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E I CAPELLI? LE TENDENZE A/I 2022 DI IDOLA ROMA

Se fino a qualche anno fa, per le donne era quasi obbligatorio tagliarsi i capelli al compimento degli “anta”, ora per fortuna le cose sono cambiate. Le nostre mamme, e per chi è più giovane, le nostre nonne, lo sapevano bene: i quaranta anni erano l’anticamera della maturità, per non dire della vecchiaia, e non era più appropriato, per una donna, sfoggiare una chioma fluente. Per non parlare poi dei capelli bianchi, soggetti a una caccia senza esclusione di colpi e mascherati con cachet e tinture varie, spesso dai colori improbabili. Così, si vedevano donne con chiome corvine che cozzavano con una pelle non certo freschissima, e anziane con capelli dai riflessi azzurri, simili alle fate delle favole. Per non parlare poi del temutissimo e leggendario ‘rosso menopausa’, ossia quel colore tra il fiamma e il mogano, appannaggio delle più trasgressive (si fa per dire) cinquantenni di qualche decennio fa.

I consigli di Pako, art director di Idola Salon Roma

“Per questo autunno abbiamo pensato a colori caldi, che vanno dal castano cioccolato fino al biondo miele, abbandonando i toni freddi che spopolavano da qualche anno, Ma ovviamente ogni cliente è diversa ed è quindi importantissimo scegliere bene la nuance giusta”. Questo è il consiglio principale di Pako, direttore artistico del salone Idola di Roma. I fondatori del brand sono tutti partenopei, dimostrando ancora una volta, laddove ce ne fosse bisogno, l’eccellenza del nostro Meridione.accoglienza è calorosa e gentile, come da tradizione napoletana: le clienti sono prima di tutto ascoltate, coccolate con l’immancabile caffè e lo staff, giovanissimo e in buona parte proveniente dal sud Italia, lavora con entusiasmo sotto lo sguardo vigile di Pako. “I nostri saloni mettono la cliente al centro offrendo anzitutto una consulenza professionale che si basa non solo sulle sue richieste, ma anche sullo stato di salute della chioma”, continua l’art director. “Anzitutto tuteliamo e preserviamo i capelli, offrendo trattamenti mirati alle varie esigenze. Per esempio, in autunno quando la caduta diventa più evidente, è bene curarli con prodotti a base di tea tree oil, che li nutre e ne favorisce la crescita. Non esistono formule miracolose per avere capelli da favola, perché è la genetica a farla da padrona, ma si può avere una bella chioma curata usando i prodotti giusti”.

E i capelli bianchi?

La pandemia ha cambiato tutto, anche nell’hair style. Complice la chiusura forzata dei parrucchieri, camuffare le ricrescite bianche si è

rivelato un problema, soprattutto per quelle che hanno meno manualità. Certo, gli spray ritocco hanno aiutato, ma coprire centrimetri di ricrescita avrebbe significato quasi cimentarsi in una riverniciatura auto. Così, le donne hanno iniziato a mostrare i capelli bianchi, prima fra tutte Caroline di Monaco, seguita dalla bellissima Andy McDowell, alla regina Letizia di Spagna, e dalle tante donne che incontriamo nella vita quotidiana. Se pensiamo che fino a qualche anno fa era quasi impensabile mostrare l’argento nella chioma, pena essere considerate irrimediabilmente vecchie e obsolete, ora invece sono tantissime le donne che scelgono di non colorare più i capelli. “Portare il bianco lo trovo molto attuale, e consiglio di abbinarlo a tagli sbarazzini che danno verve e leggerezza”, dice Pako. “Il mio consiglio in questo caso è di enfatizzare il trucco, in quanto rendendo bianca la cornice del viso, l’attenzione andrà a focalizzarsi sulla sua parte centrale: quindi si a un make up bilanciato ma visibile, senza per questo essere marcato”, continua. “ E poi, sicuramente i capelli bianchi vanno curati con trattamenti anti giallo e nutriti, in quanto la mancanza di melanina li può rendere più fragili”, conclude il direttore artistico di Idola Roma.

Curvy e capelli. Qual è la scelta migliore?

