Month: October 2022

SBARRE DI ZUCCHERO. LA VOCE DELLE DETENUTE CONTRO I SUICIDI IN CARCERE

Il nostro magazine propone oggi ai suoi lettori un approfondimento su un tema scottante e attuale, ma spesso relegato ai margini, ossia la condizione delle donne in carcere e i suicidi che, dal 1 gennaio a oggi, sono stati 72. Il carcere inteso come luogo rieducativo non ha quindi logica se si osservano queste cifre. Cosa fare, allora? Anzitutto evitare il giustizialismo e ricordare che l’umanità è il primo strumento da usare nei penitenziari, che come dice la parola stessa, non sono certo parchi di divertimento ma luoghi di pena.

“Buongiorno a tutti, sono Marina scrivo da parte di tutte le mie compagne della sezione femminile del carcere di Torino, ringraziamo tutti voi che oggi e tutti i giorni date il vostro contributo perché la detenzione diventi utile legale ed umana. Ieri mattina ha Torino un ragazzo straniero si è ucciso… è la 72esima vittima della solitudine e della disperazione che un posto come il carcere non fa che amplificare. Sono anni che io e le ragazze di Torino portiamo avanti una battaglia pacifica sia per l approvazione della liberazione anticipata speciale sia perché si smetta di usare il carcere come discarica sociale…in cui buttare e quindi nascondere tutte quelle situazioni di cui le istituzioni non sanno occuparsi e preoccuparsi pur trattandosi di esseri umani… Al pari di tutti. La tattica di nascondere la polvere sotto al tappeto non funziona ne per chi compie reati… Poiché così trattato non fa altro che accumulare rabbia che non sempre saprà gestire ma non funziona neppure per le vittime dei reati perché in primis riconsegnare alla società persone arrabbiare e sociopatiche non produrrà nulla di costruttivo per e soprattutto perché la cultura della vendetta non ripara un bel niente…. Oltre che un lavoro politico ci vorrebbe una nuova cultura rispetto a queste tematiche superando il terrorismo mediatico e gli slogan di propaganda forcaiola e manettara…che spaventano e plagiano l opinione pubblica. Superare questo muro è possibile solo con esempi di nonviolenza e con la tenacia di chi crede che qualcosa vada fatto.
Il vero crimine è stare con le mani in mano.
L indifferenza è un crimine.
Un abbraccio prigioniero. Le ragazze di Torino”.

Donatela Hodo

Il suicidio di Donatela Hodo

Donatela ci guarda seria, nelle foto che sono rimaste di lei. Donatela si è suicidata il 2 agosto nel carcere di Montorio a soli 27 anni, inalando il gas del fornelletto della cella. Al compagno ha lasciato un biglietto: “Leo amore mio, mi dispiace. Sei la cosa più bella che mi poteva accadere e per la prima volta in vita mia penso e so cosa vuol dire amare qualcuno ma ho paura di tutto, di perderti e non lo sopporterei. Perdonami amore mio, sii forte, ti amo e scusami”. Non è chiaro perché Donatela abbia scelto di morire: le compagne parlano di uno stato di prostrazione profonda, perché qualche anno fa si era vista portare via il figlio appena nato, destinato all’adozione. Ai funerali di Donatela, il magistrato di sorveglianza del Tribunale di Verona, il giudice Semeraro, ha chiesto scusa e ha parlato di fallimento istituzionale. “Aveva un carattere particolare: era fragile come un cristallo di Boemia e al tempo stesso aveva paura di mostrare agli altri questa sua fragilità – racconta il giudice Semeraro in un’intervista al Dubbio -. Per questo si era costruita intorno una corazza e il suo carattere, al primo approccio, poteva risultare particolarmente difficile”.  E il magistrato ha continuato parlando del carcere che “come istituzione non è pensato per le donne ma per gli uomini, deve contenere violenza e aggressività maschile mentre la possibilità di dare sfogo all’emozionalità femminile non esiste”. 

Da Donatela a Sbarre di Zucchero

La morte di Donatela poteva quasi passare inosservata, un semplice trafiletto sui quotidiani, qualche articolo di protesta e poi più niente, come spesso accade per le cronache carcerie, che arrivano al grande pubblico solo in casi eclatanti; invece, le compagne per questa morte hanno avviato una campagna mediatica e creato un gruppo Facebook, Sbarre di zucchero. Il sottotitolo recita: “la doppia pena che subiscono le donne in un mondo concepito e fatto da uomini“. Come ci spiega Micaela, una delle fondatrici, il carcere al femminile è diverso per sensibilità e popolazione, che è nettamente minore di quella maschile. Le detenute poi, continuano a interessarsi e partecipare alla vita familiare; in carcere portano avanti gravidanze, partoriscono, restano coi loro figli per qualche anno, vivendo situazioni diverse da quelle dei detenuti. Il gruppo vuole sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica per mettere in atto azioni concrete perché sia messa fine a questa scia di disperazione, l’ultima svolta a Verona lo scorso 29 ottobre dal titolo molto chiaro “Mai più una/uno di meno”, con la partecipazione di Ilaria Cucchi, Rita Bernardini, Ornella Favero, Sbarre di Zucchero e molti altri ospiti.

Nessuno Tocchi Caino: la dichiarazione di Bernardini, D’Elia e Zamparutti

ERGASTOLO OSTATIVO E RINVIO DELLA RIFORMA CARTABIA SULLE PENE SOSTITUTIVE: IL GOVERNO CI RIPENSI.
Dichiarazione di Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, rispettivamente Presidente, Segretario e Tesoriera di Nessuno Tocchi Caino “spes contra spem”.
“Dopo le incoraggianti e condivisibili dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio per un’esecuzione penale finalmente orientata ai principi costituzionali, esprimiamo la più viva preoccupazione per il possibile rinvio della Riforma Cartabia nella parte in cui prevede l’introduzione delle pene sostitutive del carcere per condanne brevi, secondo una visione ormai internazionalmente affermata della giustizia riparativa.
Per noi, che costantemente visitiamo le carceri e vediamo con i nostri occhi la disperazione e l’illegalità che vi regna, il rinvio costituirebbe non un cambio di registro, ma il proseguimento della prassi consolidata di rimandare all’anno del poi (che sempre si tramuta in quello del mai) di riforme necessarie e urgenti. I 72 suicidi di detenuti mai verificatisi prima d’ora dovrebbero essere un monito per tutti.
Altrettanto preoccupante è l’annuncio di varare un decreto in materia di ergastolo ostativo, demolitorio dell’ordinanza della Consulta che ha accertato la violazione di principi costituzionali italiani e convenzionali europei che, con una decisione di portata storica ha sancito il diritto civile e umano alla speranza anche per i condannati al fine pena mai.”

