ABORTO

LA CONSULTA DELLE DONNE DI CIVITAVECCHIA: UN FARO PER TUTTE LE DONNE

Con la Consulta delle Donne di Civitavecchia, continua il viaggio del nostro magazine nella realtà dei centri antiviolenza e degli spazi dedicati alle donne. Amelia Ciampa, femminista storica e presidente della Consulta, ha risposto alle nostre domande, parlando di impegno, di lotte e di difficoltà, ma senza mai perdere il sorriso.

Murale sulla parete della sede della Consulta

La targa fuori del cancello di via Fusco 1 a Civitavecchia indica chiaramente l’ubicazione della Consulta delle Donne. I locali sono spartani ma accoglienti, come le donne che li animano: qui si ascolta e si cerca di trovare insieme una via d’uscita per le donne che subiscono violenze, di qualsiasi tipo. Con la concretezza che le è propria, la presidente Amelia Ciampa individua exit strategies per ognuna, sempre che la donna sia decisa: con lei collaborano psicologhe, operatrici, attiviste e la storica avvocata della Consulta, la dottoressa Angela Pinti. Un team attivo e reattivo, situato sul litorale laziale settentrionale, che accoglie un bacino di utenza che arriva fino ai monti della Tolfa e oltre.

Amelia Ciampa, come nasce la Consulta delle Donne e a quali richieste risponde e ha risposto?

La Consulta delle donne nasce nel giugno del 1988, a seguito di una delibera del Comune di Civitavecchia. La giunta del tempo volle infatti affidarci il servizio telefonico dedicato alle donne. Naturalmente, la strada per giungere alla formazione della nostra associazione così come è oggi è stata lunga, ed è un percorso che moltissime donne hanno compiuto, dando poi vita, per esempio, ad altre associazioni simili. Quindi, tornando alla domanda, la Consulta nasce come una sorta di faro per tutte le donne. Ci siamo impegnate molto nelle loro istanze: basti ricordare le lunghe battaglie combattute insieme negli anni ’70 e ’80 per il divorzio e l’aborto. Un altro grande traguardo riguarda i consultori, quello di Civitavecchia fu fondamentale non solo perché significava avere un luogo fisico dove richiedere servizi dedicati, ma anche per poter dare vita a gruppi e discussioni sulla propria identità, attraverso l’autocoscienza. Le lotte femministe e i consultori sono stati quindi i capisaldi che hanno dato forza alle donne per andare avanti sulla strada dei propri diritti, riconquistandoli uno ad uno, cosa che andrebbe ricordata perché quello che oggi ci sembra normale avere, è stato conquistato con le lotte del passato”.

Amelia Ciampa al centro e l’avvocata Angela Pinti, a destra

Quali sono e quali sono state le difficoltà incontrate nel portare avanti la Consulta delle donne?

“Vorrei iniziare col dire che, soprattutto all’inizio, abbiamo lavorato su tre aree di intervento: la prima, far fronte alle separazioni e ai divorzi, e quindi mettere a disposizione assistenza legale alle donne che si rivolgevano a noi per chiudere il loro matrimonio. Al servizio legale abbiamo affiancato sempre un sostegno di carattere psicologico, affidato via via a psicologhe in grado di poter sostenere la donna, ascoltarla, e aiutarla nel difficile percorso che è la separazione, perché con questa decisione tutto cambia e spesso si trovano ad affrontare problematiche più grosse di loro, come il rapporto coi figli, la trasformazione della propria vita, il cambiamento economico e così via. Parlando del nostro secondo ambito di intervento, man mano che ci siamo consolidate, abbiamo operato sulla prevenzione della violenza di genere e la lotta contro gli stereotipi, dando vita a moltissimi convegni che ogni anno aumentano in qualità e quantità. Naturalmente, queste cose non sono state semplici da portare avanti, prima di tutto perché ci siamo confrontate con le difficoltà logistiche relative alle sedi, alle.autorizzazioni, alla ricerca dei relatori; tuttavia, queste stesse difficoltà si sono rivelate la forza per poter migliorare . Infine, a partire dal 2000 abbiamo anche realizzato un nuovo modo di porci all’ascolto delle donne che si rivolgevano a noi, oltre ai colloqui individuali. Sono nati così i gruppi di auto mutuo aiuto, il nostro terzo settore di intervento, gruppi che tutt’ora portiamo avanti con successo. Attualmente i gruppi sono due, e il confronto e il sostegno all’interno dei gruppi è molto alto, perché con la propria esperienza ognuna può aiutare l’altra a superare un momento critico. Per finire, non mancano le difficoltà economiche e quelle legate alla sede: siamo state spesso sfrattate dallo stesso Comune che ci aveva affidato i locali, ma questo nel nostro Paese, sembra essere normale”.

