Month: November 2022

UNA NUOVA ROBIN HOOD RIBALTATA @ LA PILLOLA POLITICA DI MAVA FANKU’

🌜 C’era una volta un personaggio assai bizzarro e pittoresco della politique italienne che, come una Robin Hood capovolta rubava ai poveri per dare una ricompensa a chi l’aveva votata.


🌜 Che la card del Reddito di Cittadinanza sia usata da qualche finto povero occupabile come argent de poche, non giustifica che venga tolta ai tanti veri poveri non occupabili che ne stanno traendo beneficio. Basterebbe toglierlo agli ingiusti.


🌜 Ma non sia mai che facendo le cose buone e giuste si diventi troppo cristiani. Meglio continuare da miscredenti coltivando vizi privati e decantado pubbliche virtu’.

🌜E non lo dico per partito preso, non avendo mai votato quell’avvocato col nasino all’insu’, ma lo dico semmai per partito lasciato perche’ mi son pentita di aver dato un voto utile infilando una scheda nel piu’ grande contenitore di sinistra, dal quale e’ uscito un ridicolo Pinocchio nero ebano con gli stivali sporchi che anziche’ difendere i diritti degli ultimi, ha offerto l’ennesimo facile pretesto ai finti salvatori della patria a fare i casti e puri. Con tutti gli indagati che hanno avuto tra le loro fila.


🌜Che siano piu’ obnubilati che in malafede potrebbe essere l’unica giustificazione per il partito della mammo.Letta, altrimenti ci sarebbe da pensare solo alla sindrome sinistra da karakiri.

🌜Sayonara Mava Fanku’

Mava Emyliu’ Fanku’ dedica alla bisogna la giusta chanson

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QATAR MONDIALI 2022: TRA REALTÀ E MAINSTREAM – GEOGRAFIE DELL’IDENTITÀ DI LORENZO SANCHEZ

La più grande delusione che ho dato a mio nonno è stata quella di aver dimostrato un livello di passione per il calcio pari a quello che ho per le moto trebbiatrici: praticamente nulla. Zero. Rien.


È quindi stata una grande sorpresa quando ho annunciato che sarei partito alla volta di Doha, Qatar, in occasione dei mondiali. Il calcio ovviamente non c’entrava nulla: intendevo visitare in prima persona un Paese del quale non sapevo poi molto, durante uno dei mondiali più discussi di sempre. Sono partito con una valigia piena di vestiti e – mi costa ammetterlo – di pregiudizi: serbavo già una certa idea di quel che avrei visto, delle parole che avrei sentito, delle idee che mi sarei fatto.

Diamine, non dico di essere partito pensando già di scrivere un articolo per il 25 novembre, ma poco ci è mancato.

Mentre su internet leggevo, più o meno ovunque, del clima di terrore su tifosi e giocatori in tutta Doha, le mie certezze hanno iniziato a vacillare. Hanno vacillato con intensità crescente a mano a mano che ci avvicinavamo alla data di oggi, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, mentre leggevo o ascoltavo tantissimi articoli e reportage sulla condizione delle donne in Qatar, vis-a-vis con quella delle donne nel nostro Paese.

Chiariamoci, non è mio intento qui difendere in alcun modo le condizioni e la qualità della vita delle donne in Qatar. I dati parlano chiaro: secondo le Nazioni Unite l’Italia è al 13esimo posto nell’indice sulle disuguaglianze di genere, il Qatar al 54esimo. Nello Stato in cui mi trovo, la gerarchia fortemente patriarcale – che si configura nell’esistenza della figura, come in gran parte del mondo arabo, del ‘tutore’ maschile – rappresenta il principale ostacolo al raggiungimento dell’uguaglianza, ed è la principale radice della violenza sistemica sul genere femminile. Una donna qatariana non può, prima di una certa età, lasciare il Paese se non con un permesso scritto; non può sposarsi o ricevere cure riproduttive complete; non può intraprendere studi avanzati e non le viene garantita la custodia dei figli in caso di divorzio. È terribile, e per questo è giusto esprimere una ferma condanna a livello internazionale.

Quel che è ingiusto, invece, è mistificare e esagerare una situazione già di per sé grave.