L’intervento della Senatrice Ilaria Cucchi

@AgenziaVista

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ESCHER IN MOSTRA A PALAZZO DEGLI INNOCENTI DI FIRENZE

In copertina: Maurits Cornelis Escher Mano con sfera riflettente, 1935Litografia, 31,8×21,3 cm Collezione Maurits, Bolzano All M.C. Escher works © 2022 The M.C. EscherCompany. All rights reservedwww.mcescher.com

La grande mostra dedicata al geniale artista olandese Maurits Cornelis Escher arriva al Museo degli Innocenti di Firenze dal 20 ottobre 2022 al 26 marzo 2023. Scoperto dal grande pubblico negli ultimi anni, Escher è diventato uno degli artisti più amati in tutto il mondo, tanto che le mostre a lui dedicate hanno battuto ogni record di visitatori.

Escher nasce nel 1898 in Olanda e vi muore nel 1972. Nel 1922 visita per la prima volta l’Italia, dove poi visse per molti anni, visitandola da nord a sud e rappresentandola in molte sue opere. Inquieto, riservato e indubbiamente geniale, Escher nelle sue celebri incisioni e litografie crea un mondo unico, immaginifico, impossibile, dove confluiscono arte, matematica, scienza, fisica, design.

Maurits Cornelis Escher Vincolo d’unione, , 1956 Litografia, 25,3×33,9 cm Collezione Maurits, Bolzano All M.C. Escher works © 2022 The M.C. EscherCompany. All rights reserved www.mcescher.com

Un’antologica – con circa 200 opere e i lavori più rappresentativi che lo hanno reso celebre in tutto il mondo – che racconta il genio dell’artista olandese con le opere più iconiche della sua produzione quali Mano con sfera riflettente (1935), Vincolo d’unione (1956), Metamorfosi II (1939), Giorno e notte (1938) e la serie degli Emblemata, che appartengono all’immaginario comune riferibile al grande artista.

Maurits Cornelis Escher Relatività, 1953 Litografia, 27,7×29,2 cm Collezione Maurits, Bolzano All M.C. Escher works © 2022 The M.C. EscherCompany. All rights reserved www.mcescher.com

La mostra di Escher si configura come il primo grande evento espositivo all’interno del complesso monumentale – progettato da Filippo Brunelleschi – che ospita il meraviglioso e ricchissimo Museo degli Innocenti che, con le mostre firmate Arthemisia, si è già avviato a essere sede di grandi mostre d’arte.
Nato per esporre le opere d’arte dell’antico Spedale, grande centro d’accoglienza per bambini, il Museo è stato trasformato in un percorso che permette di scoprire un patrimonio culturale unico al mondo perché profondamente legato all’attività svolta in favore dei bambini che non potevano essere scresciuti dalle famiglie d’origine.
Tra storia, arte e architettura, la collezione del Museo presenta opere acquisite tramite donazioni o in seguito all’accorpamento di altre istituzioni assistenziali e contiene alcuni capolavori di artisti di grande rilievo tra i quali Domenico Ghirlandaio, Luca e Andrea della Robbia, Sandro Botticelli e Piero di Cosimo, ma anche di artisti cresciuti agli Innocenti e avviati alla pittura dal priore Vincenzo Borghini come Vincenzo Ulivieri, Giovan Battista Naldini e Francesco Morandini (detto il Poppi).

Maurits Cornelis Escher Cascata, 1961 Litografia, 38×30 cm Collezione Maurits, Bolzano All M.C. Escher works @ 2022 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com

Con il patrocinio del Comune di Firenze, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la M. C. Escher FoundationMaurits e In Your Event, ed è curata da Mark Veldhuysen – CEO della M.C. Escher Company – e Federico Giudiceandrea, uno dei più importanti esperti di Escher al mondo.
La mostra vede come sponsor Generali Valore Culturaspecial partner Ricolapartner Mercato CentraleBarberino Designer Outlet e Unicoop Firenzemedia partner QN La Nazioneeducational partner Laba e media coverage by Sky Arte.
Il catalogo è edito da Maurits.

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AMO UN TRUFFATORE SENTIMENTALE. AIUTAMI A LASCIARLO @ La Posta del Cuore di MAVA FANKU’

Mava Emyliù Fankù canta con Milly “Violino Tzigano”

Cara Pamela, hai dimenticato di firmarti e io ti chiamerò come la protagonista della truffa sentimentale del secolo televisivo di Mark Caltagirone 🙂 Anche se tra i due casi ci sono differenze abissali, innanzitutto perchè la tua storia sento che è vera, o comunque verosimile, avendone vissuta una analoga anch’io.

Entrambe abbiamo conosciuto il nostro criminale Cupido su una chat, ma tu hai proceduto gradualmente nella conoscenza virtuale per un lungo periodo, prima di incontrarlo realmente, o come dico io per indorare la pillola, nella “magica realtà”… Ma almeno, per esserti subito solidale, noi la storia l’abbiamo vissuta nella nostra vita reale senza ingannare nessun telespettatore (come nell’altro caso) se non ingannando noi stesse, perchè abbiamo entrambe forzato il rapporto per solitudine, autorizzando inconsciamente l’altro ad ingannarci.