Quali sono i vostri progetti futuri?

“Nei nostri progetti per il futuro c’é la volontà di continuare con caparbietà: siamo una piccola associazione che però è grande nell’affrontare problematiche, disagi e sofferenze delle donne. Certo, mettere mano alla violenza tutti i giorni è un compito gravoso, ma allo stesso tempo ci da la forza di continuare e di sentire che stiamo facendo qualcosa di veramente utile per le donne e per chi è più fragile.

Quest’anno, dopo due anni di pandemia che hanno bloccato tutte le attività, abbiamo ripreso i nostri appuntamenti con l’esterno: sia, come dicevo prima, attraverso i gruppi di auto mutuo aiuto, e poi con la preparazione di uno spettacolo in programma per il 25 novembre, che vorremmo affiancare con un convegno su tematiche di genere”.

Da sinistra a destra: Rosa Copponi, responsabile attività on line; Amelia Ciampa, presidente della Consulta; Antonina Furriolu, tesoriera e Carmela Piserchia, vicepresidente

Cosa si sente di dire a una donna che subisce violenza ma che ha paura di denunciare o di affidarsi a una struttura?

“Tutte le donne hanno paura di denunciare perché la paura è pregressa. La paura è la prima emozione che arriva per qualsiasi tipo di violenza, che sia psicologica oppure fisica; la donna è sopraffatta da chi è più forte di lei, è umiliata e naturalmente, teme tutte le conseguenze di una denuncia. Ricordiamoci poi che scrivere una denuncia è complicato, perché deve essere circostanziata affinché possa funzionare bene in sede legale. E’ poi evidente che le donne temano il momento della denuncia perché subentra il timore di chi accoglierà le loro sofferenze: saranno persone preparate e sensibili? Queste sono le prime domande che si pongono; dopo, bisognerà spiegare in cosa consisterà l’intervento dei servizi sociali o della CTU, se saranno necessari. Personalmente, inizierei con un percorso di ascolto, di crescita e di consapevolezza su ciò ciò che sta accadendo e che sta cambiando. Qualora poi la donna manifestasse il desiderio di chiudere la relazione, noi la sosterremmo in tutte le fasi possibili di questo percorso, che non è assolutamente semplice. Infine, penso che la presenza di associazioni a sostegno delle donne è un supporto che dovrebbe essere molto più sostenuto dalle istituzioni e dall’impegno di chi governa il Paese”.

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UNA RAGAZZA DI VIA DEL GOVERNO VECCHIO. ARGIA SIMONE E IL CENTRO ANTIVIOLENZA “MARIA MANCIOCCO”

Argia Simone, ovvero l’anima del centro antiviolenza “Maria Manciocco” di Labico, in provincia di Roma. Le lotte femministe, l’impegno, l’esperienza trasmessa alle altre donne, i progetti. Inizia con questo servizio una serie di speciali dedicati ai centri per le donne, in attesa del 25 novembre.

Daniela Rippa, vicepresidente APS Socialmente Donna

Per chi arriva a Labico, piccolo comune in provincia di Roma, trovare il centro antiviolenza “Maria Manciocco” è abbastanza semplice. Si trova alla sinistra del Palazzo Comunale, lungo una salita. Bisogna varcare un cancello in ferro ed eccoci arrivati, in una struttura molto bella, col pavimento in cotto e il soffitto a travi. Prima, in questi locali c’erano gli uffici comunali; poi, grazie alla lungimiranza e all’impegno delle giunte, è arrivato il centro antiviolenza, un centro di supporto alla genitorialità e altre associazioni che si occupano di sociale.

La sala di attesa e attività del centro antiviolenza

Il centro antiviolenza è gestito dalla APS Socialmente Donna, che cura l’accoglienza e l’analisi della domanda delle donne che giungono al Maria Manciocco, come ci dice Daniela Rippa nel video, spiegandoci anche quali professionisti operano nel centro.

GUARDA IL VIDEO PER ASCOLTARE LA RISPOSTA DI DANIELA RIPPA, VICEPRESIDENTE APS SOCIALMENTE DONNA

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Daniela Rippa, vicepresidente APS Socialmente Donna

Argia Simone, presidente dell’associazione APS Socialmente Donna e responsabile del centro antiviolenza “Maria Manciocco” di Labico. Qual è la differenza tra i tempi del femminismo che lei ha vissuto e i tempi moderni? Secondo la sua opinione, cosa si è perso e cosa si è guadagnato?

