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IRAN CHIAMA, ROMA RISPONDE

Si stanno tenendo in questi giorni a Roma numerose manifestazioni e presidi contro la morte di Mahsa Amini, torturata e uccisa  dalla polizia morale iraniana per l’hijab messo male, della quale il nostro magazine si è occupato con un editoriale del 23 settembre (https://www.thewomensentinel.net/2022/09/23/mahsa-amini-il-velo-insanguinato/).
Alle proteste scoppiate nel Paese mediorientale, nelle quali sono state uccise altre donne, si sono unite le voci degli attivisti e degli studenti iraniani a Roma, riunitisi sotto l’ambasciata iraniana in via Nomentana.


Photos @FrancescaPerri

VIDEO https://www.facebook.com/francesca.perri.923/videos/480617580646151/

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DIO PATRIA E FEMMINICIDI DI STATO – VOCI di SAVERIO GIANGREGORIO

ASCOLTA DALLA VOCE DELL’AUTORE

Quanto sta accadendo in questi giorni in Iran deve preoccuparci e indignarci tutti.
Non è mai giustificabile uccidere una donna, figuriamoci se viene assassinata per un velo  indossato male dalla “polizia morale”.
L’assassinio di Mahsa Amini apre un nuovo confine sui diritti umani, dai quali dovremmo tutti prendere le distanze.
Non basta solo condannare, l’Occidente deve richiamare i propri ambasciatori in Iran come condanna contro quello che sta accadendo.
Come sostegno concreto a quelle donne che oggi stanno pagando un prezzo altissimo perché chiedono solo di essere libere.
Essere indifferenti alle loro richieste significa solo che altre donne moriranno perché indossano “male un velo”.
Un velo!
Personalmente abrogherei anche l’ora di religione nelle nostre scuole, perché o le insegni tutte, o continui a costruire muri verso gli altri.
L’unica religione che dovrebbe essere insegnata fin dall’asilo in Italia, a chiunque lo frequenti e a prescindere da dove provenga, dovrebbe essere la nostra Costituzione: libero culto in libero Stato, articolo 19, purché al di fuori delle scuole.
Diffido sempre di coloro che in nome di Dio brandiscono verità che suonano più di censura.
In Iran la religione è censura, e quanto sta accadendo lo conferma.
La gente invece vuole essere lìbera a qualsiasi latitudine e longitudine.
Internet in questo caso, i social media soprattutto, rappresentano un mezzo potentissimo per condividere questo bisogno naturale.
Non a caso il regime iraniano lo ha subito spento.
In ricordo di:

Masha.Amini, 22 anni.
Hananeh Kian, 23 anni.
Hadith Najafi, 23 anni.

Saverio Giangregorio.

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 QUI BRIANZA OLTRE L’ARCOBALENO – “PER QUESTO, PER ALTRO, PER TUTTO!”