Almeno nel mio caso è così, avendolo vissuto in prima persona, ma identificandomi con te e leggendo tra le righe della tua letterina che non pubblico, preferisco immaginare che anche per te sia lo stesso. Eppure nè io nè te siamo delle sprovvedute, ma sentirci raccontare cose intime dall’altro, della sua infanzia difficile, abbandonato dalla madre per indigenza e collocato dai servizi sociali in una casa famiglia, beh, è la ricetta magica per attivare il nostro naturale istinto materno represso e inappagato, specie se a pronunciare l’apriti sesamo è un vigoroso ragazzone, mentre ci coccola dopo l’amore. Apres L’Amour :*

Ma i ladri d’amore cosa ci hanno guadagnato? Per quanto ti riguarda mi dici poco di materiale, perchè sei un’artista col Reddito di Cittadinanza, quindi giusto la ricarica telefonica, qualche regalino alle feste comandate e al compleanno, snikers da camminatore su Amazon, un buon cellulare cinese che puntualmente gli cadeva durante le maratone scheggiandone il vetrino, e qualche cenetta afrodisiaca che gli preparavi con dedizione, come una mogliettina innamorata, e tanto amore di notte, addormentandovi abbracciati con le gambe intrecciate… E fin qui tutto romantico da due cuori in un nido d’amore, perchè a casa della madre borderline non c’era neanche la corrente, e non riusciva a dormire per le urla improvvise di lei nel cuore della notte, in preda a crisi di panico…

Perciò la tua casa e il tuo corpo, per lui erano un rifugio dove sprofondare sereno. Tutto romantico e passionale, magari un pizzico assistenziale, ma per il nostro genere suffragetta/crocerossina sarebbe regolare. Se non fosse per il fatto che al risveglio lo sentivi distante e per niente preso da te come lo eri tu, che pendevi dalle sue belle labbra e dai suoi occhi languidi da cane bastonato, anche se da uno dei due occhi era un pò guercio… Specie quando dopo una litigata, per ricaricarti la dipendenza ti instillava una dose di “sei la vita mia”… Magari la vita del suo cellulare e dei suoi piedoni fumanti di sicuro )*

Il mio aveva occhi assassini di cuori (a detta di una mia scettica e disincantata amica), come sono diventata scettica anch’io dopo aver fatto le tue stesse scoperte spiando il suo whatsapp… un classico da “Perfetti Sconosciuti”, il fortunato film 😉 Amiche da ogni dove e di ogni genere che lo tampinavano di messaggini correlati da fotine ammiccanti, se non proprio ginecologiche. E altri cuori infranti che si lamentavano di essere state lasciate addormentate nel talamo senza il bacino del risveglio, privandole delle migliori coccole mattutine da erezione chimica, nulla a che fare con la passione, ma con il ciclico ritmo del suo prorompente testosterone da ultras disoccupato con voglia di lavorare zompami addosso.

Insomma, come fare per lasciarlo, visto che sei svilita dall’uso e consumo della tua dipendenza affettiva, dunque della tua Vita?

Ti dirò come ho fatto io a liberarmene, in una prossima puntata, ma ti avviso che non sarà facile…

Abbraccio la tua storia speculare.

Mava Fankù

LA SPOSA – PH Emyliù Spataro

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LA GIUSTIZIA – I TAROCCHI

ASCOLTA L’ARTICOLO LETTO DA STEFANIA CATALLO

L’Arcano VIII è La Giustizia. Nella sceneggiatura dei Tarocchi, e come abbiamo già letto negli articoli precedenti, le prime cinque figure – Il Mago, La Papessa, L’Imperatrice, L’Imperatore, Il Papa – rappresentano l’uomo e la donna sotto aspetti diversi, ossia di comando, di ingegno, di fecondità, di sapienza, di potere. A partire dalla Carta VI, l’Innamorato, siamo invece entrati nel “teatro” dei Tarocchi, laddove vengono raffigurate vere e proprie scene di vita che poi, unendosi, danno vita allo storyboard del consultante.

La Giustizia rappresenta l’equilibrio. E’ quasi sempre raffigurata come una donna assisa su un trono, che tiene nella mano destra una spada e nella mano sinistra una bilancia perfettamente in equilibrio. La spada simboleggia che per arrivare alla perfezione bisogna sfrondare; inoltre, per fare giustizia a volte è necessario tagliare, recidere cose, situazioni, persone, fatti che rappresentano solo un peso o un ostacolo nella nostra vita.

Nell’antico Egitto, il dio dei morti Anubi, il dio dalla testa di sciacallo, teneva una bilancia tra le mani; in un piatto poneva il cuore del defunto, mentre nell’altro posava una piuma. Se il peso era lo stesso, quindi se si era morti senza pesi sull’anima, allora l’anima poteva passare nel regno di Osiride. Questa simbolizzazione porta però ad un interrogativo: la giustizia quindi non è cosa di questo mondo?

Inoltre, il tema della giustizia intesa come equità nella morte – pensiamo per un momento alla Livella di Totò – sarà ripresa nell’Arcano XIII, dove una Morte con la falce nella mano non esiterà a mietere ricchi e poveri, teste coronate e semplici cittadini.

E’ interessante notare quanto la raffigurazione della Giustizia dei Tarocchi, riprenda questo mito antichissimo, a riprova che le Carte hanno radici molto profonde, e che ci sono concetti che vengono simbolizzati alla stessa maniera in civiltà distanti millenni.

Qualche significato al diritto

Equilibrio, perfezione, legge, giustizia. Giudizio positivo. Equilibrio del corpo e della mente. Salute ritrovata, Situazione in equilibrio, armonia.

Qualche significato al rovescio

Squilibrio, contrattempi, giudizio sbagliato su cose e persone. La Giustizia al rovescio indica i tribunali, le cause, le liti, le noie di legge. Nel campo della salute indica un disequilibrio generale.

PER PARTECIPARE AI CORSI SULLA SIMBOLOGIA E IL SIGNIFICATO DEI TAROCCHI INVIARE UNA MAIL A: IMUMCOELI@LIBERO.IT

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IL TIRCHIONE DI STEFANIA CATALLO – LA LETTURA DEL SABATO

ASCOLTA IL RACCONTO LETTO DA ALESSIO PAPALINI

Il Tirchione.

