1 Marzo 2024

antifascismo

2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA. SANDRO PERTINI E IL FASCISMO “L’ANTITESI DI OGNI FEDE POLITICA”

In occasione della Festa della Repubblica, proponiamo ai lettori un breve intervento del Presidente Sandro Pertini, intervistato sulla libertà di espressione. Nel video, il compianto capo dello Stato definisce il fascismo come “l’antitesi delle fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui“. Parole preziose da custodire e praticare per arginare l’intolleranza e la violenza che, troppo spesso, emergono prepotentemente nella nostra epoca.

Video YouTube @cittanet

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PAROLE, FATTI E MISFATTI SULL’ANTIFASCISMO DEL POST 25 APRILE @ I PENSIERINI POLITICI DI MAVA FANKÙ

Ascolta il podcast dell’articolo dalla voce di Mava Fankù

E così anche questo 25 Aprile – che pare una tortura per taluni – è passato! Ma a differenza di tutte le altre volte, non è stata solo una formale celebrazione in cui, dalla più alta carica dello stato in giù, si onora la memoria della Resistenza al Nazifascismo e la sua sconfitta, acclamando la vittoria della Democrazia su un regime dittatoriale. Almeno questo dovrebbe essere il senso.

Ma mentre le altre volte c’era un fuggi fuggi generale delle destre, con sbrigative dichiarazioni del genere ”non abbiamo nulla da festeggiare”, questa volta, essendo il governo composto dalle destre, in bella mostra come belle statuine dietro il Presidente Mattarella sulla scalinata del Vittoriano, sono stati tutti costretti, non solo a presenziare, ma a rilasciare dichiarazioni più o meno diplomatiche sul senso di questa fondamentale giornata della Storia d’Italia.

Facile dire che in tutto questo ritrarsi e moderarsi (per non dire camuffarsi) per la propria carica istituzionale, l’unico rappresentante dello Stato che ha conclamato il suo antifascismo è stato il nostro Presidente Sergio Mattarella, recandosi in quel di Cuneo (medaglia d’oro per la Resistenza) per onorare le tante vittime del nazi-fascismo.

Il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni ha scritto una lettera aperta al Corriere della Sera in cui si dissocia da quel che è stato il Fascismo storico, ma come al solito non cita mai una parola che sembra non faccia parte del suo vocabolario: antifascismo.

E su questo la neo-segretaria del Partito Democratico d’opposizione Elly Schlein, la sta riprendendo, confermandosi una scelta felice, non facendogliene passare una inosservata.

Segue La Russa che questa volta non si è potuto esimere dal presenziare, per obblighi istituzionali, ma con un gioco di parole illusionistiche, alla provocatoria domanda di un giornalista su cosa rappresenti per lui il 25 Aprile, risponde che è il giorno in cui è stato sconfitto il fascismo.

Che detto così porrebbe essere interpretato “anche” come un suo cruccio per una sconfitta politica. Quindi pure stavolta se l’è cavata sgattaiolando sornionamente.

Mentre il presidente della Camera Fontana, ha preso la palla al balzo attaccando duramente un episodio accaduto a Napoli: nei luoghi simbolo della Resistenza sono stati affissi dei manifesti elettorali capovolti a testa in giù di Meloni, La Russa, dei ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Altro furbesco escamotage per eludere la domanda di rito.

Ma questo continuare a ripetere ossessivamente la stessa retorica domanda “lei è antifascista?” a chi ovviamente antifascista non può essere, consentendo “loro” di continuare il gioco del nascondino, a cosa può servire se non a distrarre l’attenzione dalla vera questione?

La vera questione, secondo la mia elementare opinione, è che bisognerebbe smetterla di offrire dei facili alibi vittimistici, usando ancora termini obsoleti come “fascismo” e “antifascismo”; mentre si troverebbe un riscontro più concreto adoperando un altro termine più attuale: “anti-democratico”.

E alla domanda “lei è anti-democratico?” non ci si potrebbe proprio sottrarre.

Ed è con questo termine che la nostra casta di governanti dovrebbe sempre confrontarsi come cartina al tornasole ad ogni nuova azione, che sia una legge, piuttosto che una vicinanza politica con un altro capo di Stato.

E se una legge non soddisfa i requisiti richiesti dalla nostra DEMOCRAZIA, non dovrebbe proprio passare automaticamente. Così come non ci si dovrebbe avvicinare politicamente ad un altro Stato che DEMOCRATICO non è.

E dopo una sola azione anti-democratica si dovrebbe essere espulsi dal Governo di uno Stato la cui Costituzione è un inno alla DEMOCRAZIA.

Ogni riferimento a fatti e persone NON è puramente casuale.

Questo ci terrebbe al sicuro più di un commemorativo 25 Aprile (formalmente e nemmeno tanto) antifascista.