Giovedì 8 settembre si è tenuta la convergenza tra il tavolo lavoro degli Stati Genderali lgbtqia+ & Disability, di cui faccio parte, e il Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze.
È stato un appuntamento importantissimo che voleva testimoniare un principio importante e fondamentale, che come comunità portiamo avanti dagli ultimi anni: del “love is love” ne abbiamo fin sopra i capelli! A noi interessa portare avanti un altro concetto, molto più importante: “lavoro is lavoro”, poiché “non facciamo i froci per mestiere”. Avere un lavoro è un diritto. Tale diritto dà poi l’accesso ad altri due importantissimi: il diritto all’abitare e il diritto alla salute.
L’ultimo caso di cronaca nera trans, quello di Cloe Bianco, ci ha spinto, con forza e determinazione, a portare avanti sempre di più questa lotta al diritto di esistere.
Eravamo una piccola delegazione: solo tre persone, di cui due uomini trans (io e Milo Serraglia) e un uomo omosessuale (Enrico Gullo).
Tra le persone relatrici della conferenza ci sono Tiziana DeBiasio, operaia in subappalto, e Mariasole Monaldi, una studentessa della rete dei collettivi universitari Studenti di Sinistra dell’Università degli studi di Firenze.
È importante che gli studenti siano stati lì accanto agli operai fin dall’inizio della protesta, perché si tratta di lottare anche per il loro futuro.
Quello che respiro in GKN è la compenetrazione: tutti sono parte di tutto.
C’è una grossa problematica che ci impaurisce da quando abbiamo dato il via a questo progetto: il linguaggio.
A volte il linguaggio crea divario. Ma è importante portare il nostro linguaggio nella lotta operaia, perché anche noi siamo operai. Ed è quindi estremamente importante che le richieste di diritti si intersechino e che vengano portate avanti con il giusto modo e le corrette parole. Nessuno però si sente di voler salire in cattedra e di fare un comizio. La decisione è quindi la più semplice: parlare di noi. Le nostre vite, i nostri trascorsi saranno il modo migliore per introdurre il giusto linguaggio e farlo capire a tutti i presenti. Anche a chi quelle parole le ha sicuramente sentite, ma nessuno si è mai degnato di spiegargliele e di fargli capire cosa significano nella vita di tutti i giorni.
Dopo l’introduzione da parte dell’operaio Mario Berardo Iacobelli, iniziano i nostri interventi.
Parte Tiziana che parla delle molestie sul lavoro subite dalle donne, il demansionamento degli uomini gay, il doppio lavoro domestico e salariato e una testimonianza personale.
La parola passa a Enrico, che tocca tanti i temi in modo incisivo e ragionato, sottolineando come tutto questo si mischia, si fonde e si confonde a nostro discapito e a vantaggio del padrone: il capitalismo che internalizza il patriarcato, la divisione di genere del lavoro, il doppio lavoro delle donne, la salarializzazione del lavoro di cura, le persone LGBTIQAPK+ come soggetto imprevisto: disciplinare e punire, il Diversity Management come “discriminazione positiva”.
Poi tocca a Milo che racconta quanto è una merda vedersi riconoscere la carriera alias solo perché la multinazionale per cui lavori come rider ha visto che fai il testimonial del Pride, continua su cosa significa essere out come persona trans, perdere il lavoro e continuare ad avere difficoltà a trovarlo. Insiste sul privilegio maschile nella divisione del lavoro di cura e nella percezione sul luogo di lavoro, sulla produttività come imperativo di performance del maschile.

A questo punto tocca a me. Panico. Cosa dico? La butto sul ridere: parlo delle parodie della mia vita. Racconto di come il pregiudizio e certi atteggiamenti si riflettano anche con la comunità LGBT+ «Il mondo dei trasporti è fatto di uomini e donne, ma chi comanda sono gli uomini. Essendo un lavoro maschile ed essendoci entrata come donna lesbica dichiarata divento “una di loro”, ma solo per poter parlare del culo delle mie colleghe e per farmi dire cose piccanti sul sesso lesbo, in modo da far sollazzare i colleghi maschi. Questa non è proprio una dimostrazione di “inclusione”». Sorridono e annuiscono, donne e uomini. So che sono cose che sanno tutti, ma quanto ci è permesso dirlo ad alta voce? Continuo sul diritto alla salute come diritto fuori e dentro al lavoro «ai dipendenti sono riconosciuti permessi per visite mediche per un massimo di 18 ore annuali, comprensive anche dei tempi di percorrenza di andata e ritorno al lavoro. Non è previsto un minimo, quindi significa che ogni azienda può decidere autonomamente quante ora di permesso concedere al proprio dipendente. Questo vuol dire anche che non c’è parità tra lavoratori, se in base all’azienda in cui sei hai diverse concessioni. Io sono un uomo trans e ho un percorso medico da seguire con tanto di visite mediche specialistiche, che si aggirano da un minimo di 2 arrivando anche a 4 all’anno, in base a diversi fattori. Io abito e lavoro in provincia di Milano e, purtroppo, devo per forza entrare in Milano per poter avere assistenza medica specializzata in questi percorsi. Questo significa che mi ci vuole minimo un’ora di percorrenza tra il lavoro e l’ospedale, più il tempo della coda per pagare il ticket, più il tempo della visita, più una seconda ora di viaggio per rientrare a lavoro. Nella mia azienda il monte ore per le visite è pari a 10. Capite bene che ne bastano due per esaurirle. Chiedere che il numero di ore aumenti o che, per lo meno, sia fisso al massimo consentito in ogni luogo di lavoro, non significa chiedere un privilegio per le persone trans, poiché di questo ne beneficerebbero tutti i lavoratori. Questo è il significato di lotta intersezionale: fare fronte comune, considerando che la lotta del singolo può diventare un “privilegio” per tutti. È per questo che è importante portare avanti una dialettica comune, non lasciando indietro niente e nessuno.
Ad esempio, c’è un grande assente stasera: il compagno operaio Marte Manca, un amico, uomo trans, vittima di un sistema di sub-appaltazione del lavoro, che ti chiude dentro a mille forme contrattuali al ribasso salariale e di diritti. Non poteva esserci perché ha un contratto che non gli permette di prendere permessi come ho potuto fare io. Ha un contratto che prevede che lui lavori poche ore alla settimana retribuite, ma che in realtà arrivano ad essere anche 50. Le ore in eccedenza non vengono pagate come straordinari, ma vengono accumulate come monte ore che poi verrà fatto usufruire alle persone come ferie e rol. In questo sistema fuori controllo, dove puoi collocare il diritto alla salute se già manca quello a una corretta retribuzione del lavoro? Dove puoi andare a inserire il diritto alla carriera alias, se già mancano le basi per un vero diritto al lavoro?»

