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CALABRISELLA MIA FACCIAMO L’AMORE CON LA SARDELLA E IL VINO CIRO’ @ DI EMYLIU’ SPATARO

ASCOLTA DALLA VOCE DI EMYLIU’ IN CIROTANO

Passeggiando per Roma mi imbatto in una irresistibile bancarella, piena di ogni prelibatezza della Calabria Saudita, come chiamo affettuosamente la mia terra d’origine.


Luigi Veronelli, famoso giornalista gastronomo, decantò il vino di Cirò, mia cittadina natale, come un prodotto prestigioso della terra Calabrese che anticamente, ai tempi della Magna Grecia, veniva inviato in dono su delle imbarcazioni agli atleti vincitori delle Olimpiadi di Atena.


La sardella poi, “a sardedda”, una densa salsa spalmabile che si fa con il bianchetto, la neonata delle sardine, che una volta pepata e salata, viene lasciata macerare per mesi in contenitori di coccio, è un’altra specialità con la quale posso dire di essere quasi stata svezzata. Ed è per questo che la mia soglia del piccante è piuttosto elevata.


In tempi di guerra si racconta era ritenuta il “caviale dei poveri”, perché poteva essere procurata in grande quantità dai pescatori del luogo, mentre oggi è considerata una specialità, confezionata in vasetti invoglianti e venduta a prezzi quasi turistici anche per gli indigeni.


Veniva messa anche nel “morzeddu” dei contadini, l’antica colazione che non si prepara nei piatti, ma nella pitta, un pane tipico calabrese, stemperandone il piccante con olio d’oliva e una buona bottiglia di Cirò, dal caldo colore rosso rubino, e dal sapore intenso e vellutato, pregno di fruttati sentori di bosco. Il Cirò con la sardella è la morte sua.


E potrei continuare descrivendo altri prodotti, come il Burrino, morbido formaggio a forma di piccolo palloncino, imbottito di burro fondente, e la formosa provola calabrese, che fusa come la scamorza sprigiona paradisiache fragranze, ma mi fermo qui, perché solo a scriverne sento un nostalgico languorino, e mi si gonfia il popò come un palloncino.


Calabrisella vostra Mava Fankù di Emyliù Spataro

ASCOLTA “TARANTA REGGAE” di EMILIO SPATARO, MUSICISTA ETNICO di CIRO’ MARINA

HORROR D’AUTORE IN STREAMING CONTRO DARIO ARGENTO @ PENSIERINI FILMICI DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava

Penso che Dario Argento sia sopravvalutato: un mediocre mestierante senza alcun talento nella suspense, se non per essere riuscito a farsi un nome dal cattivo gusto imperante nei suoi film girati male, interpretati da attori che se sono bravi e in grado di auto-dirigersi si salvano, altrimenti se al posto suo ci fosse un pinco pallino qualsiasi a dirigerli non si noterebbe alcuna differenza.


Con quelle brutte trame tirate per i capelli, che lui racconta gli entrano dalla finestra le idee, e si spaventa da solo. Infatti i suoi film non hanno mai fatto paura a nessuno. Ma il guaio è che poi gliele hanno sempre inverosimilmente prodotte le sue pellicole senz’arte nè parte, creando un mito dal nulla. Forse come tutti i miti.

Ma nel suo caso hanno proprio esagerato a costruire un genere da film a dir poco naif, per non dire dilettantistici. Sarà avvenuto tutto per caso, come le sigarette Lucky Strike, nate da un errore di tostatura del tabacco.

Luca Guadagnino ha fatto un remake di Suspiria che è un furbesco bluff. Nel senso che di Dario Argento ha preso solo il titolo famoso, per attirare la curiosità degli spettatori, ma ne ha reinventato un film tutto suo che a differenza dell’originale funziona, per dimostrare che è più bravo lui del celebre maestro. Ma ci voleva davvero poco.


La mia è una critica feroce, ma maturata nel tempo, perchè è molto facile vedere film horror migliori di quelli che fa/faceva il regista Argento, di fatto solo di latta o meglio carta stagnola, come quella dei Mon Cherie secchi senza liquore. Si salvano solo alcune colonne sonore, montate pure in modo ridondante.