– “Pronto? Luciana? Si, so Anna…Senti, ti devo dare una brutta notizia. E‟ morto Michele…” –

M‟è toccato a me fa la telefonata. Madonna mia, che angoscia tutte le volte…ma com‟è morto, ma era giovane, ma adesso la moglie e i figli…

Cominciamo per ordine: c‟aveva il diabete e magnava tutto quello che non doveva magnà…lo sapete come diceva? Per lo meno se dovessi morì, moro sazio! E infatti era morto dopo pranzo…

Poi, giovane manco pe niente! C‟aveva quasi 70 anni e aveva già seppellito la sorella de 41, il cugino de 54 e un nipote de 22 anni…oddio, ma nun è che portava un po‟ jella???

La moglie e i figli?! Ma quelli se so liberati, ah che bellezza, meno male! Li trattava come gli schiavi. Quella poveraccia de Rita era peggio de na serva: stirame questo, cuciname quell‟altro, aiutame de qua…aho!!! E lei sempre zitta e muta, senza ribellasse.

Io che so la sorella una volta gli ho detto:

  • A Rì, ma come fai a sopportallo?”-
  • Eh, Anna mia, tocca avecce tanto fegato! E il suo è malato, quindi…”-

e m‟ha fatto l‟occhietto…che avrà voluto dì? Boh!!!

Comunque, quando è morto Michele, io so stata contenta, sa. Lo so che è brutto da dì, ma io nun l‟ho mai potuto sopportà. Te guardava sempre co quella faccia brutta che pareva che te voleva fa il malocchio, sempre vestito de nero come un beccamorto, secco secco come na scopa…ma mi sorella com‟ha fatto a sposasse uno così? Rita è tanto bella, allegra e sorridente, ma co st‟uccellaccio del malaugurio sempre appresso…

Però ultimamente, mo che ce penso, Rita s‟era tutta ringalluzzita, se vestiva bene come da ragazza, pareva n‟altra…

Secondo voi che poteva esse successo?

E allora, un giorno dopo pranzo, zac! More Michele.

Na morte improvvisa, disse il medico…ma quale improvvisa? Dopo che s‟era magnato mezza teglia de lasagne?

Diciamo na morte…sazia, va.

Immagginateve il panico!

E‟ successo così: io stavo a pranzo da mi sorella, avevamo finito de magnà da un quarto d‟ora, e ce stavamo a beve il caffè. -“Michè, nun mette tutto sto zucchero, dai, lo sai che te fa male! C‟hai il dolcificante de là, vallo a prende…”-

– “A Ri, lo sai, se devo morire voglio morire sazio.”-

E dopo manco 5 minuti…

  • Ahahah oddio oddio sto male…”-
  • A Michè, te ce sta bene, così te impari a fa il deficiente! Rita, va a chiamà il dottore, che qua ce sto io, sbrigate dai…”-
  • Ahahah….”–
  • Michè…Michè…oddio, ma che è morto?

Oggesù, me sa che è morto…”-

Rita c‟ha sentito strillà e è corsa da noi. Io e lei ce semo guardate:

  • E‟ morto?” – avemo detto tutte e due insieme

Poi ce semo guardate e ce semo capite al volo.

Quel beccamorto de mi cognato portava sempre appresso la chiave de un cassetto dove ce teneva i soldi. A mi sorella glie aveva sempre fatto fa na vita da pezzente…

  • A Ri, guarda bene, che sta chiave lui la portava sempre appresso. “ –
  • Aspetta Anna, che mo la trovamo…aiutame a girallo…mortacci quanto pesa…eccola!!!” –

Rita aveva trovato na chiave dorata, la chiave della cassa del tesoro! Ce semo guardate e ce semo capite al volo. Dovevamo sbrigasse, il dottore sarebbe arrivato presto, e dovevamo trovà sti soldi…

E do stavano?

Ce semo guardate un attimo…sa, io e mi sorella se capimo al volo…

E c‟è venuto in mente da guardà dentro a un comò che era de pora nonna…il beccamorto…ops…Michele, stava sempre a sfrucujà la dentro…quindi i soldi dovevano stà là. E infatti! Bingo!

Dentro na scatola pe scarpe, ce stavano un mucchio de soldi. Sto tirchio mica s‟era comprato na scatola de legno, che so, na cassetta de fero, no, l‟aveva messi dentro sta scatola che era pure vecchia…

L‟avemo dovuti nasconne subito, che hanno sonato alla porta. Era il dottore.

-“Oddio dottò, aveva appena finito de magnà che è cascato e è morto! Madonna mia che paura!

La pora Rita sta ancora sconvolta! Come dice? Se magnava? Se magnava?!?!?! Siiiii…un pochino…sa nun era de molto appetito…noooooooo ma che dice? Rita lo faceva stà a dieta, niente zucchero, niente pasta…che aveva magnato? Un po‟ de carne co 2 piselli…ma che scherza? Le lasagne, lui? No, se sarà sporcato col sugo, sa a lui je piaceva servicce a tavola…” –

Dopo che è andato via il dottore, avemo chiamato le pompe funebri. Ma quale cassa de lusso? Questo nun c‟ha lasciato na lira! Ho detto io all‟impiegato. Ce voleva fa comprà na cassa a un prezzo che manco na maserati. Alla fine, io e Rita avemo scelto na cassa…dignitosa…una economica, ecco. Tanto a che je serviva? Ormai era morto!

E poi, quando se more, bisogna esse modesti, no? Che all‟altro mondo ce vai in frac? Je avemo messo il solito vestito nero e via.

Dopo un po‟, hanno iniziato a venì un sacco de donne che portavano roba na magnà.

E si, perchè in ciociaria se usa così: quando uno more, le parenti, le amiche e le vicine de casa te portano da mangià.