Tocca a Mariasole che tocca temi molto importanti per le donne, di cui ancora si parla troppo poco: endometriosi e vulvodinia, due malattie croniche invalidanti che non sono attualmente riconosciute nei Livelli Essenziali di Assistenza del Sistema Sanitario Nazionale. Continua l’intervento sul doppio lavoro delle donne e sull’importanza delle questioni di genere nelle lotte – di fabbrica o studentesche che siano.
Conclude il dibattito uno dei pensatori dello stesso: il compagno operaio Dario Salvetti, che rimarca quanto sia stato importante per tutti fare questo incontro. E ci insegna un nuovo motto: “per questo, per altro, per tutto!”
Gli operai e le operaie ci hanno accolto come fratelli e ci hanno ascoltato con attenzione ed empatia.
“La prima volta su rivolta” recita un nostro motto che portiamo ai Pride. Anche questa è stata una prima volta ed è sicuramente una rivoluzione dell’agire: serve compenetrare i discorsi, fare realmente intersezione. Ci abbiamo provato e ci siamo riusciti. Bisogna solo andare avanti. Noi ci siamo e siamo carichi!

Diego Angelo Cricelli

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IL SIGNORE DELLE FORMICHE – Pensierini Filmici di MAVA FANKU’ – La Posta del Cuore 7

ASCOLTA DALLA VOCE DI MAVA con Insensatez

Questa volta, nel giorno delle elezioni, parlerò di un film d’amore. E ne parlerò senza ironia. Ma perchè non era stato ancora girato un film così intenso e completo sulla repressione dell’amore omosessuale? Non un solo bacio, il sesso “contronatura” incriminato lo si immagina soltanto, mentre si racconta una storia d’amore puro e maledetto tra un professore, appassionato mirmecofilo, filosofo, drammaturgo, artista intellettuale di sinistra, ex partigiano, e il suo allievo prediletto.

Descriverò solo la scena iniziale che mostra i due amanti dormienti e teneramente abbracciati in una camera d’albergo dove alloggiano ufficialmente come “zio e nipote”. Ma l’abbraccio amoroso proibito, scoperto dall’albergatrice, viene bruscamente violentato dall’irruzione della polizia che preleva il ragazzo narcotizzandolo e il “professore delle formiche”, rivestendosi in fretta e furia per correre dietro il suo amore, si imbatte nella locandiera – una figura da maitresse – che gli sussurra con disprezzo: “pederasta”, anzi “pederasto”.

I metodi violenti per “guarire” da quell’ignominia impronunciabile che vengono praticati subito sul ragazzo “contaminato”, ordinati dalla famiglia, come l’elettroshock, fanno pensare al ventennio nero, quando “quelli così” venivano mandati al confino, ma siamo già alla fine degli anni 60, poco prima della rivoluzione studentesca del 68.