Ho appena visto un complesso horror-fantasy del 2022 che vi segnalo nel labirinto dello streaming, perchè è inquietante, girato benissimo e interpretato ancor meglio.


HATCHING LA FORMA DEL MALE – Un corvo nero entra dalla finestra in una stanza, arredata come una cristalliera di Barbie, dove una donna bionda, moglie fedifraga e madre tirannica, circondata dalla sua perfetta famigliola: figlia succube ginnasta, figlioletto frustrato dal deficit di accudimento, e maritino che è l’emblema del perfetto cornuto, è impegnata a girare vlog per il suo patinato blog.

Ma il corvo giustamente spaventato fa infrangere sul pavimento alcuni preziosi cristalli e persino il lampadario. Viene afferrato con una coperta dalla figlia, una ragazzina dodicenne, e vorrebbe portarlo fuori per liberarlo.

Ma l’amorevole madre reclama il corvo, che culla infagottato nella coperta fino a spezzargli il collo, e consegnandolo alla figlia, la prega di buttarlo nella spazzatura. Ma il corvo sopravvive, seppur con il collo spezzato, e dal bidone della spazzatura vola a stento verso la vicina boscaglia.

Viene ritrovato stremato dalla sensibile e premurosa bambina che, per porre fine alla sua agonia, lo schiaccia con una pietra fino a ridurlo in poltiglia. Li vicino nota uno strano uovo e lo porta a casa per covarlo. L’uovo cresce a dismisura, finché un bel giorno si illumina e qualcosa o qualcuno da dentro lo rompe…

Ciò che segue a questa prima scena – descritta nei minimi particolari per catturare la vostra attenzione e spero ispirarvi a vederlo – è inimmaginabile e vi terrà col fiato sospeso per tutta la durata di questo horror-fantasy-simbolico d’autore, sulle mostruosità che covano nelle famigliole influencer, altro che d’Argento con la frangetta di Mafalda! 🙂

Uscito nelle sale nell’ottobre del 2022, vi esorto a cercarlo in streaming…

Parola di Mava Fanku’

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MY POLICEMEN. STORIA DI UN AMORE PROIBITO @ PENSIERINI FILMICI DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava con in sottofondo la colonna sonora del film di Steven Price

Ho pianto. Sono piuttosto emotiva, ma quando piango per un film è come una cartina al tornasole per la buona qualità.

 Il controverso ”My Policeman” (2022),   tanto gradito dal pubblico di  Amazon Prime, quanto stroncato dalla critica,  diretto da Michael Grandage (già regista di Genius), è un dramma romantico Lgbt, raccontato su due piani paralleli di passato e presente. 

Tratto dal romanzo di Bethan Roberts, racconta la vicenda reale di un poliziotto sempliciotto e di bell’aspetto (Harry Styles), che inizia una storia con una graziosa e ingenua insegnante (Emma Corrin), ma senza vera passione. 

E poi si capisce perchè. Incontra fatalmente il curatore di un museo (David Dawson), raffinato esteta esperto d’arte, che diventa amico della coppia; e scoppia una sconvolgente e  intensa relazione omosessuale tra i due.

 Il giovane intellettuale è un gay consapevole, il poliziotto desideroso di elevarsi culturalmente, no. 

Non si accetta e sceglie di nascondersi in un rassicurante rapporto etero di copertura, pur volendo bene sinceramente alla sua ragazza, ma senza poterla amare con totale coinvolgimento, come invece ama il comune amico Patrick.

 Seppur conflittualmente lo tenga nascosto, per via delle convenzioni sociali dell’epoca, nel Regno Unito anni 50, che ritenevano  l’omosessualità ancora una malattia da curare, nonché un reato da punire con la prigione, alla stregua di Oscar Wilde nella colonia penale. 

L’intrigante e drammatica vicenda, la cui sceneggiatura è dell’autore di Philadelphia, Ron Nyswaner, si dipana magistralmente in due epoche per quarant’anni, dal 1950 agli anni 90.

 Un commovente Rupert Everett interpreta il critico d’arte da anziano, colpito da ictus e ospitato dai due coniugi in pensione, mentre l’affascinante Harry Styles, acclamato popstar, è Tom, il poliziotto da giovane.