Elementare Mava Fankù

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LA RICETTA ANTIFASCISTA DI CHEF VENIO PER IL 25 APRILE. STAFFETTE TRICOLORI

Questo è un piatto semplice, per festeggiare la Liberazione da un cancro che ancora genera metastasi. Le staffette tricolori vogliono essere un omaggio al sacrificio delle nostre staffette partigiane, un tributo a loro“. Chef Venio

PER LA PASTA

250 g di semola rimacinata
100 g concentrato di pomodoro
150 ml di acqua
un pizzico di sale

Mettere tutti gli ingredienti insieme e impastare fino ad ottenere un panetto che poi lasceremo riposare per 20 minuti circa.

Il panetto di pasta da ottenere

Fate dei cordoni e tagliateli a forma di cubo, con cui poi faremo le staffette tricolori. Questi cilindri di pasta poi li schiacceremo con l’aiuto di un coltello dalla punta arrotondata per ottenere il risultato in figura:

Le staffette pronte per la cottura

PER IL CONDIMENTO

200 g di broccoli
2 filetti di acciuga
2 spicchi di aglio
2 mandorle sgusciate
1 noce di burro
qualche goccia di limone
Sale e pepe.
olio extravergine di oliva

Sbollentare i broccoli e tagliarli a pezzetti.
In una padella far rosolare l’aglio, aggiungere le acciughe e farle “sciogliere”.
Aggiungere i broccoli, salare, pepare e aggiungere qualche goccia di limone (ci aiuterà a non far scurire I broccoli nel passaggio successivo, oltre che ad esaltare il sapore).
Togliere una piccola parte dei broccoli e frullare il resto con la noce di burro.
Se si ottiene una salsa troppo ristretta, potete aggiungere un po’ di acqua, preferibilmente di cottura.
Mettere la pasta a cuocere, avrà bisogno di 3-5 minuti se viene preparata all’ultimo momento, altrimenti più la pasta essicca e più tempo avrà bisogno per cuocere.
Mettere un po’ di crema nel fondo del piatto, spolverare con del parmigiano.
Saltare la pasta con i broccoli lasciati da parte e impiattare, chiudere il piatto con della burrata e qualche scaglia di mandorla. Buon appetito e buona Liberazione!

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VERSO IL 25 APRILE. LE ANTIFASCISTE: NILDE IOTTI

La “Signora della Repubblica” sorride al visitatore nella Galleria delle Donne, uno spazio creato dalla ex Presidente della Camera Laura Boldrini, dove hanno trovato posto le foto delle donne politiche che hanno fatto l’Italia repubblicana. Nilde Iotti, a cento anni dalla nascita, conferma l’attualità della sua figura di donna e di politica, divenendo un’icona del nostro tempo. Lottatrice, rigorosa, anticonformista, animata da un profondo senso della storia e della giustizia, Nilde ha lasciato in eredità una lezione politica che si offre in tutta la sua forza ed esemplarità, ed il suo lascito è patrimonio di tutte e tutti.

Nilde Iotti ha rappresentato quella generazione di donne che ha costruito l’Italia repubblicana e ha lottato per l’uguaglianza e i diritti della donna nella società, nella politica, nel lavoro e nelle professioni, tema ancora attuale soprattutto oggi, in un momento di crisi in cui tutte le conquiste e i diritti, ma in primo luogo quelli femminili, sono minacciati da un regresso generale.

La “questione femminile” in Italia, così come tutta la vicenda umana e politica di Nilde Iotti, è strettamente legata alla storia del PCI, intrecciata a sua volta alla storia dell’Italia repubblicana. E che la Iotti ha accompagnato per tutta la vita: da giovane, attivandosi nella Resistenza antifascista come responsabile dei “Gruppi di difesa della donna” a Reggio Emilia e, dopo la Liberazione, come segretaria dell’UDI, Unione Donne Italiane.

Nilde si era fatta interprete di quella coscienza civile e politica che le donne, dopo secoli di esclusione dalla vita pubblica e dopo vent’anni di dittatura fascista, iniziavano a manifestare.

In foto: Nilde Iotti presidente della Camera

Nel 1946, venne eletta dapprima al Consiglio Comunale di Reggio Emilia, e poco dopo anche nell’Assemblea Costituente: a 26 anni divenne la più giovane “Madre Costituente”, mettendosi al servizio del Paese in quell’esperienza che lei stessa considererà come la più importante del suo percorso politico.

Pur non avendo vissuto l’esilio, la prigionìa, i campi di concentramento, come alcune sue colleghe più anziane, Nilde fu animata tutta la vita dallo stesso spirito di dedizione alla politica, nobilmente intesa come “servizio”.

