4 Marzo 2024

ELLY SCHLEIN

NEL 2023 CALO DELLE DONNE IN PARLAMENTO @ La Pillola Politica di Mava Fankù

Nel 2023, 23, cantava Dalida negli anni 60, ipotizzando un futuro ancora lontano e per noi ora presente, in modo non abbastanza apocalittico rispetto alle attuali catastrofi planetarie: dalla pandemia al minaccioso conflitto bellico russo-ucraino, fino ad arrivare al fenomeno più leggero, seppur socialmente grave, del calo di presenze femminili in parlamento.

La Camera delle Donne in Quirinale.

Dunque, benvenuti nel 2023! Persino gli uomini primitivi avevano più donne nelle loro caverne, di quante ne abbiamo noi oggi in Parlamento.

Ecco a voi il nuovo patriarcato alla moda: le donne di destra che non minacciano la supremazia maschile. Come Meloni, prima fra tutte a capo del maggiore partito di destra Fratelli d’Italia (mentre ”Le Sorelle d’Italia” sono una coppia di drag queen a capo dei Pride), nonché prima donna Presidente del Consiglio nella storia della nostra Repubblica, ma nella pratica come se fosse un uomo. 

Un collage di donne di destra

Un pò come si diceva di Ilary Clinton o Margaret Thatcher, che erano donne ritenute politicamente maschili.

Ma cosa importa avere più donne in Parlamento quando abbiamo ancora le idee di decenni fa?

L’importante è che le donne politiche siano belle, sorridenti e silenziate. Per non disturbare il patriarcato in azione.

E la Schlein che è diversamente bella e con idee anti-governo Meloni? È attaccata da ogni direzione, persino dalle sue stesse sinistre. Pensiamo al tormentone populista della sua armocromista da 350 euro l’ora, usato per discreditarla, partendo dal pretesto di un solo rigo, estrapolato dal contesto di una esaustiva intervista molto politica su Vogue, celebre rivista di moda e costume demonizzata come emblema del capitalismo.

Elly Schline

Discriminazione vera e propria verso una moderna donna di sinistra, boicottata anche dagli stessi compagni comunisti ortodossi che, pur di affossare il Partito Democratico, ”traditore del popolo”, preferiscono queste destre oscurantiste per minare il sistema.

Donne di destra unitevi contro il progresso e la liberazione femminile! E chi se ne importa se le donne sono meno del 31% oggi in Parlamento?

La camera delle donne in Quirinale

Forse invece di elezioni democratiche, dovremmo iniziare a votare per il sesso e il colore dei capelli dei politici. Almeno avremmo più donne bionde e procaci con un look berlusconiano, e meno Boldrini e Schlein che poco piacciono ai palati dei poteri forti.

In bocca al lupo alle donne emancipate della politica, sperando che presto imparino a mimetizzarsi, apparendo meno temibili e minacciose per gli uomini di potere.

Mava Fankù

Dalida canta “Nel 2023”

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COME VEDONO L’ITALIA DALL’ESTERO? MISSION IMPOSSIBLE! @ La Pillola Politica di Mava Fankù

All’estero sembra che non sappiano scegliere se ridere o piangere, quando sentono parlare della situazione politica italiana. Non che le cose dalle loro parti siano molto diverse: pensiamo ad esempio, agli scandali che hanno travolto ultimamente Boris Johnson con i suoi lockdown parties. Tuttavia, a partire dalla morte di Berlusconi con funerali di Stato e lutto nazionale, fino al governo delle destre di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, sembra che il nostro Paese sia diventato una sorta di circo mediatico di cui sparlare per distrarsi da problemi più seri.

Elly Schlein in un comizio

Anche se l’opinione europea e anche, perché no, mondiale è confusa dalla politica italiana, c’è chi guarda ad Elly Schlein con ammirazione, della cui passione per l’armocromia si è fatta un’arma di distrazione di massa. La sua voce forte e decisa e le sue scelte politiche hanno fatto molta impressione sui media internazionali, facendo sì che l’Italia continui ad essere un Paese molto interessante per gli osservatori esterni.

Nonostante tutte le difficoltà, il nostro Paese rimane affascinante per gli stranieri. La nostra storia, la cultura, la moda, la cucina: sono solo alcune delle cose che attirano l’attenzione del mondo intero. Anche se per la politica siamo considerati un Paese folcloristico, da raffigurare con facili vignette di triti stereotipi dove si mescola la pizza al bel canto, e la mafia al mandolino.

