bullismo

PASSERA’ LA RONDA ANTI ZAN-ZAN @ La Pillola Politica di MAVA FANKU’

Mava (Emyliù) Fankù canta con Milly “Passa la Ronda”

🌜Indorando la pillola di urticante ironia, questa volta parlerò delle caratteristiche che devono avere quegli LGBTXYZ che agognano l’accettazione da parte del regime (per ora occulto) dell’ex ammiccante venditrice di meloni … Gay e Trans destri, ad esempio, se vogliono andare in TV nelle trasmissioni preposte devono attaccare Gay e Trans liberi e politicizzati a sinistra, e il gay destro deve essere come minimo omofobo e contro le adozioni omogenitoriali, molto più di una destra Platinette, autodefinendosi possibilmente froxio con orgoglio anti-zAN-zAN.

Così come la trans di regime per palesarsi nei palinsesti destri & sinistri, deve continuare ad indossare la divisa di una dichiarata prostituta greve, magari di origine esotica (ogni allusione non è puramente casuale) che insulta le altre trans dignitose reclamanti i diritti, definendole “balene” per zittirle, con la stessa frequenza di una raffica di capre sgarbiane, anche se hanno un solo etto di troppo. Così come già avviene da quel conduttore che ricorda la marca di rasoi usa e getta Gillette (mi propongo come sponsor 😉 😎.

Insomma, il “si fa ma non si dice” del ventennio, si trasforma in “si può fare solo se lo dici in modo schifoso”… Come se al Grande Fardello, ad esempio, mandi una trans con delle lunghissime unghie scarlatte e attorcigliate come una pianta di peperoncini sul davanzale, cosa che procura repulsione (non solo) nella gente comune, allontanando così la persona “non conforme” in modo evidente da ogni pericolosa omologazione con la norma, per controllarla, tollerandola con disgusto.

Il gay poi, più sarà “malgioglio/lizzato”, cioè stucchevolmente effemminato come un’antica macchietta, in modo da rassicurare le ansiose mamme di regime con annessi bimbiminkia destri, e meglio sarà controllato, come un sottoprodotto della più vintage sotto kultura frociuese… Come a dire: “ecco amorino, quando andrai a scuola – o meglio a squola – e troverai un insegnante o un compagno o un bidello così, potrai ridergli in faccia e fargli una pernacchia, e lanciargli il biberon/cellulare con il saluto romano, anche se la checca sarà anziana, ti autorizza la mamma… Però mi raccomando tesorino, l’iPhone da duemila dollari che ti ha regalato papy, proteggilo nella custodia di acciaio tempestata di strass che ti ha regalato mamy…

No amorino, non sarai accusato di bullismo fascistoide, basterà indossare la mascherina nazionalista che la tua mamy ha nell’armadietto dell’alchimista… no amore, non quello che trasforma la cacca in oro… il contrario” :*

Mava Fankù

P.S. Stavolta con nome e cognome stretti stretti nell’estasi d’ammor!

FOTO dal Film FASCISTI SU MARTE di CORRADO GUZZANTI con da destra: ANDREA PURGATORI, BOH, CORRADO GUZZANTI, MARCO MAZZOCCA, PASQUALE PETROLO (LILLO)

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ELOGIO DELLA FOLLIA. PSICODRAMMA AL GRANDE FARDELLO @ LA POSTA DEL CUORE DI MAVA FANKU’

Alda Merini (“io sono folle, folle, folle d’amore per te“, recita il primo verso di una sua famosa poesia) è uno dei più alti esempi di follia elevata ad arte pura della parola.

Emyliù legge ALDA MERINI “Io sono folle”

Vittorio Gasmann (“Fa male il Teatro“, titolo di un suo spettacolo durante il quale recitai un monologo dal Trovarsi di Pirandello), grande depresso, e grande mattatore del Teatro Contemporaneo.

Ligabue (Toni el mat, lo chiamavano così), grande pittore e grande matto.

