito della futura Premier, il peggiore di tutti: su 185 eletti, solo 52 donne.
A questo calo di elette, farà seguito un maggior impegno a tutela delle donne da parte degli uomini?
Se così non sarà, vorrà solo dire che Giorgia Meloni rischia di diventare una foglia di fico di una società misogina.

Saverio Giangregorio

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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