Il professor Aldo Braibanti, accusato di “plagio”, diciamolo, filosofeggia per tutto il film come se recitasse con la voce ipnotica di Luigi Lo Cascio che è magistrale, non propriamente simpatico ma attorialmente ineccepibile affabulatore, e che nelle godibili sequenze del processo da il meglio di se. Quanto li amo i processi nei film e in questo, per quanto il presunto corruttore si rifiuti stoicamente di difendersi, quando decide di parlare è un mirabile giocoliere di parole..

Elio Germano è un giornalista di “scippi e rapine” che si ritrova a doversi occupare di questo processo a qualcosa che nell’ordinamento giuridico “lasciato dal signor Mussolini non era riconosciuto, perchè se avesse condannato qualcuno per omosessualità ne avrebbe ammesso implicitamente l’esistenza, ma per gli italiani, popolo di maschi, gli “invertiti” non dovevano esistere”.

E si coinvolge a tal punto che diventa la figura positiva del film, uno dei pochi difensori di quel “Signore delle Formiche” superiore ed evitante, dopo il ragazzo martire (Leonardo Maltese) innamorato del suo professore socratico che praticamente si immola per difendere il suo amore, resistendo alle torture psichiatriche a cui continuano a sottoporlo.

Altra figura catartica del film è la madre del professore, una sorta di anziana Madonna che continua a seguire il figlio per amore durante il processo come in una via crucis. Anche se con diverse modalità ricorda la madre di Pasolini nella qualità del rapporto che ha con il figlio, che nella poliedricità da scrittore/artista/intellettuale potrebbe essere una specie di Pasolini minore, ricordandolo anche fisicamente nella nella scarna fisicità di Luigi Lo Cascio.

Il regista Gianni Amelio ha fatto proprio un ottimo lavoro, creando un film ispirato e riuscito che ha tutte le caratteristiche per ricevere importanti riconoscimenti. Andatelo a vedere ancora per pochi giorni a 3,50 euro per la settimana del Cinema. Ne uscirete ben nutriti di voglia di uguaglianza e diritti civili. Sopratutto il diritto di amare chi sentiamo d’amare. Un cameo di Emma Bonino in un flash del film per come è adesso (con turbante nei manifesti elettorali di “io sono Emma”) ci indicherà perlomeno per chi non votare… Perchè la situazione oggi è cambiata solo nella forma, ma non nella sostanza delle cose e dei pensieri, almeno per quella buona metà di elettori che voteranno per le destre repressive.

E concludo con una nota musicale, ispirata alla colonna sonora del film, ricca di canzoni dell’epoca… Insensatez, Ragazza di Ipanema, Io sono il vento, dedicandovi insensatamente la prima, cantandovela dal vivo senza artifici…

Prima Mia e poi Vostra Mava Fankù

MAVA FANKU’ CANTA INSENSATEZ
Mava Fankù Insettivora Mutante

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LA LETTURA DEL SABATO – SAI MAMMA – di RITA IRIS MARRA

ASCOLTA LA LETTURA DEL SABATO – SAI MAMMA – di RITA IRIS MARRA

Sai Mamma

A
Volte ti rivedo davanti a quello specchio che aveva molti
Più anni di te.

Intrecci i tuoi capelli neri
Insieme ai tuoi pensieri

E sulle labbra sempre quel tocco
Di rosso, come hai insegnato
A me.
E quell’abito a fiori
Della festa
stretto intorno
Al tuo vitino da vespa.

Chi ti diceva ogni giorno:
“Sei Bella”!

E’ andato via su una stella
E non torna
Più
Ci somigliamo un po’ in tutto
Destino brutto
E tanta lealtà
Donna e madre
Coraggio
E ogni giorno io Dio ringrazio di
Essere nata da Te
Mamma!