Carmelo Bene (Sono apparso alla Madonna, un suo paradossale aforisma), geniale filosofo neoavanguardista teatrale, era perlomeno borderline.

Vittorio Sgarbi (capra, capra, capra, interlocuzione che incrementa il suo fatturato per le risse televisive a pagamento), grande critico d’arte e primo vip della Tivvù, avrà almeno un disturbo narcisistico condito con greggi di capre in transumanza.

E via degenerando, fino ad arrivare all’esempio più infimo rappresentato dal “Grande Fratello” o, per meglio dire, “Grande Fardello”, che, dopo un inizio di anonimi aspiranti vips, è sempre stata una grande gabbia televisiva di disturbi della personalità, manifestati da così detti “vipponi“, ex personaggi delle spettacolo o pseudo tali, già tramontati o nel limbo del postmoderno influencerismo, più o meno mediocri, e più o meno fobici, come Pamela Prati (inventrice insieme ad altre del caso-psyco di Mark Caltagirone), che usa anche un suo presunto disturbo claustrofobico per aggiungere una nota psichiatrica più seria e generante umana pietas alla sua sindrome di diva del nulla.

E se la nostra Pamela (conosciuta negli anni d’oro del Pantheon, in una famosa piazza di Roma, ritrovo di artisti e aspiranti personaggini dello spettacolo) è una delle figure meno insulse là dentro, figuriamoci tale Gegia, che abbiamo scoperto essere laureata in psicologia (probabilmente con i punti Mira Lanza), o tale Ciacci, st(u)ilista modaiolo con la barba blu, che avrebbe scopiazzato un libro di Giò Stajano, tentando di coinvolgere la nipote in un finto litigio televisivo per venderne qualche copia… Stendiamo un impietoso velo.

E anche la spettacolare Elenoire Ferruzzi, una vera e propria installazione vivente di body-trans-art, con unghie ramificate come rossi peperoncini (così li ho definiti io e poi, subito dopo, la nostra nazional-popolare con aggiornamento post-modernista, Orietta Berti).

Insomma, questi svips, e altri ancora, si sono resi protagonisti di una vera e propria tele-bullizzazione verbale nei confronti dell’ex conduttore televisivo di Bim Bum Bam, volto noto negli anni 70-80, Marco Bellavia, che aveva manifestato agli altri inquilini della casa le sue fragilità emotive con conseguenti problematiche mediche, quali la depressione e gli attacchi di panico. Ma il suo confessato disagio psichico non è stato gradito dal cast di questa edizione e, probabilmente, neanche agli autori dello show che hanno consentito certe dinamiche, senza bloccarle subito (come era stato fatto in altre edizioni) per poi, una volta auto-eliminatosi il concorrente “guasto“, utilizzarle a vantaggio dell’audience del programma nelle puntate successive, facendo un vero e proprio processo in diretta televisiva, con tanto di condanne e sentenze.

Come dire che anche i disturbi psyco, diffusissimi in questi ambienti dove si mercifica l’esibizione della propria vita, spesso travagliata, o mostrata come tale, sono più o meno tollerati, in base alla spettacolarizzazione che il “personaggio” ne fa. A patto che non si esprima un disagio più clinico che televisivo. In passato, tale “Conte Filippo Nardi” manifestò serie problematiche nella gestione della rabbia, arrivando a spaccare elementi dell’arredamento della Casa del G.F. e rilasciando “confessionali” minacciosi per la sua astinenza dal fumo di sigarette che richiedeva in modo violento.