A noi nun c‟hanno portato solo da mangià, ma c‟hanno preparato cose speciali: coniglio alla cacciatora, cannelloni, tortino de patate, frittata coi peperoni, e pure na torta co la crema.

Me sa che mi cognato lo conoscevano bene tutti, voi che dite?

A na cert‟ora, quando nun c‟era più nessuno a veglià il morto, io e Rita se semo guardate. Senza dì manco na parola, semo andate in cucina, avemo acceso il forno e c‟avemo messo dentro la tiella col coniglio e le patate.

Poi avemo preso la scatola dei soldi e l‟avemo contati. 10 mila euro! Na piccola fortuna.

  • A Rì e mo che ce farai co sti soldi? “ –
  • Me faccio un bel viaggetto, sorella mia. Alla faccia sua e de sto tirchio! “ –

La cena era pronta, e dentro casa ce stava sto profumo de coniglio alla cacciatora che nun ve dico…

Tanto lui era morto, e che dovevamo fa il digiuno? Noi ce dovevamo tenè in forze, che il giorno dopo c‟avevamo il funerale.

Che è successo dopo, volete sapè?

La pora Rita è partita per il mar Rosso, c‟è stata un mese. Sapete, il dolore era stato talmente forte che c‟aveva bisogno de evade pe potè dimenticà. Daltronde glielo aveva detto pure il dottore, che doveva distrasse, e se te lo dice il dottore te che fai, nun te distrai?

Quando è tornata pareva n‟altra…era rinata la sorella mia! So andata a prendela all‟aeroporto tre giorni fa, e com‟era bella!

Dopo che l‟ho accompagnata a casa, so andata dal dottore. Da qualche giorno me faceva male la schiena, e me so detta: famme andà a fa na visita, va, così sto tranquilla.

Quando è stato il turno mio ho sbarrato tanto d‟occhi: pure el dottore era abbronzato, proprio come Rita.

Ma che coincidenza, vè?

Title: Debora
Author: Dilating Times (/https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/single/debora/)
Source: Free Music Archive (https://freemusicarchive.org/music/Dilating_Times/)
License: CC BY Attribution 4.0 International License
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LA MARCIA SU ROMA PER I DIRITTI, LA LIBERTÀ E L’AUTODETERMINAZIONE CONTRO LA PROPAGANDA GENDER E LE FAMIGLIE ARCOBALENO

E’ terminato da poco il presidio ” Diritti, libertà, autodeterminazione. In piazza per resistere”, che si è svolto a Roma questo pomeriggio e del quale pubblichiamo il comunicato, foto e video.

DIRITTI, LIBERTÀ, AUTODETERMINAZIONE –
IN PIAZZA PER RESISTERE

Per una nuova resistenza contro la menzogna della “propaganda gender”, contro le nostalgie di regime a 100 anni dalla marcia su Roma, contro chi diffonde odio, violenza.

Paola Coneli presidente A.ge.do Roma

Il nuovo governo si è appena insediato, presentandosi con ministri e ministre di cui ben conosciamo dichiarazioni e biografie. Le associazioni cosiddette “Pro Vita” stanno organizzando in Campidoglio, per questo venerdì, un convegno che propone la solita menzogna della “propaganda gender”, si oppone a qualsiasi forma di educazione alla sessualità e alle differenze nelle scuole e, con la scusa di “proteggere i bambini”, diffonde di fatto odio verso le persone LGBTQIA+, in particolare transgender e non binarie, imponendo percorsi di patologizzazione e psichiatrizzazione forzati nonostante la decisione dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità di depatologizzare l’ incongruenza di genere (ICD11).

Non una di Meno e Coordinamento delle assemblee dei consultori

Ancora più grave, il fatto che tra le associazioni partecipanti vi siano realtà che promuovono apertamente le cosiddette “terapie riparative” (trattamenti di conversione), pratiche antiscientifiche che vorrebbero modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona e sono state definite dalle Nazioni Unite vere e proprie torture psicofisiche, causa di sofferenze e suicidi.

Queste associazioni si vantano anche di conoscere personalmente i nuovi ministri e ministre e di poterli influenzare sulle prossime scelte politiche.

La nuova ministra per Famiglia, Natalità e Pari Opportunità Roccella ha dichiarato che “le unioni civili sono la fine dell’umano” (ha promosso anche un referendum per abolirle nel 2016) e che “l’aborto non è un diritto”. Secondo il nuovo ministro della Giustizia Nordio “la pedofilia (cioè un reato) è un orientamento sessuale”. Secondo il ministro degli Esteri Tajani la “famiglia senza figli non esiste”. Potremmo continuare a lungo.

La vera minaccia per bambini e bambine è chi ostacola il loro diritto ad avere riconosciuti per legge entrambi i genitori, come avviene per le famiglie omogenitoriali, chi non riconosce pari dignità a tutte le famiglie senza distinzioni (secondo l’ISTAT, il 33,2% delle famiglie è composta attualmente da persone single, più delle coppie con figli che sono il 31,2%).

La vera minaccia per bambini e bambine è chi sceglie di non tutelare le giovani generazioni da odio, violenza e pregiudizio, già in aumento nelle ultime quattro settimane, chi ostacola la parità tra i generi, la salute riproduttiva e i percorsi di affermazione del genere, chi impedisce l’educazione sessuale e all’affettività nelle scuole e nelle università, chi sceglie in pratica di esporre ragazzi e ragazze ai rischi di abusi, bullismi, violenza di genere e infezioni a trasmissione sessuale.

Chi si appresta oggi a governare, non a caso, ha affossato proprio un anno fa la legge contro l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo, esultando con un vergognoso applauso da stadio che è passato in tutto il mondo come sostegno istituzionale all’odio e alla discriminazione.

Mentre viene lanciato questo appello, infine, la repressione del dissenso sta già intraprendendo la strada della forza, come è accaduto in Sapienza questa mattina.

Non si può più discutere di autodeterminazione, libertà di essere, di amare e di creare una famiglia per ogni persona, di libertà delle donne di decidere sul proprio corpo, di libertà dall’odio e dalla violenza che colpiscono in base all’identità di genere, l’orientamento sessuale e la disabilità.