E’ ancora vera l’equazione magra/capelli corti e curvy/capelli lunghi? “Assolutamente no. Ora viviamo in un’epoca nella quale una donna può osare quello che più desidera senza perdere il suo fascino. Basta giocare sulle giuste proporzioni e soprattutto valorizzare la bellezza di ognuna”, questo è il consiglio di Pako.

Mettiamocelo in testa: la bellezza non ha età, perché ogni età ha la sua bellezza.

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CENTO ANNI DI PASOLINI- A BOLOGNA UN ITINERARIO SULLE ORME DEL POETA

Photos @StefaniaCatallo

Pasolini osserva la piazza Maggiore di Bologna con sguardo assorto. All’entrata del Palazzo Comunale, i visitatori vengono accolti dall’immagine dell’intellettuale, nato cento anni fa proprio a Bologna, dove visse alcune delle esperienze più formative della sua esistenza.
La città ha deciso di dedicare a PPP un percorso che porta il visitatore nei luoghi pasoliniani più importanti, a partire dalla casa natale fino a Villa Aldini, laddove tornò proprio nel 1975, anno della sua morte, per girare alcune scene di Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Il palazzo comunale ospita una installazione a cielo aperto che mostra foto e frasi di Pasolini, cercando di renderne la dimensione umana e poetica.

Tra i ricordi dei 7 anni più belli della sua vita, Pasolini cita i pomeriggi da adolescente passati sotto al Portico della Morte, adiacente Piazza Maggiore, luogo che prende il nome dall’ex ospedale della Morte, oggi sede del Museo Civico Archeologico, in cui trovavano conforto i malati gravi e i condannati alla pena capitale. Qui sorge la Libreria Nanni, la più antica di Bologna, fondata nel 1825.. Ed è qui che si radica la passione di Pasolini per la letteratura: il Portico della Morte diventa centrale nella sua formazione intellettuale. “È il più bel ricordo di Bologna. Mi ricorda L’Idiota di Dostoevskij, mi ricorda il Macbeth di Shakespeare…
A quindici anni ho cominciato a comprare lì i miei primi libri, ed è stato bellissimo, perché non si legge mai più, in tutta la vita, con la gioia con cui si leggeva allora
” confida Pasolini ad Enzo Biagi, in un’intervista del 1971.Nell’immagine affissa sulla vetrina della Libreria il poeta è ritratto a passeggio per via Rizzoli assieme all’amico Luciano Serra, anch’egli poeta, conosciuto sui banchi del Liceo Galvani, con gli immancabili libri sotto al braccio.

E’ interessante anche percorrere i portici di via Zamboni, dove ha sede l’Università. Pasolini si iscrisse nel 1939 alla facoltà di Lettere, fondando poi una rivista “Eredi”, insieme ad altri amici poeti, titolo che intendeva essere un omaggio ai grandi, come Montale e Sereni. E’ interessante sapere che la rivista non venne mai stampata per disposizioni ministeriali sul consumo della carta, ma vide comunque la luce a spse dei suoi creatori.

Pasolini chiede la tesi di laurea a Roberto Longhi: ma nel 1943, poco più che ventenne, viene richiamato al fronte, e catturato dai tedeschi. Riesce a scappare dopo l’8 settembre: durante la fuga perde la tesi già abbozzata, e una volta tornato all’Università dopo un periodo di soggiorno a Casarsa decide di cambiare relatore, rivolgendosi al titolare della cattedra di Storia della letteratura Italiana Carlo Calcaterra. Si laurea nel 1945 con una tesi su Giovanni Pascoli. Pochi mesi dopo, l’amato fratello Guido viene ucciso dai partigiani garibaldini che auspicavano l’adesione del Friuli alla Jugoslavia di Tito. Il tempo di Bologna, luogo della formazione intellettuale, dei maestri, dell’amicizia e della poesia, si chiude.

Seguendo l’itinerario, si potrà visitare anche il liceo Galvani, lo Stadio dove Pasolini si era immaginato calciatore; la piazzetta Pasolini, dove ha sede l’archivio donato da Laura Betti, e altri luoghi dove lo spirito dell’intellettuale è vivo, e segue il visitatore.

