Stefania Catallo

I TAROCCHI – ARCANO XIII LA MORTE

Impossibile non riconoscere la figura dell’Arcano XIII: La Morte è stata talmente tante volte scolpita, dipinta, descritta che non è possibile non ravvisarla in questa Carta. Sebbene venga simboleggiata differentemente su ogni mazzo, a volte come scheletro, a volte come figura vestita di nero, a volte come un cadavere a cavallo, la Morte ricopre sempre lo stesso ruolo: quello cioè, della Mietitrice, di colei che non bada alla ricchezza o al ceto di coloro che viene a prendere, facendo il suo lavoro con equità, senza distinzione tra ricchi e poveri, vecchi e giovani, re e servi.

In tempi più moderni Totò scrisse ‘A livella, poesia dedicata all’uguaglianza di fronte alla morte, dove il marchese e il netturbino valgono lo stesso, e non esiste denaro o ricchezza in grado di distinguere tra i defunti, o addirittura dissuadere la Morte dal suo passaggio. Davanti a lei, siamo tutti uguali.

Per comprendere il profondo significato di trasformazione simboleggiato da questa Carta, basta fare solo una considerazione: tra qualche settimana ci sarà il Solstizio d’Inverno, col quale le giornate inizieranno a riallungarsi. Tuttavia, ora siamo nel periodo più buio dell’anno, e c’è bisogno che l’oscurità sia ancora più profonda, le notti ancora più lunghe affinché si arrivi al punto di trasformazione, quello da cui ricomincerà la marcia del sole verso la primavera.

In realtà, La Morte dei Tarocchi non vuole significare la dipartita fisica, bensì la trasformazione, il passaggio, laddove per rinascere a nuova vita bisogna prima morire, abbandonando l’esistenza precedente e le sue certezze. Nei Tarocchi di Marsiglia, la Morte è raffigurata come uno scheletro dove si notano il cranio bendato (le bende impedivano l’apertura della bocca del cadavere), le articolazioni in rosso e la spina dorsale, il braccio sinistro e la tibia destra in azzurro. Colori che si ritrovano nella lama della falce, che come da tradizione, la Morte adopera per tagliare, tanto che ai suoi piedi si trovano arti mozzati e anche una testa coronata. Ed è proprio questo verbo – tagliare – uno dei principali significati della Carta. Tagliare, trasformare, lasciar morire qualcosa per rinascere a nuova vita; cambiare, dare un taglio netto; significa anche un radicale cambio di stato.

La Carta ha un significato forte e, se ben aspettata, indica un cambiamento positivo. Se invece le Carte successive saranno critiche,oppure se uscirà rovesciata, allora il suo valore dovrà essere ben ponderato: potrebbero accadere separazioni, episodi molto dolorosi, crisi, rimozioni nel senso psicologico, e in alcuni casi anche episodi di violenza.

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LA BIBLIOTECA DELLE DONNE DI BOLOGNA. MEMORIE, CULTURA E FORZA DELLE DONNE

Non c’è rivoluzione senza liberazione della donna. Non c’e liberazione della donna senza rivoluzione”.

Queste parole sono stampate su un manifesto storico degli anni ’70, posto nell’ufficio della responsabile Anna Pramstrahler, donna con alle spalle anni di esperienza e di attivismo nel contrasto alla violenza di genere. È stato per me un incontro di quelli che prendono il cuore: la Biblioteca delle Donne di Bologna è un luogo accogliente e prezioso, dove le culture femminili e femministe si mostrano nella loro realtà oggettiva: attraverso i libri. Fondata nel 1982 dall’associazione Orlando, e in convenzione col comune di Bologna, ospita scaffali infiniti di opere, libri, riviste dagli anni ’70 in poi. Nei locali attigui si trova anche l’ Archivio di Storia delle donne di Bologna, che ne è un elemento costitutivo, così come la biblioteca del resto, il Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne di Bologna.

Ed ecco il patrimonio della Biblioteca, una ricchezza che appartiene alla città ma anche a tutto il nostro Paese. Non bisogna pensare che una biblioteca interamente dedicata alle donne sia una cosa scontata o discriminatoria: la Storia d’Italia è stata fatta anche dalle donne ed è quindi giusto che esista un luogo dedicato al loro pensiero. Attraverso le opere, soprattutto le riviste, si può assistere al mutamento della cultura italiana; ai passi per l’autodeterminazione, l’aborto, il divorzio, la libertà di non dover apparire ma essere, di poter vivere liberamente e serenamente la propria sessualità.