Un bacio per Silvio

Quindi, forse dovremmo prendere tutto con un pizzico di leggerezza.

Certo, la politica italiana dall’interno può essere frustrante, imbarazzante e sciagurata a volte, ma dobbiamo anche ammettere che ci offre un assortimento di contraddizioni e spunti satirici senza eguali. Quindi, invece di arrabbiarsi o preoccuparsi troppo, forse dovremmo sederci e goderci lo spettacolo.

La presidente del Consiglio Meloni e Tom Cruise durante la visita a Roma

E nella priorità dei problemi che ci affliggono è curioso vedere Meloni che riceve Tom Cruise, impegnato a Roma per le riprese dell’ennesimo episodio del suo cavallo di battaglia. “Le ‘mission impossible’ sono anche il nostro pane quotidiano al governo“. È il messaggio, accompagnato dall’emoticon di un sorriso, pubblicato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con una foto assieme alla stella di Hollywood, ricevuto a Palazzo Chigi lunedì scorso.

Italia Mission Impossible?

Mava Fankù

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PIOVE PROPAGANDA DI REGINE DALL’EMILIA AL CANADA @ La pillola politica di Mava Fankù

Per non dire regime. Tanto è la stessa cosa. Sono solo mie impressioni, più che opinioni stavolta, ma questo alluvione distruttivo che ha messo in ginocchio un’intera regione, non può tollerare alcun tipo di propaganda.

Stride vedere una Regina con gli stivali e il sorriso imbarazzato (perlomeno), guadare una pozzanghera e onorare due baldi giovani volontari, uno dei quali a torso nudo, fiero della sua ariana bellezza.

Senza nulla togliere a sua Maestà, ma sarebbe più credibile il discorso di una ipotetica Web Queen che parli ai suoi sudditi followers, abbigliata come un’iconica monarca. La pantomima di regime è così smaccata da risultare imbarazzante persino per una international performer.

Infatti se la rideva sotto i baffi la Regina con gli stivali, mentre in altra situazione la sua antagonista – l’armocromatica ragazzona d’opposizione – ha avuto il buon gusto e il buon senso di astenersi dal fare la sua propaganda di partito su questa tragica calamità naturale.

E così si replica pure per il 49° vertice del G7 a Hiroshima in Giappone, con il prestante presidente canadese, mentre lo guarda ieratica come tra le casette in Canada, restando sorpresa quando le esprime la sua ben motivata preoccupazione per i diritti fondamentali della comunità lgbtQ+ italiana.

Ah si? Delusa si vendica, accusandolo di svendere uteri in affitto per bambini pret a porter, ma solo perchè la nostra Regina (e la sua corte) ritengono immorale e illegale la gravidanza surrogata (o meglio, ”gestazione per altri solidale”) che in altri Paesi come il Canada non lo è.

Imperdibile lo sguardo imbarazzato della regnante nell’interazione con il bel giovane presidente.

Della serie, anche le Regine accoppiate con prole e comun senso del pudore hanno un cuore.

Con satirica reverenza

Mava Fankù

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ROSSO E NERO. ARMOCROMIA DI DUE PREMIERES FEMMES @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKU’

“E perche’ no una monarchia illuminata, se non un Re?” – risponde con sagace ironia la nostra Elly Schlein, alla Presidente Giorgia che prospetta la priorita’ dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica e del Premier.

Sedute al centro del tavolone nella grande sala dei summit di Montecitorio, una di fronte all’altra, la prima cosa che salta all’occhio e’ che, per la prima volta nella Storia della Repubblica, ai vertici dello Stato ci sono due donne protagoniste a confronto e gli uomini sono ridotti a comprimari.

Due premieres femmes d’eccezione, vestite di rosso e nero – ma guarda caso – che per quanto possano essere antagoniste e diverse come il giorno e la notte, hanno in comune due cose fondamentali: il sesso di appartenenza e le sorti del nostro sgangherato Paese.

Con molta nonchalanche, nel serrato ping pong dialettico, dibattono in modo “franco” – racconta Elly – che per quasi mezz’ora viene appellata con “onorevole” dalla Presidente Giorgia Meloni, che già mi immagino incoronata come un’illuminata Regina, considerando i punti salienti dell’articolato confronto sulle riforme: riformare la Costituzione passando da una Repubblica Parlamentare ad una Repubblica Presidenziale.

