2 Marzo 2024

ignazio la russa

PAROLE, FATTI E MISFATTI SULL’ANTIFASCISMO DEL POST 25 APRILE @ I PENSIERINI POLITICI DI MAVA FANKÙ

Ascolta il podcast dell’articolo dalla voce di Mava Fankù

E così anche questo 25 Aprile – che pare una tortura per taluni – è passato! Ma a differenza di tutte le altre volte, non è stata solo una formale celebrazione in cui, dalla più alta carica dello stato in giù, si onora la memoria della Resistenza al Nazifascismo e la sua sconfitta, acclamando la vittoria della Democrazia su un regime dittatoriale. Almeno questo dovrebbe essere il senso.

Ma mentre le altre volte c’era un fuggi fuggi generale delle destre, con sbrigative dichiarazioni del genere ”non abbiamo nulla da festeggiare”, questa volta, essendo il governo composto dalle destre, in bella mostra come belle statuine dietro il Presidente Mattarella sulla scalinata del Vittoriano, sono stati tutti costretti, non solo a presenziare, ma a rilasciare dichiarazioni più o meno diplomatiche sul senso di questa fondamentale giornata della Storia d’Italia.

Facile dire che in tutto questo ritrarsi e moderarsi (per non dire camuffarsi) per la propria carica istituzionale, l’unico rappresentante dello Stato che ha conclamato il suo antifascismo è stato il nostro Presidente Sergio Mattarella, recandosi in quel di Cuneo (medaglia d’oro per la Resistenza) per onorare le tante vittime del nazi-fascismo.

Il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni ha scritto una lettera aperta al Corriere della Sera in cui si dissocia da quel che è stato il Fascismo storico, ma come al solito non cita mai una parola che sembra non faccia parte del suo vocabolario: antifascismo.

E su questo la neo-segretaria del Partito Democratico d’opposizione Elly Schlein, la sta riprendendo, confermandosi una scelta felice, non facendogliene passare una inosservata.

Segue La Russa che questa volta non si è potuto esimere dal presenziare, per obblighi istituzionali, ma con un gioco di parole illusionistiche, alla provocatoria domanda di un giornalista su cosa rappresenti per lui il 25 Aprile, risponde che è il giorno in cui è stato sconfitto il fascismo.

Che detto così porrebbe essere interpretato “anche” come un suo cruccio per una sconfitta politica. Quindi pure stavolta se l’è cavata sgattaiolando sornionamente.

Mentre il presidente della Camera Fontana, ha preso la palla al balzo attaccando duramente un episodio accaduto a Napoli: nei luoghi simbolo della Resistenza sono stati affissi dei manifesti elettorali capovolti a testa in giù di Meloni, La Russa, dei ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Altro furbesco escamotage per eludere la domanda di rito.

Ma questo continuare a ripetere ossessivamente la stessa retorica domanda “lei è antifascista?” a chi ovviamente antifascista non può essere, consentendo “loro” di continuare il gioco del nascondino, a cosa può servire se non a distrarre l’attenzione dalla vera questione?

La vera questione, secondo la mia elementare opinione, è che bisognerebbe smetterla di offrire dei facili alibi vittimistici, usando ancora termini obsoleti come “fascismo” e “antifascismo”; mentre si troverebbe un riscontro più concreto adoperando un altro termine più attuale: “anti-democratico”.

E alla domanda “lei è anti-democratico?” non ci si potrebbe proprio sottrarre.

Ed è con questo termine che la nostra casta di governanti dovrebbe sempre confrontarsi come cartina al tornasole ad ogni nuova azione, che sia una legge, piuttosto che una vicinanza politica con un altro capo di Stato.

E se una legge non soddisfa i requisiti richiesti dalla nostra DEMOCRAZIA, non dovrebbe proprio passare automaticamente. Così come non ci si dovrebbe avvicinare politicamente ad un altro Stato che DEMOCRATICO non è.

E dopo una sola azione anti-democratica si dovrebbe essere espulsi dal Governo di uno Stato la cui Costituzione è un inno alla DEMOCRAZIA.

Ogni riferimento a fatti e persone NON è puramente casuale.