 Linus Roache è Tom da anziano, arrabbiato e amareggiato, che sta a misteriosa distanza dall’ex amante malato, che Marion, la moglie, interpretata da una enigmatica Gina McKee, ha voluto fortemente ospitare, quasi a volersi far perdonare di un inconfessabile segreto che scoprirete vedendo il film. 

Non sono d’accordo con i giudizi snobistici della critica, che trova vuota e schematica la drammaturgia di questo a mio avviso ottimo film da piattaforma digitale, essendo uscito direttamente su Prime Video, dove l’ho visto di recente. 

Tutto in questo film è ad un altissimo livello, e la schematicità della sceneggiatura  che viene ritenuta una pecca, è a mio avviso una cifra stilistica. Così come le scene di sesso patinato tra i due amanti, non smorzano la passione, ma la alimentano nell’immaginario. 

La scelta di Harry Styles è felicissima,  e la sua interpretazione più fisica da attore di Serie, è perfetta. Così come il dislivello recitativo con il più accademico Dawson, è proporzionale con la complementarietà dei ruoli. 

Per me è un’opera molto riuscita ed efficace, che travalica l’algido tecnicismo del digitale, sollevando la tematica sempre attuale dell’omofobia, seppur abbia cambiato forma nel tempo, e l’omosessualità sia formalmente tollerata nella nostra società.

 Ma seppur non sia più ritenuta una malattia psichiatrica da curare con l’elettroshock, nè una pericolosa devianza da perseguire penalmente, non è ancora legiferata alla pari nei diritti civili, almeno nel nostro Bel Paese. Si fa per dire.

 Per cui siamo ancora culturalmente  lontani dalla piena accettazione di una semplice variante affettiva. Ed è per questo che la copertura sociale, con il conseguente inganno di una o più  persone (se si comprende se stessi) , così sapientemente descritti in questo bel film,  sono ancora tristemente presenti.

 Cercate ”My Policemen” in streaming e godetevelo, da soli o in compagnia.

Parola di Mava Fankù

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GIRL. TRANSIZIONANDO A PASSO DI DANZA @ I PENSIERINI FILMICI DI MAVA FANKU’

Per il Cinema in streaming A.C. (non Avanti Cristo, ma Ante – Corona Virus) ho rivisto per voi “GIRL”, storia di una ragazza transessuale, cercando immagini inedite, offrendovi la possibilità di saperne di più se non l’avete ancora visto, o di riviverlo insieme.

Ascolta il podcast di “GIRL” dalla voce di Mava

La disciplina della danza classica e l’identità di genere sono nel film di Lukas Dhont una miscela drammaticamente esplosiva.

Felice la scelta di un giovanissimo attore androgino per interpretare il ruolo di una ballerina adolescente nata nel corpo altro di un ragazzo. La bellezza androgina di Victor Polster è sublime e ricorda Cate Blanchett.

Film severo come la protagonista che nulla concede allo stereotipo su questi temi. Lara è una ragazza transessuale di 15 anni che già vive al femminile con il padre e il fratellino di 6 anni.

Ha fretta di femminilizzare il suo aspetto più di quanto già non sia e intraprende la transizione trepidante e senza paure con la terapia ormonale, finalizzata all’intervento definitivo di riassegnazione chirurgica sessuale.

Nel contempo vuole realizzare il sogno di diventare un’etoile, ed è proprio nell’ambiente della scuola di danza che si scontra con i primi conflitti sociali con le sue coetanee per la sua non conformità che lei per prima non accetta, torturandosi i piedi per stare sulle punte, e il sesso che comprime ossessivamente con del nastro adesivo, fino ad una scelta estrema.

L’elegante regia che indugia sui dettagli del corpo incompiuto e martoriato, fa sentire la fatica del vivere in una condizione inaccettabile di diversità per chi ha la semplice, vitale necessità di essere una GIRL.

Parola di Mava Fanku’

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LA DEA FORTUNA di OZPETEK. OMOGENITORIALITA’ E FLUIDITA’ AFFETTIVA @ PENSIERINI FILMICI DI MAVA FANKU’

Nel giorno della Santa Pasqua, continua il viaggio nello streaming A.C. (non Avanti Cristo, ma Ante CoronaVirus) con un film di Ferzan Ozpetek, uscito a ridosso dell’inizio politico della pandemia in Italia

“La Dea Fortuna” di Ferzan Ozpetek mi sembra una buona evoluzione postmoderna dell’arcaico ”Le Fate Ignoranti”, dove l’omogenitorialità e la fluidità affettiva fanno da filo conduttore nel nuovo film corale del regista turco romano.

