2022

MAVA FANKU’ RIVA’ SULLA LUNA. CI RIUSCIRA’?

ARTEMIS 1 – Nuova partenza prevista per Sabato 3 Settembre alle 20:17 ora italiana.

Stavolta ce la faranno i nostri eroi (perlomeno) a partire per la Luna? Altrimenti andrà a finire che di questo passo arriveranno prima gli altri. Quegli altri ai quali si voleva dimostrare la propria supremazia nelle conquiste spaziali.

E troverebbero me ad accoglierli, che sulla Luna sono di casa…

ASCOLTA DALLA VOCE DI MAVA FANKU’

Quando Tito Stagno annunciò dalla TV in bianco e nero il primo sbarco nella storia dell’uomo sulla Luna, ero seduta sul seggiolone col bavaglino, e vorrei dire che feci un’espressione di stupore e meraviglia, tipo “woow”. Ma in realtà per me, piccola piccola, era come vedere un cartone animato. E quasi come una ricostruzione animata fu messo in dubbio in seguito quel celebre allunaggio, insinuando che era stato tutto girato su un set cinematografico, e ci fu qualcuno che dimostrò pure attraverso l’analisi della direzione delle ombre degli astronauti sul suolo lunare, che non erano coerenti con la traiettoria della luce solare… Secondo una fascinosa narrazione, poi, sarebbe stato contattato dalla NASA niente pò pò di meno che Stanley Kubrick per girare su un set le sequenze di quel primo storico allunaggio…

Questo almeno secondo una corrente di pensiero alla quale, seppur io sia più che affascinata, stregata, dalla Luna, una parte di me è portata a credere. E il dubbio continua a insinuarsi: ma vi pare che si decidano dopo più di mezzo secolo a rimandare qualcosa di simile all’uomo, come dei manichini sulla Luna, o meglio attorno all’orbita lunare, perchè neanche ci sarà un allunaggio, se non fra un paio di annetti? Addirittura per studiare quali saranno le reazioni dei due manichini umanoidi femminili, simulando la struttura del corpo umano, all’effetto delle radiazioni solari e bla bla…

Ma tutte queste eccessive precauzioni sperimentali, non vi sembrano una conferma che, quella sorta di traballante caffettiera allunata con degli uomini in carne e ossa nel lontano 1969, non sarebbe stata in grado neanche di fare un volo di pochi metri, se non cadere rovinosamente dal piano cottura sul pavimento della mia cucina?

Non vorrei sembrare troppo scettica e disincantata ma, scusatemi tanto se, da qualche mese a questa parte, la mia resistenza a fidarmi degli americani si è ulteriormente irrigidita…

La Luna è inospitale. Per quanto abbia ispirato cantori e navigatori, musicanti e pittori, astrologi e innamorati, poetici versi e pure me che ho – guarda caso – un manichino donna chiamato Luna, è mortale per l’uomo.

La mia Luna

Deserta e senz’aria, siderale o infuocata, illuminata dalle fasi lunari da un lato e sempre oscura dall’altro, la famigerata “The dark side of the Moon” dei Pink Floid… Che ci si manderebbe volentieri chi sappiamo, sul lato oscuro della Luna, o ci si occulterebbe quando è necessario un buon nascondiglio….

E poi basta pensare alla continua caduta di meteoriti che ne crivellano la superficie come una gruviera, per desistere al proposito di andarci a vivere.

Io ci vado solo a dormire, quando dico che prendo l’astronave per la Luna, ma poi mi risveglio sempre nel mio lettino dopo l’atterraggio, più o meno periglioso.

Bye Bye Luna, ti dedico il mio Sogno Lunare… La Tua e Vostra Mava Fankù

SOGNO LUNARE – MELODIA E VOCE EMYLIU’ SPATARO – VERSI SIMONA DI DIO – ARRANGIAMENTO PIANOFORTE SVETLANA CHMYKHALOVA

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AFGHANISTAN OGGI: NON E’ UN PAESE PER DONNE

L’Afghanistan del 2022 e le donne: con l’intervista a Samira, profuga a Roma, continua il viaggio del nostro magazine nella realtà di un Paese da un anno in mano ai Talebani.