E’ interessante notare che, nel patrimonio della Biblioteca, c’e anche il libro della ministra di Natalità e Famiglia, Eugenia Roccella. L’opera, con la prefazione di Adele Faccio, si intitola: “Aborto. Facciamolo da noi” (1975, Ci.Sa), attualmente fuori pubblicazione. E’ percio’ confortante sapere che esistono le biblioteche, in modo che nulla vada perso e si possa osservare il fluire e il cambiare dell’umano pensiero.

L’ingresso alla Biblioteca è libero e si trova in via del Piombo 5, a Bologna.

LA VIDEOINTERVISTA A ANNA PRAMSTRAHLER RESPONSABILE DELLA BIBLIOTECA DELLE DONNE

QUALCHE IMMAGINE DELLA BIBLIOTECA

L’archivio storico

L’entrata della biblioteca e i libri per il 25 novembre
Area piccol3 ettor3
Scaffali di cultura al femminile e femminista
Un prezioso manifesto originale degli anni 70
Iniziative della Biblioteca
La biblioteca accogliente
Il banco informazioni con Giancarla

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DIVERGENTI FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA TRANS A BOLOGNA DAL 1 AL 3 DICEMBRE

Fondato nel 2008 e organizzato dal M.I.T. – Movimento Identità Trans, con la direzione artistica di Nicole De Leo e Porpora Marcasciano, il festival seleziona e propone alcune tra le migliori produzioni cinematografiche internazionali, allo scopo di promuovere una conoscenza profonda e complessa dell’esperienza trans*, contrastare gli stereotipi e i pregiudizi ancora troppo radicati nell’immaginario collettivo e stimolare la ri-costruzione della storia e della genealogia trans.

Per raggiungere questo obiettivo il festival viene corredato da convegni, workshop, presentazioni, mostre e momenti di approfondimento, oltre che da momenti di socializzazione e divertimento. Ogni edizione del festival ruota attorno a un focus specifico che le organizzatrici del MIT decidono in base a quelli che sono i temi di interesse del momento o i temi che vorrebbero fossero più attenzionati.

Sex Work

Anche la dodicesima edizione del festival avrà un focus specifico, che quest’anno sarà centrato sul tema del Sex Work, che da sempre attraversa il mondo trans. 
Il tema sarà esplorato anche alla luce dei divieti e delle sanzioni che alcuni partiti vorrebbero imporre nel nostro Paese, come quelle proposte nel disegno di legge di recente presentato dalla senatrice Maiorino e ispirato al modello nord europeo, un approccio repressivo che desta preoccupazione. 

“Per molte persone trans* resta ancora l’unica opzione lavorativa, il paradosso è vivere in una società che non permette l’accesso al lavoro e criminalizza in maniera più o meno diretta l’unico strumento che spesso le persone trans* hanno a disposizione”

dichiara la Direttora Nicol De Leo

Rinnovando la sua vocazione internazionale, Divergenti proporrà per la prossima edizione dodici opere, tra documentari e fiction, provenienti da varie parti del mondo e raccolte nel consueto Concorso Internazionale.

Anche nel 2022 il Festival può contare su decine di collaborazioni nuove e

rinnovate. Quest’anno entra in rete con Divergenti anche il Florence Queer Festival, per un accordo di collaborazione culturale e operativa insieme a Divine Queer Festival, Lovers Film Festival, MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+, Sherocco Festival e USN|expo Sardinia Queer Short Film Festival.

Ideata e organizzata da MIT – Movimento Identità Trans, la XII edizione di Divergenti è realizzata con il contributo di Regione Emilia-Romagna e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, e in collaborazione con Cineteca di Bologna, Ambasciata Argentina in Italia, associazione DER- Documentaristi Emilia-Romagna, Archivio OUT-TAKES dell’Associazione CESD e StickerMule.

L’evento realizzato nell’ambito del Patto di collaborazione generale per la promozione e la tutela dei diritti delle persone e della comunità LGBTQI nella città di Bologna.

Programma disponibile a questo link: https://www.divergentifestival.org

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VIDEONOTIZIA SAMAN ABBAS: RECUPERATO UN CORPO NEL LUOGO INDICATO DALLO ZIO

I resti umani ritrovati nelle campagne di Novellara sono stati riesumati e saranno sottoposti ad analisi per capire se appartengano a Saman.

Intanto dal Pakistan, il padre della giovane accusa i servizi sociali di aver rapito Saman, attribuendo loro la colpa della scomparsa della ragazza.

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BELLEZZA – IDOLA ROMA: STILE E AMORE PER I CAPELLI

Idola è il brand di parrucchieri partenopei che ha conquistato la Capitale con la bravura e l’empatia dello staff verso tutte le clienti.

