SBARRE DI ZUCCHERO. LA VOCE DELLE DETENUTE CONTRO I SUICIDI IN CARCERE

Il nostro magazine propone oggi ai suoi lettori un approfondimento su un tema scottante e attuale, ma spesso relegato ai margini, ossia la condizione delle donne in carcere e i suicidi che, dal 1 gennaio a oggi, sono stati 72. Il carcere inteso come luogo rieducativo non ha quindi logica se si osservano queste cifre. Cosa fare, allora? Anzitutto evitare il giustizialismo e ricordare che l’umanità è il primo strumento da usare nei penitenziari, che come dice la parola stessa, non sono certo parchi di divertimento ma luoghi di pena.

“Buongiorno a tutti, sono Marina scrivo da parte di tutte le mie compagne della sezione femminile del carcere di Torino, ringraziamo tutti voi che oggi e tutti i giorni date il vostro contributo perché la detenzione diventi utile legale ed umana. Ieri mattina ha Torino un ragazzo straniero si è ucciso… è la 72esima vittima della solitudine e della disperazione che un posto come il carcere non fa che amplificare. Sono anni che io e le ragazze di Torino portiamo avanti una battaglia pacifica sia per l approvazione della liberazione anticipata speciale sia perché si smetta di usare il carcere come discarica sociale…in cui buttare e quindi nascondere tutte quelle situazioni di cui le istituzioni non sanno occuparsi e preoccuparsi pur trattandosi di esseri umani… Al pari di tutti. La tattica di nascondere la polvere sotto al tappeto non funziona ne per chi compie reati… Poiché così trattato non fa altro che accumulare rabbia che non sempre saprà gestire ma non funziona neppure per le vittime dei reati perché in primis riconsegnare alla società persone arrabbiare e sociopatiche non produrrà nulla di costruttivo per e soprattutto perché la cultura della vendetta non ripara un bel niente…. Oltre che un lavoro politico ci vorrebbe una nuova cultura rispetto a queste tematiche superando il terrorismo mediatico e gli slogan di propaganda forcaiola e manettara…che spaventano e plagiano l opinione pubblica. Superare questo muro è possibile solo con esempi di nonviolenza e con la tenacia di chi crede che qualcosa vada fatto.
Il vero crimine è stare con le mani in mano.
L indifferenza è un crimine.
Un abbraccio prigioniero. Le ragazze di Torino”.

Donatela Hodo

Il suicidio di Donatela Hodo

Donatela ci guarda seria, nelle foto che sono rimaste di lei. Donatela si è suicidata il 2 agosto nel carcere di Montorio a soli 27 anni, inalando il gas del fornelletto della cella. Al compagno ha lasciato un biglietto: “Leo amore mio, mi dispiace. Sei la cosa più bella che mi poteva accadere e per la prima volta in vita mia penso e so cosa vuol dire amare qualcuno ma ho paura di tutto, di perderti e non lo sopporterei. Perdonami amore mio, sii forte, ti amo e scusami”. Non è chiaro perché Donatela abbia scelto di morire: le compagne parlano di uno stato di prostrazione profonda, perché qualche anno fa si era vista portare via il figlio appena nato, destinato all’adozione. Ai funerali di Donatela, il magistrato di sorveglianza del Tribunale di Verona, il giudice Semeraro, ha chiesto scusa e ha parlato di fallimento istituzionale. “Aveva un carattere particolare: era fragile come un cristallo di Boemia e al tempo stesso aveva paura di mostrare agli altri questa sua fragilità – racconta il giudice Semeraro in un’intervista al Dubbio -. Per questo si era costruita intorno una corazza e il suo carattere, al primo approccio, poteva risultare particolarmente difficile”.  E il magistrato ha continuato parlando del carcere che “come istituzione non è pensato per le donne ma per gli uomini, deve contenere violenza e aggressività maschile mentre la possibilità di dare sfogo all’emozionalità femminile non esiste”. 

Da Donatela a Sbarre di Zucchero

La morte di Donatela poteva quasi passare inosservata, un semplice trafiletto sui quotidiani, qualche articolo di protesta e poi più niente, come spesso accade per le cronache carcerie, che arrivano al grande pubblico solo in casi eclatanti; invece, le compagne per questa morte hanno avviato una campagna mediatica e creato un gruppo Facebook, Sbarre di zucchero. Il sottotitolo recita: “la doppia pena che subiscono le donne in un mondo concepito e fatto da uomini“. Come ci spiega Micaela, una delle fondatrici, il carcere al femminile è diverso per sensibilità e popolazione, che è nettamente minore di quella maschile. Le detenute poi, continuano a interessarsi e partecipare alla vita familiare; in carcere portano avanti gravidanze, partoriscono, restano coi loro figli per qualche anno, vivendo situazioni diverse da quelle dei detenuti. Il gruppo vuole sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica per mettere in atto azioni concrete perché sia messa fine a questa scia di disperazione, l’ultima svolta a Verona lo scorso 29 ottobre dal titolo molto chiaro “Mai più una/uno di meno”, con la partecipazione di Ilaria Cucchi, Rita Bernardini, Ornella Favero, Sbarre di Zucchero e molti altri ospiti.

Nessuno Tocchi Caino: la dichiarazione di Bernardini, D’Elia e Zamparutti

ERGASTOLO OSTATIVO E RINVIO DELLA RIFORMA CARTABIA SULLE PENE SOSTITUTIVE: IL GOVERNO CI RIPENSI.
Dichiarazione di Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, rispettivamente Presidente, Segretario e Tesoriera di Nessuno Tocchi Caino “spes contra spem”.
“Dopo le incoraggianti e condivisibili dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio per un’esecuzione penale finalmente orientata ai principi costituzionali, esprimiamo la più viva preoccupazione per il possibile rinvio della Riforma Cartabia nella parte in cui prevede l’introduzione delle pene sostitutive del carcere per condanne brevi, secondo una visione ormai internazionalmente affermata della giustizia riparativa.
Per noi, che costantemente visitiamo le carceri e vediamo con i nostri occhi la disperazione e l’illegalità che vi regna, il rinvio costituirebbe non un cambio di registro, ma il proseguimento della prassi consolidata di rimandare all’anno del poi (che sempre si tramuta in quello del mai) di riforme necessarie e urgenti. I 72 suicidi di detenuti mai verificatisi prima d’ora dovrebbero essere un monito per tutti.
Altrettanto preoccupante è l’annuncio di varare un decreto in materia di ergastolo ostativo, demolitorio dell’ordinanza della Consulta che ha accertato la violazione di principi costituzionali italiani e convenzionali europei che, con una decisione di portata storica ha sancito il diritto civile e umano alla speranza anche per i condannati al fine pena mai.”

L’intervento della Senatrice Ilaria Cucchi

@AgenziaVista

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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