Non lo permetteremo!

PROMUOVONO

Agedo Roma
Agapanto
Circolo Mario Mieli
Dì Gay Project
Famiglie Arcobaleno
Rete Genitori Rainbow
Gaynet Roma
Gender X
Libellula
CGIL Nuovi Diritti
Le Tre Ghinee
Prisma – Collettivo LGBTQIA+ Sapienza
Melitea
Collettivo Ugualmente Frosinone
I Sentinelli di Roma
Cattive Ragazze
NUDI – Psicologi per il benessere delle persone LGBTIQ+
Link Sapienza
Taboo – Collettivo transfemminista Sapienza
Stati Genderali LGBTQIA+ & Disability
Rivolta Pride – Bologna
Collettivo Marielle Roma Tre
Nonna Roma
Ass. Psy Onlus APS
Arci Roma
Sparwasser
Rete Pressing No-Bavaglio

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RICUCIRE LA VITA DELLE DONNE: CON DIMENSIONE DONNA SI PUO’. PAROLA DI PATRIZIA SACCHI

Il terzo viaggio del nostro magazine nei centri dedicati alle donne vittime di violenze ci porta a Cave, comune in provincia di Roma. Qui è attiva Dimensione Donna, associazione che attraverso interventi one-to-one e una modalità originale di approccio, sostiene quelle donne che vogliono uscire da situazioni a rischio.

Si arriva a Cave, comune in provincia di Roma, percorrendo una strada che uscendo dalla Capitale, attraversa ampie zone verdi ricche di boschi. La località è piccola: c’è una panchina dedicata a Dante, una piazza con un bookcrossing, il palazzo del Comune che si affaccia sulla valle sottostante, la chiesa principale, un centro storico fatto di viuzze molto caratteristiche. E’ una comunità ristretta di persone che si conoscono l’una con l’altra, cosa che rende più facili i rapporti umani. Ma che proprio per questo, per le piccole dimensioni del comune, non aiuta quelle che subiscono violenza di genere, e che si sentono giudicate e osservate.

Dimensione Donna, l’associazione contro la violenza di genere fondata da Patrizia Sacchi, ha deciso allora di seguire una strada diversa. Se il paese è piccolo e la gente mormora, cosa c’é di meglio di un intervento one to one, magari al telefono o via mail? E così si è passati a una modalità su misura, riservatissima, attraverso la quale la donna non si espone entrando nei locali dell’associazione, e sentendosi più protetta da sguardi indiscreti, parla. Eccome se parla.

Patrizia Sacchi, come nasce Dimensione Donna?

“L’associazione Dimensione Donna è nata dieci anni fa. Siamo partite da una mia idea, che poi è diventata realtà grazie al supporto e alla spinta all’agire di un’amica. Ma Dimensione Donna nasce soprattutto da un’inquietudine che mi portavo dentro fin dall’adolescenza, quando osservo i diversi comportamenti sociali, i ruoli maschili e femminili, le ingiustizie. Così, una volta decise a operare nella violenza di genere, ci siamo fatte guidare da Sostegno Donna, una onlus di Frascati che a quel tempo gestiva il Centro di Accoglienza “La Ginestra” di Valmontone; con loro abbiamo seguito il corso provinciale per operatrice di sportello di ascolto. Successivamente, abbiamo continuato a formarci, ad esempio partecipando a seminari tenuti dalla Polizia di Stato, sempre sul tema della violenza contro le donne”.

Durante la vostra attività quali cambiamenti e quali difficoltà avete affrontato?

“Diciamo che dopo l’entusiasmo iniziale per l’organizzazione delle prime manifestazioni pubbliche e per l’apertura dello sportello d’ascolto, le adesioni all’associazione hanno iniziato a diminuire, probabilmente perché le iscritte giungevano alla consapevolezza che l’argomento era più complesso di quanto pensassero, e che non era sufficiente una semplice partecipazione, diciamo un atto di presenza. Alcune socie si erano rese conto che invece le cose erano molto più impegnative, e il tempo che ognuna potevano dedicare all’associazione era troppo poco. Tuttavia, quello che chiamo lo zoccolo duro di Dimensione Donna ha resistito nel tempo.

Poco dopo la sua apertura, ci siamo rese conto che lo sportello d’ascolto restava deserto; questo era dovuto sicuramente al fatto che, in un piccolo centro come Cave, le persone si conoscono tutte, quindi superare la vergogna di raccontarsi, e di farlo poi con una persona che si conosce, è molto difficile. Abbiamo perciò preferito chiudere lo sportello, e aggirare l’ostacolo organizzando corsi ed eventi per le donne, a 360 gradi. Corsi di cucito, giornate di prevenzione dei tumori femminili, lavori a maglia per partecipare a Vivi Vittoria a Roma, il Presepe di lana fatto interamente con mattonelle ricamate a mano, corsi antiaggressione: tutto quello che fa aggregazione e avvicina le donne é utile a far sapere che noi ci siamo, e poi può sempre capitare che qualcuna finalmente voglia parlare, durante questi eventi”.

Quali sono state le conseguenze della pandemia da Covid-19 sul vostro lavoro?

“Quando è arrivata la pandemia, avevamo creato un bel gruppo di donne che si dedicavano al ricamo. Avevamo richiesto al Comune un locale per riunirci, un luogo di incontro e di aggregazione ampio e aperto a tutti, ma purtroppo il Covid ci ha tolto per due anni il piacere del contatto umano, dello scambio di emozioni, della percezione di leggere tra le parole dette. Ancora oggi, non riusciamo ad incontrarci se non sporadicamente, perché è rimasta quella paura neanche tanto inconscia del contagio. Certe volte io stessa avverto in me la volontà di isolarmi. L’unica cosa positiva di questo periodo è che abbiamo dovuto imparato ad utilizzare le varie piattaforme per vederci online, e le donne che hanno bisogno di un sostegno spesso ci contattano sui social”.

Il one-to-one è la vostra modalità di intervento. In cosa consiste?

