RUBRICHE

VIDEOPOESIA – IN QUESTA NOTTE DI AUTUNNO DI NAZIM HIKMET – LETTURA DEL SABATO

ASCOLTA LA POESIA INTERPRETATA DA ALESSIO PAPALINI

In questa notte d’autunno (1948)

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.

Nâzım Hikmet – Poesie d’amore, Mondadori editore

Traccia: Retrospective
Artista: Koi-Discovery
Source: https://freemusicarchive.org/music/koi-discovery/omega/retrospective/
License: public domain

Copyright © 2023 TheWomenSentinel.net | Tutti i diritti riservati | Riproduzione Vietata |

SEMPLICEMENTE ROSELLA: AMORI SANI E AMORI VIOLENTI

Il nostro magazine propone una nuova rubrica curata da Rosella Mucci, attrice teatrale e drammaturga. Semplicemente Rosella è l’opinione della donna comune sulle vicende di tutti i giorni, espressa attraverso dei video casalinghi ma profondi, come se fossimo nella sua cucina a fare due chiacchiere. Buona visione e buona lettura!

Febbraio, mese dell’amore.

Fa un certo effetto parlare di amore quando alcuni dati ci mettono davanti a quello che ormai è per il nostro Paese un triste primato:

122 femminicidi nel 2022 su 310 omicidi nel 2022;

7 femminicidi solo dal 1 al 31 gennaio di quest’anno.

Numeri che fanno a pugni con cuoricini, cioccolatini, cenette e regali e sembra che ci siano due mondi paralleli: quello dell’apparenza e quello reale; purtroppo i numeri parlano e ci raccontano quello che è un vero male sociale. Mi interessa condividere con voi lettori un aspetto che mi ha sempre offerto spunto di riflessione: la vittima visibile e la vittima invisibile. Nulla di professionale ben inteso, solo l’opinione di una persona come tante.

Chi purtroppo ci rimette la vita è la vittima visibile , e poi c’è la figura del carnefice, che è la vittima invisibile. Credo che, nel momento in cui a una relazione sana si sceglie una relazione violenza, emerge tutto quello che si è inceppato nel percorso della crescita e si diventa vittime del proprio inferno interiore. Con questo non intendo perorare la causa del perdono o simili, no; intendo solo soffermarmi sul fatto che un uomo il cui istinto comanda sulla ragione è anch’esso una vittima, vittima dei suoi demoni, del non risolto, di una crescita deficitaria dal punto di vista affettivo e, non ultimo – e qui non vogliatemene -, di un rapporto malato con la figura materna.

Viviamo in un mondo dove l’emancipazione, la libertà sessuale, l’educazione al rispetto della diversità sono parole delle quali troppo spesso ci si riempie solo la bocca. Troppe sono le situazioni in cui chi fa coming out è oggetto di discriminazione: troppi i preconcetti secondo i quali ci siano ruoli esclusivi della donna e altri invece tipici dell’uomo; troppe ancora le situazioni tragiche in cui ribellarsi agli stereotipi significa, per molte donne, essere etichettate come “ non idonee”, e per molti uomini come “assoggettati della compagna” o “effeminati ”; quasi che avere cura dei figli, della casa e condividere le incombenze del quotidiano non spettino ad entrambi. Troppe le differenze nascoste nella educazione del figlio e della figlia.

Diciamolo chiaramente: una donna che si barcamena tra lavoro e casa è cosa normale, mentre l’uomo se lo fa è bravo e collaborativo. Piaccia o no, o è provato che le basi di quelli che saranno un uomo e una donna capaci o meno di relazionarsi in modo sano con l’altro sesso le pone la madre, senza nulla togliere al padre ma, lo dice la scienza, è la figura materna che radica nei figli l’impronta sulle modalità relazionali con gli altri. Una madre tossica può generare danni spesso irreversibili relativi all’autostima, al rispetto, all’empatia e alla capacità di essere resilienti. Una madre è il libro dove i figli leggono l’accoglienza, il perdono, la capacità di ascolto, di visione oltre il detto, di collaborazione.