Il nostro magazine ha incontrato Ciro, responsabile del salone di piazza Bologna per avere anche qualche suggerimento per capelli da favola.

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GIOVANNI BOLDINI E IL MITO DELLA BELLE EPOQUE – LA MOSTRA AD ASTI

La Belle Époque, i salotti, le nobildonne e la moda: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.
Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile.

Dal 26 novembre 2022 al 10 aprile 2023 Giovanni Boldini, uno degli artisti italiani più amati di ogni tempo, viene celebrato con una grande mostra a Palazzo Mazzetti di Asti.

@Giovanni Boldini La signora in rosa 1916, Museo Boldini Ferrara

Dopo i successi delle mostre Chagall. Colore e magiaMonet e gli impressionisti in NormandiaI Macchiaioli. L’avventura dell’arte moderna, la collaborazione tra Fondazione Asti Musei e Arthemisia continua a richiamare folle di visitatori ad Asti.
Il nuovo progetto, a cura di Tiziano Panconi, è dedicato al genio indiscusso di Boldini.

80 magnifiche opere – tra cui Signora bionda in abito da sera (1889 ca.), La signora in rosa (1916), Busto di giovane sdraiata (1912 ca.) e La camicetta di voile (1906 ca.) – sono protagoniste di una narrazione cronologica e tematica al tempo stesso.


L’esposizione presenta una ricca selezione di opere che esprime al meglio la maniera di Boldini, il suo saper esaltare con unicità la bellezza femminile e svelare l’anima più intima e misteriosa dei nobili protagonisti dell’epoca.

@Giovanni Boldini Gladioli rosa 1916, Collezione privata


Una mostra che pone l’accento sulla capacità dell’artista di psicoanalizzare i suoi soggetti, le sue “divine”, facendole posare per ore, per giorni, sedute di fronte al suo cavalletto, parlando con loro senza stancarsi di porle le domande più sconvenienti, fino a comprenderle profondamente e così coglierne lo spirito, scrutandone l’anima.
Farsi ritrarre da Boldini significava svestire i panni dell’aristocratica superbia di cui era munificamente dotata ogni gran dama degna del proprio blasone. Occorreva stare al gioco e accettarne le provocazioni, rispondendo a tono alle premeditate insolenze ma, infine, concedersi, anche solo mentalmente, facendo cadere il muro ideologico dell’alterigia, oltre il quale si celavano profonde fragilità.

@Giovanni Boldini Ritratto di Ballerina 1900, Collezione privata

Egli coglieva al volo l’attimo fuggente, quel momento unico in cui un’occhiata più sincera rivelava lo stato d’animo e la mimica del corpo si faceva più espressiva, l’istante in divenire fra un’azione e l’altra, quando la forza motoria di un gesto si esauriva, rigenerandosi prontamente in quello successivo.
Negli anni della maturità e poi della senilità, le lunghe e vorticose pennellate, impresse come energiche sciabolate di colore, rimodellavano in senso dinamico i corpi delle sue “divine” creature e il suo stile, a un tempo classico e moderno, costituiva la miglior risposta alle vocazioni estetiste e progressiste manifestate dagli alti ceti sociali.

@Giovanni Boldini Profilo di giovane bruna con i capelli raccolti, 1902 Collezione privata

La mostra Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque, con il contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, con il patrocinio della Provincia di Asti e vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti.
Catalogo edito da Skira.

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STORIA DE STELLA DI MARCELLO REMIA – LETTURA DEL SABATO SPECIAL 25 NOVEMBRE

ASCOLTA IL BRANO INTERPRETATO DA ALESSIO PAPALINI

Storia de Stella (Marcello Remia)