Stefania Catallo

PASOLINI – Supplica a mia Madre – Corto di Stefania Catallo con Emyliù Spataro

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LE PILLOLE POLITICHE di MAVA FANKU’ 2

Ascolta dalla voce di Mava

Sottofondo musicale: Balocchi e Profumi di E.A.Mario 1928

Sta proprio incombendo il momento fatidico. Tra qualche giorno sapremo se potremo continuare a sperare in un Paese democratico e libero, seppur alLETTAto cerebralmente, in cui però non avverrà alcuna regressione oscurantista, oppure se – per esempio – dovremo aspettarci l’attuazione di provvedimenti di legge che vietino la prevalenza della musica straniera sulle Radio, diffondendo almeno un ottanta per cento di musica nazionalista…

Perchè questo è stato capace di enunciare il SALUME prima di abdicare nella passata legislatura, quando era in coppia con le Stelline Cadenti.

E la MELONA “quella con occhi di fuori come pesce da freezer” (frase che pronunciò una governante georgiana quando la vide per la prima volta alla Tv italiana) sarebbe stata capace di far meglio il peggio del suo partner da tagliere.

Prima Mia e poi Vostra Mava Fankù

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DOSSIER ABORTO. UNGHERIA: LE DONNE DEVONO ASCOLTARE IL BATTITO DEL FETO PRIMA DI ABORTIRE

Ungheria: le donne costrette ad ascoltare il battito del feto prima di abortire. Qual è la situazione in Italia?

Parliamoci chiaro: la questione è spinosa. Che non si debba ricorrere all’aborto come metodo contraccettivo, ha una sua base etica. Ma che dietro ad ogni interruzione di gravidanza ci sia una storia di donna, è la realtà. Perché, fatte salve le eccezioni che confermano la regola, abortire non è una passeggiata: né fisicamente e né psicologicamente. E chi pensa il contrario, sbaglia. Quindi Orban o chi per lui, sta facendo solo terrorismo psicologico, tentando di influenzare nella scelta personale delle donne, nella loro autocoscienza. Ma certo l’Ungheria non pare un modello di democrazia.

La legge 194.

A 43 anni dalla promulgazione della legge sull’aborto, sono molte le ombre sulla piena attuazione delle norme che posero fine alla mattanza causata dagli aborti clandestini. Quali cambiamenti sono necessari? E soprattutto, esiste ancora la libertà di decidere sul proprio corpo?

L’articolo 1 della legge 194 del 22 maggio 1978, che tratta delle nome per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza recita cosi:

Art.1. Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non e’ mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

La legge, frutto delle strenue lotte delle donne e delle femministe, attuate con la sensibilizzazione sociale attraverso i tavoli pubblici, montati per strada e diventati sede di discussione pubblica, o con le raccolte firme, fino alle manifestazioni di piazza, poneva fine a una delle stragi nascoste del nostro Paese, ossia le morti per procurato aborto. Per averne un’idea, basta leggere “Isolina” di Dacia Maraini o ancora prima, “Le tradite” di Elisa Salerno, testi nei quali si narra come l’aborto clandestino fosse l’unica via di uscita per difendere la reputazione di una donna, che la società e la famiglia non avrebbero mai accettato come madre nubile e per la quale, oltre allo stigma sociale, sarebbe stata preclusa ogni attività lavorativa, anche la più umile, fatta eccezione per la prostituzione. Aborti che venivano operati con varie tecniche: dagli infusi di prezzemolo ai bagni ghiacciati, alle cadute “accidentali” dalle scale, ai ferri da calza inseriti nell’utero dalle cosiddette mammane, ovvero le levatrici improvvisate. Oppure in cliniche clandestine ma non troppo, dove i cosiddetti “cucchiai d’oro”, ovvero i medici abortisti, provvedevano all’operazione previo pagamento di cifre importanti. Di contraccezione neanche a parlarne: sebbene i preservativi esistessero già dall’epoca romana, non se ne faceva molto uso e di conseguenza la gravidanza, soprattutto se di una donna non sposata, era solo responsabilità di quest’ultima che aveva dimostrato, concedendosi, una amoralità conclamata.

Alla legalizzazione dell’aborto fece seguito l’apertura dei consultori, veri e propri punti informativi dedicati alle donne, dove oltre alla maternità responsabile, vennero istituiti gruppi di autosostegno e autocoscienza. Non si tratta però di preistoria, bensì di un passato recente che si è evoluto in un presente problematico, che rischia di mettere in pericolo il testo della legge e i diritti acquisiti.

