ENRICO LETTA

IL TEST DEL TROVAPARTITO DI MAVA FANKU’

ASCOLTA DALLA VOCE DI MAVA FANKU’

Ho sentito dire che c’è un giochino in TV chiamato “Trovapartito”… Non sono andata a cercarlo per non lasciarmi influenzare, in modo da immaginarlo liberamente.

Si tratterebbe di rispondere ad un test sulle proprie esigenze politiche, in modo tale da trovare nella vasta scelta dei partiti in lizza per le prossime elezioni, come su un catalogo di gigolò e gigolette, l’aspetto più vicino alle nostre attese…

Del genere “aspetta e spera” lo sono un po’ tutti, perché è proprio uso delle campagne elettorali promettere ciò che non si manterrà, o come fanno a destra e sinistra, sparlare gli uni degli altri alla Elsa Maxwell, screditandosi vicendevolmente…

Elsa Maxwell, famosa giornalista di gossip, spettegola con Marilyn Monroe

Ma ci sarà un partito che, anziché fare pettegolezzi pre-elettorali, parli semplicemente di programmi costruttivi, che non sia abolire quel che già è stato fatto, senza aver sperimentato nulla di nuovo in alternativa?

Formuliamo un test ideale.

Il Test di Mava Fankù:

A) Voglio un partito libertario e progressista, con contraddizioni ed errori ammessi, che promuova lo slogan: “Non solo, ma Anche”, del genere “non solo Jus Soli et Jus Accompagnati + Cannabis libera dall’erogatore in ogni metro + Eutanasia per tutti compilando modulo on-line. Con un programma di cose dette in quest’ordine è comprensibile, come reazione, unire il mio nome al mio cognome, dopo essersi scaramanticamente palpati le parti intime! Ma se si aggiungesse a queste tre cose, oggettivamente importanti, qualcosa di più utilmente popolare e adatto a tutte le età e condizioni? Del genere smart-working per tutti con accredito sulla propria postepay a fine lavoro quotidiano?

Così si ordina una pizza napoletana con Vesuvio centrale di pummalora ‘ncoppa e bordo ripieno di ricotta…

E buon appetito con il partito di Mava Fankù

P.S. Manca la B?

Vero, che sbadata!

B) Voglio un partito conservatore di cose rancide surgelate e oscurantista da sbatterci col muso sul vetro della TV ogni volta che appare “quella con gli occhi di fuori come pesce da freezer” + quel salume avvolto in una t-shirt bisunta con l’effige di Putinia impunturata con rosari intrisi di Mohito…

Taglio corto che devo prendere al volo l’astronave per la Luna (ma non ditelo agli americani, che voglio stare tranquilla nel mio craterino), fate la vostra scelta e buon voto… di castità!

Perchè con quei due per cinque anni a me cala la libido. E a voi?

Bacini sulle dita, affinchè votiate bene, dalla Vostra Mava Fankù

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DEVIANZA – LORENZO SANCHEZ – GEOGRAFIE DELL’IDENTITA’

La posso anche scrivere da sola, questa parola – ma da sola essa non sarà mai. Come serpi sotto una pietra, sotto di essa troviamo ideali e concetti, propagande e retoriche. La devianza non può esistere se non in presenza di una norma, di un destino, di qualcosa che-non-dovrebbe-essere-così-come-è.

La deviazione è ciò in cui incorriamo quando il nostro tragitto viene interrotto, un angolo laddove sarebbe dovuta essere una linea. Nello scrivere questa parola, Giorgia Meloni (e Fratelli d’Italia) ha tracciato tale linea. Un perimetro fatto di punti, entro i quali racchiudere – e descrivere – i corpi e le menti dell’Italia desiderata.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Diciamolo: l’idea del rigore nel corpo e nella mente è un’idea vecchia e pure fascista. Fascista non solo per storia, ma anche per necessità. Per simbiosi. Lo stato-nazione, così come concepito nel suo significato più originale – quell’illusione di un passato condiviso e di un destino comune, di un sangue unico che si rende muscolo e poi braccio, ed ancora forza – nella sua spasmodica ricerca di unicità, di Senso, di totale supremazia, nasce e muore sui nostri corpi e nei nostri comportamenti. 

Il corpo non è solo un corpo – esso è un simbolo. Esso è il primo bastione in carne viva della fortezza nazionale. Il corpo maschile, inteso come virilità pura, come potenziale arma, come ideale di forza, integrità, impero; il corpo femminile, egualmente forte ma subordinato – giacché in esso, ci dicono, la nazione si riproduce.  Lo stato-nazione non può esistere se non nel binarismo dei corpi e dei generi; ne deriva che l’integrità dei corpi e delle menti, nonché la tutela del genere binario, sono una questione esistenziale per l’idea di nazione: il potere, ora armato, ora intellettuale dell’uomo si contrappone al potere biologico della donna.

Il corpo grasso, e ciò che esso per loro rappresenta – indolenza, pigrizia, debolezza – è nemico della nazione. Il corpo anoressico è nemico della nazione. Gli alcolisti e i ludopatici, coloro che si drogano, fumano o si feriscono, attentano al corpo – e dunque alla nazione. I comportamenti isolanti o evitanti, la ludopatia, sono nemici della nazione, sicchè essi denotano una debolezza inaccettabile nella mente e, verosimilmente, una corruzione nel corpo.

Ma quanto è orribile tutto questo? Quante cazzate. Quanti modi inutili di auto-infliggersi violenza e scambiarla per cultura. A questo ideale di mondo dobbiamo rispondere con un secco e deciso: no. No, no grazie, come se avessi accettato e tanti cari saluti.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez


C’è una buona notizia: se lo stato-nazione fascista può vincere sui nostri corpi, su essi può anche perdere. Non certo a botte di “viva le devianze” scritti senza comprensione e con fare, diciamolo, un po’ paternalistico. Non sarà la mano dorata del patriarca a portare la pace sui nostri corpi – ma l’accettazione del nostro potere innato, della sovversività a noi concessa per natura e per elezione. La sovversività insita nel guardarsi allo specchio e accettare ciò che in noi è “”deviante””. La sovversività ribelle nei corpi androgini, in quelli queer, in quelli transgenere – nei corpi liberi. La rivoluzione che esiste nell’accettare i traumi individuali e collettivi, nel rinnegare la violenza a noi proposta, nel non nascondere le difficoltà, le vulnerabilità, le patologie e i modi in cui esse si intersecano con le gerarchie di dominio e oppressione che ci circondano, con gli spazi che abitiamo, con gli ambienti in cui viviamo.

Non dobbiamo ingannare noi stessi pensando che lo scambio tra Giorgia Meloni e Enrico Letta (e compagini varie) sia solo su fisicità e comportamenti. È una distrazione – in realtà si parla di potere, ovvero della capacità di far diventare un’unica prospettiva quella dominante, e di controllo – ovvero del modo in cui tutelare il potere. Ancora non sanno, poveretti, di essersi imbarcati in una battaglia dalla quale, presto o tardi, usciranno perdenti. Presto o tardi eserciteremo collettivamente le sovranità dei nostri corpi, e sarà pace. Almeno per un po’.

Sanchez – Warhol

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Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Lorenzo Raonel Simon Sanchez

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