Rita Iris Marra

Demised To Shield by Ghostrifter Official
https://soundcloud.com/ghostrifter-of…
Creative Commons — Attribution-ShareAlike 3.0 Unported — CC BY-SA 3.0
Free Download / Stream: https://bit.ly/demised-to-shield
Music promoted by Audio Library https://youtu.be/X2p2fIwjbIw

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LGBTQ+: quale futuro dopo il 25 settembre? L’opinione di Gianmarco Capogna (Possibile)

Ci siamo quasi. Il 25 settembre è tra due giorni, e le previsioni danno le destre in maggioranza, salvo sorprese dell’ultimo momento che, in politica, non sono certo una novità. Meloni premier? È una possibilità. Così come potrebbe avvenire un giro di vite su alcune conquiste sociali, che forse fino ad ora avevamo dato per scontate. Tuttavia, sarà il tempo a rispondere e soprattutto il voto,  che può fare la differenza.
Abbiamo chiesto a Gianmarco Capogna,   attivista politico e LGBTQ+, un intervento sulle criticità attuali e, probabilmente, future che riguardano appunto il mondo arcobaleno. Ecco le sue parole.

“Di fronte allo scenario politico che osserviamo con la possibilità concreta di un nuovo Parlamento fortemente spostato verso la destra radicale, serviva un programma chiaro per i diritti, le libertà e l’uguaglianza. Abbiamo la fortissima convinzione che la modernità si raggiunga attraverso un nuovo “patto sociale di cittadinanza” tra istituzioni e cittadin*. Una cittadinanza senza discriminazioni o categorie di “serie b”, con diritti, tutele e libertà, che garantisca la piena opportunità a tutt*, aumentando le occasioni e la voglia di essere individui attivi e partecipi per concorrere, come comunità, allo sviluppo e alla modernità, appunto, del nostro Paese. L’uguaglianza, infatti,  non ammette distinzioni, perché non parliamo di una concessione della politica, ma del riconoscimento di diritti da rendere esigibili.

La nostra è una proposta politica aperta, intersezionale, dichiaratamente e volutamente queer, che vuole contribuire efficacemente a trasformare tutta Italia in una #LGBTIQFreedomZone, andando nella direzione indicata dal Parlamento Europeo.

A questo si aggiunge una prospettiva per un futuro intergenerazionale e sostenibile, affinché si torni all’idea di una società del bene comune, da costruire secondo le esigenze di chi la vive e di chi vuole contribuire a migliorarla. Occorre abbandonare propaganda e ideologie oscurantiste che, invece, vedono la diversità come un muro per separare e ghettizzare le persone, le identità, i corpi. In altre parole, a noi sta strettissimo lo slogan “Dio, Patria e Famiglia” e crediamo che sia solo uno strumento per promuovere una visione patriarcale e restrittiva della nostra società a cui ci opponiamo con la forza delle idee e dei progetti in grado di assicurare a tutt* di essere liber* e ugual*”.

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E I CAPELLI? LE TENDENZE A/I 2022 DI IDOLA ROMA

Se fino a qualche anno fa, per le donne era quasi obbligatorio tagliarsi i capelli al compimento degli “anta”, ora per fortuna le cose sono cambiate. Le nostre mamme, e per chi è più giovane, le nostre nonne, lo sapevano bene: i quaranta anni erano l’anticamera della maturità, per non dire della vecchiaia, e non era più appropriato, per una donna, sfoggiare una chioma fluente. Per non parlare poi dei capelli bianchi, soggetti a una caccia senza esclusione di colpi e mascherati con cachet e tinture varie, spesso dai colori improbabili. Così, si vedevano donne con chiome corvine che cozzavano con una pelle non certo freschissima, e anziane con capelli dai riflessi azzurri, simili alle fate delle favole. Per non parlare poi del temutissimo e leggendario ‘rosso menopausa’, ossia quel colore tra il fiamma e il mogano, appannaggio delle più trasgressive (si fa per dire) cinquantenni di qualche decennio fa.

