TONI EL MAT. LA MOSTRA DI ANTONIO LIGABUE A MODENA

E’ stata inaugurata il 16 settembre a Modena, presso la Galleria BPERBanca, la mostra dedicata ad Antonio Ligabue intitolata “L’ora senz’ombra”. Sarà possibile visitarla fino al 5 febbraio 2023.

Photos @AndreaTermini

Parlare di Antonio Ligabue significa anzitutto cercare di sfatare il mito del pittore pazzo e restituire al visitatore la sua dimensione umana. Sebbene l’artista subì diversi ricoveri a causa dei suoi problemi mentali, dipingendo sull’orlo della follia, “L’ora senz’ombra” intende essere un percorso artistico dedicato a togliere qualsiasi velo oscuro e preconcetto dalla sua figura, per restituire il grande pittore, colui che dietro una tecnica apparentemente semplice e naif, ha descritto il suo mondo e i suoi personaggi, le sue paure, i suoi incubi, le sue speranze.

A causa del suo carattere chiuso e schivo, Ligabue ebbe pochissimi contatti coi suoi colleghi: così, la sua espressione artistica è assolutamente autentica, genuina, non riferendosi a modelli esterni.

Nato nel 1899 a Zurigo da madre nubile, malato di rachitismo, con problemi mentali, in disaccordo col patrigno, chiuso e scontroso: Ligabue fu fortemente colpito da questo, e avrebbe potuto essere uno dei tanti ospiti fissi dei manicomi del tempo; invece, la sua genialità, scoperta dallo scultore Andrea Mozzali, che lo fece uscire dall’ospedale psichiatrico e lo ospitò a Guastalla, inizia a emergere. Ligabue dipinse quello che sognava, quello che vedeva, quello che viveva.

La mostra è divisa in tre sezioni: lo scontro predatorio, la vita di campagna e l’autoritratto.

Nello scontro predatorio, sembrano essere rappresentate le battaglie combattute da Ligabue nella vita per essere riconosciuto come uomo e non come pazzo. Come scrive il curatore della mostra Sandro Parmiggiani, l’artista dipinge “la lotta per sopravvivere o per affermarsi, in cui una vittima soccombe al carnefice e viene sacrificata; il lento cammino delle sue umane sembianze verso l’esito finale“.

Photo @AndreaTermini

Nella vita di campagna, Ligabue dipinge pace e quiete: paesetti di montagna, piccole comunità strette attorno alla chiesa di paese, quasi un riferimento alla natia Svizzera, dove visse l’infanzia che, se pur nella miseria, sembra ricordare con nostalgia.

Photo @AndreaTermini

Poi, i celeberrimi autoritratti. Antonio Ligabue ne dipinse circa 200, quattro dei quali sono ospitati nella mostra. In genere, si dipingeva di profilo, girato a sinistra ma con lo sguardo rivolto a destra. Molto suggestivo è “Autoritratto con mosche” (1956/57), dove si raffigura con gli insetti posati addosso quasi a comunicare un senso di morte, di putrefazione. Negli autoritratti si dipinge con il viso segnato, drammaticamente serio, a fissare il visitatore chiedendo di essere riconosciuto come uomo e artista, e non come folle.

L’epitaffio sulla sua tomba recita così: “Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore”.

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