E come ne ”Le Fate Ignoranti” ci sono certe atmosfere conviviali delle feste e mangiate collettive in terrazza, ma questa volta non sempre amicali e non sempre a Roma, che dal suo amato quartiere Ostiense del primo film ambientato a casa del regista, si sposta nel quartiere di Piazza Bologna, e nella parte finale anche nella splendente natura siciliana, in quel di Palestrina dove si trova il santuario della Dea Fortuna…

E c’è anche la sua onnipresente amica turca Serra Ylmaz e una nuova figura di donna transgender, Cristina Bugatty, che seppur sia molto brava e con una elegante fisicità, non fa dimenticare l’eterea Lucrezia Valia (presente anche in ”Magnifica Presenza”) che nel suo affinamento ancor più femminile di oggi sarebbe stata perfetta, ma la scelta di una nuova attrice trans è stata comunque felice e allontana l’effetto di uno smaccato remake.

Felice anche la scelta di Edoardo Leo che, da buon attore di commedie, caratterizzato sempre sul genere “coatto de Roma”, qui viene consacrato con il suo primo ruolo ricco di sfumature, seppur sempre un pò romanaccio, ma in un film d’autore.

Bravo e solido oscura un po’ Stefano Accorsi, altro erede de ”Le Fate Ignoranti” che a vederlo vent’anni dopo dicono abbia sempre la stessa espressione di allora, che trovo comunque sia una bella espressione.

I due interpretano una coppia gay in crisi che durante una festa riceve la visita di una loro comune e molto cara amica (la sempre intensa Jasmine Trinca) che porta i suoi figli, una ragazzina di 12 anni e un bambino più piccolo.

E dalla sua richiesta alla coppia di amici di prendersi cura dei suoi bambini, nell’attesa di ricoverarsi in ospedale per accertamenti clinici, si dipana tutta l’avvincente storia… Il cameo di Barbara Alberti è una nota divertente nella malinconia della trama.

La scrittrice è stata consigliata al regista nientepopodimenochè da Mina (magnificamente presente nella colonna sonora), ha il fisico del ruolo perfetto per la vecchia madre stronza di Jasmine Trinca, tanto aristocratica quanto crudele, ricalca se stessa ben diretta con misura.

Uno dei pregi di questo bel film, oltre all’ottimo cast e all’attualità della storia, è la figura amicale della transgender, disegnata con garbo e senza citare il genere neanche una volta. Cose che avvengono solo nei film di Ozpetek come in una fiaba Lgbtxyz.

Parola di Mava Fankù

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UN DOLCE PER PASQUA: CIAMBELLE DI MAGRO ALLE MANDORLE – LE RICETTE DI CHEF VENIO

Questa settimana, voglio proporvi una ricetta della tradizione palombarese e della Sabina Romana.
Un dolce di magro, cioè un dolce privo di uova e latte
.
La tradizione contadina conservava gli ingredienti nobili come uova, carne e latte per le grandi occasioni, quando se ne era in possesso.
Farina e vino erano alimenti alla portata di tutti; si pensa che la ricetta originale fosse con il miele e che esso sia stato poi sostituito dallo zucchero, quando quest’ultimo ha raggiunto un prezzo talmente accessibile a tutti da risultare più economico del miele stesso, che nelle case dei contadini non mancava mai.
Lo stesso olio di semi ha preso il posto dell’olio di sansa, molto meno nobile dell’olio extravergine”. Chef Venio

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

250 ml di olio di semi (arachidi)
250 ml vino bianco
250g di zucchero semolato
100 g zucchero semolato (per la doratura)
1 bustina di lievito per dolci vanigliato
750 g di farina
100 g di mandorle pelate a lamelle
1 pizzico di sale

PROCEDIMENTO

Accendere il forno a 165°.
In una ciotola versare il vino, olio e zucchero, mescolando con le mani, fino a che lo zucchero non è completamente sciolto.
Unire il lievito alla farina, mescolare e unire di colpo (tutto insieme) la farina al vino e olio.
Mescolare e aggiungere il pizzico di sale, continuando a mescolare velocemente (gli ingredienti devono essere lavorati velocemente). Far riposare 20 minuti a temperatura ambiente.
In un vassoio ,mettere i 100 grammi di zucchero e i 100 g di mandorle e mescolare.
Creare delle ciambelle con l’impasto, passarle nello zucchero e mandorle e porle in una teglia foderata con carta forno.
Cuocere a 165° per 15-18 minuti fino a che la ciambella non avrà ottenuto la doratura.
Come le frolle, anche questi biscotti secchi devono essere cotti a bassa temperatura per garantirne la friabilità, anche grazie alla lavorazione veloce dell’impasto.