Samira – nome di fantasia per proteggerne l’identità – è una delle donne che sono riuscite a uscire dall’Afghanistan nell’agosto del 2021, prima della chiusura degli aeroporti e dell’abbandono del Paese da parte delle forze internazionali. Abitava a Kabul, dove lavorava ed è arrivata in Italia con un volo umanitario e fa parte di un gruppo di persone che vivono a Roma. Malgrado la distanza, si batte per quelle donne che sono rimaste nel Paese, ormai da un anno sotto il dominio talebano. Le parole sono importanti, e Samira ha scelto di parlare di dominio e non di governo perché, dice: “Noi non abbiamo più diritti, stiamo diventando invisibili e questa non è la democrazia che i Talebani avevano dichiarato di voler istituire nella nazione”.

Le donne afghane rifugiate in Italia non hanno molta voglia di parlare. Si temono ritorsioni verso le famiglie restate in patria: ci sono stati già molti arresti e pestaggi. Per questo la testimonianza di Samira è preziosa.

Un anno fa, Kabul era una città vivace. Niente a che vedere con una città europea, però era pur sempre una capitale ricca di storia e cultura, sede di scuole e università, dove negli ultimi venti anni si erano consolidati diritti fino a quel momento impensabili per una donna. Le cose però erano, e sono tuttora, diverse nelle aree interne e rurali, laddove il fermento culturale non era arrivato; in quei luoghi sembra che non ci sia stato cambiamento alcuno, come se i secoli non fossero passati e il tempo sia solo un’espressione linguistica. Ora, a un anno dall’insediamento dei Talebani, le cose sono molte diverse. Le donne sono state spogliate dei diritti acquisiti e fatte regredire di decenni, in nome dell’ integralismo, quando invece si tratta solo di sopraffazione e misoginia. Tutto il contrario di quello che avevano dichiarato i Taliban, quando avevano parlato di una nuova e moderna generazione al potere.

Roma – Afghanistan Black Day

Samira, qual è la situazione in Afghanistan, oggi?

“La situazione è molto grave, e quel poco che trapela all’estero non basta a descriverla. Se parliamo delle donne, delle mie sorelle, delle afghane, ci sono stati tolti i diritti fondamentali. Il diritto allo studio è stabilito solo fino a poco più delle scuole medie italiane. Dobbiamo indossare sempre il velo integrale; possiamo lavorare solo come medico o infermiera, e neanche in tutti gli ospedali. Non possiamo più uscire dal sole se non accompagnate da un mahram, ossia un parente di sesso maschile. Ci è proibito ridere, ascoltare musica, andare in bicicletta, fare sport. I Talebani ci hanno paralizzate e noi non possiamo cambiare la situazione, da sole. L’Afghanistan non è più un Paese per donne”.

Le proteste che abbiamo visto sulle televisioni hanno avuto delle conseguenze?

“Si. Le donne che hanno sfilato per rivendicare i loro diritti sono state perseguitate dai Taliban. Alcune sono state portate in carcere, picchiate e minacciate di morte assieme alle loro famiglie. Ci provano a resistere, ma è molto dura”.

Avete ricevuto sostegno dalla comunità internazionale?

“(Ride) Sostegno? Se intende quello delle persone comuni e di organizzazioni civili come Emergency, Amnesty e quelle per i diritti delle donne, allora si, lo abbiamo avuto. Però il sostegno non c’è da parte dei governi mondiali. Si sono dimenticati di noi, oppure fanno finta di non vedere perché qui hanno i loro interessi. Quando i Talebani hanno preso l’Afghanistan hanno promesso di aiutarci, hanno detto che avrebbero tenuto la situazione sotto osservazione, che non ci avrebbero abbandonato e che si sarebbero battuti affinché nessun diritto conquistato dalle donne venisse calpestato. E invece siamo prigioniere nelle nostre case, nella nostra terra, dimenticate”.

Vuole mandare un messaggio alle nostre lettrici e ai nostri lettori?

“Non so quanto verrò ascoltata, però vorrei dire: non dimenticateci. Non lasciateci da sole, fate informazione, parlate di noi, partecipate ai nostri sit in, altrimenti saremo destinate a scomparire”.

Stefania Catallo

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Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Emyliù Spataro

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

Saverio Giangregorio

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

Mava Fankù

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù risponderà ai lettori del nostro magazine nella sua rubrica settimanale "La posta del cuore".  Niente sfuggirà al suo giudizio, tagliente ma mai cattivo, e a chi scriverà elargirà i suoi consigli per cuori feriti, timidi, birichini , tachicardici e brachicardici.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

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Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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