Le straniere in Italia e le clandestine.

Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione Vita diDonna, attiva nella Casa Internazionale delle donne di Roma, parla di dati non quantificabili per quanto riguarda il ricorso all’aborto delle straniere e delle donne clandestine. Le prime spesso si affidano alle mani di connazionali abusive oppure, come nel caso di alcune centrafricane e sudamericane, assumono dosi massicce di Cytotec, un farmaco prescritto per l’ulcera che provoca l’aborto, a rischio di gravi emorragie. Le clandestine invece non vengono sottoposte al test di gravidanza: allo sbarco si fanno le analisi del sangue e altri tipi di indagini, ma non si esegue un controllo sulla situazione ginecologica. Fatto gravissimo, secondo la Canitano, in quanto moltissime clandestine vengono da situazioni di stupro e di abuso, perpetrati sulle coste nordafricane prima della loro partenza.

Cosa fare, allora?

Argia Simone, femminista storica e presidente dell’associazione “Socialmente Donna” ha dato vita, assieme ad altre attiviste, al centro antiviolenza “Maria Manciocco” a Labico, in provincia di Roma. “Ritengo che la legge 194 sia in pericolo per una serie di questioni. Primo l’obiezione di coscienza, che è agita da tutte le figure preposte all’interruzione di gravidanza, a partire dai medici dei servizi pubblici, che per il 70% si dichiarano obiettori” ha dichiarato la Simone. “Il secondo pericolo è rappresentato dall’obiezione di struttura, vale a dire che il 40% dei reparti di ginecologia non eroga il servizio previsto dalla legge. Inoltre, vanno considerati i tentativi posti in essere dalle organizzazioni pro vita, che propongono ciclicamente l’abrogazione e la modifica della 194. L’obiezione di coscienza nel SSN è, a mio avviso, illegale perchè lede il dirito di autodeterminazione dalla donna”.

E per quanto riguarda i consultori? “Anche per i consultori c’è una crisi profonda; bisogna rilanciarli e rafforzarli, tenendo conto che molti di loro sono stati chiusi o trasformati in semplici ambulatori” continua Argia Simone. “Soprattutto, bisognerebbe adeguarli agli standard della legge, che prevede un consultorio ogni 20 mila abitanti, mentre ad oggi se ne conta uno ogni 40 mila, con una disomogeneità e un divario numerico tra le varie zone del Paese”. Consultori che, secondo la presidente di Socialmente Donna “ vanno rimodulati, per adeguarli all’evoluzione della società e tenendo conto delle diverse identità di genere e dei diversi tipi di famiglia, oltre che potenziati nel personale, che è andato sempre più a dimnuire ache a causa del turn over. Pertanto, è necessaria una forte azione di rilancio e rafforzamento di queste strutture”. Dello stesso parere è anche Rossella Provvisionato, psicologa e socia fondatrice del centro “Lo spazio di Mariele Franco”, laureatasi con una tesi sul diritto all’aborto, che sottolinea: “Il vero problema è l’obiezione di coscienza, che lascia le donne in balia di loro stesse durante l’interruzione di gravidanza in ospedale. Non sono rari i casi di medici che si sono rifiutati di prestare le cure necessarie a donne che erano in preda a emorragie, giustificandosi con un “signora sono obiettore e non posso toccarla. Bisogna intervenire, e subito”.

La questione, in realtà, sarebbe molto semplice. Quelle che vogliono portare avanti la gravidanza, devono avere il diritto di farlo, così come quelle che vogliono abortire. Non è etico né costituzionale cercare di convincere le donne a portare avanti la gravidanza, come spesso si fa. Sarebbe come entrare in un centro per la fertilità per convincere le donne ad abortire. Oppure, per i medici obiettori, sentirsi in pace con la coscienza perché non si è prescritta la pillola abortiva. Si tratta di sofismi morali di grande ipocrisia.

La parola all’avvocata.

Angela Pinti, avvocata in Civitavecchia con lunga esperienza nel contrasto alla violenza di genere e nel bullismo, ha all’attivo la collaborazione con una delle maggiori associazioni femminili della città.

