EDIZIONI CROCE

Camminavo rasente i muri. Autobiografia tascabile di un transessuale

Camminavo rasente i muri. Autobiografia tascabile di un transessuale(2019, Edizioni Croce), è un libro crudo e diretto che racconta la vita e le difficoltà che lo scrittore Massimo D’Aquino ha affrontato per diventare la persona che è oggi. Chi era Massimo prima di Massimo? Quali sono i falsi miti e i pregiudizi che accompagnano le persone transessuali o in transizione? Ma soprattutto, cosa accade alle loro vite quando giungono alla consapevolezza di essere in un corpo che non li rappresenta?

Dimentichiamoci, anzi, eradichiamo le chiacchiere da bar e le leggende sulle persone T, troppo spesso diffuse. Iniziando, appunto, a considerarle come persone e non come strani fenomeni da circo, le cose cambiano per forza. D’Aquino si mette a nudo, raccontando la sua infanzia, la sua adolescenza, le sue paure, sfatando il mito della transessualità come scelta. E’ stato, il suo, un percorso durato sedici anni, per poter affermare di essere uomo a tutti gli effetti. E la strada per arrivarci non è stata pianeggiante, anzi.

Massimo D’Aquino, “Camminavo Rasente i Muri” si può considerare come la sua autobiografia, oppure è anche un’opera in grado di indicare un cammino a chi sta pensando alla transizione?

“Camminavo Rasente i Muri” è essenzialmente un’autobiografia, che racconta episodi significativi che hanno segnato la mia vita. Non è stato facile mettere tutto in piazza e con assoluta sincerità; e sicuramente scrivere è servito prima di ogni cosa, a me: è stata come una sorta di catarsi. Raccontare anche le situazioni più scomode, mi ha liberato dall’ansia che queste provocavano. Raccontare e renderne partecipi gli altri per esorcizzare paura e vergogna.

E’ un’autobiografia tascabile, come io la definisco, vista la brevità del testo, eppure dirompente. Qualcuno mi ha detto, dopo averla letta, che è stato come ricevere un pugno allo stomaco. Allo stesso tempo, credo e spero di aver instillato nel lettore un dubbio: sono io ad essere nato in un corpo sbagliato o è la società che non è pronta ad accogliermi semplicemente come persona diversa, fuori dai binari maschio/femmina?

Credo si debba cogliere, tra le righe, anche una denuncia volta a decostruire il genere, e una ferma volontà di autodeterminazione senza essere costretti a vendere o a sostituire pezzi del proprio corpo; consapevolezza, questa, che ha preso piede in me sempre di più col passare degli anni.

Molte persone che hanno letto il libro mi hanno ringraziato, dicendomi di aver trovato il coraggio di affrontare il percorso anche grazie alle mie parole; questo mi lusinga, tuttavia non ho mai pensato di poter aiutare qualcun altro scrivendo. Piuttosto, spero di aver saputo informare bene chi non sapeva davvero nulla in fatto di transizione. Leggere i miei più intimi pensieri e cercare di comprenderli da parte di chi, profano, nemmeno immaginava esistesse una simile condizione, credo possa essere utile”.

Se cresci conigli non ti puoi aspettare che diventino leoni”. Questa frase è stata pronunciata da un carabiniere, poi sospeso, in merito al ragazzino di Gragnano che sembra fosse stato bullizzato e si è ucciso quache giorno fa, gettandosi nel vuoto. Lei ha vissuto episodi simili?

“Parliamo dell’infelice frase pronunciata dal carabiniere: innanzitutto, se proprio vogliamo esser precisi, la frase espressa in italiano corretto dovrebbe essere: “se allevi conigli non puoi aspettarti che crescano leoni”, e già questo ci dà un’idea della persona he l’ha pronunciata. Secondo poi, è tipico che certe discriminazioni e vessazioni vengano spesso fatte da chi crede, forse per il ruolo che riveste, di potersi permettere di giudicare. Certo che ho subito atti di bullismo, soprattutto bullismo “istituzionalizzato”, cioè da parte di persone che, stando dietro ad uno sportello o, per l’appunto, rivestendo un ruolo, hanno pensato bene di potersi permettere battute ironiche o, peggio ancora, insulti diretti.

Essere fermato ad un posto di blocco per un normale controllo e subire veri e propri interrogatori riguardo all’aspetto non conforme ai documenti, per esempio, è una cosa che mi creava problemi d’ansia ogni qualvolta ero costretto ad uscire, e moltissime volte ho assistito a scene in cui, anziché cercare di comprendere la mia condizione, mi facevano sentire oggetto di curiosità morbosa e di derisione. Se questo poi succedeva mentre ero in compagnia di qualche amica, cadevo in uno stato misto tra depressione e rabbia. Ho iniziato il percorso di transizione nel 1988 e ho avuto i nuovi documenti nel 2004, ed è quindi facile immaginare cosa ha significato per me vivere in un limbo per tutti quegli anni; ancora oggi nutro una marcata idiosincrasia per i simboli del potere”.

Quanto e cosa c’è ancora da fare per le persone LGBTQ+?

“L’unica possibilità che abbiamo è divulgare il più possibile la conoscenza dell’argomento. Parlarne tanto e soprattutto correttamente. Qualche passo in avanti è stato fatto, e rispetto agli anni ’70 e ’80, ora le persone transgender non sono più sole; per fortuna, esistono parecchie associazioni che intervengono in difesa delle persone T. Purtroppo mi rendo conto, parlandone spesso e con chiunque, che la non conoscenza è diffusa e spesso si fa molta confusione parlando di mondo LGBTQ+. Le persone trans sono in netta minoranza rispetto alle persone gay, e le nostre istanze sono completamente differenti. Siamo una minoranza nella minoranza e spesso veniamo strumentalizzati da chi, pur di ottenere bonus statali o accedere a bandi, accoglie frange trans, senza però dar loro reali possibilità di agire”.

Ritiene che l’Italia potrà fare di più, nel prossimo futuro?

“No, finché non verrà scritta e approvata una legge sull’identità di genere; e ora come ora, vista anche la situazione politica, la vedo davvero dura. Paesi come la Spagna, Malta, l’Islanda e altri, sono decisamente più avanti dell’Italia rispetto alle questioni di genere. Abbiamo assistito a quello che è successo riguardo alla legge Zan; addirittura, al tempo, insieme ad altre persone LGBTQ+, venni interpellato dall’onorevole Mara Carfagna per esprimere il mio parere sulle questioni di genere, e poi? Il nulla più totale. Sono quasi trent’anni che lottiamo per avere una legge e per riformulare la 164 (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1982/04/19/082U0164/sg) , ormai obsoleta: pare che ci sia sempre qualcosa più importante e urgente della tutela delle persone T”.

Vuole aggiungere qualcosa per i nostri lettori?

“Vorrei che “Camminavo rasente i muri” fungesse da input per voler conoscere di più la nostra condizione; un punto di partenza per entrare in un mondo, quello T, a tutti gli effetti straordinario. Nascere trans dà l’opportunità di decostruire il genere; rompere il binarismo imposto da una società che, da sempre, ha diviso il mondo in due: maschio o femmina. Così non è e, per fortuna, e non sono il solo a pensarlo. Confido molto nei giovani. Le nuove generazioni hanno una visione del mondo molto più ampia, e hanno capito che l’esistenza non è una linea dritta e definita dove ci stanno solo maschi e femmine, ma un cerchio dove possono e devono vivere tutte le possibili immaginabili ed inimmaginabili sfumature, senza che nessuno tolga nulla a qualcun altro.

I conigli possono diventare e sentirsi leoni”.

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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