“Intanto, si è perso quel lavoro certosino attraverso il quale ogni pezzetto, ogni singola unità era legata all’altra, e che appartiene all’inizio del femminismo. Con questo intendo dire che questo lavoro di “cucitura” tra le varie anime è stato importantissimo per la creazione del movimento femminista. All’inizio si verificò uno scontro, che ho vissuto in prima persona, e che avvenne soprattutto nelle forze politiche di sinistra, tra le donne che si riconoscevano nei movimenti femminili partitici e le donne che del femminismo avevano già ereditato ciò che veniva dai Paesi stranieri. Ci fu una grossa lotta, perché le donne che avevano abbracciato da subito la strada del femminismo avevano una cultura avanzata, fondata però sulla teoria; le donne che invece facevano più riferimento ai movimenti politici, vivevano il femminismo più sul piano pratico, quindi stando in mezzo ai problemi delle donne, alle loro tematiche e alle cose materiali da risolvere”.

Argia Simone e Giulia Lorenzon

Ha dei timori riguardo alla legge 194, proprio in virtù dell’imminente cambio di governo?

“Timori sicuramente ce ne sono, tenuto conto delle posizioni di queste destre, soprattutto perché si ispirano ad altre esperienze europee, come ad esempio a quelle dell’Ungheria e della Polonia, per non parlare degli Stati Uniti e di quello che è successo ultimamente a proposito di IVG. Per questo motivo, sono fortemente preoccupata, perchè applicare alla lettera la legge 194, come dichiarato da Meloni, vuol dire probabilmente aumentare ancora di più l’obiezione di coscienza, non solo da parte dei medici, ma anche da parte delle strutture preposte. Abbiamo già visto cosa è successo con la RSU486 (pillola abortiva ndr) nelle Marche e nelle altre regioni a governo di destra. Credo che sia importantissimo reinserire l’assemblea delle donne dei consultori, che era il cardine della gestione del consultorio, ossia era l’organismo che ne dettava la linea politica ed era garante dell’applicazione della 194, dell’accesso alla contraccezione agli adolescenti, della mediazione familiare intesa come il seguire la famiglia in alcuni momenti importanti per accompagnarla, senza dissuaderla, a una scelta veramente consapevole, dando alla donna il diritto assoluto all’autodeterminazione. Mediazione totalmente diversa da quella prospettata da Pillon, che era un prodotto delle destre”.

Come nasce il centro antiviolenza “Maria Manciocco” di Labico?

“Partiamo anzitutto dall’intitolazione, fatta in ricordo di una donna vittima di femminicidio nel nostro territorio, precisamente di Segni. E’ un lungo percorso quello fatto dalla nostra associazione per giungere al traguardo del centro antiviolenza. Siamo nate nel 2011 come associazione Socialmente Donna, e nel 2013 abbiamo presentato un progetto assieme all’associazione Ponte Donna, chiamato “Il Filo di Arianna”: si trattava di uno sportello itinerante che abbracciava la nostra presenza fissa in 3 comuni del distretto. Questa attività è andata avanti per diversi anni; voglio anche precisare che non accogliamo solo le donne di questo distretto sociosanitario, anzi, siamo attive soprattutto con quelle che hanno remore a presentarsi nel loro territorio, e cercano invece una struttura che le tenga ancora di più nell’anonimato. Pian piano abbiamo ottenuto una sede dal comune di Labico, dove abbiamo iniziato la nostra attività di centro d’ascolto, fino ad arrivare al centro antiviolenza inaugurato il 25 novembre 2019, dove siamo oggi, e sempre messo a disposizione dal comune di Labico col quale abbiamo un ottimo rapporto. Quando abbiamo iniziato la nostra attività, l’amministrazione politica non era la stessa di oggi, ma questo non è stato un impedimento all’accoglienza delle nostre richieste. Il centro antiviolenza è aperto tutti i giorni di mattina, e due pomeriggi fissi: abbiamo anche un numero h24 a cui ci si può rivolgere, e siamo ovviamente a disposizione anche in altri giorni e orari per venire incontro alle esigenze delle donne e delle istituzioni”.

Infine, un’ultima, provocatoria domanda. E’ vero che le donne, per essere accolte dai centri antiviolenza, debbono essere per forza di sinistra e avere la loro tessera di partito?