I consigli di Pako, art director di Idola Salon Roma

“Per questo autunno abbiamo pensato a colori caldi, che vanno dal castano cioccolato fino al biondo miele, abbandonando i toni freddi che spopolavano da qualche anno, Ma ovviamente ogni cliente è diversa ed è quindi importantissimo scegliere bene la nuance giusta”. Questo è il consiglio principale di Pako, direttore artistico del salone Idola di Roma. I fondatori del brand sono tutti partenopei, dimostrando ancora una volta, laddove ce ne fosse bisogno, l’eccellenza del nostro Meridione.accoglienza è calorosa e gentile, come da tradizione napoletana: le clienti sono prima di tutto ascoltate, coccolate con l’immancabile caffè e lo staff, giovanissimo e in buona parte proveniente dal sud Italia, lavora con entusiasmo sotto lo sguardo vigile di Pako. “I nostri saloni mettono la cliente al centro offrendo anzitutto una consulenza professionale che si basa non solo sulle sue richieste, ma anche sullo stato di salute della chioma”, continua l’art director. “Anzitutto tuteliamo e preserviamo i capelli, offrendo trattamenti mirati alle varie esigenze. Per esempio, in autunno quando la caduta diventa più evidente, è bene curarli con prodotti a base di tea tree oil, che li nutre e ne favorisce la crescita. Non esistono formule miracolose per avere capelli da favola, perché è la genetica a farla da padrona, ma si può avere una bella chioma curata usando i prodotti giusti”.

E i capelli bianchi?

La pandemia ha cambiato tutto, anche nell’hair style. Complice la chiusura forzata dei parrucchieri, camuffare le ricrescite bianche si è

rivelato un problema, soprattutto per quelle che hanno meno manualità. Certo, gli spray ritocco hanno aiutato, ma coprire centrimetri di ricrescita avrebbe significato quasi cimentarsi in una riverniciatura auto. Così, le donne hanno iniziato a mostrare i capelli bianchi, prima fra tutte Caroline di Monaco, seguita dalla bellissima Andy McDowell, alla regina Letizia di Spagna, e dalle tante donne che incontriamo nella vita quotidiana. Se pensiamo che fino a qualche anno fa era quasi impensabile mostrare l’argento nella chioma, pena essere considerate irrimediabilmente vecchie e obsolete, ora invece sono tantissime le donne che scelgono di non colorare più i capelli. “Portare il bianco lo trovo molto attuale, e consiglio di abbinarlo a tagli sbarazzini che danno verve e leggerezza”, dice Pako. “Il mio consiglio in questo caso è di enfatizzare il trucco, in quanto rendendo bianca la cornice del viso, l’attenzione andrà a focalizzarsi sulla sua parte centrale: quindi si a un make up bilanciato ma visibile, senza per questo essere marcato”, continua. “ E poi, sicuramente i capelli bianchi vanno curati con trattamenti anti giallo e nutriti, in quanto la mancanza di melanina li può rendere più fragili”, conclude il direttore artistico di Idola Roma.

Curvy e capelli. Qual è la scelta migliore?

E’ ancora vera l’equazione magra/capelli corti e curvy/capelli lunghi? “Assolutamente no. Ora viviamo in un’epoca nella quale una donna può osare quello che più desidera senza perdere il suo fascino. Basta giocare sulle giuste proporzioni e soprattutto valorizzare la bellezza di ognuna”, questo è il consiglio di Pako.

Mettiamocelo in testa: la bellezza non ha età, perché ogni età ha la sua bellezza.

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CENTO ANNI DI PASOLINI- A BOLOGNA UN ITINERARIO SULLE ORME DEL POETA

Photos @StefaniaCatallo

Pasolini osserva la piazza Maggiore di Bologna con sguardo assorto. All’entrata del Palazzo Comunale, i visitatori vengono accolti dall’immagine dell’intellettuale, nato cento anni fa proprio a Bologna, dove visse alcune delle esperienze più formative della sua esistenza.
La città ha deciso di dedicare a PPP un percorso che porta il visitatore nei luoghi pasoliniani più importanti, a partire dalla casa natale fino a Villa Aldini, laddove tornò proprio nel 1975, anno della sua morte, per girare alcune scene di Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Il palazzo comunale ospita una installazione a cielo aperto che mostra foto e frasi di Pasolini, cercando di renderne la dimensione umana e poetica.

