19 marzo

UNA RICETTA PER LA FESTA DEL PAPA’: MALGA GRATINATI ALLA AMATRICIANA

Per la festa del papà, chef Venio ci propone un piatto della tradizione laziale, facile da preparare e molto buono. Siamo certi che i papà apprezzeranno.

MALGA GRATINATI ALLA AMATRICIANA

INGREDIENTI

Guanciale
Pomolo
Vino rosso
Pecorino
Alloro
Cipolla rossa di tropea
Sfoglia

PER LA AMATRICIANA

Far rosolare il guanciale tagliato a cubetti; quando sarà croccante, toglierlo dalla padella lasciando il grasso.
Far scendere di temperatura il grasso del guanciale, mettere la cipolla rossa di tropea e far appassire (non deve bruciare, fatela cuocere a fuoco dolce).
Quando la cipolla è appassita, sfumare con del vino rosso e far evaporare; una volta che l’alcool sarà scomparso, aggiungere il pomodoro e far cuocere 20 minuti circa.
Quando il sugo sarà cotto, fare a pezzi irregolari la sfoglia (potete usare anche quella secca per lasagne).
Una volta cotta la sfoglia, scolarla in padella, aggiungere il guanciale croccante e mantecare.
Attendere qualche minuto che scenda la temperatura della pasta, aggiungere il pecorino e saltare.
Mettere nei piatti, chiudere il tutto con una bella spolverata di pecorino e infornare a 180 gradi, fino a che non abbiamo ottenuto una bella crosta.
Servire con doppio piatto e …buon appetito!


Fate i buoni.

P.S. I più scupolosi possono mettere l’aglio in sostituzione della cipolla.

Chef Venio Scoccini

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#19 MARZO: ESSERE PADRE, ESSERE FIGLIO. DI MASSIMO D’AQUINO

19 marzo, festa del papà

A Manfredi

Ascolta dalla voce di Emyliù Spataro

Ti avrei raccolto nel mio grembo, appena venuto al mondo;

ti avrei protetto da ogni bruttura; avrei osservato, notte e giorno, ogni più piccolo movimento del tuo corpicino;

ti avrei lavato, sfamato, annusato;

ti avrei fatto ridere;

sarei stato il padre che ogni creatura desidererebbe avere;

e tu, mio figlio.

Chi dei due è mancato all’appuntamento?

Tu, figlio mio?

Per secoli esser padre ha significato semplicemente “metterci il seme” e per molti , purtroppo, ancora oggi è così. Basta poco per diventare padre: un apparato genitale funzionante, una compagna accondiscendente e il resto è noto.

Per diventare padre, ma per esserlo davvero?

Io credo che per essere un buon padre sia indispensabile sentirsi un po’ anche madre. Chiaramente non parlo per esperienza diretta perché a me, in quanto persona trans, questo privilegio è stato negato, tutto ciò che posso fare è scrivere una poesia ad un figlio mai nato (A Manfredi) oppure rivivere la mia personalissima esperienza col mio di padre che non è di certo una bella storia.

Il primo ricordo che ho di mio padre risale a quando avevo otto anni e, scesi dal treno che da Napoli ci portò a Milano, mia madre me lo presentò:

“Lui è Enzo, tuo padre”

Era uno di quei padri che c’aveva messo solo il seme e poi era scappato con un’altra donna, per me un perfetto sconosciuto.

Eppure, se solo avesse voluto, in quel momento avrebbe potuto rimediare agli errori commessi. Ricominciare daccapo, cancellare il passato e fare finalmente il papà. Quello che ricordo è il mio impegno nel vederlo e considerarlo come padre, soprattutto per far contenta mia madre che voleva ritrovare la famiglia che aveva sognato da sempre. Ma lui niente! Imperterrito continuò a perseverare negli errori, inconsapevole di cosa volesse dire esser padre.

“Cosa c’è di più destabilizzante del tradimento di chi ti ha messo al mondo?”

Gli auguri per la festa del papà bisogna meritarseli e non per un solo giorno all’anno ma per tutta la vita. E bisogna meritarseli dal momento stesso in cui si decide di concepire un figlio, pienamente coscienti dell’atto che si sta compiendo: stiamo mettendo al mondo un individuo a sé stante, un essere umano che per i primi anni di vita assorbirà da me, padre, tutto ciò che sarò capace di insegnargli. Un padre è e deve essere di esempio.

Tanti auguri papà

A te che non mi consideri di tua proprietà

A te che non decidi della mia vita, imponendomi di fare ciò che tu non hai potuto fare

A te che mi fai essere ogni giorno una persona migliore

A te che m’insegni ad amarmi e ad amare

A te che mi fai sentire libero

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

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Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno

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