Ecco, questo passa, perchè fa gioco alle dinamiche del programma. Come l’uso terapeutico, quasi da gruppo di autoaiuto, che ne fece Lory del Santo in una passata edizione, quando decise di partecipare comunque anche dopo aver appreso del tragico suicidio del figlio. E tutti si prodigarono a sostenerla durante il percorso. ”

Ma alle esplicite richieste di aiuto di Marco Bellavia, che voleva continuare il suo percorso nel programma, anche se aveva momenti di visibile malessere, non solo sono rimasti quasi tutti indifferenti, ma hanno cominciato ad inveire contro di lui (“tu sei pazzo, ti devi far curare” – è stata l’illuminata diagnosi della psicologa Gegia – e “tu meriti di essere bullizzato” – gli disse carinamente Ginevra Lamborghini, sorella della più nota Elettra, poi eliminata per questo in modo esemplare, accusandolo di voler strumentalizzare il suo problema, e qualcuno insinuò persino che stesse recitando.

Il conduttore Signorini bisogna dire che, in questa occasione, è stato bravissimo a rendere accettabile persino l’inaccettabile, confezionando perbene anche questa ennesima bruttissima televisione, da lui stesso definita tale, come una lussuosa scatola di cioccolatini alla melma di cui il pubblico della tv trash è sempre ghiotto, servendoglieli con un consolatorio retrogusto di “io mi sento migliore di tutto questo”…

Mala tempora currunt… ed è così che questa edizione del Grande Fardello sarà ricordata come l’edizione più miserabile e, in questi tempi di guerre, carestie e pestilenze, probabilmente più seguita.

Mava Fankù

POESIE di ALDA MERINI interpretate da Mava (Emyliù) Fankù

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GIUSEPPE SCIARRA: IL MIO CINEMA, IL MIO IMPEGNO, LA MIA VITA

Photo @AntonellaDeAngelis

Se essere un regista non è facile, lo è ancora meno quando si trattano i temi sociali più scomodi e controversi. Giuseppe Sciarra, poliedrico e talentuoso movie director pugliese, arrivato al successo durante il lockdown 2020 con “Venere è un ragazzo”, corto dedicato alle dipendenze e al crossdressing, ha poi continuato la sua produzione con “Ikos”, opera cinematografica sul tema del bullismo, che ha dolorosamente vissuto sulla sua pelle. Ora, il regista è impegnato nell’organizzazione del festival online di corti LGBTQ+ “Gaiaitaliapuntocom Film Fest”, del quale cura la parte artistica.

Partiamo dall’inizio. Chi è Giuseppe Sciarra?

“Giuseppe Sciarra è un uomo di quasi quarant’anni, appassionato di cinema e ultimamente, anche di giornalismo. Sono una persona che cerca, che si tratti un lavoro artistico o di un articolo di giornale, di contribuire a sensibilizzare le persone su una verità, su una storia, su un accadimento che ritengo importante. Considero questo mio impegno come una missione, che da senso alla mia vita e mi permette di dare il mio personale contributo al mondo in cui viviamo”.

Il bullismo è qualcosa che ha vissuto personalmente. Cosa significa per lei subire bullismo?

“Questa è una domanda un po’ complicata a cui risponderò di pancia. Cosa significa per me subire bullismo? L’ho riscoperto recentemente, guardando i video di una trasmissione che detesto, il Grande Fratello, e che riguardavano uno dei concorrenti, Marco Bellavia. Ultimamente si è parlato molto di lui, e soprattutto del fatto che entrando nella Casa del GF aveva dichiarato di avere dei seri problemi di depressione. Le difficoltà di Bellavia non sono state però considerate nella giusta maniera e con la giusta importanza dagli altri abitanti della Casa. I media ne hanno parlato, il web si è indignato e ha chiesto l’espulsione di tutti i partecipanti: giustamente dico io, perché le immagini relative alla trasmissione che circolano su internet, sono veramente dure da digerire. Rivedendo il modo in cui Bellavia viene sbeffeggiato, umiliato, deriso e banalizzato nelle sue difficoltà dai coinquilini, ho riprovato sulla mia pelle il bullismo che ho subito da bambino. Essere bullizzati significa subire una violenza a tutti gli effetti, violenza che può essere psicologica come nel caso di Bellavia, ma anche fisica. E’ una violenza che ti rimane nell’anima, è come uno stupro: vieni violentato nella tua identità, vieni abusato e spesso con l’aggravante della superficialità. Il dramma del bullismo è proprio questo, cioé che le persone che lo agiscono a volte non si rendono neanche conto di quello che fanno, o addirittura ne sono inconsapevoli, pensando di non fare nulla di così grave, mentre invece devastano la vita degli altri con le loro azioni”.