Esiste una norma di legge attraverso la quale il medico obiettore può rifiutarsi di prestare assistenza alla donna durante l’interruzione di gravidanza? Se non interviene in caso di pericolo di vita per la donna, è punibile dal punto di vista penale?

“La legge 194 oltre a garantire il diritto all’aborto delle donne, prevede anche il diritto del medico di non praticare l’interruzione di gravidanza ove obiettore. Diritto che, tuttavia, non sussuste in caso di pericolo di vita per la paziente. Ritengo che rifiutarsi di intervenire, o di assistere una donna in fase di interruzione della gravidanza, nel caso di grave pericolo per l’incolumità sia penalmente rilevante dal punto di vista giuridico, per una serie di reati che possono rientrare nell’omissione di soccorso e aggravarsi a seconda del caso. Laddove il medico obiettore dovesse intervenire chirurgicamente nell’ospedale per effettuare l’interruzione di gravidanza in situazione di urgenza, la sua obiezione di coscienza viene revocata immediatamente dall’organo preposto”.

Stefania Catallo

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MONKEYPOX – PREOCCUPAZIONE PER LE COMPLICAZIONI DA ENCEFALITE

E’ di questi giorni la notizia, riportata sulla rivista eClinicalMedicine, dell‘insorgenza di encefalite, confusione e convulsioni in alcuni casi di Monkeypox. Le percenturali di insorgenza di queste complicazioni, comprese tra il 2 e il 3% del totale dei malati, sono state scoperte e documentate dagli scienziati dell’University College di Londra, del Barts Health NHS Trust, del Guy’s and St Thomas’ NHS Foundation Trust e del King’s College di Londra.

Nonostante l’incidenza sia bassa: “abbiamo scoperto – afferma Jonathan Rogers, a capo del team insieme a James Badenoch – che gravi complicazioni neurologiche come encefalite e convulsioni, sebbene rare, sono state osservate in un numero di casi tale da suscitare preoccupazione. Il nostro lavoro evidenzia la necessità di condurre ulteriori indagini. Riteniamo opportuno istituire una sorveglianza coordinata per rintracciare i pazienti a rischio di sintomi neurologici e psichiatrici”.

La mortalità dovuta al Monkeypox è attualmente dell’1 per mille.

Tuttavia, si raccomanda l’uso del vaccino e di interpellare il medico in caso di dubbio o di sintomi, senza però demonizzare i contagiati, in quanto la malattia può essere contratta da chiunque – e quindi non solo dagli omosessuali – attraverso il contatto diretto col malato.

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L’IMPORTANZA DELL’APPRENDIMENTO PERMANENTE. LA PRESENTAZIONE DEL NUOVO ANNO ACCADEMICO UPTER IN CAMPIDOGLIO

Martedì 13 settembre si è tenuta al Campidoglio, presso la Sala della Protomoteca, la presentazione del nuovo anno accademico UPTER, presente anche il sindaco di Roma Gualtieri.

La realtà rappresentata da UPTER è quella della più storica tra le università per gli adulti e gli anziani, dove si sviluppa il lifefong learning, ossia l’apprendimento permanente.

Uscire dal sistema scolastico, per scelta o meno, non deve precludere la possibilità di continuare a imparare. Se spesso le persone dicono: “sono troppo grande per ricominciare a studiare”, ciò vuol dire che si è relegato lo studio e la conoscenza a una fase specifica della vita. E se quest’ultima si è notevolmente allungata, allora perché non approfittarne per acquisire sapere? E’ scientificamente provato che il cervello, per essere sempre lucido, deve funzionare ed essere stimolato.

UPTER ha inoltre programmato una settimana di open days, a partire da lunedì 19 settembre.

Per chi volesse conoscere la direttrice del nostro magazine, Stefania Catallo sarà presente martedì 20 settembre con la presentazione di due corsi: il primo, dalle 15, sulla Storia e simbologia dei Tarocchi. Il secondo, dalle 17 alle 18, con il Laboratorio giornalistico al femminile. Per prenotarsi, cliccare sul link (https://www.upter.it/2022/09/02/upter-aperta-lopen-day-dellupter/).