Tra i ricordi dei 7 anni più belli della sua vita, Pasolini cita i pomeriggi da adolescente passati sotto al Portico della Morte, adiacente Piazza Maggiore, luogo che prende il nome dall’ex ospedale della Morte, oggi sede del Museo Civico Archeologico, in cui trovavano conforto i malati gravi e i condannati alla pena capitale. Qui sorge la Libreria Nanni, la più antica di Bologna, fondata nel 1825.. Ed è qui che si radica la passione di Pasolini per la letteratura: il Portico della Morte diventa centrale nella sua formazione intellettuale. “È il più bel ricordo di Bologna. Mi ricorda L’Idiota di Dostoevskij, mi ricorda il Macbeth di Shakespeare…
A quindici anni ho cominciato a comprare lì i miei primi libri, ed è stato bellissimo, perché non si legge mai più, in tutta la vita, con la gioia con cui si leggeva allora
” confida Pasolini ad Enzo Biagi, in un’intervista del 1971.Nell’immagine affissa sulla vetrina della Libreria il poeta è ritratto a passeggio per via Rizzoli assieme all’amico Luciano Serra, anch’egli poeta, conosciuto sui banchi del Liceo Galvani, con gli immancabili libri sotto al braccio.

E’ interessante anche percorrere i portici di via Zamboni, dove ha sede l’Università. Pasolini si iscrisse nel 1939 alla facoltà di Lettere, fondando poi una rivista “Eredi”, insieme ad altri amici poeti, titolo che intendeva essere un omaggio ai grandi, come Montale e Sereni. E’ interessante sapere che la rivista non venne mai stampata per disposizioni ministeriali sul consumo della carta, ma vide comunque la luce a spse dei suoi creatori.

Pasolini chiede la tesi di laurea a Roberto Longhi: ma nel 1943, poco più che ventenne, viene richiamato al fronte, e catturato dai tedeschi. Riesce a scappare dopo l’8 settembre: durante la fuga perde la tesi già abbozzata, e una volta tornato all’Università dopo un periodo di soggiorno a Casarsa decide di cambiare relatore, rivolgendosi al titolare della cattedra di Storia della letteratura Italiana Carlo Calcaterra. Si laurea nel 1945 con una tesi su Giovanni Pascoli. Pochi mesi dopo, l’amato fratello Guido viene ucciso dai partigiani garibaldini che auspicavano l’adesione del Friuli alla Jugoslavia di Tito. Il tempo di Bologna, luogo della formazione intellettuale, dei maestri, dell’amicizia e della poesia, si chiude.

Seguendo l’itinerario, si potrà visitare anche il liceo Galvani, lo Stadio dove Pasolini si era immaginato calciatore; la piazzetta Pasolini, dove ha sede l’archivio donato da Laura Betti, e altri luoghi dove lo spirito dell’intellettuale è vivo, e segue il visitatore.

Stefania Catallo

PASOLINI – Supplica a mia Madre – Corto di Stefania Catallo con Emyliù Spataro

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LE PILLOLE POLITICHE di MAVA FANKU’ 2

Ascolta dalla voce di Mava

Sottofondo musicale: Balocchi e Profumi di E.A.Mario 1928

Sta proprio incombendo il momento fatidico. Tra qualche giorno sapremo se potremo continuare a sperare in un Paese democratico e libero, seppur alLETTAto cerebralmente, in cui però non avverrà alcuna regressione oscurantista, oppure se – per esempio – dovremo aspettarci l’attuazione di provvedimenti di legge che vietino la prevalenza della musica straniera sulle Radio, diffondendo almeno un ottanta per cento di musica nazionalista…

Perchè questo è stato capace di enunciare il SALUME prima di abdicare nella passata legislatura, quando era in coppia con le Stelline Cadenti.

E la MELONA “quella con occhi di fuori come pesce da freezer” (frase che pronunciò una governante georgiana quando la vide per la prima volta alla Tv italiana) sarebbe stata capace di far meglio il peggio del suo partner da tagliere.

Prima Mia e poi Vostra Mava Fankù

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MAVA FANKU’ scrive a ILARY e TOTTI per LA POSTA DEL CUORE

ASCOLTA DALLA VOCE DI MAVA FANKU’ – Sottofondo musicale: “LEGGERA SERA”, melodia di EMYLIU’ SPATARO – parole di MARIA SPATARO arrangiamento al pianoforte di SVETLANA CHMYKHLOVA

Ben trovati da Mava,

questa volta è come se scrivessi io ad una coppia piuttosto chiacchierata in questo momento, e si tratta di un calciatore e una soubrette, o meglio, di una soubrette e un calciatore, perché mettono sempre prima lui, invertiamo l’ordine…

Mai si è parlato così fittamente di una coppia che, come tante, decide di separarsi e divorziare. Se non fosse per il fatto che il lui della coppia è il calciatore più famoso d’Italia. E lei la moglie figa che fa la soubrette. Lo stereotipo della velina e il calciatore moltiplicato all’ennesima potenza.