E come? Anzitutto se è un soggetto capace di lavorare in primis su se stessa e poi con l’esempio. Non è con le parole che si parla di rispetto e di resilienza, ma dimostrando con le azioni di ogni giorno che si può reagire ai fallimenti, che la vita non finisce se finisce una relazione, che da soli si può e si deve saper stare, che nulla ci è dovuto e che nessuno esiste per essere al nostro servizio. I figli ci guardano e imparano, vedono come ci poniamo di fronte ad un rifiuto, ad una sconfitta, come reagiamo alla frustrazione e come ci ricreiamo dai lutti. Vedono come ci poniamo di fronte alle persone che loro scelgono di avere accanto. Ma saremmo davvero felici se nostro figlio facesse le faccende in casa mentre nostra nuora riposa perché ha lavorato?

Siamo obiettive nel misurare le esigenze della donna quando è la compagna di nostro figlio e dell’uomo quando la compagna è nostra figlia? Siamo così certe che le parole uguaglianza, parità e rispetto siano davvero le basi del nostro approccio relazionale? Quanti no consapevoli abbiamo detto e quante sane frustrazioni abbiamo permesso di vivere ai nostri figli? Quanto abbiamo fatto capire ai nostri figli che lì fuori, nel mondo, non è detto ci sia qualcuno disposto a prostrarsi al loro volere come spesso succede in famiglia? Abbiamo insegnato che fuori dalle mura domestiche si deve lottare per avere quello che si desidera? E non è nemmeno detto che lo si ottiene, anzi che spesso nemmeno c’è il giusto ritorno di quanto meritiamo?

Beh! Sembra scontato dirlo, ma è quello che nel nostro intimo pensiamo davvero, che senza accorgersene passa come messaggio. Se nostra figlia sarà vittima di un uomo violento o nostro figlio sarà un maltrattante, purtroppo buona parte di responsabilità la abbiamo noi madri. La madre ha una importanza mistica, profonda, viscerale ed eterna nella vita dei figli, una responsabilità che a pensarci fa paura.

Ma, per chiudere, sono figlie di qualche madre che le piange le donne uccise, e allo stesso modo sono figli di qualche madre, che anch’essa piange, coloro che le hanno uccise. Dovremmo partire da questo: educare una figlia a non essere proprietà di alcuno ed un figlio ad essere l’uomo che vorremmo accanto ad ogni donna.

03 Febbraio 2023

Copyright © 2023 TheWomenSentinel.net | Tutti i diritti riservati | Riproduzione Vietata |

CIAMBELLE DI MAGRO ALLE MANDORLE – LE RICETTE DI CHEF VENIO

Questa settimana, voglio proporvi una ricetta della tradizione palombarese e della Sabina Romana.
Un dolce di magro, cioè un dolce privo di uova e latte
.
La tradizione contadina conservava gli ingredienti nobili come uova, carne e latte per le grandi occasioni, quando se ne era in possesso.
Farina e vino erano alimenti alla portata di tutti; si pensa che la ricetta originale fosse con il miele e che esso sia stato poi sostituito dallo zucchero, quando quest’ultimo ha raggiunto un prezzo talmente accessibile a tutti da risultare più economico del miele stesso, che nelle case dei contadini non mancava mai.
Lo stesso olio di semi ha preso il posto dell’olio di sansa, molto meno nobile dell’olio extravergine”. Chef Venio

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

250 ml di olio di semi (arachidi)
250 ml vino bianco
250g di zucchero semolato
100 g zucchero semolato (per la doratura)
1 bustina di lievito per dolci vanigliato
750 g di farina
100 g di mandorle pelate a lamelle
1 pizzico di sale

PROCEDIMENTO

Accendere il forno a 165°.
In una ciotola versare il vino, olio e zucchero, mescolando con le mani, fino a che lo zucchero non è completamente sciolto.
Unire il lievito alla farina, mescolare e unire di colpo (tutto insieme) la farina al vino e olio.
Mescolare e aggiungere il pizzico di sale, continuando a mescolare velocemente (gli ingredienti devono essere lavorati velocemente). Far riposare 20 minuti a temperatura ambiente.
In un vassoio ,mettere i 100 grammi di zucchero e i 100 g di mandorle e mescolare.
Creare delle ciambelle con l’impasto, passarle nello zucchero e mandorle e porle in una teglia foderata con carta forno.
Cuocere a 165° per 15-18 minuti fino a che la ciambella non avrà ottenuto la doratura.
Come le frolle, anche questi biscotti secchi devono essere cotti a bassa temperatura per garantirne la friabilità, anche grazie alla lavorazione veloce dell’impasto.