Ciaveva er core gonfio e se struggeva,
appresso a quer paino, ce moriva,
javerebbe dato tutto, e lo sapeva.
Serbava ancora ‘na sorta de decenza
che je ‘mpediva de pèrdese der tutto,
ma er còre scarpitava drento ar petto,
nun ce riusciva propio a stacce senza.
Arivò poi quer giorno malidetto,
che se l’aritrovò fin drento ar letto.
Je parve cosa grande, sconvorgente,
se perse ne’la cosa appassionante.
Contanno su st’amore smisurato,
lui la mise a batte er marciappiede,
lei piccola Stella, nun ce poteva crede,
che que’la cosa lui la chiamasse “amore”
‘Na sera je lo disse disperata,
ma jarispose lui:”nun t’ho mai amata,
adesso poi, guarda che se’ diventata!
te sbatti er monno ‘ntero pe’ du’ lire,
pemmè sei solo ‘na fonte de guadagno!”
Er còre je schioppò a ‘sta sbrasata,
muta, ferita, sconvorta, devastata,
se spenze er lume, perze er segno.
Aripenzò a’la promessa detta,
a’la passione farza e ‘nteressata,
e piena de furore, montò sdegno.
Je sartò addosso lei, lei piccoletta,
voleva solamente fallo piagne,
ma lui l’ha pres’ar collo eppoi l’ha stretta,
l’ha stretta forte e ha seguitato a strigne,
finchè mancò l’aria all’occhi belli,
che s’oprirono su viso a dismisura,
smise de respirà… gnente ppiù strilli.
La buttò lli per tèra senza cura,
come ‘no straccio drento a’la zozzura,
come monnezza ‘n mezzo a’la verdura.
E l’occhi operti specchiaveno la luna,
e que’le stelle che guardava da creatura,
co’ drento tutti i sogni finiti que’la sera.
Sortanto er Ponentino sconvorto, emozzionato,
l’avvorze co’ n’abbraccio delicato,
scegnendo giù dell’arto ‘nfino ar prato.
Puro li grilli s’armareno ‘n concerto,
che ‘n s’era mai sentito, ‘n’armonia!
Pe’ salutà quell’anima che se n’annava via.
Piccola Stella, nell’infinito cèlo,
‘ndo vanno le creature assassinate,
io spero che pe’ tte, ce sia ‘na casa,
co’ vasi de mentuccia e d’asfodelo,
e le tendine belle a’le finestre
co’ le speranze tue tutte rinate,
e ‘n’abbito de gioia che te veste.

Title: Stay 17
Author: Peter Rudenko
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Peter_Rudenko/Inner_Mechanics/Stay_17/)
License: Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Music edit

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LA FORZA – I TAROCCHI

Nella basilica inferiore di San Clemente a Roma, è conservato un altare dedicato al dio Mitra. Su uno dei lati, è scolpito il dio che tiene fermo un animale, col muso aperto come per mordere, mentre il coltello rituale di Mitra sta per colpirlo. Si tratta della raffigurazione di un atto di forza che, a distanza di secoli e contaminato da elementi cristiani, rispuntera’ nell’Arcano XI La Forza.

La Forza è raffigurata in tanti mazzi di Tarocchi come una donna che, senza nessuno sforzo apparente, tiene aperte le fauci di un leone, mostrando così un coraggio eccezionale. Sul capo tiene un cappello a forma di infinito, che ricorda quello dell’Arcano I, Il Mago, a confermare la continuità delle Carte. La Forza rappresenta un’altra delle situazioni sceneggiate dai Tarocchi e con lei si chiude il primo ciclo degli Arcani Maggiori, le Carte da I a X. In questo primo ciclo si sono presentate le figure che si muovono sul palcoscenico dell’esistenza, ossia il Bagatto, la Papessa, l’Imperatrice, l’Imperatore, il Papa; poi, si sono susseguite le prime scene di vita, ossia l’Innamorato, il Carro, la Giustizia, L’Eremita, la Ruota della Fortuna. Le Carte dal XI al XX completeranno il secondo ciclo dei Tarocchi, e La Forza ne è la prima.

Qualche significato al diritto

Forza d’animo, forza fisica, capacità di affrontare le cose; coraggio, temerarietà, fiducia in se stessi. Persona che esercita un potere, volontà, situazione che richiede temperamento.

Qualche significato al rovescio

Debolezza, viltà, doppiezza nel voler ottenere le cose con l’inganno. Debolezza fisica, problemi ai denti, egoismo. Energie mal riposte. Superbia.

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SAMAN ABBAS: FINALMENTE IL PAKISTAN APRE ALLE INDAGINI SUI GENITORI

A distanza di un anno e mezzo dalla scomparsa di Saman Abbas, la ragazza di origine pachistana svanita nel nulla il 30 aprile 2021, e probabilmente uccisa dalla famiglia perché rifiutava un matrimonio combinato, il Pakistan, finalmente, ha deciso di occuparsi della questione. Maria José Falcicchia, direttrice della seconda divisione dell’Interpol, ha infatti dichiarato durante una trasmissione televisiva: “Nelle scorse settimane le autorità del Pakistan hanno recepito la fondatezza delle attività svolte in Italia dai carabinieri di Reggio Emilia e dall’autorità giudiziaria supportata dai servizi di cooperazione di polizia. Dopo una valutazione molto lunga per un caso complicato anche per loro e senza precedenti, hanno deciso di fare propria la ‘red notice’, ossia la richiesta di arresto internazionale già nel circuito Interpol, delegando le autorità di polizia del Punjab, regione dalla quale proviene la famiglia di Saman“.