Questo ci terrebbe al sicuro più di un commemorativo 25 Aprile (formalmente e nemmeno tanto) antifascista.

Elementare Mava Fankù

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UN REFERENDUM PER ABOLIRE L’IGNORANZA IN PARLAMENTO @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKÙ

Ascolta dalla voce di Mava

Camilleri lo definiva analfabetismo di ritorno. Ci manca il Maestro antifascista.

Si riferiva ai sovranisti e populisti e a chi ne guida il gregge. Oggi estenderebbe la definizione al Governo tutto, e sopratutto a chi occupa alte cariche dello Stato senza merito e senza cultura.

Se non proprio con scarsa proprietà di linguaggio che, più per constatazione di fatto che per partito preso, sono riscontrabili quasi completamente tra le fila delle destre.

Quindi proporrei un Referendum per rendere obbligatoria perlomeno  la conoscenza di un italiano alto, perché chi entra in Parlamento dovrà rappresentarci non solo davanti agli italiani, ma al mondo intero.

Cosa che diventa sempre meno scontata; anzi, sembra ci si stia abituando al degrado linguistico del nostro bell’italiano, come per un gioco di identificazione nelle inflessioni dialettali dei nostri governanti, sempre più pop e meno competenti e preparati nei loro ruoli istituzionali.

Come il Presidente del Senato, il simpaticamente imitato da Dario Ballantini a Striscia la Notizia, Ignazio La Russa, che di recente ha dimostrato di non conoscere nemmeno la Storia d’Italia.

Così, prendendo per buone le fake news della propaganda di regime contro la Resistenza Antifascista, tenta di smontare pure un’importante pagina di storia come quella di via Rasella, durante l’ultima guerra mondiale.

Tanto per infangare un’azione dei Partigiani, come a dire che non erano stati uccisi dei soldati tedeschi (che ordivano rappresaglie repressive contro la popolazione civile di Roma), ma una innocua banda di musicanti mezzi italiani e mezzi tedeschi che c’entravano poco o nulla con le azioni  di guerra.        

Ora, mi chiedo ingenuamente: ma è ammissibile che un Presidente del Senato di una Repubblica Democratica con una Costituzione antifascista, divulghi a mezzo stampa una simile chiacchiera da Bar del Fascio?

E col chiaro intento di denigrare la Resistenza italiana al Nazifascismo proprio in prossimità della Festa della Liberazione del 25 Aprile che lui, peraltro, non ha mai riconosciuto?

Come ogni anno la storia si ripeterà? Vediamo se anche stavolta i rappresentanti più importanti della destra non liberale, ora al governo, a partire dalla nostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si asterranno dal partecipare alle celebrazioni per la Liberazione dal NaziFascismo.

Ricordo che Salvini, interpellato sulla questione in una passata legislatura, una volta dichiarò candidamente di non aver nulla da festeggiare.

Non ricordo però se Berlusconi, rappresentante di una destra più libertina che liberale, abbia mai condiviso questa fondamentale ricorrenza per la nostra Democrazia.

Ecco, da opinionista sarebbe un peccato veniale esprimere un’opinione senza verificare le fonti di una notizia poco importante, come il dubbio espresso nel paragrafo precedente. Anche se sollecitata dalla mia scrupolosa direttrice cerco sempre di verificare le fonti.

Ma tornando alle notiziole di gossip storico del nostro Presidente del Senato (una delle cariche più importanti dello Stato), da lui giustificate in modo ancor più imbarazzante della gaffe stessa, per usare un lieve eufemismo, sarebbe ammissibile che con un tale ruolo istituzionale si commettano simili leggerezze?

Non a caso sono state chieste le dimissioni di La Russa con una petizione che in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme!

Così come io chiedo a voi lettori, non tanto provocatoriamente, se e cosa votereste ad un Referendum per abolire l’ignoranza nel nostro Parlamento.

Mava Fankù 

P.S. Dopo la scrittura di quest’articolo abbiamo appreso la notizia del ricovero di Silvio Berlusconi in terapia intensiva al San Raffaele di Milano. Gli facciamo i nostri più sinceri auguri. (n.d.r.)

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

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