Stando a molto di quel che si legge sui social e attraverso gli organi di stampa, in Qatar in questi giorni si respirerebbe una feroce aria repressiva. Posso dire, dalla mia esperienza limitata, che non è esattamente così – anzi. Potrei fare diversi esempi, dalle persone mezze nude e con body painting dei colori delle proprie squadre, alle centinaia di ragazze locali – vestite in maniera non dissimile da quella di ragazze che potrebbero trovarsi a Milano, o Parigi- che lavorano, vivono e passeggiano tra le strade di Doha; potrei parlare del caotico tifo messicano, delle feste e dei cori improvvisati agli angoli delle strade, di quell’aria ‘da mondiale’ che si respira nel Paese.

Viene da chiedersi, esattamente, a chi faccia comodo esagerare e mistificare i contorni della violenza di genere in Qatar – a chi faccia comodo presentare una situazione che, per quanto radicata nella realtà, è nettamente diversa da quella presente nel Paese.

Non fa di certo comodo alle donne qatariane, che dopo decine di anni passate a lottare per i propri diritti, senza alcun tipo di riconoscimento internazionale, temono che le polemiche internazionali e la disinformazione possano causare una regressione, o la perdita dei diritti acquisiti, in un’onda reazionaria post-mondiali.


Non fa comodo nemmeno alle donne italiane: agitare e sbandierare il fatto che «alcune donne stanno peggio» è un ottimo modo per sminuire le rivendicazioni di genere e la disuguaglianza presente in Italia; è un modo per dire, tra le righe ‘ringrazia che non sei nata in Qatar, ora basta’. È un modo per evitare di riflettere sugli allarmanti numeri della violenza domestica, sulla difficoltà nel raggiungere la parità salariale, ricevere un’educazione di qualità e inserirsi nel mondo del lavoro. Curiosamente, in Qatar le donne ricevono mediamente un’educazione migliore di quella delle donne italiane, e si inseriscono più facilmente nel mondo del lavoro: al 2021, la quota di popolazione femminile sopra ai 15 anni era del 57,2%, contro il 39,9% nostrano.

Le uniche persone a cui fa comodo diffondere narrazioni mistificate e pregiudiziali sono, manco a dirlo, gli uomini (bianchi, etero, cis), che possono raccontarsi di non essere a Doha per una qualche superiorità morale intrisa di malcelata xenofobia, e non perché la nazionale di calcio, semplicemente, ha perso.

Scrivo, con più convinzione quest’oggi che mai, che per promuovere un autentico cambiamento e per permettere di uscire dalle dinamiche di oppressione che ci circondano, dalla violenza a cui ci hanno abituate e abituati, dobbiamo ritrovare modi di raccontare la complessità. Senza incedere in facili pregiudizi, senza rischiare che, pure quando animati da buone intenzioni, le nostre parole possano contribuire ad ancora più violenza, ancora più intolleranza, ancora più xenofobia. I diritti delle donne non sono armi con le quali poter colpire un Paese straniero; i diritti delle donne non sono una merce diplomatica, non sono un contenuto per i social. I diritti delle donne non dovrebbero diventare legna da bruciare sulla pira dell’islamofobia.​

VIDEONOTIZIA SAMAN ABBAS: RECUPERATO UN CORPO NEL LUOGO INDICATO DALLO ZIO

I resti umani ritrovati nelle campagne di Novellara sono stati riesumati e saranno sottoposti ad analisi per capire se appartengano a Saman.

Intanto dal Pakistan, il padre della giovane accusa i servizi sociali di aver rapito Saman, attribuendo loro la colpa della scomparsa della ragazza.

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BELLEZZA – IDOLA ROMA: STILE E AMORE PER I CAPELLI

Idola è il brand di parrucchieri partenopei che ha conquistato la Capitale con la bravura e l’empatia dello staff verso tutte le clienti.

Il nostro magazine ha incontrato Ciro, responsabile del salone di piazza Bologna per avere anche qualche suggerimento per capelli da favola.

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GIOVANNI BOLDINI E IL MITO DELLA BELLE EPOQUE – LA MOSTRA AD ASTI

La Belle Époque, i salotti, le nobildonne e la moda: è il travolgente mondo di Giovanni Boldini, genio della pittura che più di ogni altro ha saputo restituire le atmosfere rarefatte di un’epoca straordinaria.
Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile.