Secondo la mia modesta opinione non potevamo avere una leader democratica migliore di Elly, degna rappresentante d’opposizione, che riesce a tener testa con un linguaggio pacato ma fermo e tagliente ad una leader di destra dominante, nelle cui priorità anziche’ l’economia del Paese, il Lavoro, la Sanita’, la Scuola e il Cucuzzaro, c’e’ – chissa’ perche’? – il Presidenzialismo e l’autoreferenziale Premierismo.

Insomma, tutta una serie di termini sospetti che finiscono con “ismo” per arrivare al motivo ricorrente nel “sovranismo” del popolo. Forse perche’ attribuirebbe all’eletto quei “pieni poteri” a cui inneggiava l’ex Ministro degli Interni, attualmente Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini nel suo precedente mandato?

E cosa fa il ministro Matteo? A metà del faccia a faccia tra Elly e Giorgia, si alza e se ne va.

Il diplomatico confronto finisce con le divergenze conclamate tra maggioranza e opposizione, ma la Presidente del Consiglio dira’ che c’e’ un’apertura sull’elezione diretta del Premier da parte delle opposizioni, mentre la neo Segretaria del Partito Democratico dichiara che su questo tema c’è una chiusura.

Rassicuranti le parole della Schlein sui pesi e contrappesi previsti dalla Costituzione che non vanno sbilanciati per non indebolire l’equilibrio democratico del Paese, come la figura del Presidente della Repubblica garante super partes della democrazia, mentre le destre di maggioranza vorrebbero metter mano sulla Costituzione.

Presidente Mattarella, le lancio un messaggio pseudo subliminale: sono un’opinionista seria, magrado il nome, e spererei tanto in un suo risolutivo intervento.

Mava Fanku’

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L’ANTI ARMOCROMIA DELLE SINISTRE CANNIBALI @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKÙ

La mia direttrice ha scritto un editoriale molto approfondito su ”Elly Schlein e l’armocromia, tanto rumore per nulla” che condivido parola per parola, e non ci sarebbe niente da aggiungere su questo caso, davvero emblematico per le spropositate reazioni che ha suscitato, se non qualche nota a margine, che da opinionista ho urgenza di esprimere.

Mi preme parlare sopratutto delle reazioni delle sinistre, più che delle destre, che questa volta non hanno avuto neanche bisogno del pretesto per attaccare la scomoda neo segretaria del Partito Democratico, perché ci hanno pensato le stesse sinistre (cannibali) a giudicarla con moralismo da superficiali compagni ortodossi.

”Vergogna” è il termine più ricorrente usato dai detrattori dell’armocromista Elly. E per cosa? Per aver ”osato” rilasciare la sua prima intervista ad una rivista di moda (la prestigiosa Vogue, ad altissima tiratura, con firme giornalistiche di tutto rispetto), cosa pare alquanto sconveniente per questi tromboni di sinistra, perlopiù compagni  comunisti ”puri”, o ”piddini” (o ex) dissidenti che mal digeriscono la nuova arrivata.

INTERVISTA INTEGRALE AD ELLY SCHLEIN PER VOGUE https://www.vogue.it/article/elly-

”Ignoranti anacronistici” sono invece gli aggettivi preferiti da me Mava, per qualificare certi pretestuosi atteggiamenti intolleranti, mirati a discreditare una giovane donna politica, vera progressista democratica al passo coi tempi e le nuove strategie di comunicazione, che a quanto pare non è temuta solo dalle destre, ma anche da certe sinistre, si spera minoritarie. 

Mi riferisco a quelle sinistre divisioniste più che unitarie, che sono a mio avviso responsabili del reclutamento di tutte le destre attualmente al governo.

Perchè Elly Schlein è stata solo coerente con la sua indole, e non tradirà le buone idee di sinistra (come ad esempio il salario minimo) solo perché si avvale dei consigli di un’armocromista.