Dopo il Referendum del 2 giugno 1946, grazie al quale per la prima volta le donne italiane esercitarono il diritto di voto, la giovane Nilde Iotti divenne deputato alla Camera: da quel momento iniziò il suo legame sentimentale con Palmiro Togliatti, Segretario e guida storica del Partito Comunista Italiano. Era accanto a lui quando, uscendo dalla Camera, Togliatti subì un attentato, un fatto violento che si inseriva in un clima politico e sociale molto teso, accaduto appena tre mesi dopo le prime elezioni politiche della storia repubblicana.

Ed era ancora accanto a Togliatti ai funerali delle vittime dell’eccidio delle fonderie di Modena nel 1950, dove la polizia aveva aperto il fuoco verso gli operai che manifestavano contro i licenziamenti; e sempre insieme, decisero di aiutare la famiglia di uno degli operai uccisi, il ventenne Arturo Malagoli, di cui poi adottarono la sorellina, Marisa Malagoli Togliatti.

Dal 1967 in avanti, Nilde Iotti ha sostenuto la causa del divorzio, si è battuta per una famiglia non più gerarchica ma paritaria, per il riconoscimento dei figli illegittimi, per il diritto della donne all’interruzione della gravidanza, per la pensione alle casalinghe, per una legge contro la violenza sulle donne: tutte conquiste che hanno qualificato quegli anni e che oggi rischiano di essere messe in discussione, esattamente al pari di quelle del lavoro e dello Statuto dei Lavoratori .

Nilde è stata la prima donna nella storia parlamentare italiana, eletta alla Presidenza della Camera, nel 1979. Il suo discorso d’insediamento fu una forte dichiarazione di tutto il suo impegno nella causa ell’emancipazione femminile: “[…] Io stessa, non ve lo nascondo, vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne, che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro mancipazione.”.

Rieletta poi Presidente della Camera ancora due volte e per tredici anni, fino al 1992, ricoprì con grande prestigio quell’incarico, segnalandosi per grande capacità di equilibrio, di mediazione e di saggezza. Con quello stesso stile fatto di rigore e di eleganza, che tanto aveva colpito Togliatti, Nilde si distinse anche nella sua richiesta di dimissioni dal Parlamento, agita per motivi di salute nel 1999, uscendo di scena in punta di piedi, tra l’applauso unanime e ammirato dell’intero schieramento parlamentare. Queste le sue parole, rivolte al Presidente Luciano Violante: “Caro Presidente, lascio con rammarico, dopo oltre cinquanta anni di lavoro, il mio incarico di parlamentare. Mi auguro che lo spirito di unità per cui mi sono sempre impegnata prevalga nei confronti dei gravi pericoli che minacciano la vita nazionale. Ti ringrazio per la cortesia che mi hai usato”.

Un ritratto di Nilde Iotti

E quale migliore conclusione, se non quella dell’ascolto delle sue stesse parole? “Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita sociale e restituita ad una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità di donna e di cittadina“. (dal discorso all’Assemblea Costituente, 1946”)

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LA MUSICA DI BANDAJORONA TRA RESISTENZA, ANTIFASCISMO E MEMORIE DI ROMA

In copertina: photo @Georgiana Acostandei

Cantautrice e vicepresidente della sezione ANPI Maturano Medelina di Roma; attivista politica da sempre e da oltre vent’anni sul palco, Bianca La Jorona ci parla dell’essenza e dell’evoluzione della sua musica, intesa come veicolo di trasmissione dei valori della memoria e dell’antifascismo.

Chi nasce a Roma resta inevitabilmente permeato dallo spirito della sua città: nella BandaJorona (Bianca Giovannini “la Jorona” – voce; Felice Zingarelli “FelynX FX” – virtual instruments; Francesco Berrafato – organetto), il folk e il neo-folk di matrice capitolina incontrano l’elettronica abbracciando testi che spaziano dal sociale al privato e dal politico al popolare, dando vita a un progetto innovativo ed eclettico, a chiara impronta femminile“. BandaJorona si presenta così: un progetto musicale di oltre vent’anni dedicato a Roma, ai suoi eroi spesso sconosciuti, alla sua unicità in tutti gli aspetti sociali, alla sua memoria storica, ai suoi martiri per la Resistenza. L’attività di ricerca costante, l’apprezzamento di critica e pubblico e le performance artistiche sempre originali inseriscono il gruppo di diritto tra i maggiori esponenti della Nuova Canzone Romana, con la stessa caparbia intenzione di sempre: cantare ancora la realtà di questo nostro frastagliato presente.

La traghettatrice – come ama definirsi – verso la produzione musicale è Jorona, donna dalla forte personalità, fondatrice e storyteller del gruppo.