GUARDA IL VIDEO PER ASCOLTARE LA RISPOSTA

La direttrice del magazine, Stefania Catallo intervista Argia Simone

LA PAROLA ALLA POLITICA. ASCOLTA GIULIA LORENZON, ASSESSORA AL COMUNE DI LABICO ELETTA CON LA LISTA CIVICA LABICO BENE COMUNE

L’assessora Giulia Lorenzon

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FOCUS CONTRACCEZIONE. LA SITUAZIONE NEL LAZIO

Sarà stato per l’infuocata discussione tra un’attivista di Non Una di Meno e Boldrini, filmata e rimbalzata sul web lo scorso 28 settembre, durante il corteo per l’aborto libero e gratuito; sarà che le proteste di piazza stanno finalmente dando frutto; sarà che siamo vicini alle elezioni regionali, e quindi si lavora di propaganda; forse si tratta solo delle ipotesi di chi scrive, ma fatto sta che venerdì 30 settembre, durante una riunione tra i vertici della Regione Lazio e il Coordinamento delle assemblee delle donne e delle libere soggettività dei consultori, si è parlato della concreta possibilità di distribuire anticoncezionali gratuiti alle ragazze tra i 15 e i 19 anni, attraverso un protocollo sperimentale.

L’IMPEGNO DELL’ASSESSORE ALLA SANITA’ DEL LAZIO

Le parole di Gabriella Marando, del Coordinamento dei consultori, sono molto chiare: “L’assessore D’Amato si è impegnato per trovare i fondi per la contraccezione d’emergenza gratuita per le giovani tra i quindici e i diciannove anni, si tratta di pillola del giorno dopo e pillola anticoncezionale I consultori saranno inoltre ampliati con l’introduzione di ecografi e sarà garantita la distribuzione della pillola abortiva RU486. Saranno apposte delle targhe fuori dagli edifici per informare della presenza dei consultori, insieme agli orari. Sarà inoltre potenziato il personale, che in molti edifici è ridotto all’osso, non permettendo di fatto lo svolgimento del lavoro“.(https://www.fanpage.it/roma/nel-lazio-pillola-abortiva-e-anticoncezionale-gratuita-per-le-ragazze-da-15-a-19-anni/). Il tavolo di lavoro, attivo da circa quattro anni, non aveva finora visto la partecipazione dell’assessore alla Sanità, sostituito da altre figure. Ma il 30 settembre D’Amato ha presieduto, e ha dichiarato: “Chiederò al consiglio regionale di inserire un apposito capitolo di bilancio per questo”.

I COSTI DELLA CONTRACCEZIONE FEMMINILE

La pillola del giorno dopo, ovvero la contraccezione di urgenza, che permette di evitare la gravidanza se assunta tempestivamente, ha questi costi, riferiti ai due farmaci più diffusi:

Norlevo, euro 16,56 con assunzione entro le 72 ore;

EllaOne euro 26,83 con assunzione entro le 120 ore, che rappresenta la prima scelta perché di maggior efficacia a parità di effetti collaterali.

La pillola contraccettiva è stata invece introdotta a pagamento dalla ministra Lorenzin, allora alla Sanità, durante gli anni 2013/2018, e ha un costo compreso tra i 12 e i 15 euro. In alcuni casi, rivolgendosi ai consultori, è possibile averla gratuitamente.

Se i prezzi possono sembrare contenuti, bisogna però tenere conto della situazione economica di molte donne, alcune delle quali, come ad esempio le studentesse, non hanno un reddito. Alla luce della legge 194, è giusto quindi che si possano acquistare contraccettivi solo se si hanno soldi sufficienti? E chi non ce li ha? E poi, non meno rilevante, è la questione dei medici che rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo, così come esistono farmacisti obiettori.

LO STIGMA DELL’ABORTO

E’ vero, siamo nel 2022, ma non dimentichiamoci che viviamo in uno Stato fortemente permeato di cultura religiosa e ora, dopo queste elezioni, con un governo conservatore. Se pensiamo che le donne che chiedono l’IVG debbono seguire un iter spesso costellato di difficoltà, costrette ad agire velocemente per rientrare nelle 12 settimane consentite dalla legge; con consultori insufficienti, personale medico obiettore, e adesso pare anche dalla presenza di attivisti pro-vita, potremo comprendere quanto sia difficile arrivare alla fine. Senza contare il peso psicologico del giudizio, e anche le battute di bassa lega di quanti dicono: “Ti sei voluta divertire? E allora adesso sono affari tuoi”, come se le donne si riproducessero per partenogenesi.