Mava Fankù

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EDITORIALE – ELLY SCHLEIN E L’ARMOCROMIA, TANTO RUMORE PER NULLA

Il 20 gennaio 2021, per la cerimonia dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca, la vicepresidente Kamala Harris scelse di indossare un tailler viola. Questione di gusti? Forse, ma basterebbe informarsi sulla storia del colore per sapere che il viola è composto dall’unione del rosso e del blu, colori simbolo di democratici e repubblicani e quindi il look di Harris voleva significare l’unione delle due anime del Paese nella sua persona, che le avrebbe rappresentate entrambe. Andando ancora indietro nel tempo, Elisabetta I si presentò vestita di viola alla sua incoronazione a Londra il 17 novembre 1558, indossando il colore simbolo dei regnanti, ancor oggi usato, come dimostra la foto in basso, che ritrae la regina Rania di Giordania in una visita ufficiale ai regnanti di Svezia. Il potere comunicativo del colore è quindi indiscutibile. Ma non altrettanto indiscutibili sono, pare, le scelte di stile della segretaria del PD Schlein che, in una sola riga e mezzo estrapolata da una lunghissima intervista a Vogue, parlando del suo rapporto con una armocromista che la aiuta nella scelta dei suoi look, ha scatenato un vespaio di polemiche.

La Regina Silvia di Svezia e la Regina Rania di Giordania Nieboer / ipa-agency.net

Forse che Schlein risulta meno credibile politicamente perché cura la sua persona? Ritengo che il look costruito da capi casual indossati a casaccio o peggio ancora, di gonne fiorate a balze e zoccoli in puro stile anni ’70, così caro a certe sinistre, sia espressione di anacronismo e quasi di imposizione di una immagine stereotipata, azione inconciliabile con i valori che esse rappresentano. Per essere credibile, una donna politica di idee progressiste deve mostrarsi per forza trascurata? Oppure essere in ordine significa aver sottratto tempo all’attività di governo a favore di se stessa? La grande Nilde Iotti era aspramente criticata per il look sempre impeccabile dai suoi stessi colleghi, che la ritenevano troppo sciura e poco comunista, con quelle perle e i capelli mai fuori posto, eppure seppe rappresentare le istanze dei cittadini con una statura politica oggi forse impensabile. Oltre oceano, l’armocromia vige dagli anni ’50; in Gran Bretagna, basti pensare al look della Thatcher, alla quale furono vietati gli amati cappellini e gli abiti pastello a favore di un look che emanasse autorità, a partire dall’acconciatura, studiata per lei in un salone di Mayfair, che la rendesse simile alla criniera di un leone e ispirasse rispetto. Quindi, di cosa stiamo parlando, in realtà?

Se si vuole criticare Schlein, lo si faccia sul piano prettamente politico. Quando si giudica una donna per il suo look è perché, ormai, si è raschiato il fondo del barile senza trovare altro a cui appigliarsi. Prima lei era quella imposta dall’alto, poi l’ebrea, poi la snob, poi la riccastra. E allora? E’ stata votata, quindi il posto è suo di diritto, con buona pace di chi (ancora) non se ne da pace. Come diceva Andreotti, uno che la sapeva davvero lunga, il potere logora chi non ce l’ha, e si vede. Da ultimo, sarebbe interessante scoprire con quali soldi la segretaria democratica paga la sua armocromista: sono sicura che lo fa coi suoi e non con quelli dei contribuenti. Quindi, si taccia perché si fa più bella figura. E si legga il restante 90% dell’intervista a Vogue, perché merita davvero attenzione.

Per documentarsi sulla storia del colore: Riccardo Falcinelli “Cromorama” (2017, Einaudi)

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PAROLE, FATTI E MISFATTI SULL’ANTIFASCISMO DEL POST 25 APRILE @ I PENSIERINI POLITICI DI MAVA FANKÙ

Ascolta il podcast dell’articolo dalla voce di Mava Fankù

E così anche questo 25 Aprile – che pare una tortura per taluni – è passato! Ma a differenza di tutte le altre volte, non è stata solo una formale celebrazione in cui, dalla più alta carica dello stato in giù, si onora la memoria della Resistenza al Nazifascismo e la sua sconfitta, acclamando la vittoria della Democrazia su un regime dittatoriale. Almeno questo dovrebbe essere il senso.

Ma mentre le altre volte c’era un fuggi fuggi generale delle destre, con sbrigative dichiarazioni del genere ”non abbiamo nulla da festeggiare”, questa volta, essendo il governo composto dalle destre, in bella mostra come belle statuine dietro il Presidente Mattarella sulla scalinata del Vittoriano, sono stati tutti costretti, non solo a presenziare, ma a rilasciare dichiarazioni più o meno diplomatiche sul senso di questa fondamentale giornata della Storia d’Italia.