Buon appetito da Chef Venio!

Copyright © 2023 TheWomenSentinel.net | Tutti i diritti riservati | Riproduzione Vietata |

MASSIMO D’AQUINO: AMORE E’ QUANDO SI E’ CAPACI DI DARE SENZA ASPETTARSI NULLA IN CAMBIO – S.VALENTINO SPECIAL

Con questo articolo inizia il percorso del nostro magazine verso il 14 febbraio, giorno di San Valentino, da sempre dedicato all’amore e agli innamorati, affrontando i diversi aspetti di questo sentimento, e anche le diverse modalità della sua espressione.

Parlare d’amore alla vigilia di San Valentino potrebbe sembrare banale e scontato, ma c’è amore e amore. Ci sono sentimenti leggeri come una piuma e altri forti, fortissimi; esistono persone che amano – o credono di amare – in modo superficiale, specchiandosi solo nel proprio narcisismo, e altre che lo fanno con profondità. Il nostro magazine ha incontrato Massimo D’Aquino, scrittore che ha affrontato la transizione con tenacia, parlandone e divulgando la sua esperienza per offrirla a chi si trova davanti a una scelta e sta valutando cosa fare. Abbiamo parlato dell’amore e della sua importanza, e di quanto sia basilare che anche la scuola si interessi all’argomento. D’Aquino presenterà il suo ultimo libro “Da mio padre ho preso solo gli occhi chiari” (2022, Edizioni Croce), il prossimo sabato 4 febbraio a Roma: sarà un’occasione per conoscerlo e dialogare con lui, non solo d’amore.

Massimo D’Aquino, secondo lei cos’é l’amore?

“L’Amore vero, secondo me, è incapacità di odiare. Una delle mie prime fidanzatine una volta mi disse : “essere innamorata per me significa uscire da me per entrare in te”. Allora non riuscii a comprendere pienamente cosa volesse dire, anche perché sfidavo chiunque a voler entrare in me, con tutto il caos che regnava nella mia testa credo sarebbe scappato a gambe levate! Solo col tempo e con le esperienze vissute ho capito che aveva ragione. Amare vuol dire esser capaci di guardare quello che c’è dietro gli occhi della persona che abbiamo davanti e andare oltre tutto il superfluo; capirne l’essenza. Amore è voglia di conoscenza, perché soltanto conoscendosi davvero ci si può amare, a volte anche per sempre. E’ Amore quando si è capaci di dare senza aspettarsi nulla in cambio.

L’Amore si sente, viene dal cuore ed è quella brama di vederti stare bene ed essere felice, la certezza di volere solo e soltanto il tuo bene.

E’ Amore il desiderio di tornare da te come se fosse entrare in un giardino meraviglioso dove mi sento libero e protetto allo stesso tempo. E’ Amore l’equilibrio che nasce tra l’intreccio della tua vita nella mia e viceversa. Tutto questo è per me l’Amore. Se sono capace di uscire da me per entrare in te e tu sai fare altrettanto, il gioco è fatto!”.


Quanto conta l’amore nella tua vita? E come è cambiato il suo significato nel corso degli anni?

“L’Amore nella mia vita è stato ed è tuttora essenziale. Passando in rassegna le mie esperienze sentimentali mi sono reso conto di una cosa: non ho mai vissuto un amore “trascinato” . Non sono mai stato schiavo delle abitudini e quando mi sono reso conto di non amare più la persona con cui stavo, sono stato sempre schietto e sincero, decretandone la fine. In realtà sono sempre stato affascinato più dalla fine che dall’inizio di un amore e, nonostante capissi che si stava andando entrambi verso un declino inevitabile, ho sempre cercato di comprenderne i motivi e di capire se in qualche modo potevo porre rimedio prima di dire basta.