Quale potrebbe essere allora la soluzione? Se davvero si arriverà alla gratuità della contraccezione, sarà un grosso passo avanti, fatto anche grazie alle lotte di cinquant’anni fa e all’impegno di far approvare la legge 194, che non fu una cosa facile. Come dire, potenziare l’eredità del passato per costuire un futuro a misura di donna. Perché la gravidanza resti una scelta, e non un giogo politico.

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ABORTO. BOLDRINI CONTESTATA ALLA MANIFESTAZIONE DI ROMA

Che una manifestazione sia composta da tante anime, si sa. Che poi questa manifestazione rappresenti la richiesta di certezze sul diritto all’aborto, chirurgico o farmacologico che sia, già comunque garantito dalle legge 194, e che tale manifestazione venga organizzata a pochi giorni dalle elezioni, la dice lunga sui timori che serpeggiano in giro riguardo alle scelte del nuovo governo. Che poi la legge 194 possa venire aggirata o applicata alla lettera come promette Meloni, che poi è la stessa cosa, visto il numero dei medici obiettori, non è una novità: d’altronde, fatta la festa gabbato lo santo.

Tuttavia, il confronto o per meglio dire, l’attrito tra Boldrini e un gruppo di attiviste al corteo del 28 settembre a Roma, dimostra il malcontento e la rabbia che cova tra le donne meno abbienti e delle periferie.

L’onorevole, rieletta al Parlamento, si trovava in piazza insieme ad altre deputate quando alcune ragazze, sembra attiviste di Potere al Popolo, l’hanno pesantemente contestata.

Attivista: “La Lorenzin (ex ministro della Salute, ndr) ha reso la pillola a pagamento”.

Boldrini: “Il problema non è questo ma la distribuzione”.

Attivista:“Il problema è che è stata messa a pagamento. Lei mi dice che il problema non è quello ma la distribuzione. Lo vada a dire ai giovani, ai precari, a chi vive nei quartieri popolari. E i tagli che sono stati fatti alla sanità, sui consultori che sono stati chiusi e una legge che non viene applicata? Ve ne dovete andare da questa piazza”.

Boldrini: “Ci sono donne che in Parlamento hanno lottato e l’hanno voluto, l’aborto. Dovremmo essere tutte unite”.

Attivista: “Sa perché non siamo unite? Perché a lei delle persone che stanno nelle case e nei quartieri popolari non gliene frega niente, invece a me si e li difendo”.

Boldrini: Se devi fare questi show…a differenza degli altri io sono qui con voi”.

Attivista: Le donne, le compagne, che sono venute qua a manifestare per l’aborto libero e gratuito non ce l’hanno anche per colpa sua. Il suo partito non ha difeso questo diritto. Se ne vada”.

Boldrini: Allora ve lo difenderà Fratelli d’Italia!”.

Boldrini ha replicato con un applauso sarcastico rivolto alle ragazze, allontanandosi. Poi, con una dichiarazione ad Ansa ha puntualizzato, tra l’altro: “Considero un errore attaccare chi difende il diritto all’aborto sicuro e legale dentro le istituzioni”. (https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2022/09/29/aborto-boldrini-contestata-alla-manifestazione-rivendico-il-diritto-di-stare-in-piazza_bc88c346-3887-46c5-9bec-1e4afb01e183.html)

Ricostruire la fiducia: deve essere questa, adesso, la priorità dell’opposizione. Iniziare dalla difesa della 194, dal potenziamento dei consultori, dalla vigilanza sulle assunzioni dei medici non obiettori in modo da garantire l’IVG, dalla gratuità dei farmaci abortivi come succede ad esempio in Francia, dalla garanzia della libera scelta della donna: questo sarebbe un grande, primo passo avanti a favore di tutte, affinché nessuna si senta tradita.

E su La Repubblica del 29 settembre, spunta la notizia di una proposta di legge in Liguria da parte di FdI, per l’apertura di sportelli pro vita in tutti gli ospedali dove si pratica IVG (https://genova.repubblica.it/cronaca/2022/09/28/news/liguria_la_proposta_di_legge_di_fdi_sportelli_pro_vita_in_ogni_ospedale_della_regione_in_cui_si_eseguono_interruzioni_di_-367688577/).

Mala tempora currunt.

VIDEO DELLA CONTESTAZIONE A LAURA BOLDRINI (fonte PotereAlPopolo.org)

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

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PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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