L’EX PRESIDENTE E LA PORNOSTAR. UNA VECCHIA STORIA SEMPRE NUOVA

In copertina: Trump-Stormy-Daniels – Credit: Brandon Bell/Getty Images; Ethan Miller/Getty Images

Non è certo la prima donna a far tremare un capo di Stato: prima di lei ci sono state la mitica Monroe, la psicologa Lewinsky e adesso una pornostar dal nome esotico, Stormy Daniels (stormy: tempestosa, n.d.r.). Kennedy, Clinton e Trump sembrano essere così tre ex presidenti accomunati dal debole per le donne, ma in realtà la politica statunitense ha visto anche altre querelle dello stesso tipo: basti ricordare la vicenda di Gary Hart, candidato alla presidenza nel 1988 e bloccato a metà corsa per essere stato il presunto amante di Donna Rice, Miss South Carolina World.

La narrazione su Daniels è quella di una ragazza povera e abusata, spogliarellista già al liceo e poi diventata una regina del porno, dove ha lavorato ed è stata premiata come regista, protagonista e scrittrice. L’incontro con Trump sembra sia avvenuto nel 2006 quando lui era già sposato con Melania ed era diventato da poco padre di Barron. Lui era già ricchissimo, e come nella migliore tradizione pecoreccia, il sessantenne invitò prima a cena e poi in camera sua la giovane promettendole, pare, una parte in una famosa serie televisiva. Gli incontri, a detta di Daniels, furono diversi, fino a cessare del tutto per volere della donna, evidentemente delusa nelle sue aspettative, che siano professionali o personali, non è dato sapere.

Nel 2016, la pornostar cercò di vendere la storia della relazione con Trump senza successo. Ma l’uomo che dichiarava di “prendere le donne per la f***“, cominciò a tremare quando, proprio a causa di queste parole, la stampa si accorse di avere un’occasione d’oro per portare a galla i peccati del tycoon. A Stormy vennero pagati 130 mila dollari, versamento fatto da Michael Cohen, legale di Trump al quale era stato dato l’incarico di intervenire per risolvere situazioni spinose. Il denaro è stato restituito a Cohen – come ipotizzano gli inquirenti – attraverso una alterazione dei bilanci della Trump Organization: la falsificazione di tali dati rappresenta un reato nello stato di New York. Nel 2018, Cohen è stato condannato a 3 anni di carcere per evasione fiscale e violazioni delle regole relative al finanziamento della campagna presidenziale. Ed è proprio per questi reati che Trump ora rischia l’incriminazione.

Ci si aspetterebbero reazioni da Melania Trump, che come maschilismo detta, è stata tradita chissà quante volte e in questo specifico caso, appena dato alla luce suo figlio; però tutto tace: forse che anche lei segua la regola aurea della regina Elisabetta: “Never complain, never explain”?

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