Facile dire che in tutto questo ritrarsi e moderarsi (per non dire camuffarsi) per la propria carica istituzionale, l’unico rappresentante dello Stato che ha conclamato il suo antifascismo è stato il nostro Presidente Sergio Mattarella, recandosi in quel di Cuneo (medaglia d’oro per la Resistenza) per onorare le tante vittime del nazi-fascismo.

Il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni ha scritto una lettera aperta al Corriere della Sera in cui si dissocia da quel che è stato il Fascismo storico, ma come al solito non cita mai una parola che sembra non faccia parte del suo vocabolario: antifascismo.

E su questo la neo-segretaria del Partito Democratico d’opposizione Elly Schlein, la sta riprendendo, confermandosi una scelta felice, non facendogliene passare una inosservata.

Segue La Russa che questa volta non si è potuto esimere dal presenziare, per obblighi istituzionali, ma con un gioco di parole illusionistiche, alla provocatoria domanda di un giornalista su cosa rappresenti per lui il 25 Aprile, risponde che è il giorno in cui è stato sconfitto il fascismo.

Che detto così porrebbe essere interpretato “anche” come un suo cruccio per una sconfitta politica. Quindi pure stavolta se l’è cavata sgattaiolando sornionamente.

Mentre il presidente della Camera Fontana, ha preso la palla al balzo attaccando duramente un episodio accaduto a Napoli: nei luoghi simbolo della Resistenza sono stati affissi dei manifesti elettorali capovolti a testa in giù di Meloni, La Russa, dei ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Altro furbesco escamotage per eludere la domanda di rito.

Ma questo continuare a ripetere ossessivamente la stessa retorica domanda “lei è antifascista?” a chi ovviamente antifascista non può essere, consentendo “loro” di continuare il gioco del nascondino, a cosa può servire se non a distrarre l’attenzione dalla vera questione?

La vera questione, secondo la mia elementare opinione, è che bisognerebbe smetterla di offrire dei facili alibi vittimistici, usando ancora termini obsoleti come “fascismo” e “antifascismo”; mentre si troverebbe un riscontro più concreto adoperando un altro termine più attuale: “anti-democratico”.

E alla domanda “lei è anti-democratico?” non ci si potrebbe proprio sottrarre.

Ed è con questo termine che la nostra casta di governanti dovrebbe sempre confrontarsi come cartina al tornasole ad ogni nuova azione, che sia una legge, piuttosto che una vicinanza politica con un altro capo di Stato.

E se una legge non soddisfa i requisiti richiesti dalla nostra DEMOCRAZIA, non dovrebbe proprio passare automaticamente. Così come non ci si dovrebbe avvicinare politicamente ad un altro Stato che DEMOCRATICO non è.

E dopo una sola azione anti-democratica si dovrebbe essere espulsi dal Governo di uno Stato la cui Costituzione è un inno alla DEMOCRAZIA.

Ogni riferimento a fatti e persone NON è puramente casuale.

Questo ci terrebbe al sicuro più di un commemorativo 25 Aprile (formalmente e nemmeno tanto) antifascista.

Elementare Mava Fankù

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LA BRUTTEZZA È NEGLI OCCHI DI CHI GUARDA @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKÙ

Nel mio privato sono circondata da persone che attaccano la Schlein per il suo aspetto, definendola troppo brutta per contrastare le silfidi di governo. E ne osservo le modalità di comportamento.

  Ovvio che un atteggiamento del genere nasconda, anzi, dimostri paura della nuova arrivata d’opposizione; così che non potendola attaccare sui contenuti, perché troppo di sinistra (finalmente!), si tenta maldestramente di denigrarla sui suoi tratti somatici non propriamente  canonici, per spostare l’attenzione dal vero problema: la paura che non solo sappia tenere testa alla di nuovo urlante Giorgia, ma abbia un eloquio anche più ricco e articolato. Oltreché tutto il resto.

Ma la cosa più allarmante è che ad esporsi in questo triste spettacolo di pochezza misogina (e mi duole dirlo, sopratutto da parte di altre donne)  siano non solo le persone semplici e di poca cultura, ma anche insigni intellettuali liberali che di solito sfoggiano savoir faire e galanteria rispetto alla figura femminile. E persino il Travaglio – che di destra non è –  ha dedicato alla Schlein una copertina orribile e per fortuna molto criticata.