Intervista a Francesco Florenzano, Presidente dell’Upter

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LE PILLOLE POLITICHE DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava Fankù

Il coretto iniziale e finale, da Ticò Ticò, è cantato da Ersy Giada

“Occhi di fuori come pesce da freezer” è sicuramente la capobanda di questa parata elettorale che non risparmia colpi bassi, pur di far breccia sull’elettorato più nostalgico di moralizzazione.

Il caso “Peppa Pig”, con la proposta di abolire un cartone animato che mostra due mamme (probabilmente omosessuali) con un bambino, è il colpo più basso della storia della libera espressione, ripristinando l’eco di una censura che non si vedeva dal Medioevo della nostra bistrattata Costituzione.

Il Gender, che dovrebbe esser preso come arricchimento, viene invece mistificato come pericolo incombente che minerebbe la stabilità familiare. Quando in realtà è esattamente il contrario, perché sciogliendo gli stretti nodi della repressione, le coppie liberamente formate, sarebbero più spontanee e vere. Dunque più stabili.

E per tranquillizzare quell’elettorato più impressionabile dalle destre o sinistre previsioni, basterebbe dire che, vanificando l’esistenza delle coppie forzate per copertura sociale, le coppie di uomini e donne ne risulterebbero rinvigorite e davvero moralizzate . Ma dall’inganno.

Mava Fankù

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CRAZY. LA FOLLIA NELL’ARTE CONTEMPORANEA. CHIOSTRO DEL BRAMANTE DI ROMA FINO ALL’ 8 GENNAIO 2023

La pazzia, come l’arte, rifiuta gli schemi stabiliti, fugge da ogni rigido inquadramento, si ribella alle costrizioni, così anche Crazy, il pregetto di Dart – Chiostro del Bramante a cura di Danilo Eccher”.

La presentazione della mostra multimediale, visitabile fino all’8 gennaio 2023, rende solo in parte l’impatto multisensoriale dell’esposizione.

Ogni installazione riesce a risvegliare qualcosa nel visitatore: dall’ambiente futurista e quasi extraterreste dipinto di bianco e illuminato al limite della sopportazione visiva per creare un distacco dalla realtà; al corridoio invaso da farfalle nere; agli specchi rotti posti sul centro del Chiostro, che vi si riflette frammentato in mille pezzi. Dimentichiamoci l’arte così come la conosciamo, e troviamo il coraggio di immergerci in una serie di ambienti e ambientazioni che avranno la forza di risvegliare memorie e sensazioni che, forse, vorremmo tenere chiuse a chiave.

Questi i nomi dei 21 artisti in esposizione:

Carlos Amorales, Hrafnhildur Arnardóttir / Shoplifter, Massimo Bartolini, Gianni Colombo, Petah Coyne, Ian Davenport, Janet Echelman, Fallen Fruit / David Allen Burns e Austin Young, Lucio Fontana, Anne Hardy, Thomas Hirschhorn, Alfredo Jaar, Alfredo Pirri, Gianni Politi, Tobias Rehberger, Anri Sala, Yinka Shonibare, Sissi, Max Streicher, Pascale Marthine Tayou, Sun Yuan & Peng Yu.

Installazione sensoriale

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PEPPA PIG UNA DI NOI – RAFFAELLA CARRA’ DOCET

Raffaella Carrà, in una famosa intervista, rivelò di essere cresciuta in una famiglia di donne, madre e nonna, dopo che il padre l’aveva quasi abbandonata. Tuttavia, il genitore assente e inaffidabile, ogni tanto si faceva vivo telefonicamente per sincerarsi che fosse ancora vergine: in caso contrario, l’avrebbe tolta dal centro sperimentale nel quale studiava, e dalla madre.

Un padre modello, insomma.

La compianta showgirl non sembra però che fosse cresciuta male. Così come non sono cresciute affatto male le migliaia di donne allevate in famiglie monogenitoriali o di sole donne: da madri abbandonate, oppure vedove o separate o ragazze madri .

Le donne sanno da sempre come allevare da sole i propri figli. Magari fanno degli sbagli ma chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Vista dall’estero, l’Italia non ci fa una bella figura, con la storia della puntata di Peppa Pig che si vuole censurare. In realtà, non ci fa una bella figura neanche coi suoi cittadini, se è per questo.

Il censore è Federico Mollicone, deputato FdI e commissario della vigilanza Rai, che già nel 2019 aveva criticato l’abbigliamento delle colleghe deputate, a suo dire, troppo scollate.

