GIORGIA MELONI

LE PILLOLE POLITICHE di MAVA FANKU’ 2

Ascolta dalla voce di Mava

Sottofondo musicale: Balocchi e Profumi di E.A.Mario 1928

Sta proprio incombendo il momento fatidico. Tra qualche giorno sapremo se potremo continuare a sperare in un Paese democratico e libero, seppur alLETTAto cerebralmente, in cui però non avverrà alcuna regressione oscurantista, oppure se – per esempio – dovremo aspettarci l’attuazione di provvedimenti di legge che vietino la prevalenza della musica straniera sulle Radio, diffondendo almeno un ottanta per cento di musica nazionalista…

Perchè questo è stato capace di enunciare il SALUME prima di abdicare nella passata legislatura, quando era in coppia con le Stelline Cadenti.

E la MELONA “quella con occhi di fuori come pesce da freezer” (frase che pronunciò una governante georgiana quando la vide per la prima volta alla Tv italiana) sarebbe stata capace di far meglio il peggio del suo partner da tagliere.

Prima Mia e poi Vostra Mava Fankù

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LE PILLOLE POLITICHE DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava Fankù

Il coretto iniziale e finale, da Ticò Ticò, è cantato da Ersy Giada

“Occhi di fuori come pesce da freezer” è sicuramente la capobanda di questa parata elettorale che non risparmia colpi bassi, pur di far breccia sull’elettorato più nostalgico di moralizzazione.

Il caso “Peppa Pig”, con la proposta di abolire un cartone animato che mostra due mamme (probabilmente omosessuali) con un bambino, è il colpo più basso della storia della libera espressione, ripristinando l’eco di una censura che non si vedeva dal Medioevo della nostra bistrattata Costituzione.

Il Gender, che dovrebbe esser preso come arricchimento, viene invece mistificato come pericolo incombente che minerebbe la stabilità familiare. Quando in realtà è esattamente il contrario, perché sciogliendo gli stretti nodi della repressione, le coppie liberamente formate, sarebbero più spontanee e vere. Dunque più stabili.

E per tranquillizzare quell’elettorato più impressionabile dalle destre o sinistre previsioni, basterebbe dire che, vanificando l’esistenza delle coppie forzate per copertura sociale, le coppie di uomini e donne ne risulterebbero rinvigorite e davvero moralizzate . Ma dall’inganno.

Mava Fankù

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PEPPA PIG UNA DI NOI – RAFFAELLA CARRA’ DOCET

Raffaella Carrà, in una famosa intervista, rivelò di essere cresciuta in una famiglia di donne, madre e nonna, dopo che il padre l’aveva quasi abbandonata. Tuttavia, il genitore assente e inaffidabile, ogni tanto si faceva vivo telefonicamente per sincerarsi che fosse ancora vergine: in caso contrario, l’avrebbe tolta dal centro sperimentale nel quale studiava, e dalla madre.

Un padre modello, insomma.

La compianta showgirl non sembra però che fosse cresciuta male. Così come non sono cresciute affatto male le migliaia di donne allevate in famiglie monogenitoriali o di sole donne: da madri abbandonate, oppure vedove o separate o ragazze madri .

Le donne sanno da sempre come allevare da sole i propri figli. Magari fanno degli sbagli ma chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Vista dall’estero, l’Italia non ci fa una bella figura, con la storia della puntata di Peppa Pig che si vuole censurare. In realtà, non ci fa una bella figura neanche coi suoi cittadini, se è per questo.

Il censore è Federico Mollicone, deputato FdI e commissario della vigilanza Rai, che già nel 2019 aveva criticato l’abbigliamento delle colleghe deputate, a suo dire, troppo scollate.

Forse, girano per Montecitorio e per la RAI squadre di controllori che, col metro in mano, si mettono a misurare orli e lunghezze delle femminili vesti. Oppure, ce ne potrebbero essere altri, incaricati di guardare i cartoni di Peppa Pig, coprendosi gli occhi con le mani, quasi come se fosse un film horror.

“Come ha dimostrato recentemente Meloni, siamo e saremo sempre in prima linea contro le discriminazioni, ma non possiamo accettare l’indottrinamento gender”, ha dichiarato Mollicone per motivare la richiesta inoltrata alla RAI di non trasmettere la puntata del cartone nel quale Peppa Pig ha due mamme.

Indottrinamento. Dove ho già sentito questa parola?

Stefania Catallo

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CHI HA PAURA DI PEPPA PIG? – VOCI di SAVERIO GIANGREGORIO

ASCOLTA DALLA VOCE DI SAVERIO GIANGREGORIO – CHI HA PAURA DI PEPPA PIG?