Dal 26 novembre 2022 al 10 aprile 2023 Giovanni Boldini, uno degli artisti italiani più amati di ogni tempo, viene celebrato con una grande mostra a Palazzo Mazzetti di Asti.

@Giovanni Boldini La signora in rosa 1916, Museo Boldini Ferrara

Dopo i successi delle mostre Chagall. Colore e magiaMonet e gli impressionisti in NormandiaI Macchiaioli. L’avventura dell’arte moderna, la collaborazione tra Fondazione Asti Musei e Arthemisia continua a richiamare folle di visitatori ad Asti.
Il nuovo progetto, a cura di Tiziano Panconi, è dedicato al genio indiscusso di Boldini.

80 magnifiche opere – tra cui Signora bionda in abito da sera (1889 ca.), La signora in rosa (1916), Busto di giovane sdraiata (1912 ca.) e La camicetta di voile (1906 ca.) – sono protagoniste di una narrazione cronologica e tematica al tempo stesso.


L’esposizione presenta una ricca selezione di opere che esprime al meglio la maniera di Boldini, il suo saper esaltare con unicità la bellezza femminile e svelare l’anima più intima e misteriosa dei nobili protagonisti dell’epoca.

@Giovanni Boldini Gladioli rosa 1916, Collezione privata


Una mostra che pone l’accento sulla capacità dell’artista di psicoanalizzare i suoi soggetti, le sue “divine”, facendole posare per ore, per giorni, sedute di fronte al suo cavalletto, parlando con loro senza stancarsi di porle le domande più sconvenienti, fino a comprenderle profondamente e così coglierne lo spirito, scrutandone l’anima.
Farsi ritrarre da Boldini significava svestire i panni dell’aristocratica superbia di cui era munificamente dotata ogni gran dama degna del proprio blasone. Occorreva stare al gioco e accettarne le provocazioni, rispondendo a tono alle premeditate insolenze ma, infine, concedersi, anche solo mentalmente, facendo cadere il muro ideologico dell’alterigia, oltre il quale si celavano profonde fragilità.

@Giovanni Boldini Ritratto di Ballerina 1900, Collezione privata

Egli coglieva al volo l’attimo fuggente, quel momento unico in cui un’occhiata più sincera rivelava lo stato d’animo e la mimica del corpo si faceva più espressiva, l’istante in divenire fra un’azione e l’altra, quando la forza motoria di un gesto si esauriva, rigenerandosi prontamente in quello successivo.
Negli anni della maturità e poi della senilità, le lunghe e vorticose pennellate, impresse come energiche sciabolate di colore, rimodellavano in senso dinamico i corpi delle sue “divine” creature e il suo stile, a un tempo classico e moderno, costituiva la miglior risposta alle vocazioni estetiste e progressiste manifestate dagli alti ceti sociali.

@Giovanni Boldini Profilo di giovane bruna con i capelli raccolti, 1902 Collezione privata

La mostra Giovanni Boldini e il mito della Belle Époque, con il contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della cultura, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, con il patrocinio della Provincia di Asti e vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti.
Catalogo edito da Skira.

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AMO LA LIBERTA’ SOPRA OGNI COSA @ LA POSTA DEL CUORE DI MAVA FANKU’

Ascolta dalla voce di Mava

Goditi il video CHERCHEZ L’IDENTITE’ (VERSIONE TRANSLUNARE) in liberta’ (in fondo ai pensierini)

🌜 AMO la Liberta’ piu’ dell’amore per un uomo o una donna, eppure ho tanto amato, ma se sento, come ho sentito, che qualcuno vuole censuare la liberta’ di parola, mi viene un senso di claustrofobia, come quella volta che sono rimasta bloccata in ascensore e ho cominciato ad insultare il vicino che mi diceva di distrarmi facendo un giochino col telefonino, nell’attesa che arrivassero i vigili del fuoco.

🌜 Potrei fare il giochino di quella che sta a sinistra di via del sopracciglio destro e che le hanno sempre lanciato i peggiori epiteti, da cocotte a facebookkiana, parafrasandoli con degli eufemismi, provenienti da tutte le direzioni e da ogni ruolo, ma che non ha mai pensato neanche per un istante di intimidire qualcuno imbavagliandolo come nei peggiori regimi totalitari, dove se parli male del dittatore vieni arrestato o fucilato a seconda del suo umore. E se non l’ha pensato e’ perche’, con tutte le pecche e i limiti che le si possono attribuire, Madame Laura, ha la grazia di credere nella liberta’ sopra ogni cosa.