D’accordo che il Pakistan è dall’altra parte del mondo, ma 18 mesi di attesa per un primo passo sono davvero tanti. Talmente tanti che, se l’attenzione non fosse stata tenuta alta, di questo caso ce ne saremmo dimenticati.

I genitori di Saman, Il padre Shabbar Abbas e la madre Nazia Shaheen, si erano imbarcati per il Pakistan il giorno dopo la scomparsa della ragazza, rendendosi latitanti dopo l’arresto dello zio Danish Hasnain – ritenuto l’esecutore materiale del delitto e dei cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq. Il prossimo 10 febbraio, comincerà il processo che vede tutti e cinque rinviati a giudizio, accusati in concorso di sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere.

I PRECEDENTI

Nazia Shaheen, madre di Saman Abbas, la ragazza diciottenne di Novellara sparita nel nulla il 30 aprile 2021, e sospettata della sua scomparsa, è stata intercettata lo scorso settembre, in una chat col figlio minore, dove ammette la complicità nel delitto.

LE INTERCETTAZIONI

Pensa ai comportamenti di tua sorella…“. La frase è riferita ai dubbi espressi dal fratello in merito alle azioni del clan familiare contro Saman. Era stato proprio lui, pare, a mostrare ai genitori una foto della sorella, ritratta mentre baciava il fidanzato. Una foto bellissima e pulita, ritratto dell’amore di due ragazzi come tanti. Però la famiglia di Saman non era come tante: ancorata alle tradizioni e fondamentalista sul comportamento che i figli dovevano tenere nei confronti dei genitori, l’avevano promessa a un altro uomo, in Pakistan. Ai nostri occhi occidentali sembrerebbe quasi impossibile, una storia medievale, ma le cose purtroppo funzionano così, in alcuni contesti. E il disonore gettato sulla famiglia a causa del comportamento di Saman doveva essere lavato col sangue.

Il fratello, che vive in una comunità protetta, ed testimone chiave dell’accusa avendo indicato lo zio Danish Hasnain come l’esecutore materiale dell’omicidio, parla con la madre di altre due persone, non indagate, che secondo lui avrebbero istigato il padre nell’organizzazione dell’omicidio della sorella. Li ritiene responsabili moralmente per la morte di Saman, ma Nazia cerca di calmarlo: “Lasciali stare. Tu non sai di lei? Davanti a te a casa… noi siamo morti sul posto, per questo tuo padre è a letto e anche la madre (parla di sé in terza persona, ndr) a letto”. E ancora: “Tu sei a conoscenza di tutto – dice Nazia al figlio –. Pensa a tutte le cose, i messaggi che ci facevi ascoltare la mattina presto, pensa a quei messaggi, pensa e poi dì se i tuoi genitori sono sbagliati…“. E il figlio risponde: “Ora mi sto pentendo, perché ho detto…“, alludendo a quanto rivelato ai carabinieri. del padre Shabbar al fratellastro, al quale ammetteva: “L’ho uccisa io. L’abbiamo uccisa noi. Per la mia dignità. Per il mio onore…“. Poi la confessione del cugino Ikram Ijaz a un compagno di cella in carcere a Reggio Emilia: “Io e mio cugino la tenevamo ferma mentre Danish l’ha strangolata con una corda“. Poi con l’aiuto di una sesta persona, un uomo misterioso mai identificato, “abbiamo caricato il corpo su una bicicletta, fatto a pezzi e gettato nel fiume Po“.

UCCISA IN QUANTO DONNA

E’ giunto il momento di chiamare le cose col loro nome, e la morte di Saman non è un delitto d’onore, bensì un femminicidio. Descrivere l’uccisione della ragazza come qualcosa legato all’onore della famiglia, ne svaluta la portata e quasi lo giustifica.

A questo scopo, è bene sapere che con legge 442 del 5 agosto 1981, si è abolito il delitto d’onore in Italia, che era contemplato e punito secondo il Codice Rocco c.p. Art. 587 del 1930:
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”.

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

Emyliù Spataro

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

Saverio Giangregorio

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

Mava Fankù

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù risponderà ai lettori del nostro magazine nella sua rubrica settimanale "La posta del cuore".  Niente sfuggirà al suo giudizio, tagliente ma mai cattivo, e a chi scriverà elargirà i suoi consigli per cuori feriti, timidi, birichini , tachicardici e brachicardici.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

Alessio Papalini

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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