Ci sarebbe da ridere, se la faccenda non fosse così dannatamente seria e delicata.
La destra italiana, che a parole si professa “atlantista”, si scaglia contro un cartone animato in cui compaiono due mamme.
Due mamme!
Talmente offesa da questo cartone animato, che il responsabile cultura di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, tra l’altro commissario della Vigilanza Rai, ha chiesto di non trasmettere la puntata incriminata, dove compaiono appunto le due mamme con il loro piccolo come protagoniste di una famiglia!
Perché per loro, questa non è “famiglia”!
Così dicendo, sembra che la Rai non sia dei cittadini che ne pagano il canone e hanno diritto a una informazione libera, ma dei partiti!
Oggi quindi la destra italiana ha un nuovo e potentissimo nemico: Peppa Pig!
Non mi meraviglierei quindi se nei prossimi giorni, come fatto coi migranti africani, quelli neri per intenderci, perché se poi sono bianchi, occhi azzurri e provengono dall’Ucraina tutto va bene, chiedessero il “Blocco Navale” contro la povera Peppa…
Tornando invece seri, abbandonando il mondo dei pregiudizi, ho raccolto in merito la testimonianza di Gianmarco Capogna, queer, transfemminista:”Occorre abbandonare propaganda e ideologie oscurantiste che, invece, vedono la diversità come un muro per separare e ghettizzare le persone, le identità, i corpi. In altre parole, a noi sta strettissimo lo slogan “Dio, Patria e Famiglia” e crediamo che sia solo uno strumento per promuovere una visione patriarcale e restrittiva della nostra società a cui ci opponiamo con la forza delle idee e dei progetti in grado di assicurare a tutt* di essere liber* e ugual*.”
A lui e Peppa dico solo Grazie.
Grazie.

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Il VOTO (IN)UTILE – LORENZO SANCHEZ

Ogni volta che ho votato in vita mia mi sono chiesto se il mio voto sarebbe stato ‘utile’. Letteralmente ogni volta. In qualsiasi elezione i due schieramenti fanno il possibile per spaventare i propri elettori e dire “AH-AH, GUARDA CHE SE NON VOTI ME è come se non votassi, E QUINDI….”

E quindi cosa?

Negli ultimi anni ho visto anche i partiti che ho votato stare al governo, mentire, non interessarsi minimamente alla mia vita o a quella di tante persone come me. Vergogna sui diritti civili, vergogna sui diritti sociali, vergogna sulle leggi per la cittadinanza. È stato come non aver votato, visto che le idee in cui credo sono solo minoritariamente rappresentate in parlamento.

A me non frega un cazzo di Giorgia Meloni. Ecco, mo’ l’ho detto. Parliamo di Giorgia Meloni come se fosse Voldemort o Vecna: “Oddio regà arriva quella che non deve essere nominata”. A me interessa capire dove stiano le idee, i programmi, le proposte – di parlare per altre settimane della Meloni non me ne può fregare di meno, nulla, nada, rien.

Insomma, il concetto è: non mi importa se voti Potere al popolo o Fratelli d’italia, Azione e +Europa o chissà cosa. Basta che voti con convinzione. E io quest’anno non farò il ‘voto utile’, che alla fine mi sembra solo utile a certi personaggi per mantenere un lauto stipendio. L’unico voto utile è quello per cui si crede, altrimenti è come non votare.La democrazia comunque esiste già, basta che impariamo a usarla.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

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UNA CAMPAGNA ELETTORALE SULLA PELLE DELLE DONNE – FDI DIFFONDE E POI OSCURA IL VIDEO DELLO STUPRO DI PIACENZA

Il video postato da Meloni, riguardante lo stupro sulla donna ucraina commesso dall’uomo ghanese, ha sortito l’effetto desiderato: attirare l’attenzione e accendere gli animi.

La ricetta di Cesare “dividi et impera”, si è dimostrata ancora una volta vincente. Perché Meloni, e anche tutti gli altri politici, hanno potuto vedere come gli elettori si siano azzannati, facendosi così i conti di quanti voti si potevano accumulare.

La gravità della diffusione del video va ben oltre il concetto di razza, tema molto caro alle destre; l’uomo nero possiede la donna bianca, ribadendo il concetto di primitivismo sessuale e culturale, e demarcando la differenza tra immigrato dall’Africa e immigrata dall’Europa dell’est. Ma ben più pericoloso, diventa lo svelamento della violenza carnale, trattata come uno snuff movie, e che sembra dire: vedete cosa succede durante uno stupro? E vedete adesso chi sono gli stupratori?

La riservatezza garantita alle donne dai centri antiviolenza è stata spazzata via. La protezione della privacy della donna stuprata – che magari ha dei figli, una famiglia, degli amici, dei colleghi, insomma una vita sociale come tutti – è stata calpestata. Forse Meloni ha chiesto l’autorizzazione alla pubblicazione del video? Perché se non lo avesse fatto, esiste una legge per la protezione della privacy, che in quanto materia giuridica, prevede delle sanzioni. In caso contrario, ci piacerebbe visionare le autorizzazioni concesse, sempre per cortesia ovviamente.

Demolire le mura dei centri antiviolenza portando la nudità psicologica delle donne al pubblico sguardo, significa attentare all’esistenza di queste strutture. Dove mai si potranno sentire protette, ora?

In casa forse? Dove percentualmente avvengono di più le violenze? Coi loro compagni o mariti, magari italiani o bianchi? Le statistiche dicono che sono proprio sono i maggiori abusanti, basta andare sul sito del ministero degli Interni e fare una ricerca.

Come direttrice di The Women’ Sentinel, voglio scusarmi pubblicamente con la donna stuprata, per come certa stampa ha trattato lei e tutte le altre che, loro malgrado, diventano un mero strumento elettorale e delle quali, a urne chiuse, nessuno si cura più di tanto, salvo gli addetti ai lavori e altre rare eccezioni.

Stefania Catallo

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  • Direttore
Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

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Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

Mava Fankù

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù risponderà ai lettori del nostro magazine nella sua rubrica settimanale "La posta del cuore".  Niente sfuggirà al suo giudizio, tagliente ma mai cattivo, e a chi scriverà elargirà i suoi consigli per cuori feriti, timidi, birichini , tachicardici e brachicardici.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

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PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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