VAIOLO DELLE SCIMMIE. SI ALL’ INFORMAZIONE, NO ALLA DISCRIMINAZIONE

Il nostro magazine apre un focus sul monkeypox, cercando di fare luce su quanto c’è di vero nell’informazione sul virus.

Il vaiolo delle scimmie non è storia medica recente. Il monkeypox è una zoonosi virale, ossia un virus che viene trasmesso dall’animale all’uomo, la cui diffusione è iniziata oltre cinquant’anni fa, precisamente nel 1970, quando un bambino congolese di 9 anni presentò i primi sintomi della malattia, sebbene in quel Paese il vaiolo fosse stato eradicato nel 1968. Come sia avvenuto il passaggio del patogeno dall’animale all’uomo, non è ancora chiaro: sembra che potrebbe essere stato concomitante a un’epidemia di varicella, che secondo l‘OMS ne avrebbe favorito e rafforzato la diffusione.

Dopo il 1970, il vaiolo delle scimmie colpì diverse aree dell’Africa, fino a scatenare nel 2017 un’epidemia in Nigeria, con circa 200 casi confermati. A parte gli addetti ai lavori, la notizia passò quasi inosservata, fin quando il virus arrivò, a partire dal 2018, anche in Israele, Regno Unito, Singapore, Stati Uniti – dove era già attivo dal 2003 -, ed Europa, scatenando l’allarme di questi giorni.

Come si trasmette?

​Il morso e il consumo della carne dell’animale infetto provoca la trasmissione del virus, così come il contatto col suo sangue e i suoi fluidi. Ma, cosa ben più importante, è che l’OMS dichiara:MPXV, può essere trasmesso a chiunque, indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere, attraverso il contatto con fluidi corporei, contatto con lesioni o oggetti condivisi”. Il decorso della malattia inizia con sintomi di spossatezza, febbre, ingrossamento dei linfonodi e continua con l’eruzione cutanea. Sembra che coloro che sono stati vaccinati contro il vaiolo, campagna terminata però nel 1980, possano mostrare sintomi più lievi o addirittura non essere infettati. Nella maggior parte dei casi, la malattia ha comunque un esito benigno.

La necessità di avere dati certi e reali e il pericolo della discriminazione.

Ma se il vaiolo delle scimmie non è una malattia che colpisce solamente i gay o la comunità LGBTQ+, allora perché è iniziata una campagna mediatica che li vede nel centro del mirino? Come mai si raccomanda la prevenzione, il monitoraggio, la cura e la somministrazione del vaccino soprattutto “a uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini o di tipo promiscuo e comunque omosessuale”?

Tutto è iniziato da questa dichiarazione di Hans Kluge, direttore OMS per l’Europa: “Il rischio maggiore di contrarre il vaiolo delle scimmie è più alto tra uomini che hanno rapporti sessuali tra uomini. Questo può essere un messaggio difficile, ma esercitare cautela può salvaguardare te e la tua comunità più ampia”. Inoltre, il primo dubbio sul come si sia diffuso il virus è emerso riguardo al Gay Pride Maspalomas a Gran Canaria, tenutosi dal 5 al 15 maggio con una partecipazione di circa 80 mila persone, dove si pensa potesse essere presente un elemento infetto e dopo il quale è stato rilevato un cluster sull’isola. Tuttavia, visto che si tratta di una meta turistica, è impossibile stabilire se l’epidemia si sia sviluppata al Gay Pride o in una delle altre numerosissime feste che vi si tengono. Si ha però la certezza riguardo al paziente zero italiano, un ragazzo rientrato da una vacanza alle Canarie e presentatosi allo Spallanzani di Roma a metà maggio con i sintomi della malattia. Tuttavia, non esistono certezze sul dove e quando l’epidemia abbia avuto inizio, né chi sia il veicolo umano che per primo abbia diffuso il vaiolo delle scimmie in Europa.

ALEX MARIANI presidente di BRIANZA OLTRE L’ARCOBALENO

Nella circolare del 5 agosto 2022, emessa dal Ministero della Salute (https://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2022&codLeg=88498&parte=1%20&serie=null), sono riportate le linee guida di intervento e le categorie a rischio contagio. Se davvero si tratta di un virus particolarmente attivo nelle comunità LGBTQ+, è però assolutamente necessario evitare lo stigma sociale che ricadde su coloro che vennero contagiati dall’HIV nei primi anni di diffusione della malattia. Stigma che potrebbe spingere le persone contagiate a non dichiararlo, oppure a non richiedere la vaccinazione per paura di essere additate o “schedate” in base al loro orientamento e alle loro scelte sessuali.

Secondo ECDC (European Centre for Desease Prevention and Control) i casi in Italia al 8 agosto sono 545, ponendo il nostro Paese al sesto posto dopo Spagna (4 942), Germania (2 887), Francia (2 423), Olanda (959), Portogallo (710). Intanto, è iniziata in questi giorni la campagna per la somministrazione del vaccino, che rappresenta la migliore forma di difesa dal virus, alla quale si può aderire prenotandosi sul sito del Ministero della Salute.

Stefania Catallo

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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