L’inizio di un Amore è soggetto ad un’inesorabile imbecillità da entrambe le parti. Ci si sente euforici e si tende ad idealizzare gesti e comportamenti molti dei quali col senno di poi troveremo detestabili, spesso ci si vuole a tutti i costi innamorare. E’ solo la fine di un Amore che ci fa capire dove e quando abbiamo sbagliato.

Tralasciando gli amori liceali in cui mi sono sentito più che altro un giovane Werther, travagliato e tormentato, nel corso degli anni il mio modo di vivere l’Amore è mutato in positivo, passando per tragedie vere e proprie (ripenso, non senza un brivido, all’amore malato cui sono stato assoggettato per quasi cinque anni: annientato, umiliato, pestato a sangue, quasi ammazzato) col tempo però sono diventato più sgamato e selettivo e ho smesso di accontentarmi. Sono fermamente convinto che l’Amore eterno non esista, esiste l’ultimo Amore”.

Credi sia auspicabile che l’educazione sentimentale diventi materia scolastica?

“Assolutamente sì. In special modo l’educazione alle emozioni che i sentimenti suscitano. Inserire l’educazione sentimentale all’interno delle scuole forse sarebbe l’unico modo per sconfiggere l’odio oggi dilagante. Spiegare e far comprendere che l’Amore è Amore in ogni sua forma e colore; che non è possesso o gestione della vita altrui, bensì libertà reciproca. Insegnare a non discriminare, ma appunto come dicevo all’inizio di questa intervista, imparare a guardare dentro gli sguardi delle persone e capire che dietro ad ognuno di noi esiste una storia che va conosciuta e rispettata. Se si ha voglia di vivere una vita piena d’Amore occorre non fermarsi alle apparenze ma scoprire l’essenza delle persone. Tutto ci verrà dato senza il bisogno di chiedere nulla”.

Copyright © 2023 TheWomenSentinel.net | Tutti i diritti riservati | Riproduzione Vietata |

VALENTINA: MOSTRA COLLETTIVA DI ARTI FIGURATIVE IN MEMORIA DI VALENTINA RAFFA DAL 7 AL 12 FEBBRAIO A ROMA, GALLERIA “IL LABORATORIO”

V A L E N T I N A

Mostra collettiva dell’Ass.ne Culturale “Il Salotto di Diotima”

7 – 12 febbraio 2023

Inaugura martedi 7 febbraio 2023 presso la Galleria “Il Laboratorio” a Roma Trastevere la Mostra di arti figurative “Valentina”, evento a cura dell’Ass.ne Cult.le Il Salotto di Diotima, in collaborazione con Spazio 40 Art.

Un gruppo di 24 artisti dell’Associazione celebra la cara amica Valentina Raffa (29-3-1973 / 29-9-2022), recentemente scomparsa, con una mostra di quadri, fotografie, digital art a lei dedicati, ricca di spunti creativi e pensieri profondi, talvolta anche poetici.

La mostra, curata da Ruggero Lenci, si terrà a Roma presso la Galleria Il Laboratorio, in Via del Moro 49, dal 7 al 12 febbraio 2023; l’evento sarà accompagnato da un Catalogo, anch’esso curato da Ruggero Lenci.

E’ lo stesso Curatore a commentare sinteticamente le opere di ciascun artista.