Buon appetito da Chef Venio!

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TUTTO SUA MADRE. CINEMA TRANSGENDER IN STREAMING @ PENSIERINI FILMICI DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava

“I ragazzi e Guillaume, a tavola!” sarebbe stato il titolo originale tradotto in italiano, che avrebbe rappresentato il film appieno secondo l’intento dell’autore. Ma si sa che i distributori italiani storpiano i titoli peggiorandoli a fini commerciali, e di questo volevano farne una sorta di “Il Vizietto”, altro obbrobrio di titolo.

Guillaume Gallienne de La Comedie Française è un talentuoso e geniale cineasta: ha scritto, interpretato e realizzato in modo magistrale un film molto personale, forse poco condivisibile anche per chi crederebbe di potersi identificare, se non come ottimo prodotto filmico per cinefili dal palato raffinato.

Una dichiarazione d’amore alle donne, come egli stesso dichiara, e verso sua madre che assiste commossa al suo spettacolo teatrale, dal quale il film parte, dipanandosi nei tortuosi percorsi labirintici della memoria in un magnifico calambourt registico, per poi concludersi sempre sul proscenio con un imprevedibile colpo di scena finale.

Un “Coup de maitre”, colpo da maestro, com’è stato definito tutto il film.. Chi si aspetta una storia transgender o sul travestitismo non ne troverá gli stereotipi, seppur il protagonista interpreti anche il ruolo della madre in panni femminili, innamorandosi o credendo di innamorarsi dei ragazzi, ma senza provarne reale e carnale attrazione.

Eppure Guillaume é molto femmineo in ogni sua manifestazione, con un’over-dose di presenze femminili dominanti, la “castrante” madre in primis che lo vuole “diverso” dagli altri figli maschi, passando per una nonna trasgressiva illuminata e un caleidoscopio di avviluppanti figure femminili, mentre al contrario quelle maschili sono respingenti e distanti, a cominciare dal dispotico padre.

Ma non voglio raccontarvi oltre della divertente e ironica trama, cercatelo in streaming perché é un film godibilissimo.

Parola di Mava Fankù

Trailer ufficiale e Film completo su YouTube

Film Completo

Una esilarante scena “Volete bere qualcosa”?

Scena “La Nonna”

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“UNA NUOVA AMICA”. CINEMA TRANSGENDER @ PENSIERINI FILMICI DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava

Ozon e il travestitismo saffico parnasiano.

La genesi della componente femminile nell’uomo è nella sua origine cromosomica e ogni storia transgender ha un suo percorso unico. Per non parlare di travestitismo, brutto termine che di solito viene associato ad argomenti morbosi e discriminanti.

Ancor piú complicato per un uomo iniziare ad esplorare la propria diversa identità da adulto, magari proprio accanto ad una compagna comprensiva, durante un matrimonio con prole, e poi con la complicità della migliore amica della moglie appena morta dopo il parto.

É il tema di ”Una nuova amica” di François Ozon. Il vedovo consolabile riporta a galla la propria parte femminile proprio durante l’elaborazione del suo lutto, restando comunque attratto esclusivamente dalle donne, nonchè continuando a fare da amorevole padre e nel contempo anche da madre alla neonata, indossando gli abiti della defunta moglie.

Azzarderei la definizione di “travestitismo saffico”, che mi risulta essere più diffuso di quanto si possa immaginare tra gli “uomini femminili” eterosessuali e dunque “neo-lesbici”...

Una bella sorpresa per chi vede il film senza aver letto recensioni, come nel mio caso, perchè il difficile tema viene trattato in modo estremamente delicato, con levità, seppur esplori la psicologia dei personaggi dal profondo, come solo un talentuoso autore sensibile all’universo femminile riesce a fare.

