QUEL CHE RESTA DI SAMAN ABBAS

Quello che resta di Saman Abbas potrebbe essere in quelle spoglie che i carabinieri del RIS hanno dissotterrato tre giorni fa, in un punto ben preciso del terreno circostante un casolare abbandonato, a poche centinaia di metri da dove abitava la ragazza, a Novellara in provincia di Reggio Emilia. Il cadavere era sepolto a circa 2 metri di profondità, avvolto in teli di plastica, ricoperto di pietre e terra. Le ricerche precedenti, che avevano utilizzato anche i cani molecolari, non erano riuscite a localizzare la salma, perché troppo in profondità per l’olfatto dei cani.

Ovviamente, bisognerà attendere le analisi, tuttavia appare una coincidenza interessante l’arresto del padre in Pakistan e gli scavi immediatamente successivi, fatti con precisione millimetrica, alla ricerca del corpo di Saman.

Shabbar Abbas era stato infatti arrestato in Punjab nei giorni scorsi, a un anno e mezzo dalla scomparsa della figlia, avvenuta il 30 aprile 2021, e dopo essersi allontanato dall’Italia il giorno dopo la scomparsa. La moglie, Nazia Shaheen, secondo il marito “è rientrata in Europa”.

L’udienza al quale è stato sottoposto il padre di Saman, tenuta a porte chiuse, è stata rinviata al 24 novembre in modo da permettere alla difesa di produrre della documentazione. Parlare di estradizione è quindi prematuro; e, cosa più importante, non esistono accordi bilaterali tra l’Italia e il Pakistan, che potrebbe quindi negarla.

Qui in Italia invece, il processo ai genitori, allo zio Danish e ai cugini accusati di concorso in sequestro di persona, omicidio e soppressione di cadavere, inizierà il 10 febbraio.

Speriamo che Saman finalmente abbia la giustizia che merita. Speriamo.

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