Gea Albanese appende al suo cavalletto una meravigliosa e geniale borsa fatta di cravatte, un’opera di Anna e Vale. Anna Maria Bagnato raffigura una magica mano che dispone all’infinito le nuvole nei cieli, in particolare di Milazzo. Gabriella Cannata pone in primo piano le ali di una farfalla che coprono una libera figura femminile, e nello sfondo una Diotima alla quale mancano solo i raggi della statua della Libertà. Laura Carlodalatri crea un’icona di Valentina, un Che Guevara dell’arte. Giovanna Cataldo dipinge una donna, Valentina, inebriata nel catturare l’essenza delle rose con respirazioni cosmiche e coscienza divina. Maria Cipriano omaggia Valentina con gli elementi di una meravigliosa festa marittima a Capo Milazzo, spedendole una cartolina. Massimo D’Angelo ripercorre la storia del Salotto di Diotima e di Valentina, inserendo nella sua tela un inquietante colpo rosso di spatola. Patrizia De Giovanni crea con i colori un primo piano di arbusti spinosi e uno sfondo nel quale le forme perdono tali forme acuminate. Adele Ercolano compone sfumature di colore che compara alla forza interiore, in grado di rigenerare l’essere. Marta Fabbri dipinge una pianta accasciata, quasi delle radici esauste, sulle quali è presente un fiore rosso che tenacemente vive. Alberta Gianelli ci ricorda che il Salotto di Diotima è un luogo meraviglioso, uno nel quale Valentina parlava di tutti, con tutti, per dare, per capire. Anahita Kousha, certamente con un rimando alla condizione femminile che in alcune parti del mondo è oppressa, ritrae una donna nell’atto di aprire i veli in cerca di luce, dell’eternità. Blanca Moreno de Barreda inserisce un gabbiano che vola, come parole indelebili, su un mare azzurro. Amelia Mutti dipinge di profilo una donna che indossa i preziosi orecchini che Anna e Vale insieme realizzavano riciclando le cialde usate di caffè. Viviana Pallotta realizza un collage virtuale di testi e ci parla del buio che Valentina non amava, e della luce. Alessandra Pediconi ritrae fotograficamente di spalle una figura che richiama Valentina, accentuando i rossi vivi dei libri. Gabriella Prestia dipinge una maschera che sembra dire “va tutto bene”, ricordandoci che talvolta non è esattamente così. Il quadro “Divenire” di Magda Quesada Ordeig, quasi un pacato Urlo di Munch, è interpretato da Aurea come mondi velati nei quali fluisce l’umanità. Lilli Rizzuto regala una rosa a Valentina, che ha conosciuto appena al telefono. Lucia Russo ci parla del “soffio” che trasmette la vita e, con essa, le sue mille e mille sfumature. Stefano Tagliati astrae nella sua composizione i caratteri della luce e del buio con al centro la figura di Valentina che, gioiosa, dona la luce. Carmen Tubío ritrae una grande tela che illuminava, con la sua energia, la casa di Valentina, Aurea Vattuone ci parla di due momenti di cui Valentina era amica: grazia e incanto “.

VALENTINA

Collettiva di arti figurative

7 – 12 febbraio 2023

Galleria Il Laboratorio

Via del Moro 49 – Roma (Trastevere)

Vernissage martedì 7 febbraio ore 18.30 – Finissage domenica 12 febbraio ore 18.00

Apertura tutti i giorni ore 14.00-20.00

Ingresso libero

Copyright © 2023 TheWomenSentinel.net | Tutti i diritti riservati | Riproduzione Vietata |

CALABRISELLA MIA FACCIAMO L’AMORE CON LA SARDELLA E IL VINO CIRO’ @ I PENSIERINI DI MAVA FANKÙ

ASCOLTA DALLA VOCE DI MAVA IN CIROTANO

🌜Passeggiando per Roma mi imbatto in una irresistibile bancarella, piena di ogni prelibatezza della Calabria Saudita, come chiamo affettuosamente la mia terra d’origine.


🌜Luigi Veronelli, famoso giornalista gastronomo, decantò il vino di Cirò, mia cittadina natale, come un prodotto prestigioso della terra Calabrese che anticamente, ai tempi della Magna Grecia, veniva inviato in dono su delle imbarcazioni agli atleti vincitori delle Olimpiadi di Atena.


🌜La sardella poi, “a sardedda”, una densa salsa spalmabile che si fa con il bianchetto, la neonata delle sardine, che una volta pepata e salata, viene lasciata macerare per mesi in contenitori di coccio, è un’altra specialità con la quale posso dire di essere quasi stata svezzata. Ed è per questo che la mia soglia del piccante è piuttosto elevata.


🌜In tempi di guerra si racconta era ritenuta il “caviale dei poveri”, perché poteva essere procurata in grande quantità dai pescatori del luogo, mentre oggi è considerata una specialità, confezionata in vasetti invoglianti e venduta a prezzi quasi turistici anche per gli indigeni.