“Nel corso degli anni, come ho detto prima, abbiamo compreso che l’unico modalità di approccio con le donne in difficoltà del nostro territorio era proprio quello telematico, più impersonale, via telefono, via social o tramite e-mail. Quello che le nostre utenti ci chiedono è essere ascoltate senza timore di essere giudicate, quindi per loro parlare attraverso lo smartphone o digitando su una tastiera è più facile, e lo comprendo pienamente. In questo modo, rispettandone la privacy, possiamo indirizzarle verso i servizi di cui hanno bisogno e, se lo vogliono, incontrarci di persona. E’ un metodo che funziona”.

Quali sono i vostri progetti futuri?

“Per il futuro, continueremo le nostre campagne per la prevenzione delle malattie e per il benessere femminile a 360°. In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, ci sarà un incontro informativo formativo, per parlare di come riconoscere gli amori malati, come riconoscere e come prevenire la violenza di genere. L’evento si terrà sabato 26 novembre presso il Teatro Comunale Città di Cave, in collaborazione con l’Accademia Musicale Cavarum Terra, con il patrocinio del Comune di Cave che ha reso istituzionale questa giornata. Ci saranno interventi di psichiatri, psicologi e assistenti sociali di Villa Maria Pia, una struttura psichiatrica di Roma. Dopo l’aspetto giuridico e legale, che abbiamo affrontato lo scorso anno, per spiegare l’iter da seguire se si subisce violenza, quest’anno vorremmo comprendere come e perché nascono gli amori malati; come mai si arriva alla sopraffazione fisica e psichica del partner, e come si possono aiutare le coppie ad uscire da questi meccanismi. Tenteremo di sdoganare il messaggio sbagliato secondo il quale chi si rivolge ai servizi, ai centri di salute mentale, agli psicologi, è “matto”, quando invece, ammettere una fragilità emotiva e rivolgersi a degli specialisti, dovrebbe essere una cosa normale, equiparata al rivolgersi al medico quando si sta male. Affrontare in tempo i problemi che sorgono in una coppia potrebbe salvare vite umane; non vogliamo più sentire e leggere di donne uccise da “brave persone”; non vogliamo più sentire queste giustificazioni, lavorando invece su un cambiamento culturale, affinché non ci siano più donne morte da commemorare. Il nostro impegno è di continuare a coltivare questi piccoli semi di cultura, di consapevolezza, di sicurezza nell’affidarsi, sperando che germoglino al più presto”.

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PASSERA’ LA RONDA ANTI ZAN-ZAN @ La Pillola Politica di MAVA FANKU’

Mava (Emyliù) Fankù canta con Milly “Passa la Ronda”

🌜Indorando la pillola di urticante ironia, questa volta parlerò delle caratteristiche che devono avere quegli LGBTXYZ che agognano l’accettazione da parte del regime (per ora occulto) dell’ex ammiccante venditrice di meloni … Gay e Trans destri, ad esempio, se vogliono andare in TV nelle trasmissioni preposte devono attaccare Gay e Trans liberi e politicizzati a sinistra, e il gay destro deve essere come minimo omofobo e contro le adozioni omogenitoriali, molto più di una destra Platinette, autodefinendosi possibilmente froxio con orgoglio anti-zAN-zAN.

Così come la trans di regime per palesarsi nei palinsesti destri & sinistri, deve continuare ad indossare la divisa di una dichiarata prostituta greve, magari di origine esotica (ogni allusione non è puramente casuale) che insulta le altre trans dignitose reclamanti i diritti, definendole “balene” per zittirle, con la stessa frequenza di una raffica di capre sgarbiane, anche se hanno un solo etto di troppo. Così come già avviene da quel conduttore che ricorda la marca di rasoi usa e getta Gillette (mi propongo come sponsor 😉 😎.

Insomma, il “si fa ma non si dice” del ventennio, si trasforma in “si può fare solo se lo dici in modo schifoso”… Come se al Grande Fardello, ad esempio, mandi una trans con delle lunghissime unghie scarlatte e attorcigliate come una pianta di peperoncini sul davanzale, cosa che procura repulsione (non solo) nella gente comune, allontanando così la persona “non conforme” in modo evidente da ogni pericolosa omologazione con la norma, per controllarla, tollerandola con disgusto.

Il gay poi, più sarà “malgioglio/lizzato”, cioè stucchevolmente effemminato come un’antica macchietta, in modo da rassicurare le ansiose mamme di regime con annessi bimbiminkia destri, e meglio sarà controllato, come un sottoprodotto della più vintage sotto kultura frociuese… Come a dire: “ecco amorino, quando andrai a scuola – o meglio a squola – e troverai un insegnante o un compagno o un bidello così, potrai ridergli in faccia e fargli una pernacchia, e lanciargli il biberon/cellulare con il saluto romano, anche se la checca sarà anziana, ti autorizza la mamma… Però mi raccomando tesorino, l’iPhone da duemila dollari che ti ha regalato papy, proteggilo nella custodia di acciaio tempestata di strass che ti ha regalato mamy…

No amorino, non sarai accusato di bullismo fascistoide, basterà indossare la mascherina nazionalista che la tua mamy ha nell’armadietto dell’alchimista… no amore, non quello che trasforma la cacca in oro… il contrario” :*

Mava Fankù

P.S. Stavolta con nome e cognome stretti stretti nell’estasi d’ammor!

FOTO dal Film FASCISTI SU MARTE di CORRADO GUZZANTI con da destra: ANDREA PURGATORI, BOH, CORRADO GUZZANTI, MARCO MAZZOCCA, PASQUALE PETROLO (LILLO)

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SCONTRI ALLA SAPIENZA DI ROMA: IL COMUNICATO DEL COLLETTIVO DI SCIENZE POLITICHE

Riceviamo e pubblichiamo Il Comunicato del Collettivo di Scienze Politiche della Sapienza di Roma

La nostra solidarietà agli studenti e studentesse dell’università della Sapienza!