Una prova d’attore notevole quella di Romain Duris, stilizzato in panni femminili, senza ricadere nel grottesco macchiettismo, con l’ausilio virtuosistico di una magnifica e surreale fotografia.

Anche per questo film si menziona lo stile almodovariano, forse perchè la storia è tratta da un racconto di uno scrittore al quale si è ispirato anche Almodovar.

Ma il bel film di Ozon riesce a superare il limite dell’etichetta, vivendo di vita propria in modo sfolgorante, facendosi a mio avviso persino preferire al più famoso regista ispanico per come affronta analoghe ambigue sceneggiature.

Parola di Mava Fankù

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“UNA NUOVA AMICA”. CINEMA TRANSGENDER @ PENSIERINI FILMICI DI EMYLIU’ SPATARO

Ascolta dalla voce di Emyliù

Ozon e il travestitismo saffico parnasiano.

La genesi della componente femminile nell’uomo è nella sua origine cromosomica e ogni storia transgender ha un suo percorso unico. Per non parlare di travestitismo, brutto termine che di solito viene associato ad argomenti morbosi e discriminanti.

Ancor piú complicato per un uomo iniziare ad esplorare la propria diversa identità da adulto, magari proprio accanto ad una compagna comprensiva, durante un matrimonio con prole, e poi con la complicità della migliore amica della moglie appena morta dopo il parto.

É il tema di ”Una nuova amica” di François Ozon. Il vedovo consolabile riporta a galla la propria parte femminile proprio durante l’elaborazione del suo lutto, restando comunque attratto esclusivamente dalle donne, nonchè continuando a fare da amorevole padre e nel contempo anche da madre alla neonata, indossando gli abiti della defunta moglie.

Azzarderei la definizione di “travestitismo saffico”, che mi risulta essere più diffuso di quanto si possa immaginare tra gli “uomini femminili” eterosessuali e dunque “neo-lesbici”...

Una bella sorpresa per chi vede il film senza aver letto recensioni, come nel mio caso, perchè il difficile tema viene trattato in modo estremamente delicato, con levità, seppur esplori la psicologia dei personaggi dal profondo, come solo un talentuoso autore sensibile all’universo femminile riesce a fare.

Una prova d’attore notevole quella di Romain Duris, stilizzato in panni femminili, senza ricadere nel grottesco macchiettismo, con l’ausilio virtuosistico di una magnifica e surreale fotografia.

Anche per questo film si menziona lo stile almodovariano, forse perchè la storia è tratta da un racconto di uno scrittore al quale si è ispirato anche Almodovar.

Ma il bel film di Ozon riesce a superare il limite dell’etichetta, vivendo di vita propria in modo sfolgorante, facendosi a mio avviso persino preferire al più famoso regista ispanico per come affronta analoghe ambigue sceneggiature.

Parola di Emyliù

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“Rimani” una poesia d’amore di Gabriele D’Annunzio interpretata da Alessio Papalini

In copertina: Gustav Klimt. Giuditta I. 1901 Olio su tela cm. 84X42 Vienna, Österreichische Galerie Belvedere

ASCOLTA IL PODCAST DELLA POESIA


Rimani! Riposati accanto a me.
Non te ne andare.
Io ti veglierò. Io ti proteggerò.
Ti pentirai di tutto fuorché d’essere venuto a me, liberamente, fieramente.
Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo;
non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.
Lo sai. Non vedo nella mia vita altro compagno, non vedo altra gioia
Rimani.
Riposati. Non temere di nulla.
Dormi stanotte sul mio cuore…

Musica

Title: Phenix-unplugged
Author: Koi-discovery
Source: https://freemusicarchive.org/music/koi-discovery/omega/phenix-unplugged/
License: CC0 1.0 Universal License

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22

Direttore Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

EMYLIU' SPATARO

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

MAVA FANKU'

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù cura attualmente due rubriche, La Pillola Politica e I Pensierini di Mava, elzeviri su temi vari che ispirano la nostra signorina agèe, da poco anche in video, oltre che in podcast, oltre che in scrittura.

ALESSIO PAPALINI

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione. Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

VENIO SCOCCINI

Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

ROSELLA MUCCI

Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno

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