E se si adduce a questa mancanza di buon gusto il fatto che la nostra Elly, non rappresenti le donne italiane  in quanto dichiaratamente lesbica, allora il problema si complica davanti ad una foto della neo segretaria insieme all’attivista transgender televisivamente più famosa d’Italia, Vladimir Luxuria.

Entrambe appaiono radiose e sorridenti, noncuranti delle loro imperfezioni in nome della piena libertà di essere felici di se stesse, lottando sempre per le libertà e i diritti individuali e collettivi, cosa che spiegabilmente risulta insopportabile agli occhi di chi, chiuso nella prigione della repressione di ogni guizzo vitale di libertà, con lo spauracchio dell’anarchia come peggiore dei mali, preferirebbe i regimi e le dittature alla democrazia.

Ma questo la maggiorparte di noi non lo vuole. Vero?

Mava Fankù

Il trionfo della bellissima faccia di Elly Schlein

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QUEL NUOVO SENSO DI LIBERTA’ @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKU’ (CON PODCAST)

Ascolta dalla voce di Mava

A dieci giorni dalla sua elezione, possiamo dire che la ragazzona del Canton Ticino funziona.

E se ne ha la conferma sopratutto dai suoi difetti, dimostrati subito, come i suoi pregi. E questa trasparenza è vincente.

Elly è di una empatica disinvoltura persino nel suo immediato presenzialismo. Persino nelle sue pose da attivista ecologista. Persino nel suo look fintamente trasandato, ma che se lo guardi con attenzione risulta ricercato, nelle sue sofisticate giacche dal taglio sartoriale, chiccamente di mezza taglia più grandi.

Niente è lasciato al caso, anche se a primo acchito sembra una scappata di casa dopo essersi svegliata in ritardo, senza lavarsi neanche la faccia e pettinandosi i capelli con le dita in ascensore.

E’ cercatrice di alleanze fruttuose con il terzo Partito Italiano: quelle Cinque Stelline seppur cadenti, ma che farebbero la differenza, inconciliabili e riluttanti con il precedente segretario la mammo-Letta, che accetterà l’affettuoso nomignolo, a differenza del Signor Presidente Giorgia che, se ti permetti di trovarle un soprannome, manifesta subito quel coerente autoritarismo ideologico, che fa applaudire la folla che l’ha voluta al Governo.

Così come alla veemente richiesta (da parte della nostra Elly) di dimissioni di un suo ministro, per i tanto tragici quanto ambigui fatti di Crotone, “il nostro beneamato” Presidente del Consiglio (la Meloni al suo insediamento preferiva che la sua carica venisse declinata al maschile), minimizza rispondendo: “L’opposizione chiede le dimissioni ogni giorno di un ministro diverso. Non fa più notizia.”

E il chiedere le dimissioni di un ministro del Governo Meloni, subito dopo un fatto cosi’ grave, è una sincera ingenuità politica dettata dalla fresca inesperienza di Elly. Certamente, sarebbe stato preferibile, ad esempio, sollecitare il Governo ad attuare un programma efficace, per regolamentare le migrazioni planetarie da discutere al Parlamento Europeo, proponendo di aprire nell’immediato dei salvifici corridoi umanitari.

Così come è stato fatto dalla nuova opposizione. Ma senza quella rumorosa richiesta di dimissioni, magari, sarebbe stato tutto più seriamente politico, e meno effettistico. E questa mia critica costruttiva vuole essere di buon auspicio alla diversamente bella ragazzona.

E chi l’attacca dicendole che è brutta e lesbica (come delle pseudo signore sentite a Teatro fare chiacchiere da salotto comprato a un’asta fallimentare) fa cattiva pubblicità a chi vorrebbe propagandare.

Ma noi che sosteniamo Elly, stimoliamola a continuare con il suo bell’entusiasmo che fa venir voglia di una nuova Sinistra, sempre più libera e, scusate il termine banale ma necessario, sempre più democratica.

Mava Fankù

Elly Schlein

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22

Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

EMYLIU' SPATARO

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

MAVA FANKU'

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù cura attualmente due rubriche, La Pillola Politica e I Pensierini di Mava, elzeviri su temi vari che ispirano la nostra signorina agèe, da poco anche in video, oltre che in podcast, oltre che in scrittura.

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Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione. Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma

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VENIO SCOCCINI

Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

ROSELLA MUCCI

Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno

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