🌜Veniva messa anche nel “morzeddu” dei contadini, l’antica colazione che non si prepara nei piatti, ma nella pitta, un pane tipico calabrese, stemperandone il piccante con olio d’oliva e una buona bottiglia di Cirò, dal caldo colore rosso rubino, e dal sapore intenso e vellutato, pregno di fruttati sentori di bosco. Il Cirò con la sardella è la morte sua.


🌜E potrei continuare descrivendo altri prodotti, come il Burrino, morbido formaggio a forma di piccolo palloncino, imbottito di burro fondente, e la formosa provola calabrese, che fusa come la scamorza sprigiona paradisiache fragranze, ma mi fermo qui, perché solo a scriverne sento un nostalgico languorino, e mi si gonfia il popò come un palloncino 🎈


🌜Calabrisella vostra Mava Fankù

ASCOLTA “TARANTA REGGAE” di EMILIO SPATARO, MUSICISTA ETNICO di CIRO’ MARINA

ROMA E I TAROCCHI: LA CRIPTA DEI CAPPUCCINI DI VIA VENETO

Situata a via Veneto, in una delle strade più famose di Roma, la Cripta dei Cappuccini è un luogo particolare, dove la morte è diventata arte. Questa affermazione potrebbe apparire strana, se non impossibile; ma entrando nella Cripta – formata da una serie di piccole cappelle poste l’una accanto all’altra – la sensazione è di poter assistere alla trasformazione del corpo, da unità vivente a scheletro. Trasformazione che è l’azione fondamentale dell’Arcano XIII o Arcano senza nome: La Morte.

Alla Cripta dei Cappuccini si accede attraverso il Museo omonimo: qui, giacciono i resti di circa quattromila frati. In ogni cappella si nota un pavimento in terra battuta, proveniente da Gerusalemme, dove sono sepolte le salme più recenti, contrassegnate dalle croci; poi, a seconda della dedicazione, ogni cappella presenta una sua caratteristica: c’è quella dei bacini, dove queste ossa sono state usate per creare delle architetture; oppure quella dei teschi, finanche ai rosoni che sono posti al soffitto o alle lanterne, tutte costruite con ossa. Nel progetto della Cripta però, non c’è spazio per il gusto del macabro, bensì per la riflessione sulla caducità della vita e dell’inutilità della corsa alle cose materiali.

La Cappella dei Teschi photo @Museo dei Frati Cappuccini di Roma

Sebbene venga simboleggiata differentemente su ogni mazzo, a volte come scheletro, a volte come figura vestita di nero, a volte come un cadavere a cavallo, la Morte ricopre sempre lo stesso ruolo: quello cioè, della Mietitrice, di colei che non bada alla ricchezza o al ceto di coloro che viene a prendere, facendo il suo lavoro con equità, senza distinzione tra ricchi e poveri, vecchi e giovani, re e servi.

In tempi più moderni Totò scrisse ‘A livella, poesia dedicata all’uguaglianza di fronte alla morte, dove il marchese e il netturbino valgono lo stesso, e non esiste denaro o ricchezza in grado di distinguere tra i defunti, o addirittura dissuadere la Morte dal suo passaggio. Davanti a lei, siamo tutti uguali.

Per comprendere il profondo significato di trasformazione simboleggiato da questa Carta, basta osservare la foto che segue questo paragrafo. Lo scheletro, che appartiene a una principessa Borghese, sorregge una falce e una bilancia. Pesa cioè le nostre azioni, come il dio egizio Anubis, per poi pareggiare i conti: la bilancia deve essere in equilibrio, quindi ogni azione sarà valutata attentamente. La simbologia del peso sarà poi ripresa nella carta della Giustizia, l’Arcano VIII.