La mattina del 25 ottobre era stato chiamato dagli student3 del collettivo di Scienze Politiche nel cortile della facoltà un presidio per contestare la conferenza sul capitalismo “buono” organizzata da Azione Universitaria, componente studentesca di Fratelli d’Italia, che aveva invitato a parlare il giornalista Daniele Capezzone e il deputato di Fdi, nonché presidente di Gioventù Nazionale, Fabio Roscani. Si trattava di un presidio pacifico, in cui gl3 student3 volevano solo rappresentare tramite degli interventi quella controparte che dall’università viene sempre richiesta quando si tratta di organizzare eventi riguardati tematiche politicamente connotate, come anche quest’ultima era. Ad attenderci abbiamo trovato una squadra di poliziotti che aveva sbarrato l’ingresso principale con la loro presenza e delle grate chiuse, in seguito alla richiesta di appendere un semplice striscione in cui ribadivamo l’esistenza di un’università antifascista, anticapitalista e transfemminista che resiste e non ha intenzione di arrendersi a un governo che non ci rappresenta, la polizia ha avuto solo i manganelli come risposta. Si sono quindi verificate forti cariche contro gl3 student3 disarmati e a volto scoperto, e diversi di loro hanno riportato lesioni a testa, braccia e gambe.

Si tratta di una violenza gratuita, contro cui la nostra rettrice, Antonella Polimeni, non ha ancora preso nessuna posizione, anzi l’autorizzazione per far entrare la Celere non può altro che essere sua, in quanto è l’unica persona legittimata a permettere il loro ingresso in Università. La violenza totalmente ingiustificata si è protratta per oltre mezz’ora, sotto gli occhi allibiti di centinaia di student3 che si sono poi uniti in corteo con chi già manifestava. La protesta ha attraversato l’ateneo fino ad arrivare sotto il rettorato per ribadire che un’università che adopera soluzioni reazionarie e fasciste contro il dissenso non è l’università che vogliamo e per pretendere risposte dalla rettrice. Quanto successo in mattinata è un segnale chiaro delle posizioni assunte dal nostro ateneo e dei primi effetti che questo governo sta avendo e avrà nei prossimi 5 anni. Siamo la risposta concreta alle politiche sessiste, razziste, xenofobe, omofobe, transfobiche, repressive, in una parola fasciste che questa università manda fieramente avanti. Costruiamo insieme l’università che vogliamo e la risposta a questo governo con un’assemblea pubblica giovedì alle 17 davanti al cortile di Scienze Politiche, quello stesso cortile che oggi è stato teatro dell’ennesimo abuso delle forze dell’ordine. Vostro il governo, nostra la rabbia.

Collettivo di scienze politiche

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FALCONE, BORSELLINO E GLI ALTRI EROI ANTIMAFIA: A PIAZZA BOLOGNA TORNANO I LORO MURALES

Dopo essere stati vandalizzati diverse volte, i murales dedicati agli eroi antimafia riprendono forma, grazie all’azione concreta dei cittadini, che hanno contribuito attivamente alla stesura dei fondi di colore sui quali Gojo, noto street artist romano, ha poi dipinto i volti di Rita Atria, di Falcone, di Borsellino e di altri che hanno dato la vita per un ideale di società onesta e libera dalla piovra criminale. Fondamentale è stato anche l’interessamento del municipio, che ha facilitato la creazione dei nuovi murales, ribadendo così il suo impegno contro tutte le mafie.

Le opere sono visibili a Roma, in piazza Bologna, e anche attraverso il nostro reportage fotografico.

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  • Registrazione Tribunale di Roma n.133/22 del 8/11/22
  • Direttore Stefania Catallo
STEFANIA CATALLO

Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

Redazione:

EMYLIU' SPATARO

Emilio Spataro, in arte Emyliù, attore, chansonnier, fotografo, grafico. Di origine calabrese cirotana, vive a Roma. Opinionista e Web Master del Magazine.

SAVERIO GIANGREGORIO

Attivista ANPI e Amnesty International, femminista, si occupa anche di Jus Soli e della causa degli italiani senza cittadinanza. Segue dal primo giorno la vicenda di Giulio Regeni, di cui riporta l'amaro conteggio ogni giorno sui suoi profili social. Attivista ANPI per il senso di profondo rispetto verso coloro che ci hanno liberato da nazisti e fascisti. "Siamo una democrazia e indietro non dobbiamo tornare".

MAVA FANKU'

Opinionista disincantata, dotata di un notevole senso dell'umorismo e di una dialettica tagliente, Mava Fankù cura attualmente due rubriche, La Pillola Politica e I Pensierini di Mava, elzeviri su temi vari che ispirano la nostra signorina agèe, da poco anche in video, oltre che in podcast, oltre che in scrittura.

LORENZO RAONEL SIMON SANCHEZ

Esperto in comunicazione, divulgatore e attivista per i diritti umani della comunità LGBTQ+

ALESSIO PAPALINI

Romano, educatore, formatore e appassionato di lettura e comunicazione. Attore del Teatro Studio Jankowski di Roma

PATRIZIA MIRACCO

Psicoterapeuta e giornalista. Appassionata di arte e mamma umana di Aki, una bella cagnolina a quattro zampe di 4 anni.

VENIO SCOCCINI

Diplomato all'Istituto Alberghiero Michelangelo Buonarroti di Fiuggi (FR) - Dopo una lunga esperienza in Italia, e all'estero come chef per personaggi di rilievo, sia in casa che su yacht, nel 2013 si è trasferito a Londra, dove ha appreso nozioni di cucina multietnica continuando a lavorare come chef privato.

ROSELLA MUCCI

Ho sperimentato il palco cimentandomi in progetti di Teatro Sociale tra il 2012 e il 2015 con testi sulla Shoa, sul femminicidio, sulla guerra. Il mio percorso teatrale è poi proseguito in autonomia quando ho sentito il desiderio di portare in scena testi scritti proprio da me.Tutti i miei scritti per scelta hanno come punto comune una ironia sana e leggera che aiuta il pubblico a riflettere sull'argomento proposto.

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