LA MUSICA DELLA RESISTENZA CONTRO OGNI FASCISMO

Mentre la petizione aperta su Change.org per chiedere le dimissioni del presidente del Senato Ignazio la Russa dopo le dichiarazioni su via Rasella, si attesta a oltre 60 mila firme raccolte in soli tre giorni, la Jorona, sabato 1 aprile, ha portato la musica della Resistenza presso la libreria indipendente Blue Room, che è anche sportello ANPI sezione Marturano Medelina nel municipio VII di Roma: “in ricordo dei martiri delle Fosse Ardeatine, insieme abbiamo creato bellissimi e intensi momenti di antifascismo militante“, ha dichiarato la cantautrice.

Bianca La Jorona, cos’é per lei l’antifascismo?

“Ispirandomi a Pasolini, posso dire che il fascismo per me, oggi, è composto da molti elementi: dal machismo, per esempio; dall’essere forti coi deboli e deboli coi forti; dall’essere contro, a prescindere, da chi è diverso. Basta guardare il video seguente per capire bene di cosa sto parlando”.

Quali sono i prossimi progetti?

Quella del 1 aprile è solo la prima di tutta una serie di iniziative che stiamo portando avanti nel VII municipio, in attesa del 25 aprile. Con la musica, l’arte, la gioia, la memoria storica e un percorso collettivo abbiamo organizzato, assieme alle sezioni ANPI del VII, un grande corteo per sabato 15 aprile, a ricordo del rastrellamento del Quadraro (17 aprile 1944), con alla fine una performance musicale. Poi, sabato 22 aprile faremo una passeggiata della Memoria nell’area compresa tra San Giovanni e la stazione Tuscolana, per approdare infine al 25 aprile, dove Banda Jorona suonerà sul palco di Porta San Paolo in attesa del corteo”.

photo @Maria Grazia Umbro

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NETTUNO: ADUNATA FASCISTA. ANPI E PD: SI VIETI IL RADUNO

La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica italiana recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”.

Nettuno, 25 marzo 2023. A un giorno dal ricordo delle vittime delle Fosse Ardeatine, si tiene un’adunata fascista. Questo il comunicato col quale i militanti di Azione Tradizione hanno annunciato il raduno sul proprio sito: “Sabato 25 marzo ci vediamo al Campo della Memoria di Nettuno (RM) per onorare con una commemorazione l‘anniversario del 23 marzo. L’occasione sarà dedicata anche alla celebrazione dei trent’anni del Campo, sacrario dove riposano i Leoni del Barbarigo ed i giovani eroi che difesero Roma dallo sbarco angloamericano. La memoria si onora con l’azione“.

Non sembrano pervenute comunicazioni da parte della maggioranza di Governo; ANPI Nettuno e PD, hanno invece alzato gli scudi contro la manifestazione, che viola palesemente la Costituzione. Così si è pronunciata l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani: “”Apprendiamo che il prossimo 25 marzo presso il Campo della Memoria di Nettuno si svolgerà una iniziativa per commemorare l’anniversario del 23 marzo 1919, data in cui vennero fondati da Benito Mussolini i Fasci  di Combattimento.  Riteniamo inaccettabile che venga concessa l’autorizzazione a svolgere tale manifestazione rievocativa del fascismo e chiediamo alle autorità competenti di intervenire per impedirla e perseguire i promotori in base alla legge Scelba che punisce le esaltazioni di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo. Nettuno, città Medaglia d’Oro al Merito Civile per le sofferenze subite dalla popolazione durante l’occupazione nazifascista e per il contributo dato alla Lotta di Liberazione non deve e non può essere teatro di simili manifestazioni”

Si tratta quindi di nostalgici o dell’espressione di insofferenza verso la Repubblica di quanti si sentono autorizzati ad alzare la voce e i toni, repressi dall’applicazione delle norme costituzionali? Solo ieri la Presidente del Consiglio, alle Fosse Ardeatine, definiva i caduti “uccisi perché italiani”, frase che però andava strutturata diversamente: “uccisi perché italiani antifascisti”. Forse si è dimenticato che la lista venne scritta da Kappler e dall’allora questore fascista di Roma, Pietro Caruso, in base all’etnia ebraica e alle scelte politiche antifasciste?

In tutto ciò, rimane il faro del Presidente Mattarella, che nonostante il peso degli anni e la fatica, sembra determinato a rappresentare e proteggere un Paese che, purtroppo, sta dimenticando di essere nato dal sangue di chi ha dato la vita per esso.

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22

Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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EMYLIU' SPATARO

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

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Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù cura attualmente due rubriche, La Pillola Politica e I Pensierini di Mava, elzeviri su temi vari che ispirano la nostra signorina agèe, da poco anche in video, oltre che in podcast, oltre che in scrittura.

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Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione. Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma

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VENIO SCOCCINI

Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

ROSELLA MUCCI

Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno

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