2 Marzo 2024

Enea

E SE GESÙ FOSSE NATO DA UN UTERO IN AFFITTO? @ PENSIERINI POLITICI DI MAVA FANKÙ

Dall’avvento di questo governo delle destre, siamo travolti da una ondata di moralismo tappabuchi che dovrebbe distrarre la gente dalle mancate promesse elettorali.

E così, anziché dar conto delle questioni primarie non risolvibili a breve termine, come le problematiche del lavoro e la dissestata sanità, si attaccano i diritti già precari delle minoranze LGBTQ+, quasi come sembrerebbe succeda nell’Ungheria di Orban.

Relegando l’Italia come fanalino di coda in arretratezza e chiusura mentale in fatto di egalitarismo, aumentando il peso della disuguaglianza.

Ma è davvero questo che la maggior parte degli elettori vuole, oppure gliene importa poco o nulla di ostacolare l’omogenitorialità delle coppie gay, vietando il già vietato utero in affitto, e preferendo invece che si dia la priorità ad argomenti che li riguardano più da vicino?

Eppure non si fa altro che moraleggiare, come nel recente caso di Enea, il bambino lasciato dalla mamma al Mangiagalli di Milano, che verrà sicuramente amato da una coppia affidataria, magari arcobaleno, perchè no?

Eppure le coppie gay con un forte istinto genitoriale sarebbero affidabili tanto quanto quelle etero.

Pensiamo al caso di Alba, la bambina con la sindrome di Down abbandonata in ospedale dalla madre dopo il parto e rifiutata da 7 famiglie per la sua patologia. Non si riusciva a trovare una coppia disposta ad adottarla. Così si fece avanti un single omosessuale, Luca Trapanese. E gliela affidarono.

E questo è cosa buona e giusta. Come il caso di un certo Gesù di Nazaret, concepito dallo Spirito Santo nel ventre di una poco più che bambina di nome Maria. Data in sposa ad un anziano Giuseppe.

E se questo modello di Sacra Famiglia nata, permettetemi di dirlo, da una sorta di utero in affitto, per partenogenesi, ha dato origine a una delle religioni più seguite del pianeta, qualche dubbio sulla criminalizzazione di questa pratica dovrebbe pur venire.

Se lo scopo è quello di dare la vita a bambini che saranno sicuramente adottati, curati e amati, e non lasciati nelle ”culle della vita’‘ di un ospedale, se in un cassonetto, o cresciuti in un orfanotrofio in attesa di essere affidati, o disamati in una famiglia disfunzionale, allora perché non legalizzare l’utero in affitto o la maternità surrogata?

È solo una mia peregrina opinione.

Mava Fankù

L’Annunciazione di Fra Angelico

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ENEA LASCIATO NELLA CULLA: LA SCONFITTA DI UNA SOCIETA’ CHE GIUDICA SENZA SAPERE

Il piccolo Enea sembra abbia trovato già una famiglia affidataria. Il bimbo, lasciato dalla madre presso la “Culla della vita” dell’ospedale Mangiagalli di Milano il giorno di Pasqua, è un bel maschietto di circa una settimana coi capelli scuri e pesa circa tre chili. E’ stato curato con amore e lasciato con dolore. “La mamma mi ama ma non può occuparsi di me“, è stato scritto nella lettera che lo ha accompagnato nel distacco da lei.

Poteva finire peggio. Poteva essere ritrovato in un cassonetto, come è già successo ad altri bambini. Invece Enea è stato lasciato al caldo e in un luogo protetto. Cosa abbia spinto la madre a compiere questo gesto estremo non è dato sapere. E taccia chi pensa di poter liquidare la questione con la solita storia della madre snaturata, perché dove c’è un bambino c’è anche un padre, ma a lui snaturato non lo ha detto nessuno. Perché, come al solito, la responsabilità del lasciarlo è della madre e di lei soltanto. Ma qui c’è dell’altro: anzitutto, la sconfitta sociale, il fallimento di uno Stato che non ha intercettato e non intercetta disagi come questi. Né l’aborto né la ruota della vita: se sei incinta, e magari sei sola, sono problemi tuoi, potevi pensarci prima.

In una dichiarazione video, Ezio Greggio ha detto: “Prendi il tuo bambino che merita una mamma vera, non una mamma che poi dovrà occuparsene ma non è la mamma vera”, con buona pace delle mamme adottive che si assumono la responsabilità di crescere una persona. Come se ci fossero mamme vere e mamme fake. E in quel “prendi il tuo bambino”, sta anche l’ignoranza, intesa come scarsa conoscenza, delle leggi che regolano questi casi. Nessun tribunale riaffiderebbe mai Enea a sua madre. Quindi, cosa dovrebbe fare questa donna? Introdursi al Mangiagalli e rapirlo? Oppure farsi avanti e concedersi alla pubblica lapidazione, magari in uno dei tanti salotti trash che la televisione ci propina giornalmente?

Ma la domanda reale è un’altra: perché questa mamma è giunta alla decisione di lasciare Enea? Come mai ha reputato più sicuro, più giusto affidarlo a un’altra famiglia? Cosa avrebbe rischiato il piccolo se fosse rimasto con la madre naturale? Forse era una vittima della tratta? Forse era stata fatta oggetto di abuso o di incesto? Forse è stata costretta pena la vita di entrambi? Non lo possiamo sapere. Quello che è certo è che il bimbo ora viene accudito e presto avrà dei nuovi genitori. Forse questo può bastare alla madre naturale, chiunque essa sia. E sarebbe bello, perché no, pensarlo in una famiglia arcobaleno: ma questa è un’altra storia.

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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