Forse, girano per Montecitorio e per la RAI squadre di controllori che, col metro in mano, si mettono a misurare orli e lunghezze delle femminili vesti. Oppure, ce ne potrebbero essere altri, incaricati di guardare i cartoni di Peppa Pig, coprendosi gli occhi con le mani, quasi come se fosse un film horror.

“Come ha dimostrato recentemente Meloni, siamo e saremo sempre in prima linea contro le discriminazioni, ma non possiamo accettare l’indottrinamento gender”, ha dichiarato Mollicone per motivare la richiesta inoltrata alla RAI di non trasmettere la puntata del cartone nel quale Peppa Pig ha due mamme.

Indottrinamento. Dove ho già sentito questa parola?

Stefania Catallo

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IL TEST DEL TROVAPARTITO DI MAVA FANKU’

ASCOLTA DALLA VOCE DI MAVA FANKU’

Ho sentito dire che c’è un giochino in TV chiamato “Trovapartito”… Non sono andata a cercarlo per non lasciarmi influenzare, in modo da immaginarlo liberamente.

Si tratterebbe di rispondere ad un test sulle proprie esigenze politiche, in modo tale da trovare nella vasta scelta dei partiti in lizza per le prossime elezioni, come su un catalogo di gigolò e gigolette, l’aspetto più vicino alle nostre attese…

Del genere “aspetta e spera” lo sono un po’ tutti, perché è proprio uso delle campagne elettorali promettere ciò che non si manterrà, o come fanno a destra e sinistra, sparlare gli uni degli altri alla Elsa Maxwell, screditandosi vicendevolmente…

Elsa Maxwell, famosa giornalista di gossip, spettegola con Marilyn Monroe

Ma ci sarà un partito che, anziché fare pettegolezzi pre-elettorali, parli semplicemente di programmi costruttivi, che non sia abolire quel che già è stato fatto, senza aver sperimentato nulla di nuovo in alternativa?

Formuliamo un test ideale.

Il Test di Mava Fankù:

A) Voglio un partito libertario e progressista, con contraddizioni ed errori ammessi, che promuova lo slogan: “Non solo, ma Anche”, del genere “non solo Jus Soli et Jus Accompagnati + Cannabis libera dall’erogatore in ogni metro + Eutanasia per tutti compilando modulo on-line. Con un programma di cose dette in quest’ordine è comprensibile, come reazione, unire il mio nome al mio cognome, dopo essersi scaramanticamente palpati le parti intime! Ma se si aggiungesse a queste tre cose, oggettivamente importanti, qualcosa di più utilmente popolare e adatto a tutte le età e condizioni? Del genere smart-working per tutti con accredito sulla propria postepay a fine lavoro quotidiano?

Così si ordina una pizza napoletana con Vesuvio centrale di pummalora ‘ncoppa e bordo ripieno di ricotta…

E buon appetito con il partito di Mava Fankù

P.S. Manca la B?

Vero, che sbadata!

B) Voglio un partito conservatore di cose rancide surgelate e oscurantista da sbatterci col muso sul vetro della TV ogni volta che appare “quella con gli occhi di fuori come pesce da freezer” + quel salume avvolto in una t-shirt bisunta con l’effige di Putinia impunturata con rosari intrisi di Mohito…

Taglio corto che devo prendere al volo l’astronave per la Luna (ma non ditelo agli americani, che voglio stare tranquilla nel mio craterino), fate la vostra scelta e buon voto… di castità!

Perchè con quei due per cinque anni a me cala la libido. E a voi?

Bacini sulle dita, affinchè votiate bene, dalla Vostra Mava Fankù

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  • Direttore
Stefania Catallo

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

Emyliù Spataro

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Webmaster del Magazine.

Saverio Giangregorio

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

Mava Fankù

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù risponderà ai lettori del nostro magazine nella sua rubrica settimanale "La posta del cuore".  Niente sfuggirà al suo giudizio, tagliente ma mai cattivo, e a chi scriverà elargirà i suoi consigli per cuori feriti, timidi, birichini , tachicardici e brachicardici.

Lorenzo Raonel Simon Sanchez

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

Alessio Papalini

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

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