Persone semplici, ma narcisiste e con poca cultura che si ritrovano a roteare nello Star System dello sport più seguito al mondo e della Televisione di intrattenimento trash e, impreparati a tanta notorietà, se ne inebriano per la ricchezza che ne deriva, rivelandosi alla fine come un bluff di famigliola unita e coppia innamorata. E non importerebbe a nessuno se non si trattasse di Ilary Blasi e Francesco Totti.

Probabilmente si saranno amati, Ilary e Francesco, e sono stati felici per un periodo, si spera, oppure la loro è stata una unione da contratto (come altre) e ognuno dei due ha avuto le sue storie, tra un ritiro calcistico e un “Grande Fardello” e l’altro. Oppure lei ha tradito lui, che era più impegnato, ogni tanto, e con sempre meno discrezione, proprio ora che i figli sono tra la seconda infanzia e l’età più difficile della pubertà?

Bah! Tutto può essere e, in questo caso, lui ha fatto comunque presto a trovarsi un’altra donna, che tutti ci propinano come clone di Ilary, ma così non è. Insomma, quando una storia non funziona e finisce dopo tanti anni, la colpa è sempre di entrambi, per non dire di nessuno, perché le vere colpe sono altre, non certo trovarsi un nuovo amore perché non ci si ama più.

Sarebbe stato tutto regolarmente routinario, ripeto, se Francesco, ad un certo punto, non l’avesse fatta fuori dal vaso. Che non fosse granchè istruito si sapeva, ma la sua romanità coatta è sempre stata il suo punto di forza. Però sembrava un bravo ragazzo educato e gentile. Ancora innamorato di sua moglie, sempre pronto a decantarne la bellezza. E questo lo rendeva amabile. Almeno in pubblico, perché poi in privato è normale che si liberi la vera natura. Da lui non ci si aspettava certo che avesse l’aplomb di un principino inglese. Ma da qui a gettare una donna, la propria consorte, nonché madre dei propri eredi, in pasto al pubblico ludibrio degli odiatori social, ce ne corre.

Questo è avvenuto in una lunga intervista, in cui, dopo averla sbugiardata (ma sarebbe più pop dire “sputtanata”) scoprendo tradimenti spiandole i messaggini nel suo cellulare (con una modalità a dir poco adolescenziale), dichiara che lei si sia impossessata dei suoi preziosi Rolex. Insomma, Ilary la ladra, come Teresa in un film con Monica Vitti. Ma lui, “Francè er borzaiolo” (ladro di borse)? Perchè di rimando la fine mogliettina – che l’immacolato Fabrizio Corona definisce , diciamo con caustica ironia, “Caciottara” (in romanesco “venditrice di caciotte” – ha contrattaccato accusandolo di averle sottratto delle borse griffate.

Che il maschio Capitano abbia tendenze gender non ci pare, magari le ha regalate all’amante o le ha rivendute su eBay? 😎 Ma perché delle persone così ricche e famose, dovrebbero rubarsi le cose tra loro in famiglia? Giusto per farsi un dispetto da parvenu? E si potrebbe continuare a degenerare nei colpi bassi del disamore. Però che tristezza farsi “La Guerra dei Roses“, senza essere in un bel film.

Prima Mia e poi sempre Vostra Mava Fankù

Mava Fankù conTurbante
“LEGGERA SERA”, melodia di EMYLIU’ SPATARO – parole di MARIA SPATARO – arrangiamento al pianoforte e voce di SVETLANA CHMYKHLOVA

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  • Direttore
Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

Emyliù Spataro

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

Saverio Giangregorio

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

Mava Fankù

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù risponderà ai lettori del nostro magazine nella sua rubrica settimanale "La posta del cuore".  Niente sfuggirà al suo giudizio, tagliente ma mai cattivo, e a chi scriverà elargirà i suoi consigli per cuori feriti, timidi, birichini , tachicardici e brachicardici.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

Alessio Papalini

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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