🌜Oppure potrei fare quell’altro gioco dei carcerati amanti in un poetico film degli anni 30 visto in un cineclub trasteverino: uno dei due vicini di cella scava un buchino nel muro fino a forare la parete dell’altro, infila una cannuccia e ci soffia dentro, l’altro aspira l’alito del compagno rimandandogli il suo, respirando l’uno col respiro dell’altro.

🌜Ma torniamo in ascensore… Che sensazioni provate a leggermi? Lo sentite salire il panico chiusi in un loculo verticale, murati vivi come nel ” Gatto nero ” di Edgard Alan Poe? Ecco, la stessa cosa la si prova quando qualcuno vi imbavaglia, togliendovi una delle cose piu’ preziose: la liberta’ di parola!

🌜 A questo punto avrete capito che questa letterina non richiede una risposta, perche’ a scriverla sono io, sei tu, siete voi, siamo noi che amiamo la liberta’.

E che lotteremo uniti come granelli di sabbia sulle spiagge lambite dagli oceani, come infinite goccioline d’acqua nei mari reali e virtuali, come soffici nuvole fitte e sovrapposte nel cielo fino ad oscurare il Sole e la Luna che ne riflette la luce, se mai un giorno dovesse diventare letale per gli Umani, per proteggere la Terra dagli alieni, vampiri di vita e liberta’.

La Liberta’

EMYLIU’ (TESTO, VOCE, MELODIA) E GIULIA MOON (ARRANGIAMENTO TRANSLUNARE)

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L’APPESO ARCANO XII – I TAROCCHI

L’Arcano XII é l’Appeso. Personalmente ritengo che questa sia una delle Carte più interessanti dei Tarocchi; tra l’altro, è palindroma dell’Arcano XXI, il Mondo. E come sappiamo, nelle Carte mai niente avviene per caso, perciò sarà interessante vedere, nel nostro cammino di conoscenza dei Tarocchi, quale sarà il trait d’union tra i due Arcani.

La simbologia della Carta XII è quasi sempre la stessa nei vari mazzi: un uomo appeso per una caviglia a un ramo d’albero, con le mani legate dietro la schiena; le gambe formano il numero 4, il numero della Terra, gambe che ricordano quelle incrociate allo stesso modo dell’Imperatore; a volte, si vedono delle monete che cadono a terra, spinte fuori dalle tasche dell’Appeso dalla forza di gravità. Il corpo dell’Appeso è in tiraggio, e sembra quasi di percepirne il dolore delle articolazioni che tirano, oltre all’impossibilità di liberarsi da solo dalla posizione a testa in giù.

In alcune tribù dei nativi americani, gli sciamani usavano farsi appendere così quando non riuscivano a trovare la soluzione a un quesito importante. Secondo loro, vedere il mondo sottosopra li avrebbe aiutati a cambiare prospettiva.

Chi ha legato l’Appeso a testa in giù? Non lo sappiamo. In realtà potrebbe essere stato lui stesso, legandosi metaforicamente a una situazione critica. Dal suo punto di vista, per l’Appeso tutto è rovesciato: ciò che era in alto ora è in basso, e viceversa.

L’Arcano precedente, la Forza, simboleggiava lo sforzo, il polso per dominare una situazione; qui invece è necessario per l’Appeso lasciarsi andare, perché rimanere contratto sarebbe molto doloroso.

Seguendo gli insegnamenti di Jodorowsky, sarebbe bene chiederci cosa vuol dirci l’Appeso, e cosa noi vorremmo dire a lui.

Qualche significato al diritto.

Sacrificio, capovolgimento di una situazione o di un modo di pensare. Non si è padroni della situazione, quindi è necessario lasciarsi andare. Accettazione del proprio destino, impotenza che arricchisce spiritualmente. Blocco; che sia positivo o negativo, saranno le Carte successive a svelarlo.

Qualche significato al rovescio.