Photo @Museo dei frati Cappuccini di Roma

In realtà, La Morte dei Tarocchi non vuole significare la dipartita fisica, bensì la trasformazione, il passaggio, laddove per rinascere a nuova vita bisogna prima morire, abbandonando l’esistenza precedente e le sue certezze. Nei Tarocchi di Marsiglia, la Morte è raffigurata come uno scheletro dove si notano il cranio bendato (le bende impedivano l’apertura della bocca del cadavere), le articolazioni in rosso e la spina dorsale, il braccio sinistro e la tibia destra in azzurro. Colori che si ritrovano nella lama della falce, che come da tradizione, la Morte adopera per tagliare, tanto che ai suoi piedi si trovano arti mozzati e anche una testa coronata. Ed è proprio questo verbo – tagliare – uno dei principali significati della Carta. Tagliare, trasformare, lasciar morire qualcosa per rinascere a nuova vita; cambiare, dare un taglio netto; significa anche un radicale cambio di stato.

La Carta ha un significato forte e, se ben aspettata, indica un cambiamento positivo. Se invece le Carte successive saranno critiche, oppure se uscirà rovesciata, allora il suo valore dovrà essere ben ponderato: potrebbero accadere separazioni, episodi molto dolorosi, crisi, rimozioni nel senso psicologico, e in alcuni casi anche episodi di violenza.

Copyright © 2023 TheWomenSentinel.net | Tutti i diritti riservati | Riproduzione Vietata |

VIDEOPOESIA: SE QUESTO È UN UOMO, DI PRIMO LEVI – LETTURA DEL SABATO

ASCOLTA IL PODCAST DI ALESSIO PAPALINI

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


(Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947)

Music
Title: Bughici – Suite for Violin, 7
Author: Advent Chamber Orchestra
Source: https://freemusicarchive.org/music/Advent_Chamber_Orchestra/Selections_from_the_November_2006_Concert/Advent_Chamber_Orchestra_-07Bughici-_Suite_for_Violin_7_Lyric_Song_lento/
License: CC BY SA

NON HO BISOGNO DI TEMPO, DI PEDRO SALINAS – LETTURA DI ALESSIO PAPALINI

Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma, Alessio Papalini legge Pedro Salinas, uno dei più intensi poeti del ‘900.

In copertina “Lazy hazy days” @Jack Vettriano

ASCOLTA IL PODCAST DI ALESSIO PAPALINI

NON HO BISOGNO DI TEMPO

Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui taci?
Chi ti cerca nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.

E seguirti all’indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azione a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.

Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei cosí anticamente mia.

Da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.

@Pedro Salinas

Music
Title: Omega
Author: Koi-discovery
Source: https://freemusicarchive.org/music/koi-discovery/omega/omega/
License: CC0 1.0

Copyright © 2023 TheWomenSentinel.net | Tutti i diritti riservati | Riproduzione Vietata |

VIDEORICETTA DI CHEF VENIO: FUSILLI GLUTEN FREE, ZUCCHINE, ZAFFERANO E MOLLICA

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

2 zucchine
1 bustina di zafferano
360 g di pasta di mais gluten free
3 fette di pane gluten free (100g) oppure pan grattato gluten free
olio extravergine di oliva
aglio, peperoncino secco da reidratare

LO CHEF CONSIGLIA

Questa ricetta è ideale anche se siete intolleranti al lattosio, la mollica (formaggio dei poveri) da’ un valore aggiunto, ossia la croccantezza .
Se volete arricchire la pasta, potere mantecarla con una noce di burro e parmigiano, mi raccomando lontano dal fuoco.

Buon appetito!

Copyright © 2023 TheWomenSentinel.net | Tutti i diritti riservati | Riproduzione Vietata |

  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo
STEFANIA CATALLO

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

EMYLIU' SPATARO

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

SAVERIO GIANGREGORIO

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

MAVA FANKU'

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù cura attualmente due rubriche, La Pillola Politica e I Pensierini di Mava, elzeviri su temi vari che ispirano la nostra signorina agèe, da poco anche in video, oltre che in podcast, oltre che in scrittura.

LORENZO RAONEL SIMON SANCHEZ

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

ALESSIO PAPALINI

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione. Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

VENIO SCOCCINI

Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

ROSELLA MUCCI

Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno come punto comune una ironia sana e leggera che aiuta il pubblico a riflettere sull'argomento proposto.

error

Enjoy this blog? Please spread the word :)

error: Content is protected !!