TENTATO FEMMINICIDIO A TORRE DI MOSTO – Non chiamiamola gelosia ma volontà di uccidere

@RaiNews

L’ennesimo atto di violenza ai danni di una donna è accaduto lunedì 8 agosto quando Michele Beato, una ex guardia giurata di 56 anni, ha accoltellato la ex moglie a Torre di Mosto, in provincia di Venezia. Convinto di averla uccisa, si è poi recato nel garage di casa e si è suicidato con una balestra.

Rosa Silletti, così si chiama la donna, era appena uscita dal lavoro e si era messa in auto quando Beato ha rotto il finestrino e l’ha colpita. Evidentemente l’uomo conosceva gli orari di Rosa, in quanto l’agguato sembra frutto di un appostamento.

Come ribadito spesso da Silvia Garambois, presidente di G.I.U.L.I.A. Giornaliste, dietro un femminicidio o un atto di violenza di genere non c’è mai una motivazione. In questo caso specifico, visto che la coppia era separata, si può supporre che proprio questo fatto abbia giocato nell’innescare il tentato omicidio, ma sarà solo in fase investigativa che si saprà quale sia stato il movente.

E’ invece molto più importante, e il nostro magazine lo prende come impegno, dare la giusta titolazione alle notizie che riguardano la violenza di genere. Titoli come “Moglie uccisa: il marito era ubriaco”, oppure “Dramma della gelosia: uccide la compagna”, tanto per fare un esempio, solo solo fuorvianti e non rendono giustizia a quello che è accaduto. Non si uccide una persona perché si è ubriachi o gelosi, altrimenti assisteremmo continuamente a reati di sangue. Si decide di uccidere una donna in quanto donna, e di risposta al retaggio maschilista che ancora è profondamente insito nella nostra società. Non bisogna cercare giustificazioni a un atto di odio, perché a mia opinione si tratta solo di questo: odio. Odio per una relazione finita; odio perché una donna può ricostruirsi una vita; odio da dirigere verso colei che non obbedisce e non si conforma agli stereotipi che la vogliono sottomessa, che getta nel ridicolo, con la sua disobbedienza, il partner agli occhi degli altri uomini.

Cosa fare per cambiare? Sarà una lunga strada, che passa attraverso l’azione sinergica di scuola e famiglia. Ci vogliono programmi educativi al rispetto delle differenze e all’educazione affettiva, e un impegno parentelare nel rafforzare questi programmi.

Ricordiamocelo, quando andremo alle urne il prossimo 25 settembre; leggiamo bene i programmi elettorali in materia di prevenzione, contrasto e pena contro i reati di genere e votiamo di conseguenza. E teniamo bene a mente che i diritti non sono inalienabili, e potrebbe bastare una manciata di voti a farli traballare.

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Stefania Catallo, romana e fondatrice del centro antiviolenza Marie Anne Erize. Si occupa di storia orale e di diritti delle donne. Giornalista e scrittrice, ha pubblicato diversi libri, l'ultimo dei quali "Evviva, Marie Anne è viva!" (2018, Universitalia), ha ricevuto il Premio Orsello nella sezione Società.

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