Prove dolorose mal sopportate. Malattia, aborto, incidente. Incapacità di lasciarsi andare. Blocco protratto nel tempo. Somatizzazione. Rimozione in senso psicologico.

PER I CORSI E LE INFORMAZIONI SCRIVERE A: IMUMCOELI@LIBERO.IT

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NICOLE, IL 25 NOVEMBRE DEL RISCATTO E DELLA RINASCITA

Con la voce di Nicole inizia il 25 novembre del nostro magazine. Vi proporremo idee, visioni, testimonianze, volti e voci contro la violenza di genere. Quella di Nicole è una testimonianza forte, lucida e resiliente. Buon ascolto.

L’immagine del podcast è di @TinaLoiodice

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STORIA DE STELLA DI MARCELLO REMIA – LETTURA DEL SABATO SPECIAL 25 NOVEMBRE

ASCOLTA IL BRANO INTERPRETATO DA ALESSIO PAPALINI

Storia de Stella (Marcello Remia)


Ciaveva er core gonfio e se struggeva,
appresso a quer paino, ce moriva,
javerebbe dato tutto, e lo sapeva.
Serbava ancora ‘na sorta de decenza
che je ‘mpediva de pèrdese der tutto,
ma er còre scarpitava drento ar petto,
nun ce riusciva propio a stacce senza.
Arivò poi quer giorno malidetto,
che se l’aritrovò fin drento ar letto.
Je parve cosa grande, sconvorgente,
se perse ne’la cosa appassionante.
Contanno su st’amore smisurato,
lui la mise a batte er marciappiede,
lei piccola Stella, nun ce poteva crede,
che que’la cosa lui la chiamasse “amore”
‘Na sera je lo disse disperata,
ma jarispose lui:”nun t’ho mai amata,
adesso poi, guarda che se’ diventata!
te sbatti er monno ‘ntero pe’ du’ lire,
pemmè sei solo ‘na fonte de guadagno!”
Er còre je schioppò a ‘sta sbrasata,
muta, ferita, sconvorta, devastata,
se spenze er lume, perze er segno.
Aripenzò a’la promessa detta,
a’la passione farza e ‘nteressata,
e piena de furore, montò sdegno.
Je sartò addosso lei, lei piccoletta,
voleva solamente fallo piagne,
ma lui l’ha pres’ar collo eppoi l’ha stretta,
l’ha stretta forte e ha seguitato a strigne,
finchè mancò l’aria all’occhi belli,
che s’oprirono su viso a dismisura,
smise de respirà… gnente ppiù strilli.
La buttò lli per tèra senza cura,
come ‘no straccio drento a’la zozzura,
come monnezza ‘n mezzo a’la verdura.
E l’occhi operti specchiaveno la luna,
e que’le stelle che guardava da creatura,
co’ drento tutti i sogni finiti que’la sera.
Sortanto er Ponentino sconvorto, emozzionato,
l’avvorze co’ n’abbraccio delicato,
scegnendo giù dell’arto ‘nfino ar prato.
Puro li grilli s’armareno ‘n concerto,
che ‘n s’era mai sentito, ‘n’armonia!
Pe’ salutà quell’anima che se n’annava via.
Piccola Stella, nell’infinito cèlo,
‘ndo vanno le creature assassinate,
io spero che pe’ tte, ce sia ‘na casa,
co’ vasi de mentuccia e d’asfodelo,
e le tendine belle a’le finestre
co’ le speranze tue tutte rinate,
e ‘n’abbito de gioia che te veste.

Title: Stay 17
Author: Peter Rudenko
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Peter_Rudenko/Inner_Mechanics/Stay_17/)
License: Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Music edit

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo
STEFANIA CATALLO

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

EMYLIU' SPATARO

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

SAVERIO GIANGREGORIO

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

MAVA FANKU'

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù cura attualmente due rubriche, La Pillola Politica e I Pensierini di Mava, elzeviri su temi vari che ispirano la nostra signorina agèe, da poco anche in video, oltre che in podcast, oltre che in scrittura.

LORENZO RAONEL SIMON SANCHEZ

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

ALESSIO PAPALINI

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione. Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

VENIO SCOCCINI

Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

ROSELLA MUCCI

Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno come punto comune una ironia sana e leggera che aiuta il pubblico a riflettere sull'argomento proposto.

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