La sua produzione artistica è molto diretta al sociale e ai diritti umani.

“Pur nascendo artisticamente in teatro, il caso ha voluto che mi appassionassi di cinema grazie a un grande regista: Ingmar Bergman. Vedendo i suoi film, sono rimasto talmente colpito da quello che raccontava e da ciò che mi suscitava, che mi sono detto: sarebbe bello fare come lui, raccontare delle storie per immagini. Così, ho iniziato a girare cortometraggi sperimentali, spesso non parlati, fatti solo di immagini e ispirati a un certo tipo di cinema, principalmente d’avanguardia. Mi piaceva il cinema inteso come flusso di coscienza, come immagine onirica senza una narrazione logica. Poi man mano, proseguendo nel mio percorso, ho cercato di fare un cinema più narrativo. Il primo esperimento è stato “Odiare”, nel quale ho trattato il tema del machismo; il passo successivo è arrivato con “Venere è un ragazzo” il corto che mi ha dato successo sul web durante la pandemia; poi, è arrivato “Ikos”, dove unisco cinema sperimentale e cinema narrativo per raccontare la mia personale storia di bullismo.

Quali sono i suoi progetti futuri?

“E’ in uscita una docuserie in sei puntate, che verrà trasmessa

su una importante piattaforma. Si intitola “L’ultima transizione: tra memoria e futuro”, in coregia con Natale e Trinelli, ed è un’ indagine giornalistica sul post Covid. Per realizzarla, abbiamo intervistato nomi importanti della politica e della cultura, come Silvia Garambois, Francesco Rutelli, Enrico De Masi, Flavia Fratello ed altri. Con loro, abbiamo affrontato vari temi in funzione del Covid: ad esempio i cambiamenti nell’economia, nella tecnologia, nel femminismo o nella green economy”.

Pensa che i diritti della comunità LGBTQ+ siano a rischio col nuovo governo Meloni, che si insedierà tra pochi giorni?

“Credo che i diritti acquisiti finora dalla comunità LGBTQ+, alla quale appartengo, siano intoccabili perché comunque tutelati a livello di comunità europea; per questo non credo che il governo Meloni potrà mettere a rischio quello che già abbiamo conquistato. Secondo me, il vero problema si verificherà sui diritti ancora da acquisire: su queste cose effettivamente il nuovo governo potrebbe intervenire, arrestando o rallentando il processo di evoluzione attuato di questi ultimi anni”.

Vuole dire qualcosa ai nostri lettori?

“Vorrei condividere l’esigenza di reagire a quello che sta accadendo in Italia a livello culturale. Viviamo in un Paese con grosse disparità sociali, dove la cultura è stata affossata, forse per renderci volutamente ignoranti. Ciò che vorrei dire ai lettori è che dobbiamo cominciare a riappropriarci di quello che ci è stato tolto a livello culturale da trent’anni a questa parte: con l’imbarbarimento dei programmi televisivi e con la convinzione che la cultura sia qualcosa da snob o da radical chic, e che basta apparire in tv per diventare qualcuno o per ottenere qualcosa, si è creato un danno sociale. Riappropriamoci della cultura, difendiamola e condividiamola, facendo capire alle persone che è una risorsa e una difesa”.

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

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Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù risponderà ai lettori del nostro magazine nella sua rubrica settimanale "La posta del cuore".  Niente sfuggirà al suo giudizio, tagliente ma mai cattivo, e a chi scriverà elargirà i suoi consigli per cuori feriti, timidi, birichini , tachicardici e brachicardici.

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Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

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PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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